ottobre 2017

CanadaQuebec

☀ Montreal – Quebec City

Giorno Quarto – 17 agosto

Il nuovo giorno si è presentato con un bel cielo terso e con un po’ di vento.

Ci siamo alzate presto fatto il caffè e organizzato le valigie. Il pensiero costante è stato quello di mangiare almeno un croissant prima di partire. Siamo scese al ristorante e abbiamo subito occupato il tavolo alto del giorno prima.

Come attirata da una calamita sono entrata nel ristorante, ho dato un’occhiata intorno per vedere se c’era la cinese di ieri mattina e quando l’ho vista ho fatto un sobbalzo… mannaggia… “croissant!”, ho pensato. Mi sono avvicinata timorosa al tavolo dei dolci e fortunatamente ce ne erano ancora! Sospiro di sollievo!

Dopo aver fatto colazione siamo risalite in camera e abbiamo finito di sistemare i bagagli. Poi con le valigie in mano e lo zaino in spalla siamo andate alla reception per pagare la stanza (due notti 249,42$CAD tasse incluse).

Uscite dalla porta d’ingresso dell’hotel, un giorno splendido, ho visto che in fondo alle scale ripide e strette dell’albergo, il giardiniere stava lavorando nel giardino. Quando stavamo per scendere gli scalini, lui li stava risalendo e ci siamo trovati faccia a faccia.

Credo abbia letto la supplica nel mio sguardo dagli gli occhi a pesce lesso che diceva: “Porta giù le valigie… s’il vous plait!!!” Senza dire nulla ha preso la mia valigia con una mano e quella di Chiara con l’altra e in un secondo era giù in strada mentre noi eravamo ancora a metà scale!

L’abbiamo ringraziato in tutte le lingue! Anche a gesti, nel caso non ci fossimo riuscite a farci capire… e ci siamo dirette alla fermata del 747 Express. Il giorno era ancora lungo!

Abbiamo ripercorso la stessa strada fatta qualche giorno prima, ma questa volta in discesa, meno faticoso. Da lontano avevo visto l’autobus e i passeggeri che stavano salendo quindi, abbiamo accelerato il passo per non perderlo.

Siamo riuscite a prendere l’autobus in tempo e dopo le mille fermate siamo arrivate al terminal degli arrivi dell’aeroporto alle 9:00 circa.

Per prima cosa abbiamo preso un carrello per trasportare tutti i bagagli senza fatica e poi ci siamo dirette al Car Rental seguendo le indicazioni dei cartelli della Thrifty, la compagnia di noleggio dell’auto prenotata. Si trova proprio nel palazzo dei parcheggi delle auto.

L’ufficio era vuoto non c’era alcuna fila… meglio!

Siamo state ricevute immediatamente dall’impiegato. E’ stato molto simpatico e disponibile.

Abbiamo scherzato sul calcio per via del mio cognome che a quanto pare è lo stesso di un buon giocatore del posto.

Dopo le varie procedure contrattuali e, vista la cordialità dell’impiegato ho chiesto, scherzando, la macchina migliore. Così è stato, ci ha dato la RAV 4, macchina splendida, cambio automatico, accessoriata di tutto tranne il navigatore, ma questo non è stato un problema, avevamo comprato una cartina stradale del Quebec.

Per il noleggio ci hanno chiesto una cauzione di 500,00$CAD che ci è stato devoluto alla fine del viaggio in auto e dopo aver constatato le condizioni dell’auto riconsegnata.

Il costo totale è stato di 559,65€, noleggio dell’auto per la durata di 8 giorni, chilometri illimitati e assicurazione “tutto compreso” della RENTALCARS.COM.

L’impiegato ci ha dato una cartina su cui ha disegnato il percorso da fare per uscire dal parcheggio e per rientrare la settimana dopo.

Poi, finalmente, ci ha indicato dove si trovava la macchina. Prima di firmare il contratto, abbiamo verificato le condizioni dell’auto.

La macchina era nuova e perfetta, qualche graffio che abbiamo segnalato tanto per essere pignole. Abbiamo anche controllato se fosse stato fatto il pieno di benzina come previsto dal contratto che alla fine abbiamo firmato.

Siamo partite per quello che noi consideravamo la vera e propria vacanza, il nostro obiettivo: il cuore del Canada francofono e soprattutto almeno un giorno con le balene!

In Italia, tra i documenti che abbiamo fatto per la vacanza come l’ETA (Electronic Travel Authorization, il permesso di soggiorno in Canada) e l’assicurazione in caso d’infortunio e malattia.

