ottobre 2018

IndiaRajasthan

Baba Ramdev

Quarto giorno

Oggi si parte per Jaisalmer, quasi al confine con il Pakistan da cui dista circa 120 km.

Jaisalmer è chiamata la “città d’oro” per la pietra arenaria color miele con cui è costruita tutta la città all’interno della fortezza con le sue 99 torri.  

Tempio induista
Tempio induista

La fortezza che si erge su una collina in mezzo al deserto.

Ci attende un viaggio di parecchie ore, seppur su una strada provinciale di relativa tranquillità, visto che comunque bisogna sempre considerare la presenza di animali e persone che transitano e sostano, incuranti del traffico. Durante il tragitto, infatti, ci imbattiamo in una carovana di pellegrini che con i loro stendardi colorati, camminano sul ciglio della strada per raggiungere il tempio induista Baba Ramdev, distante diverse decine di chilometri.

Ancora più estremo, il pellegrinaggio di un uomo che deve raggiungerlo sdraiandosi a terra su una stuoia, che viene di volta in volta spostata più avanti da due persone, in modo che lui possa procedere alzandosi e poi sdraiandosi di nuovo. Questo tipo di pellegrinaggio può durare anche dei mesi, in relazione alla distanza che si deve percorrere.

Anche noi, seppur in modo più rapido e prosaico, dopo la sosta per il pranzo, arriviamo al tempio, fermandoci prima in alcune bancarelle per comprare  offerte da portare agli dei, come dolci, piccoli stendardi colorati e fiori. Entriamo a piedi scalsi suonando al nostro passaggio la tradizionale campana posta all’ingresso, per attirare l’attenzione degli dei all’interno. Ci incanaliamo nel flusso dei fedeli, passando davanti a vari altarini, alcuni con figure umane altri solo di offerte.

Il tempio, come struttura, assomiglia a un enorme mercato al coperto, non evoca minimamente alcun sentimento mistico, anche perché regna il caos, tra fedeli che cantano, altri che pregano, altri che parlano tra di loro.

Usciamo e riprendiamo la strada verso la nostra destinazione, dove arriviamo verso le 5 del pomeriggio.

L’hotel è il Gorbandh Palace, bella struttura in pietra color miele, che però non si rivela all’altezza delle aspettative per quanto riguarda le camere, vecchiotte e non tanto pulite. Comunque, la piscina all’aperto è invitante e sicuramente meriterà la nostra attenzione.

Per ora, però, decidiamo di salire su un’altura per visitare il luogo per la cremazione dei corpi dei defunti, il Pushkarna Trust.

La cremazione in India è obbligatoria, e come sempre accade, a ragioni pratiche vengono sovrapposti obblighi religiosi solo per indurre la popolazione a un dato comportamento, che altrimenti non seguirebbe. Quando qualcuno muore, la famiglia deve cremare il suo corpo nel più breve tempo possibile, ma solo durante le ore di luce, quindi dall’alba al tramonto, altrimenti deve rimandare al giorno successivo. Se è un uomo, si porta il corpo in un luogo come questo (le donne qui non possono entrare e vengono cremate in casa) vestito di bianco, il colore del lutto, e di arancione o di rosso se donna, si accatasta della legna, solitamente di sandalo per il profumo, si cosparge di burro chiarificato per facilitare la combustione e si attendono dalle sei alle otto ore, finché anche la parte più resistente, cioè il cranio, non sarà ridotta in cenere.

Gli induisti credono che il cranio sia l’ultima cosa a bruciare perché lì si concentra l’anima del defunto, che man mano sale dal corpo per raggiungere la testa e potersi infine liberare e ascendere al Moksha, il nirvana induista.

Durante tutto il tempo della cremazione, i familiari girano intorno alla pira in senso orario senza lasciare mai solo il defunto, e poi, nel caso a morire sia stato un genitore, il primogenito rompe il cranio con un bastone per liberare l’anima e non rischiare che qualcuno dedito alla magia nera possa rubare il cranio ancora integro e appropriarsi così dell’anima del defunto ancora all’interno per poter così esercitare i suoi riti malefici. Poi, si raccolgono le ceneri, o solo parte di esse, ed entro 12 giorni si devono disperdere nelle acque del Gange o del lago di Pushkar, entrambe sacre.

Non tutti, però, possono essere cremati, a fare eccezione sono le donne incinte, perché portano dentro un’altra vita, i lebbrosi, chi è morto perché morso da un cobra, i neonati sotto i sei mesi perché ancora privi di anima e i santoni.

