agosto 2018

DesertoGiordania

Deserto

Poi si è capito perché non avevamo visto le docce, avevamo dato per scontato che le due costruzioni fossero una delle donne e una degli uomini. Grande errore.

Una costruzione era dei bagni, 3 in comune donne e uomini, e l’altra delle docce, 3 in comune donne e uomini!

Assurdo per un campo che alla massima capienza poteva arrivare anche a 40 persone. Senza contare l’oggettivo disagio della frequentazione mista, è uno standard davvero troppo basso, se si vuole un minimo di privacy e anche d’igiene.

Lo abbiamo fatto notare al proprietario, persona molto cordiale e disponibile, il quale ha ammesso la carenza, giustificandosi con la recente apertura, solo 7 mesi di attività, e con l’intenzione di fare lavori di ampliamento a breve.

Anche perché il costo non è proprio trascurabile, considerando le tante alternative, 140 JD per il pernotto, cena, colazione ed escursione nel deserto di 8 ore con il pranzo al sacco, per due persone.

La cammellata di ieri era a parte, 50 JD, sempre per due persone.

La mattina, la colazione è scarsa,

per chi non ha l’abitudine di mangiare uova, verdure e affettati, vero che siamo pur sempre in una tenda nel deserto, ma qualcosina in più di dolce avrebbe fatto piacere.

Alle 9, come concordato, arriva la “jeep”, se così vogliamo dire, un vecchio Toyota col vano di carico adibito a trasporto passeggeri con due panche di ferro e il tendalino fatto con una coperta di pile annodata… e senza ammortizzatori!

Partiamo alla volta del deserto in una meravigliosa giornata di sole.

Iniziamo a prendere sentieri che mai e poi mai si riuscirebbe ad individuare da soli in quella vastità di sabbia, fermandoci nei punti di interesse, una grotta, un masso a forma di mushroom, un arco naturale alto venti metri.

DesertoE intorno montagne dai mille colori e dalle mille forme.

La morfologia di questa zona racconta di un fiume che ha scavato canyon e modellato la roccia.

La sabbia che cambia continuamente colore, gialla, rossa, verdenera.

Una bellissima escursione.

Abbiamo la schiena a pezzi ma ne è valsa la pena. Verso le 4,30 del pomeriggio, torniamo al paese ad aspettare l’auto che ci porterà a Petra. Non ci sono taxi all’uscita.

Fortunatamente abbiamo chiesto a Salman, il proprietario del campo, di farci trovare una macchina al ritorno, altrimenti avremmo avuto problemi.

Arriva in ritardo, alle 5,30, non è un taxi, probabilmente un parente o un amico, funziona così, si aiutano a vicenda. In macchina c’è anche il figlio di questo signore, di 10 anni, viene con noi.

Arriviamo a Petra,

chiedendo indicazioni alla gente per strada, perché ovviamente il nostro autista non sapeva dove andare, visto che nella vita non fa il tassista.

E comunque arriviamo in hotel, l’Esperienza Petra, trovato anche questo su Booking, 105 JD per 3 notti con la colazione.

La stanza è kitch a dir poco, moquette marrone, letto con le zampe che sembrano di un drago marrone, con la testata come una conchiglia, sempre marrone. Il bagno, in compenso, è spazioso e con una grande doccia, sempre marrone ma poco male, sembra tutto nuovo e pulito e questo è l’importante.

Inoltre, l’albegro di trova proprio all’inizio di una delle due strade che portano all’entrata del sito, 500 m. forse meno.

Comodissimo.

Avevamo letto che si poteva cenare con 10 JD a persona, e vista l’ora e la stanchezza, chiediamo di poter mangiare e il proprietario, gentilissimo e sorridente, ci fa accomodare.

Un pollo arrosto, riso bianco, hummus, due ciotole con insalate varie. Niente di che, ma buono, soprattutto con la fame!

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GiordaniaWadi Rum

Wadi Rum

Terzo giorno

L’autista viene a prenderci alle 10 in hotel, pertenza per il Wadi Rum.

Arriviamo dopo 4 ore e mezza di autostrada, si fa per dire, perché fino allo svincolo per l’aeroporto, 30 km. circa, si viaggia su 3 corsie, poi iniziano i lavori di ampliamento, e si va a corsia unica, al massimo a due, per i successivi 260 km.

Comunque alle 2 e mezza arriviamo al centro visitatori, all’ingresso del Wadi Rum, e dopo aver fatto vidimare la Jordan Card, paghiamo l’autista, 100 JD, facciamo il cambio macchina e ci portano alla “casa” del nostro contatto.