Ho richiesto anche la patente internazionale perché non eravamo sicure se sarebbe stata necessaria per guidare in Quebec.

Un giorno intero alla motorizzazione e alla fine non è stata necessaria!!!

Caricate le valigie in macchina, Chiara si è messa al volante mentre io, cartina alla mano, ho fatto da co-pilota.

Siamo uscite dall’aeroporto in direzione Quebec City. Come suggerito dall’impiegato della Thrifty, abbiamo preso la 40 Est una grande superstrada che per un lungo tratto è a tre corsie.

Anche qui abbiamo trovato sia i lavori in corso, sempre a causa del 150° anniversario d’indipendenza, che molto traffico.

File di enormi camion che in Italia uno solo avrebbe intasato la via Aurelia!

Abbiamo impiegato almeno un’ora per uscire dall’area metropolitana e ci siamo ritrovate su una strada a 2 corsie dritta, dritta, senza nemmeno una curva.

Il limite della velocità era 100Km/h e, seguendo le indicazioni di Gina, non l’abbiamo mai superato ma, in realtà, credo che siamo state le uniche a rispettare i limiti!

Durante il viaggio le uniche distrazioni, a parte i numerosissimi segnali di attenzione di possibile attraversamento di cervi, sono stati i laghetti d’acqua trasparente e distese di abeti.

Una cosa che ci ha incuriosito è stata la grande quantità di tralicci di cavi elettrici, erano ovunque ed erano enormi! In alcuni punti abbiamo costeggiato il fiume San Lorenzo e si vedevano barche e grandi yacht che navigavano in varie direzioni.

Verso mezzogiorno abbiamo deciso di fermarci per comprare qualcosa da mangiare.

Siamo uscite a Trois Rivières a 140 km da Montreal e 130 km da Quebec City.

Poco prima di arrivare al centro dell’abitato, abbiamo trovato un supermercato e ci siamo fermate.

Abbiamo comprato due insalate, un po’ di frutta, un paio sandwich e una confezione di 6 bottiglie d’acqua. L’intenzione era quella di tenerci leggere per non farci venire sonno durante il viaggio su quella strada sempre dritta!

Arrivate alla cassa e mentre stavano passando gli articoli, un ragazzo ha sistemato la spesa nelle buste e ho pensato che si trattava di una cortesia molto utile soprattutto quando le casse sono piene di gente.

Ci siamo rimesse in marcia per cercare un posticino dove ristorarci a Trois Rivières, magari sulla riva del fiume, ma non abbiamo trovato nulla dove parcheggiare in sicurezza. Così, abbiamo deciso di fare un giro al centro della città.

Trois Rivères è molto carina, anche qui c’è la propria chiesa di Notre-Dame con uno stile architettonico simile alle cattedrali francesi, ma più piccola.

Abbiamo lasciato il centro e ci siamo immesse in una strada che costeggiava il fiume e anche in questa zona abbiamo visto che le abitazioni erano villette colorate come a Niagara-on-the-Lake, con giardini avanti e dietro e un garage al lato.

Grandi macchine erano parcheggiate in modo ordinato di fronte alla propria porta.

L’accesso alle case era sempre preceduto da non meno di tre scalini con tettoia e le case erano tutte rialzate. In seguito ho capito che le ville in Canada hanno tutte questa caratteristica per proteggersi dalle grandi nevicate invernali che altrimenti bloccherebbero l’uscio.

Un’altra curiosità: ogni tanto proprio di fronte alle ville, nel proprio giardino prima del marciapiede, abbiamo visto dei mobili, in altri casi una vecchia auto o moto e anche una gabbia per uccelli di quelle sorrette da un palo di ferro. Davanti a “questa roba” un cartello con su scritto “SELL”.

Ma la cosa che più mi ha sorpreso è stata che non ho visto nessuno a controllare la “merce”! Fantastico! Chissà se hanno bisogno di qualche permesso del comune, della polizia o dell’azienda che gestisce la nettezza urbana la quale, ovviamente, funziona a meraviglia!

Non un pezzo di carta a terra, non un secchio di spazzatura, non una busta… beata civiltà!

Ogni cittadino, nel tardo pomeriggio, mette sul marciapiede di fronte alla propria casa il classico secchio alto e quadrato, che puntualmente la mattina dopo è già sparito e probabilmente rimesso all’interno della proprietà dal cittadino stesso.

Sarebbe stato bello trascorrere almeno un giorno qui!