Al termine della visita, nella quale vediamo anche due cumuli di cenere l’uno accanto all’altro, evidentemente ancora non rimossi dai familiari, ci godiamo il tramonto che illumina di giallo e poi di rosso le mura in lontananza della città fortificata.

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GreciaSantorini

Nea Kameni

12/08/2018

Sveglia alle 8:00 e alle 8:15, come da noi richiesto, arriva la colazione puntualissima!! 

Alle 9:30, dopo il consueto bagno nella jacuzzi, siamo in macchina per andare a Fira e raggiungere a piedi il vecchio porto dove abbiamo l’appuntamento con un vecchio veliero (a motore) e partecipare all’escursione alle isole. 

Dal centro di Fira la strada per il vecchio porto è, ancora una volta, una lunghissima scalinata in discesa, con i soliti gradini scomodi lunghi e bassi. 

E’ presto e lungo la discesa incontriamo poche persone e molti asinelli che seguono il fischio dei proprietari e camminano in fila uno dietro l’altro. Si lasciano accarezzare, animali mansueti e dallo sguardo rassegnato, insopportabile l’idea che devono trasportare turisti pigroni e soprattutto pesanti! Fortunatamente non trasportano più grandi valigie accatastate sul dorso come si vede in qualche cartolina!

Dopo quasi tre quarti d’ora arriviamo al vecchio porto e già ci sono persone in fila, l’appuntamento con il veliero è alle 11:00.

Puntuale come un orologio svizzero arriva la nave e ci imbarchiamo, circa 50 persone. Alle 11:00 parte e naviga verso Nea Kameni. Passiamo alle pendici della collino con Skaros, il castello difensivo de Imerovigli, e si vede la piccola chiesa Ekklisia Theoskepasti in bilico sul mare.

Isola
Isola

In mezz’ora arriviamo a Nea Kameni. Poco prima di attraccare una voce all’altoparlante ci avvisa che abbiamo 1 ora per arrivare in cima al cratere, fare un giro e rientrare sulla nave.

Una volta fermi ci mettiamo in fila per sbarcare passando da un veliero all’altro affiancati e ormeggiati all’unico piccolo molo. Arrivati a terra paghiamo 2,50€ a persona per entrare nell’isola. Il percorso fino al cratere è sterrato e si deve fare attenzione alle numerose rocce da superare. L’ideale è avere le scarpe adatte non come noi che abbiamo gli infradito… scomodi!

L’isola è, ovviamente, vulcanica. Le pietre sono nere o al massimo rossicce. Dal basso sale il calore del terreno. L’itinerario per arrivare al cratere, fare il giro e rientrare è di circa 3 km e la prima metà è in salita (ovviamente).

Arrivati in cima vediamo che oltre a un grande cratere ce ne sono altri più piccoli. In alcuni punti ci sono delle buche da dove esce il fumo e l’odore pungente dello zolfo. Il vulcano è ancora attivo, l’ultima eruzione è stata nel 1950. Le rocce più antiche datano a 430 anni fa e le più recenti ad appena 50 anni fa.

Le caratteristiche che rendono unico e da cui deriva la particolare importanza di questo luogo sono da ricollegarsi principalmente al fatto che si tratta della più giovane terra emersa di origine vulcanica del Mediterrano orientale.

Dopo l’ultima eruzione del 1950, il vulcano è rimasto quiescente sino ad oggi. La sola testimonianza della presenza delle rocce fuse a profondità di pochi chilometri al di sotto dell’isola, è rappresentata dalle sorgenti calde che sgorgano in vari punti del litorale e dalla presenza di gas caldi (vapore acqueo, anidride carbonica e tracce di altri gas) che fuoriescono dalle fumarole dei crateri centrali alla sommità di Nea Kameni.

Siamo rientrati alla barca e alle 12:30 e puntualmente la nave si è rimessa in viaggio verso Palea Kameni per arrivare in una specie di spiaggia dove le sorgenti calde si riversano in mare. 

Quando siamo arrivati di nuovo la voce all’altoparlante avvisa i partecipanti che hanno 30 min. per tuffarsi in mare, nuotare verso le sorgenti, stare qualche minuto e rientrare in nave. Questa volta Chiara e io decidiamo di rimanere a bordo, prendere una birra fresca e patatine al bar del veliero e aspettare Dani e Ingrid che, invece, si sono tuffati in acqua.

Dopo precisi 30 min. rientrano tutti… e sono tutti arancioni! Il fango delle sorgenti calde li ha colorati tutti.