Paghiamo anche lui per tutto il soggiorno completo, 140 JD compreso pernotto nel campo tendato, cena, colazione, escursione nel deserto domani di 8 ore con la jeep e pranzo, per due persone, prenotato direttamente su internet senza intermediari.

Paghiamo anche la cammellata che faremo subito per raggiungere il campo di due ore e mezza, accompagnate da Ali, per altri 50 JD, ma che fai,

ti fai mancare il cammello nel deserto?!?

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CanarieSpagna

Gran Canaria – entroterra

16 Dicembre 2017

Questa giornata sarà dedicata alla scoperta dell’entroterra dell’isola, zona montuosa di rara bellezza, con canyon, laghi e picchi alti fino a 1800 m.

Partiamo da Las Palmas verso est per salire passando per Arucas, Teror, Valleseco, su una strada che si inerpica con tornanti serrati.

Si passa dal mare alla montagna in pochi chilometri, e si sente!

Il tempo peggiora rapidamente, stiamo entrando nelle nuvole e quasi non c’è più visibilità, la temperatura scende a 9°, l’atmosfera è surreale. Incontriamo più di un ciclista intrepido che spinge sui pedali su pendenze pazzesche, sono puntini colorati che appaiono all’improvviso dalla nebbia, molto pericoloso!

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GiordaniaJerash

Jerash

Secondo giorno

Giorno dedicato alla visita a Jerash, antico sito di epoca romana distante una cinquantina di km da Amman. Alla ricerca di un taxi!

Usciamo verso le 10, fidandoci delle indicazioni della Lonely, e ci dirigiamo verso il teatro romano, dove, in teoria, avremmo dovuto trovare facilmente un taxi collettivo, molto in uso in Giordania.

Così non è.

Non c’è traccia dei taxi bianchi con la scritta sulla portiera della destinazione, con partenze condizionate da quanto velocemente si riesce a riempire l’abitacolo, ma comunque molto meno costose del normale taxi giallo e più confortevoli del bus.

Chiediamo a qualcuno ma neanche capiscono cosa diciamo, qui pochi parlano inglese e pure maluccio. Alla fine decidiamo di recarci dove partono i bus, sempre su indicazione della Lonely, fermiamo un taxi e diamo indicazione del capolinea.

Dopo quasi 20′ arriviamo, considerato che è venerdì e quindi c’è pochissimo traffico. La stazione degli autobue è davvero lontano e questa città è davvero grande, quasi un terzo in più di Roma. Il tassista fa il conto, prima dice 3 JD poi 4, gli do 5 JD e decide che va bene così e non mi da il resto.

Saliamo su bus, in fondo rimane un solo posto libero e quando sale una ragazza, l’autista ci fa segno che ci dobbiamo spostare per lasciarle il posto al finestrino, perché su quella fila c’è seduto un uomo e lei non può sedergli accanto.

Il biglietto costa 1,30 JD e il mezzo è a dir poco sgarrupato, speriamo bene.

Il viaggio dura un’oretta scarsa, scendiamo proprio di fronte al sito e anche qui entriamo esibendo la Card. Ad accoglierci una grande porta molto ben conservata, anche se rimane un solo arco dei tre preesistenti.

Le rovine di Jerash ricordano un po’ quelle di Efeso, in Turchia, con un viale che conduce a una grande piazza stranamente ovale e non rotonda, che un tempo era il centro della città, con il colonnato e un obelisco centrale.

A sinistra, sulla collina, si trova il teatro, davvero molto bello, una Taormina in miniatura, da cui si gode un meraviglioso panorama dall’alto di tutto il sito.

Scendendo, si prosegue verso quello che un tempo era il cuore commerciale della città, con un viale costeggiato da colonne di varie altezze su entrambi i lati, fino ad arrivare alla scalinata che conduce al tempio di Artemide, anch’esso ben conservato.

Ormai sono quasi le 2 e il caldo è forte… è ora di rifocillarsi. Proprio di fronte all’uscita c’è un ristorante a buffet, senza pretese, ma l’importante è trovare un’alternativa a hummus e felafel. Così prendiamo del riso con zucchine in umido, melanzane al pomodoro e pollo al sesamo. Niente di strepitoso ma buono. Acqua compresa paghiamo 16 JD.

Per il ritorno pensavamo di prendere finalmente questo fantomatico taxi collettivo, ma anche qui la nostra ricerca risulta vana. Quindi ripieghiamo per il bus. Il biglietto stavolta costa 1,50 JD, chissà perché di più che all’andata, mi sembra di capire che i soldi che dai si prendono, non danno resto. Buono a sapersi.