Finalmente, lungo la strada abbiamo trovato un parco con pista ciclabile e zone da pic-nic con tavolini e sedili di legno. Sosta mangereccia! Ci siamo sgranchite un po’ le gambe e ci siamo rifocillate quel tanto per non far brontolare lo stomaco, ma neanche per addormentarci alla guida.

Abbiamo ripreso il cammino e di nuovo la 40 E verso Quebec City, saranno state le 14:00 circa.

Sempre i soliti cartelli “Ci sono grandi possibilità di attraversamento di cervi” ma non ne abbiamo visto neanche uno! Verso le 17:00 siamo arrivate alla periferia di Quebec C.

La strada era spesso deviata e ridotta a una corsia per i lavori in corso e siamo andate talmente piano che i cervi avrebbero potuto attraversare indisturbati…

Finalmente abbiamo letto l’uscita per L’Ancienne-Lorette, località dove si trovava l’Hotel Cofortel dove avevamo prenotato la stanza.

Siamo uscite sulla 540 N e dopo qualche chilometro siamo arrivate all’incrocio con la 138 O e siamo arrivate all’hotel.

Una struttura moderna e probabilmente anche abbastanza nuova. Abbiamo parcheggiato e prima di scaricare abbiamo voluto vedere la camera che ci avevano assegnato. Al primo piano con ascensore! Camera spaziosa con un bagno grande.

Ci è piaciuta. Siamo di nuovo scese al parcheggio e scaricato la macchina. Una volta aperte le valigie e sistemato la frutta in frigorifero, ci siamo fatte una bella doccia e siamo uscite per andare a vedere Quebec City al tramonto.

Quebec City è la più antica città del Nord America, il più antico insediamento europeo ed è l’unica che conserva ancora le mura di cinta.

Non è stato difficile raggiungere in città, la 138 E arrivava proprio in centro. Abbiamo deciso di fare prima un giro in macchina e poi cercare un parcheggio.

Ci siamo immesse sulla 175, una grande strada in salita che arriva a una rotonda con una fontana al centro (Fontaine de Tourny) e il palazzo del parlamento sulla destra. Un edificio molto bello ma purtroppo anche qui abbiamo trovato i lavori in corso… che disdetta!

Abbiamo proseguito per circa 10 metri fino a un semaforo dove la strada 175 terminava davanti alla Rue Saint-Louis. Sulla sinistra c’era un arco che sembrava essere una porta d’accesso alla cittadella. Abbiamo girato nella direzione dell’arco de Rue Saint-Louis.

Dopo pochi metri siamo arrivate in uno slargo con una piazza sulla sinistra, dove spiccava un monumento che poi abbiamo letto era de l’UNESCO e sulla destra c’era un altro arco.

Abbiamo alzato gli occhi e… meraviglia! Era il castello di Frontenac! L’arco che avevamo a destra era l’accesso alla “piazza d’armi” ovvero il parcheggio dei clienti di questo grandissimo albergo di 600 stanze su 18 piani.

Ovviamente non siamo potute entrare con la macchina quindi, una volta deciso che sarebbe stato il primo sito da vedere, abbiamo proseguito sulla Rue du Fort, una via in discesa che portava direttamente al porto sul fiume San Lorenzo.

Abbiamo girato sulla sinistra e costeggiato il fiume per cercare un parcheggio. Dopo vari tentativi andati a vuoto, ci siamo ritrovate in una zona, vicino al mercato del vecchio porto di Quebec, dove stavano celebrando il Festival della birra!

Era una piazza allestita con grandi gazebo sulla riva del fiume e tanta ma tanta gente… quindi di parcheggio non se ne parlava proprio lì.

In qualche modo abbiamo ripreso di nuovo la 175, la salita fatta precedentemente e, prima di arrivare alla grande rotonda, abbiamo visto che sulla sinistra c’era un parcheggio coperto (Stationnement D’youville – 4 Rue Dauphine, Ville de Québec) siamo andate li e finalmente abbiamo lasciato l’auto (costo 12,00$CAD 12 ore).

Era già buio quando ci siamo incamminate verso l’arco de Saint-Louis costeggiando le mura di cinta.

Arrivate alla Fontaine de Tourny abbiamo attraversato la strada per andare a vedere il palazzo del parlamento, ovviamente chiuso e con i cancelli coperti da teli per celare i lavori. Dopo qualche foto, siamo andate sulla Rue Saint-Louis e abbiamo attraversato l’arco.

Come nel giro fatto poco prima in macchina, la strada brulicava di turisti come noi; qualcuno stava facendo la fila davanti a ristoranti nel cui menù spiccava il piatto principale del Quebec: le Poutine (bocconcini di formaggio di latte cagliato fresco del Quebec su un letto di patatine fritte, il tutto ricoperto con la salsa a base di carne).

