marzo 2018

IsraeleTel Aviv

Tel Aviv

6 febbraio 2018 – Martedì

Ultimo giorno in Israele, domani si parte.

Ci siamo svegliate verso le 8:30. Chiara, purtroppo, alle 6:00 ha dovuto mettere i tappi che ci avevano lasciato in un cesto di vimini. In effetti i rumori dei lavori per la metropolitana si sono sentiti.

Comunque dopo il caffè e una buona doccia calda, siamo uscite per andare a vedere il Lewinsky Market prima e il Carmel Market dopo… mattinata al mercato!

La giornata era fresca e il cielo era un po’ coperto.

Il Lewinsky Market in realtà non era altro che una strada di negozi dove vendevano principalmente frutta secca, spezie, legumi e cereali.

Abbiamo passeggiato da un negozio all’altro e poi ci siamo dirette al Carmel Market. Siamo arrivate all’entrata del mercato sulla Kalischer St. e lo abbiamo percorso fino al Magen David square sulla Allenby St.

Il Carmel Market è un suk, un mercato dove c’è di tutto.

Abbiamo visto un’anziana signora che faceva il pane azimo, lo abbiamo comprato, era molto buono. Il mercato era molto affollato. Abbiamo visto delle melagranate enormi, arance, pompelmi e addirittura fragole.

Quando siamo arrivate alla fine del mercato sulla Magen David square, un ragazzo stava cantando e si era formato un cerchio di gente che ascoltava la musica, così ci siamo fermate anche noi e mentre ascoltavamo la musica ci siamo guardate intorno.

Tel Aviv è un contrasto tra lo “sgarrupato” e il moderno, abbiamo visto un centro commerciale moderno con accanto un edificio cadente, non decadente… proprio cadente!

Ricordava una città appena uscita dalla guerra o dal medioevo, non saprei come descriverla. Non posso dire che non mi piaccia, ma neanche il contrario.

Marina cercava di orientarsi per trovare la via per arrivare al posto che Anna Rita aveva trovato sulla Lonely e che lo consigliava per i migliori felafel di Tel Aviv. Mi sono avvicinata per aiutarla con il navigatore off-line del cellulare ma non si riusciva a capire dove stava questa via.

Due signore che ci hanno visto in difficoltà, si sono avvicinate chiedendoci se avevamo bisogno di aiuto. Marina, allora, ha spiegato loro che stavamo cercando questo famoso posto (non ricordo il nome) per i felafel, mostrando loro l’indirizzo.

Le due signore, probabilmente madre e figlia, si sono guardate meravigliate e ci hanno detto che in 25 anni a Tel Aviv non avevano mai sentito parlare di questo locale.

Siamo state almeno 20 minuti cercando sulla cartina finché la donna più giovane ha preso il suo smartphone e ha cercato il locale… TROVATO!!! Stava a 100 Km da Tel Aviv, ad Haifa!

Ci siamo fatte un sacco di risate prendendo in giro Anna Rita e ringraziando le due donne che sono state molto gentili e carine e, sempre la donna più giovane, ci ha consigliato di provare i felafel al Hakosem che non era molto distante da dove ci trovavamo.

Ci siamo congedate dalle due donne ringraziandole ancora una volta.

Quando siamo arrivate al Hakosem c’era una lunga fila, Marina ed io e ci siamo accodate mentre Anna R. e Chiara hanno preso un tavolino.

Quando è stato il nostro turno abbiamo ordinato tre felafel con insalata e per Chiara un Kebab. In Israele i kebab non sono come da noi, ma sono delle polpette con molto aglio. I felafel erano veramente molto buoni li hanno portati con i contorni di humus, riso con cereali e insalata.

Anche il kebab aveva gli stessi contorni ed era buono, ma non era il kebab che si aspettava Chiara!

Dopo aver pranzato e con la pancia piena siamo andate verso il lungomare.

Camminando lungo un viale pedonale in direzione del mare e proprio in mezzo al viale, troviamo una lunga fila di verdi biciclette in noleggio.

Marina cerca di capire come poter affittare due biciclette (Chiara e io preferiamo camminare). Dopo aver provato a usare la carta di credito, e non esserci riuscita, lascia stare e ci rimettiamo in cammino fino ad arrivare davanti al porto turistico che la sera prima avevamo visto da Giaffa.

Lì c’era un’altra batteria di biciclette verdi e una ragazza che ne stava prendendo una.

