Novembre 2018

IndiaNagda

Nagda

Ottavo giorno

Oggi giornata tranquilla di recupero, ci svegliamo con calma per fare un giro in tutto relax per Udaipur e dintorni.

Udaipur
templi

Ci dirigiamo verso Nagda, area di culto che si trova un po’ fuori città, e che comprendeva circa 25 templi, eretti tra il IX e il XIV secolo, ora sconsacrati. Nel 1300, infatti, questo luogo fu attaccato e saccheggiato da musulmani provenienti dall’Afganistan, che distrussero le statue presenti all’interno e danneggiarono le strutture e le raffigurazioni sacre all’esterno.

Rimane, però, un luogo molto suggestivo e nonostante tutto ben conservato, considerando che sono passati più di 1200 anni e che i templi sono stati costruiti con pietre a incastro, senza, cioè, utilizzare materiali aggreganti.

Un vero capolavoro di architettura.

I bassorilievi scolpiti all’esterno raffigurano come sempre scene di vita quotidiana e immagini sacre, e sono anche questi altrettanto dei capolavori di cesello.

Durante la visita, ci imbattiamo nel servizio fotografico di un matrimonio tra una indiana e un occidentale, forse inglese, che, vestiti con abiti tradizionali, posavano per le foto ricordo.

La curiosità è che gli indiani chiamano tutti gli occidentali inglesi, per poi distinguerli in inglesi di Francia, inglesi di Spagna, inglesi d’America e così via. Allo stesso modo chiamano tutti gli orientali giapponesi, per poi distinguerli in giapponesi di Cina, giapponesi di Vietnam e così via. Paese che vai, stranezze che trovi.

Al termine, scendiamo di nuovo in città per andare a pranzo in un ristorante particolarmente buono, il Zucchini, di chiara ispirazione italiana, dove hanno saputo coniugare la cucina locale a inserimenti della nostra, con risultati davvero notevoli.

Al termine, visitiamo il museo Bhartiya Lok Kala Mandir, dove ci sono dipinti, fotografie e oggetti folkloristici del Rajasthan. Da qui partiamo alla volta del palazzo reale, che visitiamo solo esternamente ma che comunque si rivela molto apprezzabile.

Finita la passeggiata, decidiamo di prendere un piccolo battello per fare un giro del lago Fatehsagar, fermandoci su uno degli isolotti al suo interno a prendere un caffè, fantomatico espresso.

Su un’altra delle isole proprio al centro del lago, si trova l’hotel Taj Lake Palace, considerato da mille e una notte, dove di solito soggiornano gli sposi in luna di miele, poiché Udaipur è considerata la città più romantica dell’india e per questo la città dei matrimoni, di persone comuni ma anche di attori e indiani facoltosi.

Purtroppo fare shopping in qualche bazar oggi non è possibile, essendo domenica è tutto chiuso perché tutti osservano il riposo settimanale.  Nonostante per gli indù in teoria questo non dovrebbe avere alcun senso, in pratica rimane un’abitudine acquisitare con la dominazione inglese.

Non ci resta che tornare in albergo per riposare, fare un massaggio alla spa, un bagno in piscina oppure un po’ di attività in palestra. 

0
IndiaUdaipur

Udaipur

Settimo giorno

Oggi si parte per Udaipur, la città bianca che per i suoi tanti laghi e canali, viene chiamata anche pretenziosamente la Venezia d’Oriente.

Ma prima di lasciare la città, decidiamo di fare una sosta in un immenso negozio dove si trovano pezzi d’antiquariato, stoffe, pashmine, abbigliamento, di tutto di più e infatti veniamo sopraffatti da una quantità di oggetti impressionante.

Avremmo dovuto passarci una giornata intera per vedere tutto.

Nel poco tempo a disposizione, riusciamo comunque a spendere una sfacciata somma di denaro, ma con il rimpianto di aver forse lasciato il meglio!

Sulla strada per Udaipur, c’è un meraviglioso tempio giainista di Ranakpur.