Alle 14:00 siamo di nuovo al vecchio porto di Fira e sbarchiamo. Per risalire in città prendiamo la cabinovia. In 5 minuti siamo in cima e passeggiamo per il centro.  Ci fermiamo davanti un ristorante lungo la via del rientro, il “Daphne Casserole Family Tavern”. Abbiamo mangiato cozze con salsa di pomodoro e feta, moussaka, polpette tipiche del posto, uno spiedino di pollo con patate, tzatziki, tre birre e 1 bottiglia d’acqua. Il tutto per 54€. Ottimo!

Rientriamo, stanchi e un po’ abbrustoliti dal sole e ci infiliamo nella jacuzzi (mi viene da pensare che è la cosa più gradita di Santorini).

Daniel e Ingrid vanno a fare la spesa perché abbiamo voglia di cenare a casa. Al loro rientro ci mettiamo a tavola davanti ad una vasta scelta tra insalata, tzatziki, feta, cetrioli, un pacco di “pite greche” (tipo di pane), prosciutto, salame, tonno e olive. Il tutto accompagnato da due bottiglie di vino: Gavalas e un altro da provare (non ricordo il nome).

Ottima cena e relax

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Bikaner

Terzo giorno

Lallgarh Palace
Hotel

Stamattina si parte per la seconda tappa, Bikaner, che a differenza di Mandawa che è poco più che un villaggio, è una città vera e propria.

Il primo tratto di strada è parecchio accidentato, sterrato e pieno di buche, per fare 25 km. fino alla provinciale ci mettiamo più di un’ora. Finalmente ci arriviamo e anche la nostra schiena ringrazia.

Man mano che procediamo verso ovest, il paesaggio si fa più brullo, ci lasciamo alle spalle il verde dei campi e degli alberi per andare incontro sempre più al deserto.

Dopo esserci fermati per il pranzo in un resort sulla strada, arriviamo a Bikaner, importante città in mezzo al deserto del Thar, che prende il nome da Rao Bika, che essendo il secondo figlio del re di Jodhpur e non potendo quindi succedere al padre, verso la fine del XV secolo decise di spostarsi in questa regione per poter diventare Maharaja.

Ci dirigiamo verso il nostro albergo, il Lallgarh Palace che è parte della residenza della famiglia reale di Bikaner, meraviglioso palazzo in arenaria rossa, con giardini, chiostri e discutibili trofei di caccia affissi alle pareti dei corridoi, purtroppo.

Subito dopo, andiamo a visitare il forte di Junagarh, con vari chiostri e terrazze splendidamente decorati e intarsiati e con gli appartamenti privati del re, delle sue mogli e delle concubine, anch’essi tutti affrescati e ornati da ori e specchi.

Al termine decidiamo di fare un giro nella pittoresca città vecchia e prendiamo il caratteristico tuctuc (nome onomatopeico che deriva dal rumore del motore di queste apette a tre ruote, tuctuctuc appunto).

A nostro rischio e pericolo, per come guidano questi particolarissimi tassisti!

La circolazione stradale qui funziona così: si arriva tutti insieme agli incroci, da ogni direzione, sempre suonando all’impazzata ovviamente, come in un incastro del tetris ci si sfiora, lisciandosi l’un l’altro di un millimetro, e poi questo groviglio magicamente si scioglie e ognuno prosegue per la sua strada senza che nulla sia accaduto. Se si supera l’impatto emotivo di vedersi continuamente spiaccicati, è ipnotico, sembra di stare in un videogioco.

Comunque, dopo aver rischiato una decina di incidenti con macchine, motorini, mucche e tuctuc, arriviamo al centro per fare un giro a piedi tra vicoli e bazar, ma appena scesi, ci rendiamo conto che il tempo sta rapidamente peggiorando e che novoloni neri si addensano all’orizzonte. Decidiamo, quindi, di rinunciare e risalire sull’apetta, giusto in tempo per evitare che una pioggia torrenziale si abbattesse su di noi.

Passiamo comunque per le strettissime stradine del bazar piene di gente e di motorette in uno slalom continuo entusiasmante!

Come Brahaman vuole, riusciamo anche stavolta a uscirne sani e salvi per tornare in albergo, dove ci concediamo una rilassante nuotata nella piscina al coperto con colonne e vetrate colorate.

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GreciaSantorini

Fira

11/08/2018

Svegliata alle 6:20 esco sulla terrazza, vista meravigliosa. Il sole dell’alba illumina l’isola con colori tenui, il panorama sul mare è limpido, non c’è foschia anche perché c’è molto vento. In lontananza si vede Fira con le sue case bianche. 

In mare c’è una nave da crociera da dove i turisti stanno sbarcando traghettati da piccole imbarcazioni al vecchio porto di Fira. 