Abbiamo camminato fino ad arrivare all’entrata del castello di Frontenac. Abbiamo oltrepassato l’arco e siamo entrate nel parcheggio della clientela dell’albergo. Ci saranno state una decina di auto di lusso.

Davanti la porta dell’hotel c’era l’usciere con tanto di cilindro in testa, pronto ad aprire gli sportelli delle auto dei clienti in arrivo.

Anche qui abbiamo fatto qualche fotografia e poi siamo uscite per andare a vedere il panorama dal belvedere dove al centro del grande terrazzo c’era il monumento dedicato a Samuel De Champlain, esploratore, cartografo, scrittore francese e fondatore della città di Quebec.

Non siamo riuscite ad arrivare al parapetto del “belvedere” perché siamo state rapite dal fragore della gente radunata intorno ad un giocoliere molto simpatico che stava coinvolgendo il pubblico durante la sua esibizione.

Ci siamo divertite molto ma… abbiamo anche cominciato a sentire un languorino allo stomaco.

Dopo aver assistito per una decina di minuti allo spettacolo del menestrello, siamo andate a cercare un posto dove cenare con una buona birra.

Come al solito non siamo riuscite subito nell’intento, in parte dovuto alle lunghe liste d’attesa davanti ai ristoranti e in parte perché non siamo state ispirate dagli odori.

Alla fine abbiamo trovato il “Pub Europeo” con tavoli disponibili. L’arredamento era in legno scuro e ricordava i pub inglesi, anche se sembrava più un ristorante che un pub. Io ho ordinato le cozze e Chiara il salmone con verdure e le due solite birre.

La scelta è senza infamia e senza lode… ma abbiamo cenato e pagato 92,61$CAD caro, anche se la zona era molto turistica. Siamo uscite e siamo andate a fare una passeggiata passando davanti alla Basilique-Cathédrale Notre-Dame de Québec, in rigoroso stile francese, e quindi ritornate alla piazza con il monumento dell’Unesco.

Il giorno era finito ed era, oramai, buio e abbiamo passeggiato e scattato fotografie al castello illuminato da luci di bianche, azzurre e rosse.

Siamo andate a vedere il panorama dal parapetto del belvedere.

Si vedeva la città dall’alto, le vie piene di turisti e il porto con una grande nave contornata da lampadine che riflettevano la luce sul fiume. Una vista mozzafiato! L’aria era fresca e si era fatto tardi. Ci sentivamo stanche e quindi abbiamo deciso di riprendere la macchina e rientrare in albergo… facile a dirsi…

Uscite dal parcheggio abbiamo ripercorso di nuovo la Rue Saint-Louis, passate sotto al castello di Frontenac, arrivate al porto vecchio e infine abbiamo preso la 138 ma non mi ero accorta che era la 138 E non la 138 O ovvero stavamo andando nella direzione contraria all’albergo!

Ce ne siamo accorte dopo almeno 20 km e per tornare indietro è stata un’impresa! Ci siamo perse in una zona commerciale che somigliava a quella vicina all’albergo… il giorno successivo ci siamo rese conto che questi poligoni commerciali sono tutti uguali. Insomma, per farla breve, abbiamo impiegato più di due ore per arrivare in albergo! Ma ci siamo arrivate.

Il primo giorno in auto è andata bene, la RAV 4 si è comportata in modo eccellente!

Cotte dalla stanchezza siamo crollate sul letto e addormentate in men che non si dica.

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CanadaMontreal

☀ Montreal

Terzo giorno – 16 agosto

Ci siamo alzate presto. Abbiamo tirato fuori dalla valigia la nostra cara amica caffettiera elettrica e il nostro caffè preferito (ci accompagnano in ogni viaggio) e ci siamo preparate un ottimo caffè. Dopo una doccia e pronte per la nostra escursione, siamo scese a fare la colazione “canadese” inclusa nella prenotazione della camera.

Il breakfast lo abbiamo fatto nello stesso ristorante tailandese della sera prima e abbiamo anche scoperto che ci si arrivava da una scala interna a due passi dalla nostra camera.

Prima di entrare nel ristorante si doveva passare per un salotto dove c’era la tv che trasmetteva il tg del mattino, ovviamente in francese, due divani marroni, un po’ retro’, messi uno di fronte all’altro con un tavolino basso al centro, due mobili a vetrina dove si potevano vedere le molte scatole dei giochi di società e, vicino alla porta di passaggio per il ristorante, un altro tavolo alto con quattro sgabelli.