Marina è corsa subito dalla ragazza per chiederle come doveva fare per noleggiare, anche lei, due biciclette. E così, mentre io stavo fotografando un cormorano su uno scoglio, è arrivata Anna R. tutta soddisfatta sulla bicicletta con un sorriso a 32 denti!

L’ho fotografata e mentre loro proseguivano verso nord, noi ce ne siamo andate verso sud.

Ci siamo date appuntamento all’entrata di Giaffa. Con Chiara abbiamo fatto una lunghissima passeggiata fermandoci a fare fotografie e video.

Abbiamo notato la quantità di uccelli che popolavano il lungomare.

C’era anche un numeroso passaggio di elicotteri e aerei militari che venivano da sud e atterravano in un aeroporto più a nord.

La spiaggia era popolata da bagnanti e ragazzi che giocavano a beach volley.

In mare si vedevano le vele dei windsurf e delle piccole imbarcazioni utilizzate per i corsi.

Abbiamo camminato a lungo.

Parte della riviera era in costruzione. In altre zone c’erano attrezzi ginnici. Tante persone facevano jogging. Insomma un litorale pieno di vita. Locali uno attaccato all’altro e ognuno con i tavolini fuori e con gente che prendeva l’aperitivo o la birra.

La musica si è sentita durante tutta la passeggiata. Siamo state bene.

Alle 17:30 siamo arrivate davanti a Giaffa dove ci stavano aspettando Marina e Anna Rita. Loro sono rientrate al B&B perché dovevano risolvere un problema con internet e noi abbiamo proseguito per Giaffa.

Da lì si vedevano una serie di scogli  e oltre questi scogli, un pochino più distante, una roccia nera.

Ho letto che la roccia nera è chiamata la Roccia di Andromeda.

La mitologia greca racconta che qui Perseo salvò Andromeda, incatenata alle rocce come vittima sacrificale offerta ad un mostro marino.

Mentre stavamo aspettando che il sole sparisse da dietro il campanile della chiesa di san Pietro, abbiamo sentito il muezzin che iniziava la preghiera com’era successo a Gerusalemme.

Anche questa volta è stato un momento molto suggestivo. Mentre si sentiva la preghiera il sole si nascondeva dietro Giaffa… ho fotografato il tramonto.

Poi siamo andate a cercare il Ponte dei Desideri, Chiara voleva vederlo. Stava proprio vicino il parco Ha’Pisga.

Il Ponte dei Desideri è un piccolo ponte di legno dove sui due passamano ci sono dei bassi rilievo in ottone raffiguranti i segni zodiacali. Ci siamo fotografate. Era già buio. Abbiamo fatto un ultimo giro per il parco e poi siamo rientrate.

Siamo state molto bene. Tel Aviv è tranquilla, la gente è disponibile e gentile. Sono pronti ad aiutarti se ti vedono in difficoltà.

Anche se non è bella come Gerusalemme, devo dire che ha il suo fascino e questo è, tra le altre cose, sicuramente il mare.

Siamo rientrate alle 19:00 e le ragazze ci stavano aspettando.

Era ancora presto per andare a cenare, quindi abbiamo deciso di prenderci una birra in camera e poi uscire.

Siamo uscite e abbiamo cercato un ristorante consigliato da Trip Advisor… era chiuso.

Stanche e distrutte dalla lunga passeggiata della giornata e della settimana, abbiamo ripiegato su un messicano “Tapachula”che stava proprio dietro l’angolo del Rena’s House.

Dopo tacos e burritos che non erano nulla di eccezionale e accompagnate da un paio di birre per salutare Israele (318 Shekel) siamo andate a dormire.

Buona notte Israele. 
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GiaffaIsraele

Giaffa

5 febbraio 2018 – lunedì

Chiara e io ci siamo svegliate alle 8:00, abbiamo preso il caffè e abbiamo cominciato a prepararci per la partenza.

Altra giornata splendida e calda.

Marina e Anna Rita saranno andate a Masada, soprattutto, avranno travato aperto?

Alle 5,30, dopo che la sveglia era suonata alle 4 della notte e dopo 20 minuti di macchina nel buio più totale, avevano temuto il peggio… il cancello era chiuso e non c’era nessuno nei paraggi!

Dopo poco, sopraggiungeva un’altra macchina con un signore, armato, e suo figlio che avevano avuto la stessa indicazione sull’orario d’apertura.