Il culto giainista si basa su 5 regole: non uccidere e non nuocere a nessun essere vivente, dal più piccolo al più grande sono tutti interdipendenti e hanno lo stesso diritto di esistere; dire sempre il vero, non mentire; non rubare; non cedere alla lussuria; opera il distacco dalle cose terrene. Solo attraverso il rispetto di queste regole si può vivere in armonia e compiere una karma (azione) tale da poter accedere al Moksha, concludere, cioè, il ciclo trovando la liberazione dalle reincarnazioni terrene e giungere all’illuminazione.

tempio giainista
Ranakpur

Il tempio è semplicemente stupendo, imponente, in marmo bianco con all’interno 1444 colonne intarsiate una diversa dall’altra e un susseguirsi di templi e chiostri senza soluzione di continuità (qualsiasi cosa voglia dire…).

Tutt’intorno nel giardino, scimmie che volano tra i rami degli alberi e uccelli che parlano tra loro. Un posto davvero spettacolare.

Sulla strada di avvicinamento a Udaipur, ci fermiamo al tempio della motocicletta, di recente istituzione, da quando, cioè, un ragazzo ubriaco alla guida della sua moto, perse la vita in un incidente.

Da allora, non si sa bene come e perché, si è alimentato il culto di questa motocicletta che da sola e senza benzina, sarebbe tornata più volte sul luogo.

Ora è custodita in una teca, con la foto del ragazzo accanto, e la gente qui si reca in pellegrinaggio per pregare e rendere omaggio. In India chiunque può inventarsi un dio che può essere qualsiasi cosa, animale o persona. Ecco perché nei millenni gli dei sono diventati 365 milioni!

Ripartiamo per Udaipur, altra città del triangolo d’oro del Rajasthan, fondata nel XV secolo da un maharaja che riuscì a fuggire dopo l’invasione dei musulmani, e dopo essersi rifugiato nella giungla per 10 anni con la sua famiglia, decise di erigere qui la sua nuova città. Da allora la sua dinastia ha regnato su questo territorio ed è l’unica presente nei libri di scuola poiché un suo discendente è stato il solo sovrano nel XVIII secolo a non piegarsi alla dominazione inglese, rifiutandosi di pagare le tasse agli emissari di sua maestà e per questo considerato un vero eroe nazionale.

Questa città è forse la più occidentalizzata, le strade sono più pulite, la gente usa le pattumiere invece di gettare i rifiuti per la strada (!) e si sentono in effetti meno strombazzamenti furiosi di clacson.

Il nostro albergo è il Ramada Resort & spa, enorme struttura in pietra scura, che risulta però un po’ troppo pesante e si trova su un’altura poco distante dal centro.

Il livello è sicuramente più alto, con giardini terrazzati, viottoli tra un corpo e l’altro su più livelli, piscina a sfioro con cascata, anche se il complesso avrebbe bisogno di un leggero restyling, circondato da case molto modeste, perché questo è un quartiere abitato dagli intoccabili, la casta più bassa del sistema sociale indiano.

Le caste sono quattro e hanno avuto origine dal lavoro svolto: la più alta, i bràhmini, è quella dei sacerdoti, tutti i sacerdoti devono appartenere a questa casta anche se non tutti i bràhmini sono sacerdoti, possono anche svolgere altri lavori.

La seconda è quella dei kshatriya, guerrieri, sono coloro che hanno imposto per primi la non interscambiabilità delle caste, che inizialmente era possibile, per salvaguardare la loro posizione sociale, ritenendola superiore. Poi tutte le altre di sono adeguate.

La terza è quella dei vaishya, mercanti, che svolgono tutti gli altri mestieri, contadini, commercianti, artigiani ecc.

La quarta  e ultima è quella degli shudra o pària, intoccabili, che svolgono tutti i lavori più umili, come spazzare le strade, raccogliere e cremare le carcasse degli animali morti ecc.

La casta d’appartenenza è per discendenza patriarcale e non si può cambiare.

Se il padre è bràhmino anche i figli lo saranno, se è intoccabile anche i figli lo saranno, senza possibilità di salire o scendere nella gerarchia sociale.

Ora il governo ha stabilito per legge una quota del 12% dell’impiego pubblico, dalle università agli uffici, riservato agli intoccabili, che possono avere quindi anche ruoli di rilievo, e infatti un intoccabile è deputato in parlamento, ma nonostante gli sforzi per favorire l’integrazione, socialmente la rigidissima separazione tra caste resiste, è molto sentita e praticata e sarà molto difficile da superare.

Comunque, tornando al nostro albergo, la cena è a buffet, e contrariamente alle aspettative, si rivela deludente.

Ha pure iniziato a piovere e quindi non ci resta che andare a dormire.