Abbiamo oltrepassato la sala tv e siamo entrate nel ristorante.

I tavoli erano tutti occupati. Senza pensarci su abbiamo preso due bicchieri con la spremuta d’arancio, le tazze per il caffè e le abbiamo portate nella salotto, occupando il tavolo alto ancora libero. Mentre Chiara aspettava il cameriere per il caffè, io sono rientrata nel ristorante e ho dato uno sguardo alle varie proposte culinarie.

Ho preso due croissant appena usciti dal forno, un paio di confezioni piccole di marmellata di arance amare e ho portato tutto di la dove ci eravamo accomodate. Abbiamo fatto colazione e divorato i croissant… buonissimi!

Allora sono tornata di nuovo al ristorante per prenderne altri due con l’idea di portarli con noi come spezza-fame durante la giornata, ma… una ragazza cinese che stava davanti a me in fila per i croissant, ha preso un pinza per il pane e, uno ad uno ha preso i croissant e li ha messi nel suo piatto… ne ha presi quattro… gli ultimi!!!!

Sono rimasta scioccata e incredula… ma come ha potuto accaparrarsi tutto senza pensare che magari qualcuno stava aspettando di mangiarne almeno uno? E quel qualcuno ero io!!!

Quando mi sono ripresa dal brutto colpo sono andata verso la cucina per vedere se stavano uscendo altri croissant dal forno… ma il cuoco mi ha detto che avrei dovuto aspettare almeno una decina di minuti. Allora sono tornata da Chiara e le ho raccontato l’accaduto… ancora ride! Abbiamo deciso di non aspettare i croissant e, passando dal ristorante, siamo tornate in strada.

Pronte per la visita della città e con le macchine fotografiche appese al collo, ci siamo incamminate, volevamo vedere la Biosfera, tra le altre cose.

Montreal si divide in due aree: la Vieux Montreal che si trova in basso sulle rive del fiume San Lorenzo e l’area più moderna situata dove si trova l’hotel, nella zona alta.

Munite di cartina, ci siamo addentrate per le vie che portano giù al Vieux-Port de Montreal per poi andare verso le vie centrali.

Raggiunto il vecchio porto abbiamo deciso di prendere una barca per fare un giro turistico e vedere lo skyline di Montreal dal fiume. Abbiamo deciso per la compagnia “Le petit navire” e scelto il percorso “Balade du Vieux-Port”.

Il costo di due biglietti è stato di 45,99$CAD comprensivo delle tasse (la tassa del Quebec e un’altra che immagino sia comunale)

Il giro è durato 45’ circa in compagnia di due coppie francesi e alcuni canadesi. Abbiamo navigato verso l’isola Sant’Helene di fronte al porto, dove spiccava la “Biosfera de Montreal”, ci ha tanto incuriosito che abbiamo deciso di andarci in giornata. Siamo passati sotto la “Tour de l’Horologe”, un campanile bianco con vista sulla città.

In cima alla cupola c’è un orologio meccanico.

Da quel punto si vede il “Pont Jacques-Cartier”. Dopo una capatina tra i vari yacht ormeggiati nei pressi de la Tour de l’Horologe il timoniere ci ha riportati indietro e ci siamo avvicinati al quartiere prefabbricato  “Habitat 67” che fu la più grande mostra a tema dell’Esposizione Mondiale di Montreal del 1967.

Siamo rientrati in porto e l’escursione è finita.

Rimesso piede a terra ci siamo rese conto che eravamo affamate! Abbiamo cercato un posto tra i vari locali del porto, dove fare uno spuntino ma, non trovando nulla d’interessante, ci siamo dirette al centro.

Durante la passeggiata per le vie principali abbiamo osservato gli edifici della zona… ci è sembrato un mix tra vecchio e nuovo. Ci sono grandi edifici moderni con grandi finestre a vetro anti riflesso e dall’architettura lineare, affiancati da vecchi palazzi in stile europeo.

Affascinante il connubio Europa-America. Nelle vie del centro e vicino alla basilica di Notre-Dame de Montreal abbiamo trovato un ristorantino vegetariano, “Le Bourlingueur” (363, Saint Francois Xavier) e siamo riuscite ad entrare giusto un minuto prima di un numeroso gruppo di turisti!

Abbiamo mangiato un piatto di salmone grigliato con l’insalata e polpettine di verdura. Da bere abbiamo preso due birre e come dessert una crema catalana. Il salmone era molto buono e anche le polpette di verdure.