Mi immergo nella jacuzzi in attesa della la colazione.

Gattino
Gatto ospite

Alle 9:30 siamo tutti a tavola sulla terrazza e facciamo la nostra succulenta colazione: succo d’arance, uova, prosciutto, pane, marmellata yogurt greco (buonissimo), muesli, olive, feta… e non so che altro!

Ci prepariamo e prendiamo la macchina, direzione Fira. In parte facciamo la strada che aveva fatto il taxi collettivo ieri fino all’incrocio che a sinistra scende al porto e dritto, invece, si va verso la città di Fira, la capitale di Santorini. 

Lungo la strada incrociamo numerosi scooter e soprattutto quad che corrono da una parte all’altra. La strada è stretta, superiamo bellissimi resort. Il terreno è secco e l’unica vegetazione è data dai vigneti bassi e ricchi d’uva. Le case che si vedono sono quasi esclusivamente bianche e ogni tanto incontriamo alcune piccole chiesette con la tipica cupola blu e con il campanile a tre campane.

Da quanto abbiamo capito, Fira ha una strada per entrare e un’altra per uscire dalla città. Lasciamo la macchina in un grande parcheggio gratuito e ci addentriamo nella città bianca. 

Le vie principali sono completamente dedicate ai negozi di ogni genere, abbigliamento, souvenirs, supermarket, bar, ristoranti, Pub e locali di ogni genere. Il centro è pedonale e le vie sono in pendenza. Arriviamo in una via panoramica con vista a 180° da Akrotiri in fondo a sinistra a Oia a destra. Al centro ci sono le isole di  Nea Kameni, Palea Kameni e dietro Therasia, l’isola che anticamente era unita a Santorini.

Sotto di noi ci sono resort e appartamenti con ognuno, o quasi, la loro jacuzzi. Usciamo da Fira in direzione di Oia per arrivare a “Imerovigli” dove le case sono costruite ad anfiteatro attorno alla caldera e le vie sono pavimentate e molto strette.

Ad Imerovigli sono state edificate chiese con stile cicladico, tra cui la chiesa di Ai-Stratis, nel centro del paese, il monastero di San Nicola lungo la via che collega Imerovigli a Fira.

Presso la zona di Skaros, si trovano i resti di un castello veneziano del 1207 voluto da Marco Senudo, il governatore veneziano delle Cicladi a quei tempi”.

Vogliamo andare ai resti del castello di Skaros che raggiungiamo attraverso un percorso sterrato. Fa molto caldo ma noi siamo decisi ad arrivare ai ruderi di Skaros che sembra una grande roccia posta sulla cima di una collina di pietra scura e circondata dal mare. Dalla deviazione per arrivare ai resti del castello ci sono scale scomode: lunghe e lo scalino basso. Non so quanti gradini scendiamo ma i polpacci li stiamo mettendo a dura prova. Il pensiero peggiore é il ritorno!! Gli stessi scalini li dovremo rifare in salita!

Dopo almeno un milione di scalini arriviamo alla grande roccia che di castello non ha alcuna sembianza, ma da li la vista è da togliere il fiato. Continuiamo lungo il sentiero sterrato che porta dietro il rudere e arriviamo davanti ad altri scalini da scendere!

Ma ne vale la pena perché si arriva alla “Ekklisia Theoskepasti” una piccola chiesa che si affaccia sul mare, bianca con la cupola blu e il suo tipico campanile a tre campane. 

Fino a li saranno almeno 3,5 Km! 

Dopo un breve giro e 100 fotografie risaliamo, piano, piano fino alla strada pavimentata principale. Con la lingua per terra, ci fermiamo al primo bar per riprendere fiato, mangiare qualcosa e bere almeno una birra.

Durante il breve aperitivo decidiamo di prendere i biglietti per l’escursione a Nea Kameni e alla Hot Springs (acque sulfuree) di Palea Kameni. 

Torniamo verso Fira. Passiamo sopra al vecchio porto e, guardando verso il basso, si vede la lunga strada pedonale a zig e zag che scende verso il molo e gli asinelli che portano in sella alcuni turisti. 

Oltre alla discesa a zig e zag c’è anche una cabinovia che per 6€ ti porta da Fira al vecchio porto e viceversa.

Arriviamo al centro e ci fermiamo a prendere i biglietti per l’escursione in barca, prevista domani, a Nea Kameni e Hot Springs. Il giro avrà una durata di tre ore e il prezzo a persona è di 20€.