0
AteneGrecia

Acropoli

15/08/2018

Prima di partire per le vacanze abbiamo cercato on-line i tickets per l’Acropoli ma non siamo riuscite a trovare nulla. Ora, davanti ai cancelli d’accesso, leggiamo che il sito per l’acquisto on-line dei biglietti è: https://etickets.tap.gr. L’entrata costa 20€ a persona. 

Entriamo e cominciamo a salire. Il sito è bellissimo e le parole per descriverlo sono poche e sicuramente non rendono bene l’idea. Abbiamo fatto tante foto che potrete vedere nella galleria delle immagini.

Il giro dell’Acropoli può iniziare dal lato sud o da quello nord (unici accessi al sito archeologico). Noi entriamo dal lato sud e camminiamo verso l’Odeo di Erode Attico. E’ chiuso. Lo vediamo dall’alto, non è molto grande ma sembra ben tenuto e, inoltre, ci sono le attrezzature (luci e palco) che dimostrano che ancor oggi viene utilizzato per manifestazioni di tipo teatrale. 

Proseguiamo il sentiero che porta all’entrata dell’Acropoli con a destra il tempio di Atena. Saliamo sulla scalinata in marmo lucido e splendente che precede l’accesso vero e proprio all’Acropoli e arriviamo al Partenone (in restauro). Giriamo intorno al grande tempio per fotografare il lato senza impalcatura. Il sito è straordinario, grande e con resti di pietre e marmi ovunque.

Continuiamo a camminare fotografando tutto, pietre a terra, colonne cadute, piedistalli messi in fila, capitelli e resti di ogni genere. La cosa che più mi piace è l’antico tempio di Atena Poliàs e l’Eretteo con la loggia e le Cariatidi. 

In realtà tutto è stupefacente, ogni angolo è un motivo per fotografare, persino il panorama. Dall’alto dei 156m s.l.m. la vista su Atene arriva al mare da una parte e alle montagne dall’altra. Case bianche, tempi, teatri, giardini l’Agorà… senza parole…

Scendiamo verso est e giriamo intorno al monte. Passiamo sopra al teatro di Dionisio che è molto più grande dell’Odeo di Erode Attico. Arriviamo alla grotta di Aglaureion e proseguiamo per il Peripatos, percorso circolare intorno alla rocca, verso il santuario di Afrodite ed Eros. Raggiungiamo le pendici della collina dell’Areopago tra l’acropoli e l’Agorà. Per salire sulla collina dobbiamo uscire dall’accesso nord. 

La collina non è molto alta e non sarebbe pericoloso salire se non fosse per le rocce lisce e scivolose, bisogna fare molta attenzione! Da questa altura abbiamo fotografato l’Acropoli, l’Agorà e il tempio di Efesto. 

Osserviamo la scalinata di marmo davanti l’entrata dell’Acropoli e vediamo che si è riempita di turisti, soprattutto da coloro che provengono dalle navi da crociera, riconoscibili dall’adesivo che ognuno di loro ha attaccato alla maglia. 

Meno male siamo entrati presto! 

Comincia a fare parecchio caldo.

Scendiamo dalla collina e ci avviamo lungo la strada del rientro per andare al Museo dell’Acropoli. Lungo tutto il cammino ci sono reperti archeologici sistemati a terra in modo ordinato. Arriviamo al museo.

Sono le 12:00 circa. C’è una breve fila per entrare e l’accesso costa 5€ a persona. 

“La struttura architettonica contempera tre necessità fondamentali: garantire il contatto visivo con i Monumenti dell’Acropoli, consentire l’esposizione completa della decorazione scultorea in marmo del Partenone e assicurare la coesistenza dell’edificio con lo scavo archeologico presente nel livello sottostante.”

Infatti, l’ingresso esterno (coperto da una terrazza molto grande e moderna) alterna pavimentazione in cemento con grandi riquadri in vetro per far vedere i resti della città antica che si trova proprio sotto al museo e probabilmente in tutta la zona.

Un lato dell’ingresso, invece, è aperto e si vede perfettamente che ci sono ancora scavi archeologici, si vedono recinti di abitazioni, pozzi, canali di scolo, stradine… una città! 

“Il museo dell’Acropoli è stato progettato per ospitare i reperti venuti alla luce sulla rocca dell’Acropoli e alle sue pendici. Sorge nel distretto storico di “Makrighianni”, 300 metri a sud dell’Acropoli. All’interno della “Sala Partenone”, per accogliere integralmente il fregio del tempio è stato appositamente progettato un nucleo rettangolare di calcestruzzo, identico nelle dimensioni e nell’orientamento alla cella del Partenone.