La crema catalana non era eccezionale ma l’abbiamo gradita. Il servizio è stato veloce e le cameriere molto cordiali, abbiamo speso 57,81$CAD.

Finito di pranzare ci siamo dirette verso la Metro per raggiungere la Biosfera.

Siamo entrate in un palazzo con l’insegna classica di accesso alla Metropolitane e una volta dentro abbiamo trovato le scale che portavano ai tornelli… ma questi tornelli non arrivavano mai!

Ci siamo addentrate nella città sotterranea, illuminata a giorno da enormi lucernai laterali posti nelle pareti dei palazzi sovrastanti. Eravamo nella città sotto la città. Negozi chiusi perché probabilmente era estate. Corridoi immensi e lunghi.

Ad un certo punto abbiamo avuto il dubbio che stessimo andando alla Biosfera a piedi passando sotto le strade popolate di turisti e dove anche noi eravamo passate poco prima. Finalmente arriviamo ai tornelli! Abbiamo utilizzato i biglietti acquistati in aeroporto e abbiamo atteso la Metro, che quando è arrivata era piena di gente.

Giunte sull’isola di Sant’Helene siamo andate verso la “Biosfera”.

Si tratta di una struttura geodetica realizzata con travi di acciaio. E’ un Museo dedicato allo sviluppo delle tecnologie e situato nel Parc Jean-Drapeau. È stato il padiglione degli Stati Uniti durante l’Esposizione Universale del 1967.

Prima di entrare e mentre stavamo scattando fotografie, ci siamo imbattute in una marmotta.

Probabilmente era di casa e stava girando con tutta tranquillità nel parco vicino alla piscina della Biosfera. Alcuni bambini hanno provato a rincorrerla, ma subito sono stati ripresi da una ragazza. La marmotta, una volta visto che nessuno badava più a lei, si è avvicinata di nuovo e ha ripreso a girare in cerca di cibo.

Siamo entrate nella Biosfera e abbiamo fatto i biglietti per la visita, 15$CAD a persona, incluse le tasse.

All’interno della Biosfera le varie sale e laboratori sono stati allestiti seguendo un percorso didattico il cui tema centrale è il cambiamento climatico, osservato da sotto vari aspetti. In una sala sono stati esposti “animali” conservati in piccole teche trasparenti che mostravano evidenti mutamenti, tipo teste più grandi o con arti deformati, a causa del clima.

Abbiamo visto i batteri (visibili con i microscopi messi a disposizione) gli invertebrati di piccole dimensioni, i crostacei e i pesci.

In un’altra ci sono schermi che trasmettono documentari sulla glaciazione, sull’innalzamento delle temperature, sulla desertificazione, sui tornado, sulla migrazione degli uccelli… insomma il problema è stato affrontato in modo che chiunque possa capire, dal bambino al turista. Sembra che il problema del cambiamento climatico sia molto sentito in Canada.

La visita alla Biosfera mi ha fatto riflettere molto.

Durante la nostra permanenza, ho visto che l’uso esagerato dell’aria condizionata ovunque, pur non facendo caldo, le piscine riscaldate di giorno e di notte anche quando sono inutilizzate… insomma… credo che un po’ si contraddicano.

Finita la visita, dopo qualche ora, eravamo sfinite. Abbiamo deciso di tornare alla metropolitane ma, questa volta, per tornare in albergo.

Alla fine tra il fuso orario, le poche ore di sonno e tutti questi viaggi in soli due giorni, hanno preso il sopravvento e ci siamo andate a riposare con l’intenzione di uscire in serata per cenare… ci siamo risvegliate all’alba del giorno dopo!

Ci è rimasto il rammarico di non aver visitato gran parte della città…

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☀ Niagara Falls – Niagara on the Lake – Toronto – Montreal

Secondo giorno – 15 agosto

Ci aspettava la strada del ritorno a Toronto.  

Ci siamo alzate alle 8:00 e fatto una buona colazione con frutta, succo d’arancia e tea. Dopo aver pagato le camere, Chiara ed io siamo andate a piedi a vedere le cascate, mentre Gina ci avrebbe raggiunto con la macchina.

Siamo andate sulla strada principale, la River Rd.,  abbiamo ammirato le cascate americane Bridal Veil Falls sulla riva di fronte a noi. Infine siamo arrivate alle cascate a ferro di cavallo canadesi. Sono splendide, maestose… si sentiva il rombo dell’acqua che si rovescia sul fiume!

River Rd. era desolata a parte qualche altro turista mattiniero. L’aria era fresca e il sole, appena sorto, era offuscato dalle nuvole d’umidità che si alzavano dall’impetuosa gittata della cascata… immensità d’acqua che scorre senza fine. Siamo rimaste incantate a guardare quel meraviglioso panorama.