Sfiniti, arriviamo alla macchina e, ancora con una buona dose di energia a disposizione, andiamo ad Oia con l’intenzione di vedere il famoso Sunset di Santorini. La strada per Oia è sull’altro versante dell’isola molto più pianeggiante, anche se il tratto prima di raggiungere Oia, costeggia una collina rocciosa di colore rosso rame, molto intenso. Nascosta dalla foschia sul mare si intravede un’isola lontana probabilmente Anafi.

Arriviamo a Oia e parcheggiamo la macchina in un altro parcheggio gratuito. Andiamo verso il centro per una via pedonale e arriviamo in un una piccola piazza affollata. La città si sta riempiendo di persone, forse il motivo è che, come noi, molti vorranno assistere al famoso tramonto di Santorini. La via principale che arriva ai resti del castello bizantino è talmente popolata che non riusciamo a camminare tanta è la gente. 

Finalmente arriviamo ai resti del castello tra uno spintone e l’altro e ci fermiamo a guardare il panorama. Si vede l’intera isola si Santorini così come anche le altre isole circostanti. Il sole è ancora alto e per il tramonto c’è ancora molto d’aspettare. Ci guardiamo intorno e vediamo sopra il piccolo porto di Oia, sono i famosi mulini a vento… mi ricordano quelli de La Mancha in Spagna.

Tra i ruderi del castello (tenuti meglio di Skaros) non troviamo un posto dove sederci e aspettare che il sole cali, tutto occupato, allora pensiamo bene che il tramonto lo vedremo domani da un’altro punto panoramico. Rientriamo.

Dopo una giornata di almeno 10 Km di cammino e milioni di scale, arrivare a “casa” e buttarsi nella jacuzzi è l’unico pensiero per tutti. Relax!

Infatti, ci rilassiamo e ci riposiamo a “bagnomaria” per almeno un’ora, poi doccia e usciamo per cenare e festeggiare l’onomastico di Chiara.

Torniamo vicino alla Red Beach ma vogliamo provare un nuovo ristorante e scegliamo il “Melina’s Tavern” a pochi metri di distanza dal locale di ieri. Ordiniamo: gamberi, cozze in salsa di pomodoro e feta, melanzane triturate, polpo, calamaro enorme fritto, tzatziki (salsa greca a base di cetriolo, aglio e yogurt), 1 bottiglia di vino Gavalas, il tutto per 96€ un prezzo giusto e una cena ottima.

Entusiasti della giornata e contenti della ricca cena, torniamo all’appartamento e andiamo a dormire.

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Mandawa

Secondo giorno

Oggi partenza per il Rajashan, che significa terra dei Raja, dei re. Destinazione Mandawa, piccola cittadina famosa per i suoi Haveli, edifici affrescati nella provincia di Ariana, che significa migliore, da qui l’origine della nostra etnia, quella indioeuropea, e da qui probabilmente il delirio della rivendicazione della razza pura, eletta, migliore delle altre appunto.

Rajashan
Hotel

L’India ha varie etnie, ognuna delle quali si differenzia per le varie gradazioni del colore della pelle, al nord è più chiara e via via che si scende al sud diventa più scura, scendendo anche nella considerazione sociale. Sembra assurdo, ma è così.

 

Dobbiamo percorrere circa 200 km. di strade molto disagiate, a due corsie, con le macchine che continuamente arrivano di fronte in sorpasso e fino all’ultimo sembrano venirti addosso e poi all’improvviso ti evitano, uno spavento continuo a cui non siamo abituati, insieme a persone e animali che attraversano o sostano in mezzo alla strada. Tutti suonano all’impazzata e questo sembra essere l’unico deterrente al caos.

Lungo la strada, passiamo per vari villaggi e prendiamo anche un acquazzone pomeridiano tipico del periodo monsonico. Ma dopo una pioggia torrenziale che riduce la strada a una specie di palude piena di buche impossibili da evitare, torna il sole e riusciamo ad arrivare a Mandawa senza pioggia per poterla visitare in pace.

L’hotel si trova all’interno di un forte del XVII secolo di una bellezza decadente davvero unica. Sembra un immenso labirinto di scale e terrazze, con un meraviglioso giardino e una grande piscina. Lasciamo i bagagli e andiamo subito a fare un giro per la cittadina, famosa per i suoi haveli, edifici nobiliari e della ricca borghesia della regione, alcuni restaurati e adibiti a Guest House e ristoranti, altri lasciati andare in rovina.

L’Haveli è un edificio decorato con affreschi raffiguranti scene di vita quotidiana e divinità indù ( e c’è l’imbarazzo della scelta, visto che sono 365 milioni),  con portali di legno tech intarsiato e chiostri verdeggianti.