Osservando il livello sottostante, il Museo sembra sospeso nell’aria grazie alla presenza di  oltre 100 pilastri di sostegno posti a formare un’imponente struttura di protezione intorno allo scavo archeologico.

Le unità espositive si sviluppano su tre livelli ai quali si aggiunge il livello sottostante, che ospita lo scavo archeologico. https://www.theacropolismuseum.gr

Abbiamo visitato il museo in tutti i suoi livelli, tranne lo scavo archeologico che è chiuso.

Usciamo dopo circa un’ora e mezza e andiamo di nuovo a Plaka. Ci fermiamo a prendere uno yogurt e una bella birra… fa caldo!

Nel frattempo leggiamo che al Parlamento ogni ora in punto c’è il cambio della guardia al milite ignoto e manca poco alle 14:00, così ci avviamo.

Per arrivare al Parlamento, a un centinaio di metri di distanza, passiamo davanti ai resti del tempio di Zeus. 

“Il tempio era costruito in marmo pentelico e misurava 108 metri in lunghezza e 41 in larghezza. Consisteva in 104 colonne corinzie, ognuna alta 17 metri. Solo 15 di queste colonne rimangono tuttora in piedi. La sedicesima colonna venne colpita da un fulmine durante un temporale nel 1852 e cadde sull’antica pavimentazione del tempio, dove è stata lasciata. Dell’imponente tempio rimangono, oltre alle colonne, il crepidoma e alcune porzioni dell’architrave tripartito. Wikipedia

Arriviamo davanti al Parlamento e già ci sono alcune persone in attesa. Aspettiamo anche noi. I due militari “Euzoni”, in uniforme tradizionale, stanno immobili ognuno a fianco del proprio casotto di riparo bianco e azzurro. Un altro soldato, vestito con la mimetica militare classica, passa da una guardia all’altra per asciugarli dal sudore con un fazzoletto e soffia loro il viso per rinfrescarli. Sistema la loro uniforme e il fez rosso con una nappa nera di seta, aggiusta la posizione dei fucili che hanno in mano e ci avvisa che dobbiamo dividerci in due file per far passare gli Euzoni che daranno il cambio e che sono in arrivo dalla strada principale.

Euzoni
Cambio della guardia

Lo spettacolo del cambio della guardia è molto insolito, una cerimonia che non ho mai visto. Le guardie camminano e sbattono al suolo i loro zoccoli tradizionali dando l’impressione del movimento dei cavalli. Il cerimoniale dura quasi 20 minuti ed è molto bello e particolare. Sicuramente da non perdere!

Affamati ce ne andiamo appena finisce “lo spettacolo”. Ci fermiamo davanti ad un ristorante “Marco Aspro Alogo” molto piccolo con tre tavolini sul ballatoio dell’entrata e dall’aspetto poco invitante. Abbiamo dato un’occhiata ai prezzi e presi dai morsi della fame ci accomodiamo.

Ordiniamo gamberi alla griglia, agnello (che è piaciuto molto), insalata e polpo. Birra e acqua, il tutto per 50€! Ci offre anche il cicchetto, un dolcino tipico e una bottiglietta d’acqua ad ognuno di noi, GRATIS!

A dispetto della prima impressione usciamo dal ristorante contenti e rifocillati, ce ne andiamo a L’Agorà, quella che, nell’antichità, fu la piazza principale di Atene. 

Il parco comprende una lunga struttura bianca con colonne su tre file, nell’area proprio di fronte alla struttura un giardino con tre statue, marmi e resti archeologici. Più avanti un sentiero che sale su una piccola altura dove c’è il tempio di Efesto.

Passeggiamo nell’area esterna e poi entriamo nella struttura bianca con le colonne. Saliamo al piano superiore dove ci sono busti di vari dei e personaggi dell’epoca e riproduzioni in scala dell’evoluzione nel tempo dell’Agorà e dell’Acropoli.

Finito il giro decidiamo di rientrare per rinfrescarci e riposare prima della cena. Abbiamo fatto almeno 15 km sotto al sole e siamo stanchi, ma abbiamo cercato di ottimizzare questa unica giornata ad Atene perché domani si parte. C’è molto da vedere ancora e la promessa è quella di tornare con più giorni a disposizione.