Osservando le cascate ho cercato di imprimere nella mente quel momento e poi ho scattato le fotografie.

Quando è arrivata Gina ci ha proposto di andare in una cittadina molto caratteristica e molto carina distante pochi chilometri: Niagara-on-the-LakeAbbiamo preso la direzione nord di River Road che costeggia il fiume.

Pochi chilometri più avanti ci siamo fermate a comprare qualche souvenir al “Souvenir City Niagara Totem Pole & Woodcarving Parkain Market Place”, un grande negozio sulla strada molto turistico.

Fatta qualche spesuccia, ci siamo rimesse in macchina e abbiamo proseguito la nostra strada fino ad arrivare a destinazione. Il viaggio è stato breve, saranno stati meno di 20 km quasi totalmente immersi nella natura.

Ogni tanto qualche scoiattolo ha attraversato la strada correndo verso le rive del fiume.

Siamo passate davanti ad un grande circolo di golf, la strada costeggiava un lago che a prima vista mi è sembrato artificiale, abbiamo superato piccoli boschi, aree da pic-nic con vista fiume e, infine, interminabili filari di viti con al centro grandi cantine (alcune sembravano castelli) per la degustazione del vino.

Niagara-on-the-Lake è una piccola città che vale la pena visitare, luminosa, con case basse separate le une dalle altre da giardinetti stretti.

Abbiamo parcheggiato e siamo andate da Starbucks e, come nei film americani, sorseggiando il cappuccino con il classico bicchierone di cartoncino plastificato.

Abbiamo passeggiato lungo la Queen St. che è la strada principale di questa piccola cittadina, caratterizzata da villette colorate in stile europeo, con tetto spiovente.

La maggior parte sono adibite a negozi, bar e ristorantini con tavoli all’esterno e quasi tutte hanno una porta a vetri e una finestra che affacciano sulla strada.

Si accede a questi locali salendo due o tre gradini posti prima della porta a vetri, coperti da una tettoia rigorosamente dello stesso stile della casa; su ogni gradino quasi sempre è presente un vaso con piante e fiori colorati. 

Molto verde, ma siamo in Canada e non potrebbe essere altrimenti!

Riprendiamo la strada e, curiosa di assaggiare un vino canadese, ho chiesto a Gina se era possibile fermarci in una cantina di degustazione, avevo letto molto su questa zona ricca di vigne e cantine. Detto, fatto.

Ci ha portato al “Two Sisters Vineyards”, (John Street East), splendida tenuta di proprietà di due sorelle originarie di Pertosa (SA). Gina ha prenotato un tavolo per pranzare all’esterno.

Mentre aspettavamo che si liberasse il tavolo, siamo entrate nella sala di degustazione vini e il sommelier ci ha offerto due tipologie di Merlot che abbiamo appezzato entrambe. Non mi sarei mai aspettata un vino così buono in Canada.

Ancora una volta Gina ci ha fatto una sorpresa regalandoci due bottiglie del vino che avevamo degustato. Gina, oltre a farci da guida, ci ha anche viziato!!!

Qualche minuto dopo una cameriera ci ha accompagnato all’esterno della struttura sul terrazzo e, arrivate al nostro tavolo, siamo rimaste stupite dal panorama davanti ai nostri occhi.

File lunghissime di viti che arrivavano fino all’orizzonte, tutte in ordine, grappoli d’uva verdi che spuntavano sotto le foglie, la terra pulita e rigogliosa.

L’architettura della grande villa (cantina) mi ha ricordato i grandi casali toscani.

Abbiamo pranzato alle 12:00. Il menù che avevamo scelto prevedeva pizza, prosciutto, un ottimo formaggio al barolo e olive, bevuto un bicchiere di Merlot “Two Sisters”.

Inutile dire che Gina non ci ha permesso di pagare… ci siamo arrabbiate ma… non c’è stato niente da fare. E’ stata una pausa pranzo veramente rilassante, parlando del nostro viaggio e illustrando a Gina l’itinerario che abbiamo preparato dall’Italia.

Subito dopo, per paura di incontrare troppo traffico e soprattutto le interruzioni stradali dovute ai lavori, siamo risalite in macchina e ripartite per Toronto. 

Gina ci ha accompagnato direttamente in aeroporto.

Dall’Italia avevamo prenotato un volo Air Canada con partenza da Toronto alle 17:30 e arrivo a Montreal dopo un’ora circa.