Sono presenti qui perché l’ariana è stata la regione più ricca dell’India per più di 8 secoli, trovandosi sulla via della seta, tra l’europa e l’oriente, era al centro del commercio e del traffico delle merci e qui i ricchi mercanti edificarono questi edifici magnifici, dove viveva tutta la famiglia al completo, a volte composta anche di 50 persone. Poi, verso la fine del XIX tutto cambiò. Inizialmente gli inglesi imposero delle tasse altissime, proprio in virtù della ricchezza della regione, per cui i mercanti si spostarono a Mombay, poi, dopo l’indipendenzia del 1947 e la costituzione dello stato del Pakistan in territori prima appartenenti all’india, la frontiera tra gli stati fece il resto. La regione perse ogni sua prerogativa e finì nell’oblio. Rimane comunque, proprio per la questa sua decadenza, molto suggestiva. 

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Akrotiri

10/08/2018

Sveglia dalle 5:00 a causa del forte vento che si sente dalla finestra del balcone. Alle 6:00 ci prendiamo il caffè preparato con la nostra fedele compagna: la moka elettrica e caffè rigorosamente italiano. 

Ci organizziamo con calma e verso le 6:45 scendiamo alla reception, paghiamo la permanenza compresa la tassa di soggiorno per due persone (80€ + 2€ tax) e usciamo. La nostra nave parte alle 7:20 e il porto è proprio sotto l’hotel a pochi metri di distanza.

barca a vela
barca a vela

La Golden Jet parte puntuale. Purtroppo il mare è molto mosso e non ci permettono di stare sul ponte tranne quando si ferma per gli scali previsti (Mikonos, Naxos, Paros e Ios) con una sosta di circa 10 minuti.

Ci sistemiamo a poppa, in un divano con tavolino, comodo.

Arriviamo a Paros che sono le 12:00 e finalmente dopo mesi vedo Dani e Ingrid dal grande finestrone di poppa. Pochi minuti e salgono anche loro a bordo. Tra saluti e abbracci la Golden Jet riparte. Ci sediamo tutti insieme e tra chiacchiere e qualche sonnellino trascorrono le altre due ore fino a Santorini.

Il viaggio in nave è molto lungo ed estenuante, si perdono due giorni tra andata e ritorno e non ne vale la pena anche perché il prezzo del biglietto non è poi così economico: A/R 200€ a persona (alta stagione)! Certo, è confortevole e devo dire che i posti sono anche comodi, c’è il bar molto fornito, i bagni abbastanza puliti… ma stare sempre in coperta per otto ore è molto stancante. 

La prossima volta in aereo!

Finalmente arriviamo a Santorini! Alle 14:30 prendiamo un taxi collettivo che per 30€ (tariffa per 4 persone) ci accompagna ad Akrotiris dove Dani ha prenotato un appartamento.

La strada per uscire dal porto è stretta a due corsie e in salita. Dal molo si vedono i tornanti che salgono a zig e zag fino alla cima della montagna e si vede la fila di macchine, moto, pullman e taxi che percorrono a passo d’uomo quell’unica strada… 

Arriviamo alla reception del nostro aparthotel “Earino Suites & Villa” dopo una mezz’ora circa. Il posto è molto bello, con una veduta panoramica sul mare e su Fira. Si vedono anche l’isola Nea Kameni e dietro quella più piccola Palea Kameni. In lontananza s’intravede la città di Oia. 

Una signora molto gentile e con un ottimo inglese, ci da tutte le informazioni sull’appartamento, sull’auto da noleggiare e, su una piccola cartina dell’isola, ci evidenzia cosa vedere, dove mangiare e le “spiagge” più belle.

Ci intrattiene un bel po’ tra indicazioni e raccomandazioni culinarie. Alla fine ci accompagna al nostro appartamento… bellissimo! Due stanze e ognuna con il proprio bagno. L’entrata all’appartamento è attraverso una bella e grande terrazza con due lettini da mare, un tavolo con quattro sedie e, la cosa più bella, una grande jacuzzi da starci in 4 o più! 

Ci lascia le chiavi e i fogli per la colazione (con vasta scelta di pietanze) da compilare ogni giorno per il giorno successivo.

Il tempo di aprire le valigie, indossare il costume che ci lasciamo cadere nella jacuzzi! Meraviglioso! Fuori dall’acqua si sente il vento fresco, ma immersi in quell’acqua calda si sta splendidamente!