Fortunatamente non era un turista straniero ma israeliano, per cui ha suonato e parlato con qualcuno all’interno del gabbiotto, che li ha tranquillizzati sull’effettiva possibilità di visitare il luogo, dovevano solo aspettare le prime luci dell’alba, non aprono se c’è ancora buio, per una questione di sicurezza.

Dopo aver acquistato i biglietto, sono entrate, hanno parcheggiato in un piazzale e hanno cominciato l’ascesa alle rovine, che si trovano sulla sommità e a cui si accede prima da un breve sentiero e poi da una impegnativa scala di legno sul fianco della collina.

Arrivate in cima, lo spettacolo ripaga della fatica e dell’alzataccia!

Il cielo, completamente sgombro di nuvole, inizia a colorarsi di tutte le sfumature dell’arcobaleno, in una progressione mozzafiato.

Sistemate le macchine fotografiche proprio sul dirupo. Il Sentiero del Serpente si delineava in basso, seguito dal Mar Morto e, infine, dalle coste della Giordania con la roccia che si tingeva dei raggi del sole che spuntavano da dietro le montagne.

All’orizzonte l’evolversi dell’aurora e poi l’alba…

Uno spettacolo indimenticabile!

Dopo un milione di foto, con il sole ormai alto e dopo aver visitato il sito archeologico, hanno deciso di prendere la strada del ritorno, in tempo per fare una breve colazione e ripartire per Tel Aviv.

Verso le 9:30 abbiamo caricato la macchina e siamo partite. Abbiamo preso, di nuovo la strada n. 6 per rientrare a Tel Aviv.

Il viaggio è stato molto tranquillo.

Nei pressi della città abbiamo impostato il navigatore con l’indirizzo del Rena’s House (3, Simtat Beit Habad) dove, da Roma, avevamo prenotato due camere.

Quando siamo arrivate era troppo presto e le camere non erano ancora disponibili. La ragazza alla reception ci ha mostrato su una cartina come arrivare a Giaffa (Yafo in ebraico) e dove parcheggiare.

Ci ha anche detto che si mangiava bene un po’ ovunque in quella zona.

Abbiamo deciso di lasciare le valigie alla reception e andare a Yafo a pranzare. Abbiamo seguito le indicazioni della receptionist e, lasciata la macchina in un parcheggio vicino al porto (20shk per tre ore), ci siamo incamminate sulla riviera.

Ci siamo fermate al Goldman Sea-Food-Bar Abbiamo preso degli aperitivi a base di pesce, buoni ma cari! Abbiamo speso 455,60 Shekel

A Tel Aviv non era caldo come in Giudea e dopo pranzo il giubbino ci stava proprio bene.

Siamo arrivate a Yafo e ci siamo infilate in un vicolo che saliva verso il centro. Era molto carino, antico ma ben tenuto, le vie pulite, le porte e finestre delle case erano di colore blu o marrone.

Abbiamo camminato fino in cima alla collina al parco Ha’Pisga da dove si può contemplare la città sottostante e dove c’era un arco bianco costituito da tre grandi pietre ognuna delle quali rappresentava: la caduta di Gerico, il sogno di Giacobbe e il sacrificio di Isacco.

Da quel punto si vedeva tutta la riviera di Tel Aviv, lunghe spiagge a semicerchio, e in fondo il porto turistico con le barche ormeggiate.

Si era fatta l’ora di rientrare per vedere le camere prenotate.

La nostra stanza era in offerta, non avevamo capito perché quando era stata prenotata da Roma, ma una volta alla reception, ci hanno spiegato che nell’isolato proprio attaccato al Rena’s House dal lato dove ci avevano assegnato la camera, stavano facendo i lavori per la metropolitana.

La perforatrice lavorava giorno e notte senza mai fermarsi. Siamo andate in stanza a sentire se il rumore era veramente insopportabile e devo dire che almeno a quell’ora (le 18:00) non sembrava si sentisse tanto frastuono o addirittura vibrazioni.

Chiara e io abbiamo accettato quella camera che, tra l’altro, era molto grande, pulita, curata nei dettagli e giovanile… ci piaceva.

Marina e Anna Rita invece hanno avuto dei problemi con la loro e hanno deciso di cambiare e sono state spostate al piano superiore in una camera un pochino più piccola.

Dopo aver salutato la receptionist, che ci ha accompagnato a vedere tutte e tre le sistemazioni disponibili, abbiamo, per l’ennesima volta, aperto le valigie, ci siamo rilassate e organizzate per la cena.