La sorpresa sarà che non va nello stesso posto da cui era partito e non c’è verso di capirsi con l’autista, che parla solo arabo, quindi un passeggero ci dice che dobbiamo scendere in mezzo alla strada per prendere un altro bus che ci porti a down town.

Così facciamo, ma dopo un po’ arriviamo in un altro capolinea, che non è a down town, e dove nessuno sa dirci dove siamo e dove dobbiamo andare.

Un po’ preoccupate, decidiamo di lasciar perdere l’esperienza coi mezzi pubblici e, fermato un taxi, ci facciamo portare al teatro romano, finalmente in un posto conosciuto! Sulla strada per tornare in albergo, ci fermiamo a comprare una brocca di rame molto bella che avevamo visto il giorno prima, partendo da 45 JD, la portiamo a casa a 28 JD!

La sera decidiamo di fare una pausa col cibo arabo e scegliamo una pizzeria che, in teoria, si troverebbe a 570m dall’albergo. Sì ma dove? In quale direzione? La mappa non prende i riferimenti, proviamo a seguirla ma ci porta su stradine secondarie, buie e deserte, meglio non avventurarsi di sera.

Prenotiamo un’auto con huber ma dopo 25′ e due tentativi falliti di macchine che non arrivano a prenderci, decidiamo di andare a cercare un taxi. L’autista però non conosce la strada del ristorante e non ci porta.

Ormai sono la 9;30 di sera, non ci resta che ritornare allo stesso posto di ieri sera. Stesse cose, con l’aggiunta di una crema di hummus con del pane e anacardi, e infatti paghiamo di più, 7,50 JD!

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CanarieSpagna

Gran Canaria – sud

15 Dicembre 2017

Gran Canaria – verso il sud… la spiaggia

La mattina dopo, si parte per il sud, alla ricerca del sole.

Prendiamo l’autopista GC1, destinazione Maspalomas, località famosa per il deserto con le dune che arrivano alla spiaggia, una Swakopmund della Namibia in miniatura, ma comunque suggestivo.

Il cielo è terso e la temperatura finalmente degna di quest’isola, 27°, caldo ma non troppo, con una leggera brezza piacevolissima. E infatti, la spiaggia è piena di gente che prende il sole in costume (qualcuno pure nudo) ma soprattutto di gente che passeggia, fiumi di gente che cammina avanti e indietro, sulla sabbia della battigia di uno strano colore scuro.

Ci addentriamo nel deserto a ridosso della spiaggia e subito iniziamo a salire e scendere dune, alcune basse e facilmente superabili, altre più alte e impegnative, dove si affonda nella sabbia dove diventa fredda.

Proprio arrivata in cima ad una duna più alta delle altre, mi accorgo di non avere più in tasca il cellulare, deve essermi scivolato proprio per il maggiore impegno richiesto nella salita.

Panico e corsa all’indietro, finché non vedo dall’alto due ragazzi che si sbracciano con il mio cellulare in mano. Li raggiungo e vorrei giurargli gratitudine eterna, un monton de gracias, riesco a dire, con il cuore in gola per la corsa e per l’ansia accumulata.

Riprendo il cammino e arrivo in un punto dove tutt’intorno è sabbia, non si vede più il mare nè le costruzioni intorno, sembra davvero di essere immersi all’interno di un immenso deserto.

Davvero bello.

Tornando indietro, raggiungiamo il faro vicino Meloneras, la zona più esclusiva di Maspalomas, dove c’è un resort che pare Las Vegas, elegante, non kitsch, con parchi, laghetti e cascate, praticamente inavvicinabile, oltre a negozi chiccosissimi, anch’essi inavvicinabili.

Più abbordabili i tanti localini sotto al faro, bruttino per la verità, tutto grigio, ma altissimo e imponente.

Riprendiamo l’auto lasciata in un parcheggio a pagamento, d’obbligo quando non si hanno coperture per i danni.

Visto che si è fatta l’ora di pranzo, proseguiamo per Arguineguin, località poco distante e dove sappiamo esserci un ottimo ristorantino di pesce proprio al centro, alla fine del molo, la Cofradia de pescadores, dove mangiamo un polpo alla galiega tenerissimo e gamberetti all’aglio davvero insuperabili, frittura di pesce, calamari al mojo verde e grigliata di pesce alla plancia,

tutto freschissimo e buonissimo.