Durante il bagno decidiamo di prendere a noleggio una macchina per tutto il tempo di permanenza a Santorini. Esco dalla piscina, faccio una doccia e torno alla reception per scegliere una Nissan Micra a benzina, 240€ per 4 giorni, compreso di assicurazione con una franchigia di 300€ in caso di incidente. Inoltre la lasceremo al porto il giorno della nostra partenza.

Dopo mezz’ora ci portano l’auto. Molto efficienti.

Verso le 20:00 decidiamo di andare in uno dei ristoranti indicati sulla cartina che si trova vicino la spiaggia “Red Beach”. Prima, però, lasciamo il foglio compilato per la colazione di domani.

Scendiamo sul versante opposto al porto da dove siamo arrivati, alle pendici di Akrotiri. Il ristorante “Asteria” è molto carino e i tavolini sono sistemati su un piccolo imbarcadero. Intorno ci sono delle vecchie case di pescatori da un lato e altri ristoranti simili dall’altro.

La cena è tutto a base di pesce, molto buono. Il vino, consigliato dal cameriere, “Gavalas” è molto buono ma anche parecchio caro, 38€ a bottiglia. Spendiamo 172€ (carissimo).

Dopo cena, ormai buio, ci dirigiamo al faro passando per un mini market dove troviamo il Gavalas a 17€ (vino comunque costoso) e decidiamo di comprarne una bottiglia insieme a qualche oliva e patatine per un probabile aperitivo da fare in piscina domani. 

Il faro si trova all’estremità dell’isola e da li si vedono le luci di Akrotiris e molto più avanti quelle di Fira. C’è molto vento e dopo pochi minuti, presi dalla stanchezza, torniamo all’appartamento.

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IndiaRajasthan

Nuova Delhi

Primo giorno

Si parte per il viaggio in India, destinazione Rajasthan.

Questa volta ci siamo concessi la business e la differenza, tra la poltrona che diventa un letto e l’attenzione costante degli stewards, si vede tutta. Arriviamo a Delhi alle 3 di notte, ma in albergo quasi alle 5, dove troviamo la sgradita sorpresa dell’assenza del Wi-Fi, che per un albergo 4 stelle ha dell’incredibile.

Breve sonnellino e poi di nuovo in piedi perché alle 10 c’è l’appuntamento con la guida.

Scimmia
Scimmia

Iniziamo la nostra visita a Nuova Delhi, città con 18 milioni di abitanti, che è la fusione di 7 antiche città messe insieme. Non la più popolosa, comunque, che rimane Calcutta con 24 milioni di abitanti. Numeri davvero impressionanti, ma proporzionati a una nazione che conta una popolazione di un miliardo e mezzo. La città è un delirio di traffico e clacson incessanti, ricorda molto il Vietnam, sarà una prerogativa delle nazioni asiatiche, suonare a prescindere, senza un reale motivo. Per noi comunque è insopportabile!

 

La prima tappa è al Forte Rosso, possente costruzione in architettura moghul del XVII secolo, per poi proseguire verso il Raj Ghat, dove all’interno di un parco c’è una semplice lastra di marmo nera con delle ghirlande di fiori posate sopra, nel luogo in cui fu cremato il Mahatma Gandhi, con incise le sue ultime parole quando venne assassinato 1948, Hai Ram, Oh Dio.

Proseguiamo il giro nella vecchia Dehli visitando la moschea Java Masjid, la più grande dell’India, con una capienza di 25000 persone, anche se all’esterno e nell’enorme spazio antistante. Non si paga un biglietto d’ingresso ma se si vogliono portare dispositivi come macchine fotografiche o cellulari, ognuno costa 300 rupie, quasi 4€.

Si entra togliendosi le scarpe e se non si è vestiti adeguatamente, cioè coperti braccia e gambe, si viene avvolti in parei colorati che purtroppo non vedono l’acqua da molto molto tempo. In questo periodo dell’anno può significare essere coperti con teli bagnati dal sudore dell’avventore precedente, e non è gradevole!

Quindi, sappiatelo e organizzatevi.

Nel passaggio verso la città nuova, visitiamo il mercato Chandni Chowk, dove oggi e per tre giorni si tiene la fiera delle capre, ce ne sono di ogni razza , colore e misura, mai viste tante tutte insieme! Dopo il pranzo, ci spostiamo verso New Delhi, andando a visitare il Mausoleo di Humayun, immerso in un grande parco, che ricorda un po’ il Taj Mahal, ma costruito 60 anni prima, sempre nel XVI secolo, in stile persiano e architettura moghul, con marmi bianchi e arenaria rossa, a pianta perfettamente quadrata.