L’appuntamento per la cena era alle 8:30, abbiamo avuto tutto il tempo di rilassarci. La struttura aveva il wifi e durante queste due ore di relax ho curiosato su internet a proposito dei vini in Israele.

Avrei voluto provare un vino ebraico, della zona.

Finalmente le 20:30. Marina e Anna Rita sono scese a chiamarci e siamo uscite. Avevano trovato un posto, sempre consigliato dalla Lonely, di cucina Yemenita, non avendo mai provato questa cucina ci siamo dette perché no.

Il locale il Saluf & Sons era vicino al Rena’s House e fortunatamente era rimasto un tavolo vuoto.

Anzi era mezzo vuoto. A quanto pare è usanza, in Yemen credo, che si condivida il tavolo con il resto dei commensali.

Ci siamo sedute e abbiamo ordinato 4 zuppe: tre con la carne e una con i fagioli. Molto buone! Ci hanno portato il pane yemenita, era come un frisbee di gomma morbida, e 4 gustose birre. Per ultimo abbiamo diviso un dessert a base di yogurt che era eccezionale.

La cena è costata 274 Shekel, economica in confronto al pranzo!

Mentre rientravamo al B&B abbiamo visto molti locali e tantissimi giovani, ovunque c’erano ragazzi e ragazzi seduti nei pub o nei tavolini all’esterno. Anche qui alcuni avevano il mitra a tracolla.

Decisamente Israele è un paese di giovani.

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IsraeleMar Morto

Ein Gedi

4 febbraio 2018 – Domenica

Erano le 8:00 quando abbiamo preso l’auto per andare a Ein Gedi e vedere il panorama.

Abbiamo preso ancora una volta la strada n. 31. Di nuovo i colori del deserto che al mattino presto erano ancora più intensi e la foschia era poca.

Ci siamo fermate un’altra volta all’area di sosta a Om s.l.m. per osservare il panorama: il mare e le montagne della Giordania.

L’orizzonte era più nitido e si distinguevano anche gli alberghi sulla costa giordana. Di nuovo foto su foto. Non ci siamo intrattenute molto.

Ein Gedi è un’oasi che dal 1972 è divenuta parco nazionale e, all’interno, ci sono numerosi sentieri che permettono di esplorare l’intero sito. 

Si estende a pochissima distanza dal confine tracciato dei territori palestinesi, e non a caso, evidentemente. Fin lì, solo deserto e roccia, e qui acqua, cascate e vegetazione lussureggiante. Come in tutto il paese, i territori con le risorse sono stati accuratamente selezionati e annessi.

Quando siamo arrivate davanti ai cancelli d’entrata, non c’era ancora nessuno. Mentre stavamo decidendo dove parcheggiare, abbiamo visto una capra che stava mangiando sopra un albero e un’altra stava brucando, indisturbata, sul ciglio della strada, le abbiamo immediatamente fotografate!

Carta geografica di Ein Gedi

Poi, siamo andate all’entrata e abbiamo fatto i biglietti (28 Shekel a persona) quando è arrivato un pullman zeppo di orientali, coreani forse.

Velocemente ci siamo avviate all’interno del parco per poter fotografare senza troppe interferenze. Ma invano, ci hanno raggiunte in men che non si dica… erano tantissimi e come al solito rumorosi e invasivi, ogni tanto ne sbucava uno e dovevamo scansarci per farlo passare.

EIN GEDI (tradotto dall’ebraico vuol dire “sorgente del capretto”). E’ un parco molto grande, un’oasi rigogliosa e ricca d’acqua e di animali selvatici, panorama unico. Sembra incredibile vedere come le piante e gli alberi crescano in quel deserto roccioso. 

E’ il luogo biblico utilizzato nell’antichità come rifugio da Davide, quando era inseguito dal Re Saul. La sorgente più importante è Ein David, una splendida cascata naturale. 

Oltre alle bellezze naturali, il parco è famoso per le numerose grotte dove sono stati ritrovate testimonianze dell’antico testamento insieme a resti di anfore. Ci sono anche resti d’insediamenti come il Tel Goren che risale al VII a.C. e i resti di un’antica sinagoga dove si può ancora vedere un pavimento a mosaico.

All’inizio del cammino ci siamo imbattute in una coppia di marmotte (suppongo), una dormiva sotto l’ombra di una pianta, mentre l’altra girava intorno ad alcune radici annusando curiosa. Abbiamo proseguito per il sentiero principale che cominciava a salire.