Riposati e rinfrescati ci avviamo alla ricerca di un posto dove cenare. 

Plaka è affollatissima! Ci sono così tante persone che non riusciamo a trovare posto nei ristoranti. Allora ci infiliamo per le vie interne e finalmente troviamo “Estia Tavern” un ristorante con tavoli all’aperto e non così pieno di gente. Dal menù i prezzi sembrano buoni. Abbiamo mangiato un’orata e un salmone alla griglia, un calamaro fritto (durissimo), una grigliata di carne, insalata, 4 birre e acqua. Speso 80€.

Finito di cenare facciamo un ultimo giro a Plaka per poi rientrare e andare a nanna.

Buona notte Grecia!

0
IndiaJodhpur

Jodhpur

Sesto giorno

Oggi partenza presto per Jodhpur, la città blu, per case colorate della città vecchia, dominata dalla fortezza cinquecentesca di Mehrangarh, che troneggia da un’altura sul sottostante deserto del Thar, il 10^ più vasto del mondo, che si estende per l’80% nel Rajasthan e per il 20% in Pakistan.

Prima di salire, visitiamo il Jaswant Thada, mausoleo in marmo bianco di Makrana, il miglior marmo del mondo dopo quello di Carrara. Le decorazioni e le grate in marmo traforato sono davvero pregevoli. Tutt’intorno, un giardino curatissimo con vari altari di sepoltura del maharaja in onore del quale la moglie lo fece costruire verso la fine dell’800 e di tutta la discendenza.

Come al solito, anche qui veniamo fermati da una famiglia indiana che chiede di fare una foto con noi, tutti ci guardano, ci indicano e ci sorridono entusiasti, siamo considerati molto esotici!

Poco distante, la fortezza ci accoglie con le sue mura e i suoi bastioni imponenti, passiamo per la Jai Pol, dove ci sono gli spuntoni sul portale a tre metri d’altezza, come dissuasori per gli attacchi dei nemici con gli elefanti e i bassorilievi delle impronte delle mani delle mogli dei maharaja che si immolavano compiendo la sari, cioè buttandosi vive nella pira del marito morto. Questa porta immette nelle tortuose stradine medievali, per poi aprirsi in edifici, cortili e chiostri risalenti a epoche diverse.

Jodhpur
Fortezza Mehrangarh

La fortezza, ancora gestita dai discendenti dal fondatore maharaja Rao Johda, sembra l’ambientazione del Trono di Spade o del Signore degli Anelli, con un’atmosfera epica e magica.

Dopo aver visitato ogni angolo e stanza reale fino all’ultima terrazza da dove si gode un fantastico panorama a 360°, scendiamo a piedi verso la città vecchia dove iniziamo a vedere le prime case colorate di blu, azzurro indaco, più o meno scolorito, su edifici quasi fatiscenti.

Man mano che scendiamo, la pace e la tranquillità della fortezza, lascia spazio al rumore assordante del traffico caotico della piazza della torre dell’orologio con il Sandar Market, bazar dove si vende di tutto, spezie, stoffe, cibo e artigianato.

È davvero difficile resistere alle sollecitazioni acustiche imposte di continuo dai guidatori locali, che spuntano da ogni parte, anche in mezzo ai banchi del bazar, e dopo poco gettiamo la spugna, e sebbene avremmo voluto girovagare e curiosare un po’ di più e fermarci a comprare qualcosa, desistiamo e ci rifugiamo  in un negozietto di spezie per fare qualche acquisto.

Nel frattempo, si è fatta sera e non ci resta che rientrare in albergo, il Plaza Hotel, apparentemente di buon livello ma che nasconde, invece, qualche pecca non trascurabile, come l’assegnazione di una camera che non era stata pulita! In compenso il  Wi-Fi finalmente funziona e la cena a buffet è molto buona, sempre con le solite pietanze di massima, ma ben cucinate.

0
AteneGrecia

Atene

Atene_39Acropoli di notte

14/08/2018

Questa mattina ci è arrivato un messaggio avvisandoci che la nave per Atene sarebbe arrivata con 1 ora di ritardo… quindi ce la prendiamo con calma.

Fatta la colazione cominciamo a raccogliere la nostra roba e a sistemare le valigie. Alle 12:00 dobbiamo lasciare la macchina al porto, come concordato con l’agenzia di noleggio e così facciamo.