Ultima tappa del giro, il complesso del Minareto di Qutub, chiamato anche la torre di Pisa, perché in effetti pende un po’. Costruito con la tecnica ad incastro, le pietre sono assemblate senza utilizzare la malta, ha quattro terrazze intermedie ed è il più alto minareto in pietra arenaria presente in India. Nel vasto complesso, c’è anche una piazza con un colonnato edificato dai musulmani, che invasero la regione nel XII secolo e che utilizzarono 85 colonne e tutti i materiali dei templi indù distrutti, cancellando però ogni effige della religione induista. Il primo giorno si conclude con un’ottima cena in hotel e il meritato riposo.

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AteneGrecia

Rafina

9/08/2018

Finalmente in ferie: una settimana in Grecia! 

Partenza alle 14:05 con EasyJet. Arriviamo con 15 min. di anticipo dopo 1 ora e 30 min di volo.

Abbiamo prenotato (tramite Booking.com) una camera per la prima notte in un hotel a Rafina (porto a sud-est di Atene). Il resto della vacanza sarà a Santorini e Atene.

All’aeroporto di Atene non troviamo l’autista che, come concordato con l’hotel, doveva venire a prenderci. Dopo 15 min. di attesa chiamiamo la reception dell’albergo di Rafina e ci dicono che la navetta ci sta aspettando fuori al parcheggio… meno male!

Il tragitto in navetta dall’aeroporto è di 20 minuti. Dopo un breve tratto di autostrada, l’autista si infila per le vie strette di una cittadina di mare (non sono riuscita a leggere il nome) da dove si vedono lunghe spiagge affollate da bagnanti.

Abbiamo scelto il porto di Rafina perché domani dobbiamo prendere la nave diretta a Santorini. Un viaggio di 8 ore circa, con vari scali tra cui Paros da dove s’imbarcano anche mio figlio e la compagna per trascorrere insieme le vacanze greche.

Grecia - Hotel Avra a Rafina
Hotel Avra

L’hotel a Rafina, “Avra” (3 stelle), è una struttura non molto grande che si trova proprio di fronte al porto. L’atrio è moderno con in fondo il bar ristorante che affaccia sul molo. Anche la stanza non è male, al terzo piano con un balconcino con vista panoramica. Ma dall’ascensore alla stanza sembra di stare in un palazzo anni 50, mai pulito e pieno di crepe sui muri…  

Verso le 19:00 usciamo per fare un giro al porto per avere informazioni sull’imbarco del giorno successivo. Camminiamo lungo il molo dove ci sono molti ristoranti e dal menù esposto esternamente leggiamo che il pesce è l’alimento dominante e, infatti, tra un ristorante e l’altro c’è una pescheria dove addirittura ci fanno scegliere quale pesce vogliamo! 

I camerieri ci invitano ad entrare ma è ancora presto per cenare e quindi decidiamo di proseguire con la passeggiata. 

Superati i ristoranti arriviamo all’agenzia dove ci forniscono di tutte le informazioni necessarie per l’imbarco: l’orario, il molo e il nome della nave che dobbiamo prendere.

C’è vento. Il porto è piccolino, pulito e con un pontile a forma di prua. 

Andiamo sul pontile e ci sediamo ad osservare la costa. Il mare è molto mosso, a causa del forte vento. Osserviamo il panorama che si estende a sinistra con la costa orientale formata da colline che scendono a picco sull’Egeo (Kolpos Petalion) e a destra il porto peschereccio con dietro alcuni edifici tra i quali il nostro hotel.

Poco dopo arriva una nave che attracca sul molo e dalla quale escono molti passeggeri e numerose auto. In un attimo il molo si affolla di gente, macchine, moto e taxi. Poi, piano piano, il porto si è di nuovo sgomberato e, con un certo languorino, decidiamo di andare a cenare.

Ci lasciamo convincere dal cameriere del ristorante “Le Sirene” (consigliato anche da Trip Advisor). 

Prendiamo due menù, uno da 15€ e l’altro da 9€. Il primo consiste in un’orata (minuscola) con contorno un’insalata verde e una bibita; il secondo in un piatto di alici fritte con insalata e bibita. 

Di extra chiediamo qualche oliva come aperitivo, un altro piatto di alici e un’altra birra locale (Alfa). Purtroppo, però, il secondo piatto di alici non è buono come quello precedente (alici piccole e troppo fritte!). Il conto è stato di 41€! 

Rientriamo in hotel e prima di andare a dormire ci fermiamo al bar per prendere un amaro nella sala che affaccia sul molo. Due bicchierini di amaro 12€ (Jägermeister) più un terzo che ce  lo hanno offerto i camerieri!

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