Si sentiva il cinguettio degli uccelli.

Ho notato che in Israele ce ne sono tantissimi e di tante specie… alcuni piccolissimi e velocissimi, impossibile da fotografare, almeno per me! 

C’erano anche dei corvi nerissimi (per questo ho pensato che erano corvi) ma non avevano il becco giallo, volavano in coppia.

Ai lati di una scala ricavata dalla roccia c’era una piccola cascata che aveva formato un piscina d’acqua trasparente.

Abbiamo camminato fino ad arrivare all’indicazione per la David waterfall e dopo pochi metri era li. La cascata era alta saranno stati circa 10m e il getto d’acqua sembrava una lunga coda di cavallo che finiva in una piscina naturale.

Mentre le ragazze erano intente a fotografare, mi aveva incuriosito una coppia di “corvi” che entravano e uscivano da una fessura nella roccia. Ho puntato il teleobiettivo sperando di riprenderli.

Avevo capito che stavano costruendo il nido perché entravano con dei ramoscelli nel becco e uscivano senza.

Ho provato a fotografarli ma, la loro velocità (o la mia lentezza) e la forte luce del sole mi hanno ostacolato non poco.

Mentre stavamo tornando indietro ho incontrato la guardia del parco, una ragazza molto gentile, le ho chiesto informazioni su il sentiero che si vedeva salire in alto sulla montagna portava poi all’uscita.

Lei mi confermava che si poteva uscire dal parco anche seguendo quel ripido sentiero e mi ha detto anche che potevamo andare a vedere la Dodim cave che non era distante.

Armate di coraggio abbiamo cominciato a salire i numerosi gradoni di roccia. Tra una sosta e l’altra abbiamo guardato in basso verso il sentiero che avevamo percorso poco prima… si vedevano le persone piccole, piccole… eravamo in alto e la salita non era ancora finita.

Il panorama verso il mare era fantastico! Si distinguevano le isole di sale e la costa giordana perfettamente.

Siamo arrivate ad un bivio con un’indicazione: da un lato l’uscita e dall’altro la Dodim cave

Marina e Chiara erano stanche, io ero curiosa di vedere la grotta. Anna Rita non mi ha voluto lasciare da sola e mi ha accompagnata.

Abbiamo percorso un cammino tra piante e strettoie naturali fino ad arrivare ad alcune scale, sempre ricavate dalla roccia, che portavano ad una piccola piscina naturale formata da un ruscello che scendeva a delta dalla roccia oramai levigata dall’acqua.

Per arrivarci avevamo impiegato una ventina di minuti. La Dodim cave la vedevo in lontananza. Abbiamo girato un po’ intorno al ruscello e abbiamo fatto fotografie.

Poi abbiamo deciso di tornare indietro perché per arrivare alla grotta e poi tornare al bivio avremmo impiegato troppo tempo e le ragazze si sarebbero preoccupate.

Abbiamo raggiunto Chiara e Marina che stavano sedute dove le avevamo lasciate e, tutte e 4 siamo andate nella direzione dell’uscita.

Abbiamo superato il Chalcolithic Temple, resti di un antico tempio ridotto in rovina, da lì il panorama è maestoso. 

Era quasi mezzogiorno! Fortunatamente la salita era finita. Faceva caldo. Abbiamo camminato tra i sassi e passando attraverso degli arbusti fino ad arrivare ai resti di un antico mulino.

Da li il sentiero in discesa era meno impervio ma sdrucciolevole. Alla fine, dopo un’ora circa, siamo arrivate in una piantagione di palme, poco lontano dalla nostra macchina.

Erano quasi le 13:30 quando ci siamo rimesse in strada per andare al “Cafè Cafè” consigliatoci dal sig. Cohen e mangiare qualcosa prima di arrivare a Masada prima delle 16:00.

Dalla spiegazione del sig. Cohen, avevamo capito che il “Cafè Cafè” si trovava all’interno di un centro commerciale sul litorale del Mar Morto, proprio di fronte a Masada.

Non è stato così. 

Siamo dovute arrivare fino a Neve Zohar, dove abbiamo trovato il centro commerciale e il Cafè Cafè. Ci siamo sedute e velocemente abbiamo ordinato il pranzo. Il servizio è stato lentissimo.