Aspettiamo un paio d’ore e alle 14:00, finalmente ci imbarchiamo. Lasciamo Santorini con un pizzico di malinconia.

Abbiamo trascorso giorni bellissimi e molto intensi tra lunghe camminate, jacuzzi, cene in riva al mare, panorami, escursioni e tramonto. Ora dedichiamo un giorno ad Atene prima di rientrare in Italia noi e in Spagna Daniel e Ingrid.

Questa volta siamo su una nave veloce, la “Paros Jet” della compagnia SeaJet. All’interno ci dicono di accomodarci dove vogliamo nonostante sui nostri biglietti ci sono i numeri dei posti assegnati. Ci accomodiamo al centro e davanti al bar. 

Il viaggio dura 6 ore con due fermate: Naxos e Mikonos e il mare anche questa volta è parecchio mosso.

Alle 20:00 entriamo al Pireo (porto principale di Atene). Sbarcati dalla nave andiamo a cercare un taxi per l’appartamento preso con AirB&B che si trova a 20 m dal quartiere Plaka. Al secondo tentativo decidiamo per il taxi che chiede 25€ per il tragitto.

L’appartamento è molto semplice, funzionale e molto carino. Ci accolgono i proprietari, marito e moglie gentilissimi e ci danno le informazioni di routine sulla casa. Ci spiegano come raggiungere facilmente Plaka, l’Acropoli e il museo dell’Acropoli e poi ci salutano augurandoci una buona permanenza.

Una volta soli ci sistemiamo nelle stanze e usciamo per andare a cenare. Ci dirigiamo a Plaka, 5 min. a piedi.

Plaka è uno dei quartieri più antichi di Atene e si trova proprio sotto la collina dell’Acropoli. È molto bello, pittoresco e mantiene quasi intatta l’originaria struttura urbanistica costituita quasi completamente da case neoclassiche del XIX secolo. Probabilmente la zona più bella di Plaka è l’insediamento di Anafiotika con il tipico stile delle Cicladi (nome preso dagli operai che l’hanno costruito e che provenivano dall’isola di Anafi). La zona è molto movimentata con numerosi bar e taverne, e molti turisti. Un quartiere che merita di essere visitato.

In 5 minuti siamo all’entrata dell’antico quartiere pedonale molto affollato. Alziamo gli occhi e vediamo l’Acropoli illuminata… è suggestiva e imponente, sovrasta il quartiere come a volerlo osservare. 

Camminiamo pochi metri e arriviamo all’entrata sud dell’Acropoli che a quell’ora, ovviamente, è chiusa. Siamo veramente vicini dall’appartamento!

Proseguiamo e andiamo alla ricerca di un ristorante. Non vogliamo fare troppo tardi questa sera perché domani alle 8 vogliamo stare davanti ai cancelli dell’Acropoli, acquistare i biglietti e visitarla quando ancora non è troppo caldo.

Continuiamo la nostra passeggiata alla ricerca di un ristorante evitando il più possibile la ressa dei turisti (cosa difficile). Arriviamo alla piazza Lysiikratous con un piccolo giardino e il monumento di Lisicrate (Wikipedia: ricco patrono di esibizioni musicali nel Teatro di Dionisio) con intorno alcuni ristoranti. 

Scegliamo il “Diogenes” e ci accomodiamo. Prendiamo gamberi alla griglia, polpette di carne con riso, agnello e insalata. Da bere birra e acqua. 69€. Atene è meno cara di Santorini!

Al rientro ammiriamo di nuovo l’Acropoli… ci affascina!

0
IndiaJaisalmer

Jaisalmer

Quinto giorno

Oggi visitiamo la città di Jaisalmer, che significa sopra la collina, e infatti la fortezza si erge fino a 80 metri dalla pianura desertica sottostante. La sua costruzione risale al XII secolo, e nel tempo è stata la più importante e più ricca dell’India, in quanto città carovaniera situata sulla via della seta.

99 bastioni
Fortezza

Già dalla fine dell’800 e definitivamente dopo l’indipendenza del 1947, perse, però, tutta la sua importanza strategica per essere nuovamente valorizzata dal punto di vista turistico negli anni ottanta, e consacrata poi definitivamente dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Prima però facciamo una sosta al lago Gadi Sare, un lago sacro con delle isolette al centro su cui sorgono dei piccoli templi, un tempo appannaggio del maharaja e delle famiglia reale.