Non si sa come, dopo tutto questo cibo, ma proseguiamo il giro e arriviamo a Puerto de Mogan, altra cittadina turistica ma molto carina, con un sinuoso camminamento che costeggia il molo con barche a vela e yacht ormeggiati, negozietti e locali che si susseguono tra ponticelli e edifici bassi con giardini curatissimi adornati da piante di ogni tipo. Molto grazioso.

Poco distante, passiamo per Puerto Rico, luogo meno bello, decisamente, con colline devastate dalla cementificazione selvaggia, con una quantità di alberghi e residence impressionante, dove la necessità ricettiva deve essere stata sicuramente sovrastimata.

Dopo tanto raccapriccio, arriviamo ad Anfi del mar, altra località turistica con giganteschi alberghi, qualcuno decisamente bruttino, ma nel complesso gradevole, con la famosa isoletta a forma di cuore con giardini e piante molto curati.

Vicino una bella spiaggia con acqua bassa e calma, quindi forse anche meno fredda.

Prendiamo un gelato al Capriccio, gelateria italiana ma per turisti che non ne capiscono, e ci rimettiamo in marcia per tornare a Las Palmas.

Sono le sei e il sole comincia ora a tramontare.

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AmmanGiordania

Amman

6 aprile 2018

Partenza da Roma alle h.22,30 con Alitalia e già iniziamo male. All’arrivo sull’aereo ci accorgiamo che la nostra prenotazione in classe business è una gigantesca “sola”: i posti sono esattamente come gli altri, salvo avere il poggiatesta di stoffa arancione anziché quella rossa dell’economy ed essere di prima e seconda fila. Punto!

Non c’è nemmeno il poggiapiedi, di allungare il sedile manco a parlarne.

Insomma, una cosa vergognosa e offensiva, nonché una truffa a tutti gli effetti.

Vabbè, ormai è andata così.

Arrivo ad Amman in orario, alle 3,00 di notte, ad aspettarci l’auto prenotata dall’Italia per non avere contrattempi, visto l’orario, e ci avviamo verso l’hotel. Ormai sono le 4,30, e stravolte di stanchezza, proviamo a dormire.

Ma…il muezzin ci chiama alla preghiera!

Quando si va in un paese arabo, la prima cosa da fare è accertarsi che l’hotel sia lontano il più possibile da una moschea. Noi non l’abbiamo fatto!

Dopo un paio d’ore di sofferto riposo, decidiamo di iniziare la nostra scoperta della città. Abbiamo deciso che la prima tappa sarebbe stati il teatro romano, distante 10′ a piedi dal nostro hotel e poi al Gallery Guest House, niente di che, però vicino alle poche cose che ci sono da vedere.

Tornando al nostro albergo, devo dire che la stanza lascia un po’ a desiderare, il bagno ha la tenda nella doccia e non c’è nè una mensola per appoggiare il beauty nè un gancio per attaccare l’unico asciugamano in dotazione. Inoltre la pulizia non viene effettuata giornalmente, e quindi, nel nostro caso, abbiamo usato lo stesso asciugamano per tre giorni.

Non proprio il massimo.

Altra cosa bizzarra è la colazione che, ordinata il giorno prima,  viene portata in camera. In compenso il letto è molto comodo, almeno quello!

Comunque, arriviamo al teatro romano ed entriamo esibendo la Jordan Card, che consigliamo vivamente di acquistare dall’Italia, dà infatti diritto all’ingresso in 40 siti su tutto il territorio, Petra compresa, oltre che, estremamente importante, al visto per la Giordania.

Il teatro è molto bello e ben conservato, certo, fagocitato ormai dalla città, in mezzo a palazzi di una bruttezza rara e costeggiato da un’arteria con il caotico traffico cittadino.

Purtroppo la nottata senza dormire si fa sentire e decidiamo di tornare in albergo per riposare un po’.

Verso il tardo pomeriggio usciamo per fare un giro per le strade e vedere i negozi. Poi ci fermiamo a cena in uno dei posti consigliati anche dalla Lonely Planet, che si trova proprio all’inizio della strada dell’albergo.

L’Hashem Restaurant è un posto frequentato da gente del luogo e questo è un buon segno. Mangiamo felafel, hummus, baba ghanouj (una crema di melanzane), una crema di fagioli che non ho capito come si chiama, pane arabo, un’insalata di pomodori. Tutto molto buono e anche il conto: 6 JD, meno di 7€.

Certo, una birretta ci sarebbe stata un gran bene!

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