Abbiamo mangiato bene; un piatto tailandese con le tagliatelle, pesce guarnito con riso e insalata, carne stufata e le solite. Come ci aveva detto il sig. Cohen, abbiamo presentato il bigliettino da visita del B&B e ci hanno fatto uno sconto del 20%. (Speso 112 shk)

Alle 15:30 siamo uscite in fretta e siamo andate subito a Masada.

Ci abbiamo impiegato non più di dieci minuti… ma… non ci hanno fatto passare.

Un’antipatica signora, a guardia del cancello d’entrata, ci ha detto che il sito chiudeva alle 15:30! Anna Rita era diventata paonazza! Ci teneva tantissimo a visitare la fortezza e anche noi volevamo vedere questo posto.

MASADA. È un’antica fortezza costruita a picco su una rocca a 400 metri di altitudine nel bel mezzo del deserto della Giudea. L’antica fortezza era circondata da mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo Aveva una quarantina di torri alte più di 20 metri ed era considerata una fortezza inespugnabile. 

L’unico punto d’accesso a Masada era l’impervio Sentiero del serpente, così chiamato per via dei numerosi tornanti che lo rendevano un difficile ostacolo.

Dopo un lungo assedio da parte dei romani, nel 74 a.C., la comunità ebraica dei Sicarii, rifugiata dentro la fortezza, dopo aver resistito al potere di Roma anche dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Secondo Tempio, preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cadere in mani nemiche.

Sconsolate e deluse siamo tornate a Neve Zohar per fare una passeggiata sulle rive del mar Morto. Abbiamo aspettato il tramonto passeggiando tra il sale e la sabbia.

Dopo il tramonto è arrivato anche il freschetto.

Siamo tornate al B&B e ci siamo riposate. Abbiamo incontrato il sig. Cohen e abbiamo pagato le camere (630 shk a camera).

Verso le 20:30 siamo andate a cenare di nuovo al Muza.

Durante la cena Anna Rita e Marina ci hanno proposto di andare a Masada l’indomani prima dell’alba verso le 5 del mattino, abbiamo risposto che ci sarebbe piaciuto ma eravamo stanche e difficilmente ci saremmo svegliate così presto.

Così dopo un paio di birre e dell’ottimo hummus abbiamo pagato (326 Shekel) e siamo andate a dormire.

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IsraeleMar Morto

Deserto della Giudea – Mar Morto

3 febbraio 2018 – sabato

Abbiamo letto il contrato d’assicurazione e trovato la clausola dove era scritto che non eravamo coperte nel territorio palestinese. Dopo esserci consultate abbiamo deciso di non rischiare e di fare il giro lungo. 

Alle 8:30 eravamo pronte. Siamo andate al parcheggio e dopo aver caricato la macchina, siamo partite per Arad.

Siamo uscite da Gerusalemme e abbiamo preso di nuovo la superstrada n.1 in direzione Tel Aviv. Dopo meno di 50Km abbiamo deviato per la superstrada n. 6. Anche questa strada era molto grande, illuminata e gratuita. Abbiamo attraversato grandi vigneti, uliveti e coltivazioni di piantine basse che avevano dei fiori color fucsia, non abbiamo capito cosa fossero ma abbiamo pensato al sesamo, visto che l’humus era il piatto principale ovunque! 

La distanza da Gerusalemme ad Arad, senza passare per la Palestina, è di circa 150 Km.

Abbiamo fatto una piccola sosta in un’area di servizio.  Dopo un cappuccino ci siamo rimesse in auto e abbiamo ripreso il nostro viaggio.

Abbiamo lasciato le coltivazioni e le piantagioni per entrare in terre deserte e rocciose. Il panorama era fantastico. I paesetti ai lati della strada con i loro minareti erano via via spariti.

Eravamo nel deserto della Giudea. Luogo fantastico e desolato con le colline rocciose che s’innalzavano ai lati della strada. Dopo un’ora circa siamo arrivate ad Arad

Siamo entrate in questa piccola città e la prima cosa che abbiamo visto sono stati i rabbini in costume tradizionale che camminavano lungo la strada. In effetti lo Shabbat finiva al tramonto del sabato ed era quasi mezzogiorno e, anche qui come in tutto Israele, era la festa del riposo, la nostra domenica. 

Il navigatore ci ha portato facilmente al “Cohen House” (37, Hagilad st.) alloggio prenotato da Roma.

Si trovava in una via molto curata e pulita, con villette a destra e a sinistra e tutte con giardini e piante, per lo più palme.