Abbiamo salutato la nostra cara amica e abbiamo concordato l’appuntamento per il 26 agosto, il giorno del rientro dal nostro tour.

Una volta consegnate le valigie al check-in e passato i controlli, abbiamo raggiunto il gate per l’imbarco. Abbiamo avuto giusto qualche minuto per fare un giro ai duty free quando abbiamo sentito la chiamata del nostro volo al megafono.

L’aereo, sempre Air Canada, era l’enorme 737 come quello preso da Monaco per Toronto, solo più nuovo e moderno. Il tragitto è stato breve e dal finestrino ho visto che abbiamo sorvolato il fiume St Lawrence.

Siamo atterrate a Montreal all’orario previsto e, una volta recuperato le valigie, siamo andate al punto d’informazione turistica per chiedere dove si trova la fermata dell’autobus 747 Express che ci avrebbe portato al centro della città.

Il terminal non è così grande e il punto d’informazione lo abbiamo trovato a pochi metri dalla raccolta dei bagagli. Abbiamo preso la cartina della città con tutte le indicazioni sul percorso del 747 e sulle numerose fermate che avrebbe fatto.

La fermata dell’autobus non era distante dal terminal e vicino al punto d’informazione c’era la macchina automatica per fare i biglietti.

Mentre stavamo cercando di capire quale tipo di biglietto prendere, se giornaliero o quello della durata di tre giorni o quello per una settimana, si è avvicinato il responsabile del punto d’informazioni per aiutarci… e… meraviglia!!! Parlava italiano perfettamente!

Anche lui, come molti, era di origini italiane, precisamente calabresi.

Dopo aver fatto due conti ci ha consigliato il biglietto la cui validità durava tre giorni e il cui costo è stato di 18$CAD a persona, ma ci avrebbe permesso di prendere qualsiasi autobus e metropolitana durante la permanenza in città e anche di tornare in aeroporto il terzo giorno per ritirare l’auto noleggiata dall’Italia. 

Dopo una chiacchierata lo abbiamo salutato ringraziandolo per l’aiuto datoci.

Finalmente, dopo un’ora di autobus con mille fermate, siamo arrivate nei pressi dell”Hotel de Paris“ dove avevamo prenotato la camera. 

L’hotel è situato poco distante dal capolinea del 747 Express, ma il tratto di strada restante è stato tutto in salita!!! Abbiamo trascinato le valigie con fatica! L’edificio sta all’angolo tra la Rue Sherbrooke e Rue Saint-Andrè. E’ una struttura antica, stile francese, con una torre circolare e con la cupola appuntita.

Sotto la torre c’è un piccolo giardino circondato da oleandri fioriti con al centro una piccolissima vasca sostenuta da rocce e una fontana zampillante. Sulla destra c’è un ristorante con cucina tailandese.

Al centro c’è l’accesso all’hotel preceduto da una decina di scalini, ripidi e stretti! Quando li abbiamo visti ci siamo spaventate…!! Scalino dopo scalino siamo arrivate alla Reception con la lingua per terra!

Il ragazzo della reception, dopo aver verificato la prenotazione ha fatto il check-in e ci ha dato una camera che, fortunatamente era sullo stesso piano! Hotel semplice e la camera un po’ piccola ma accogliente.

Era tanta la fame che dopo aver sistemato le valigie, siamo subito uscite per andare a cenare.

Abbiamo fatto un giro ma, forse dovuto alla stanchezza e soprattutto all’ora tarda, non siamo state ispirate da alcun ristorante nei dintorni eccettuato il ristorante tailandese dello stesso albergo il “Pamika Brasserie Thai”.

Siamo rientrate in hotel e nonostante l’ora, circa le 22.00, ci hanno fatto accomodare. 

Un volta sedute abbiamo cercato di tradurre il menù parlando un mix di francese-inglese-spagnolo e italiano con un cameriere che non riusciva a capire la nostra provenienza ma, appena saputo che eravamo italiane è scappato in cucina!!!

Noi ci siamo guardate meravigliate!! Ma ecco che poco dopo è tornato accompagnato da una ragazza e ancora una volta abbiamo trovato l’aiuto italiano! Una ragazza di Milano che stava facendo l’aiuto cuoca lì! Simpaticissima e molto cordiale.

Ci ha consigliato due ottimi piatti di non ricordo più cosa (ero stanchissima) che abbiamo divorato con un paio di birre canadesi (quelle me le ricordo!).

Dopo due, ma proprio due chiacchiere, abbiamo pagato (82,08$CAD… un po’ caro…) e siamo andate a dormire.

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