Su una sponda, c’è una porta fatta erigere da una prostituta, da cui prende il nome, che, vedendosi negato il permesso dal maharaja ma volendo a tutti i costi lasciare un segno per affrancarsi dalla considerazione negativa che la sua professione comportava, approfittò dell’assenza del sovrano per un lungo viaggio, per farla erigere ricorrendo, però, a uno stratagemma: sulla sommità fece porre un tempio, per cui il maharaja, al suo ritorno, non potè abbatterla.

E infatti è ancora lì, ed è anche molto bella.

Ci dirigiamo, quindi, verso la fortezza, a pianta triangolare con 99 bastioni di cui 3 già caduti per incuria, è un dedalo di stradine tortuose che serpeggiano tra edifici di arenaria gialla meravigliosamente intarsiati e una moltitudine di templi giainisti.

La religione giainista, è una derivazione dell’induismo, che non è una religione in sè, bensì una filosofia, non ha un fondatore, non ha un testo sacro da seguire ma solo precetti morali e comportamentali, ed è antichissima, risale a 5000 anni fa. Dall’induismo sono derivate tre religioni: chi voleva nutrirsi senza mangiare animali e prodotti della terra a contatto con animali, è giainista (una sorta di veganesimo esasperato), chi voleva dedicarsi alla meditazione è buddhista (e queste due religioni sono più o meno coeve, circa 800 anni dopo cristo), e chi voleva, invece, combattere i musulmani, è sikh.

Questi templi sono un capolavoro di cesello, con figure che rappresentano dei ma anche scene di vita quotidiana, e sono per questo testimonianze scolpite nella pietra. In un tempio, per esempio, sono raffigurate posizioni del kamasutra (kama = sesso, sutra = tecnica), e la ragione è molto pratica. In quel determinato periodo la popolazione stava diminuendo per le guerre, e pensarono di incoraggiare così la riproduzione per porre rimedio al calo demografico.

Dopo aver girovagato per le stradine piene di botteghe e di assillanti venditori, ci dirigiamo in città, al ristorante Trio, che si affaccia sul palazzo reale.

La cucina è pressoché sempre la stessa, con solo qualche variazione nella preparazione dei piatti, si inizia sempre con una zuppa, poi noodles con vegetali saltati, ceci o lenticchie in salsa, verdure miste stufate o in salsa di pomodoro, pollo tandori o al curry, qualche volta filetti di pesce saltato nel burro chiarificato, riso bianco d’accompagnamento.

Le spezie e le erbe all’interno delle preparazioni sono la nota distintiva della cucina indiana, che personalmente apprezzo molto.

Dopo pranzo, facciamo una breve sosta in hotel per rifocillarci, e poi ripartiamo alla volta del deserto del Than per una camminata sul dorso di un dromedario e per vedere il tramonto sulle dune.

Quando ormai è sera, rientriamo in hotel e assistitiamo a uno spettacolo folkloristico, con suonatori, danzatrici e una specie di “puparo”.

Questa sera per cena ci sono anche gli sconosciuti ker sangri, “fagioli del deserto”, che assomigliano nella forma ai cucunci, frutti del cappero, buonissimi!

Domani prevista sveglia presto per raggiungere Jodhpur. Buonanotte.

0
GreciaSantorini

White beach

13/08/2018

Le 9:00 la nostra colazione è già a tavola. Oggi vogliamo dedicarci al mare, spiaggia e sole ma siamo indecisi dove andare. Vogliamo cercare un posto con poco o meglio niente vento per far volare il drone e fare qualche ripresa.

Ci mettiamo in macchina e ci dirigiamo su una strada in discesa subito sotto il nostro appartamento. Arriviamo in un piccolo porticciolo dove ci sono alcune persone con indosso una muta e le attrezzature per fare immersione. Ma non c’è spiaggia e il vento, da questo lato dell’isola, è molto forte. Quindi torniamo indietro e andiamo alla Red Beach.

Quando arriviamo vediamo che una moltitudine di gente cammina in fila su un sentiero che porta alla rocciosa spiaggia di Red beach. Troppa gente… 

Cambiamo idea e andiamo alla White beach che sta subito dopo la Red ma che ci si arriva  da un’altra strada. Dopo un impervio percorso di strada sterrata e muli, arriviamo finalmente in questa caletta. Parcheggiamo e cerchiamo un posto tranquillo dove sistemarci.