Eravamo arrivate prima del previsto, in fondo fare un po’ più di strada, ma molto agevole, non ci aveva fatto perdere tempo.

La villetta era particolare: con due posti auto sulla strada e un viottolo sulla destra che portava dietro la casa. L’accesso principale alla villa era fronte strada ad un piano rialzato, ci si arrivava salendo una piccola scala fino ad un cancello di ferro basso. A sinistra della scala c’era una giraffa fatta con dei sassi.

Attaccato al cancello c’erano due fogli con indicazioni lasciate per noi dai proprietari: il numero dei nostri appartamenti, l’augurio di trascorrere una buona giornata e che sarebbero arrivati in serata.

Era Shabbat per tutti!

Siamo andate a vedere gli appartamenti che stavano dietro la casa. Erano grandi ma si sentiva odore di chiuso. Abbiamo aperto le finestre e fatto entrare aria e sole.

Abbiamo sistemato le nostre valigie e ci siamo cambiate.

Volevamo andare al Mar Morto e dato che era una giornata abbastanza calda, abbiamo indossato il costume da bagno. Una volta pronte abbiamo ripreso la macchina e siamo ripartite.

Il programma era: arrivare al Mar Morto, fare un bagno e poi andare a vedere la fortezza di Masada. 

Abbiamo preso la strada n. 31 e ci siamo ritrovate nel pieno deserto della Giudea

La roccia delle montagne cambiava colore in base a l’illuminazione dal sole, dal color ruggine al bianco passando per le varie tonalità di marrone.

Lo scenario era maestoso, montagne rocciose ovunque.

Ad un certo punto, lungo la strada, su una collina abbiamo visto che c’era scritto, a caratteri enormi, +300m. Man mano che la strada scendeva verso il mare, l’altitudine era segnalata con la vernice verde su una montagna. Siamo arrivate a livello del mare. Ci siamo fermate in un’area di sosta panoramica e siamo scese con le macchine fotografiche per immortalare la splendida vista che si presentava davanti a noi. 

Il deserto roccioso scendeva a picco sul mare e, anche se c’era molta foschia e il mare si vedeva avvolto dalla nebbia, si distinguevano lunghe linee bianche che andavano da una sponda all’altra, era sale e l’altra sponda era la Giordania.

L’acqua del mare luccicava! Eravamo sul livello del mare ma non del Mar Morto!

Era impressionante vedere quelle montagne di roccia e in fondo il blu del mare. Un contrasto di colori davvero molto bello! Non riuscivo a smettere di fare fotografie, non volevo tralasciare alcun dettaglio. Tutto mi sembrava bello anche i vari sentieri che si vedevano tra le montagne.

Trascinata via dalle mie amiche, ci siamo rimesse in macchina.

Dopo 100m ecco l’indicazione dei -100m, poi -200m, -300m e per ultimo -400m. Eravamo arrivate a Neve Zohar. Abbiamo proseguito per qualche metro fino a quando abbiamo visto grandi alberghi sulla costa e abbiamo girato in quella direzione.

Abbiamo parcheggiato davanti al lungomare dove c’era un grande lido molto ben organizzato con tanti ombrelloni quadrati, lettini di plastica, docce e spogliatoi con le toilette. Una casetta di legno, per il primo soccorso, aveva un’insegna luminosa che mostrava la temperatura: 26°C.

Vicino agli spogliatoi c’era un chiosco! Dato che ad Arad abbiamo trovato tutto chiuso per via dello Shabbat siamo andate lì ma, non essendo molto fornito, ci siamo comprate solo gelati e patatine fritte.

Senza perdere altro tempo siamo andate in spiaggia. Una volta in costume ci siamo avviate verso la riva. Dalla sabbia si passava al sale e poi al mare.

Piano, piano siamo entrate in acqua, era freddissima!!!

E’ stata una sensazione strana calpestare il sale fino, semi liquido, invece della solita sabbia alla quale siamo abituate. Ci ho messo buoni dieci minuti prima di prendere coraggio e immergermi facendo attenzione a non schizzarmi e a non bagnare gli occhi.

L’acqua ha una percentuale di salinità molto alta, tanto che a parte qualche batterio nessun altro essere vivente abita quel mare… per questo Mar Morto!

E’ stato sorprendente verificare che si galleggia, davvero!! Potevamo metterci in posizione seduta che rimanevamo a galla come su una poltrona… è stato divertente! Ad un certo punto Marina ha cominciato a sentire prurito sulle gambe ed è dovuta uscire per fare subito una doccia con acqua dolce.

Sono uscita anche io, eravamo bianche dal sale. Siamo andate alle docce del lido, l’acqua era gelata, peggio del mare! 

Ci siamo sedute sulla spiaggia e io ho mangiato qualche patatina fritta.

Poi, con Chiara, siamo andate su un pontile che per una decina di metri entrava in mare. Li c’erano vari piccoli ombrelloni raggruppati a formare un grande fungo e 4 poltrone in pietra. Arrivate alla fine del pontile, in lontananza c’era un’isola di sale con al centro lo scheletro di un albero. Alcune persone scendevano dall’isola per entrare in acqua e risalivano stendendosi sul sale.

All’orizzonte si vedevano tanti piccoli isolotti di sale rotondi, di tutte le grandezze. Sembrava un paesaggio di Star Wars .

Oltre l’orizzonte, tra la foschia, si vedevano le alte montagne della Giordania.

Ero estasiata. E’ stata un’esperienza unica ed entusiasmante!

Siamo tornate agli asciugamani stesi sulla sabbia e ci siamo sedute ammaliate da questo posto così unico. Poi siamo andate agli spogliatoi e ci siamo cambiate per continuare con il nostro programma. Ho notato come la pelle era morbida… però, questo sale!

Abbiamo ripreso la macchina e ci siamo avviate alla volta della Fortezza di Masada.

Dalla cartina stradale avevamo notato che per arrivare alla fortezza c’erano due strade: la prima era quella più vicina che però sembrava interrotta poco prima di arrivare a Masada; la seconda, più lunga, ci riportava ad Arad e da lì a Masada (quasi 50 Km).

Anna Rita voleva fare il sentiero del serpente e arrivare per immortalare il tramonto dalla fortezza.

Abbiamo deciso per la via più lunga dato che dalla cartina stradale non eravamo sicure che la via breve sarebbe arrivata a Masada. Dopo circa 25 Km siamo arrivate ad Arad e da li abbiamo preso la strada n. 3199 che dopo 20 Km ci ha portato a Masada.

La strada n. 3199 è bellissima, in mezzo al deserto, una scenografia mozzafiato: sentieri che si perdevano dietro le colline, montagne rosse da un lato, gialle da un altro e bianche davanti a noi; dromedari selvatici che pascolavano indisturbati! La strada asfaltata a zig zag, risaltava in mezzo ai colori argillosi del paesaggio. 

Siamo arrivate a Masada verso le 16:30 e purtroppo il custode all’entrata ci ha detto che il sito archeologico chiudeva alle 16:00, non siamo potute andare sulla fortezza. Ci ha anche detto che il sentiero del serpente era dall’altro lato! Cioè la strada che sulla cartina sembrava interrotta! Mannaggia, e pensare che era così vicina a  Neve Zohar!

Ci siamo rimaste molto male, Anna Rita soprattutto! Allora abbiamo deciso di cambiare il programma del giorno dopo e andare prima a Ein Gedi e poi, prima delle 16:00, al sentiero del serpente. 

Durante il rientro ad Arad ci siamo fermate per fotografare tutto, anche i sassi! Era stupefacente!

Siamo arrivate a casa un po’ stanche. Mentre stavamo affaccendate con i costumi da lavare e le batterie della macchina fotografica da ricaricare, è arrivato il proprietario della casa, il Sig. Cohen.

Abbiamo chiacchierato, era molto incuriosito del nostro viaggio. Marina aveva trovato un posto dove mangiare ad Arad e lui ci ha confermato che il locale era molto buono… bene! Inoltre ci ha anche detto che l’indomani potevamo andare a mangiare vicino Ein Gedi da un certo “Cafè Cafè” e se avessimo presentato il suo biglietto da visita ci avrebbero fatto il 20% di sconto. Molto gentile e molto disponibile. 

Arad è una piccola cittadina con la strada principale che l’attraversa interrotta da qualche rotonda. 

Dopo aver fatto un po’ di spesa in un centro commerciale, siamo andate al “Muzà” pub e ristorante! Abbiamo mangiato benissimo e piatti molto abbondanti tra i quali: broccoletti fritti, spiedini di pollo, lenticchie, riso, humus, melanzane, e salmone. Ottima birra israelita la Gold Star e speso il giusto, 410 shekel.

Dopo la ricca cena, e 1/2 litro di birra a testa, siamo andate subito a nanna.

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