Non c’è molta gente, e c’è un lido con ombrelloni e lettini anni 20, un bar ristorante e nient’altro. Mentre io vado a informarmi sui prezzi dell’ombrellone e lettini, Daniel va dal lato opposto, dietro un piccolo promontorio, per vedere se c’è un posticino tranquillo e magari con una zona d’ombra.

Dopo 10 minuti ci riuniamo per decidere cosa fare. Daniel ci dice che c’è un bel posto, isolato e con un bell’albero che garantisce l’ombra. Ci piace l’idea e andiamo li.

Il sentiero è roccioso ma non difficile, superiamo il piccolo promontorio e a 50 metri vediamo una spiaggia di alghe secche e rocce. C’è anche l’albero… il posto ci piace. Lungo il percorso camminiamo su un tratto di spiaggia ricoperto da tante piccole petre pomice, ecco perché White Beach!

Arriviamo e decisamente il posto è tranquillo, forse c’è un po’ di vento ma non è sgradevole. L’acqua del mare è limpida, si vedono i pesciolini dalla riva!

Le alghe secche rendono soffice il terreno. Sistemiamo i teli all’ombra dell’albero e ci sediamo ad osservare il posto. Il mare è calmo. Alla nostra sinistra a circa 300 metri da noi c’è la Red Beach e capiamo perché si chiama così: è un spiaggia ricavata dalla roccia rossa del monte sovrastante, sembra come una cava e ai piedi il lido con gli ombrelloni. Una cava di pietra di colore rosso scuro molto intenso.

Si vede la lunga fila di gente che arriva all’affollatissima Red Beach proveniente dalla strada dove ci eravamo fermati poco prima.

Il sole si fa sentire quindi ci mettiamo in acqua. Daniel e Ingrid hanno una maschera molto particolare: copre tutto il viso e si può respirare con il naso… sembrano due marziani! La temperatura dell’acqua è tiepida, quasi calda. Nuoto per un po’ in mezzo alle rocce vulcaniche insieme a tanti piccoli pesci… minuscoli.. sono quelli che puliscono tutto anche i miei piedi!

Quando Ingrid è rientrata a riva mi ha prestato la sua maschera per provare…fantastico! Ho nuotato dieci minuti buoni osservando il fondo e distinguendo perfettamente i pesci e i loro colori! La maschera ti permette di respirare senza difficoltà e se mi immergo il galleggiante chiude lo sfiatatoio e non entra neanche un goccio d’acqua. Bellissimo. L’unico pericolo è che non ti accorgi ne del tempo che passa mentre si osservano i fondali e neanche di quanto ti allontani dalla riva.

Quando rientro a riva contenta della nuotata in mezzo a tanti pesci colorati, mi accorgo che erano arrivati almeno 5 o 6 catamarani di fronte alla Red Beach e decine di persone si stavano tuffando dalla nave.

Ci riscaldiamo al sole passeggiando sulle alghe e cercando qualche pietra pomice da portare con noi. Ma decido di fare un altro bagno portando con me con me la GoPro e fare qualche ripresa.

Ho visto vari tipi di pesce, alcuni verdi uno a strisce rosse e nere e altri con un punto nero prima della pinna caudale. Bellissimi… spero di riprendere tutto per bene!

Quando rientro Dani decide di provare il drone. Comincia a montare il motore e le eliche e prova a farlo volare… il vento però non lo permette. Dopo alcuni tentativi decide di rimettere tutto a posto e buonanotte al secchio… che delusione.

Ci rilassiamo… si sta una meraviglia…

Alle 14:30 circa abbiamo tutti fame e decidiamo di andare al ristorante del lido vicino dove abbiamo parcheggiato la macchina, il ristorante “Kambia”.

Ci portano le cozze (secche e insapori!), insalata con tonno, insalata Santorini, spiedini di pollo, 3 birre e una bottiglia d’acqua. 72,50€ (scadente e costoso!)

Torniamo a casa. Jacuzzi e relax. Passiamo il pomeriggio leggendo e prendendo il sole sui lettini che abbiamo nella terrazza. Alterniamo jacuzzi e sole. Poi una bella doccia e il caffè. 

Isole al tramonto
Isole al tramonto

Decidiamo di andare a vedere il tramonto nei pressi del faro. Alle 19:30 partiamo ma non arriviamo al faro perché poco prima troviamo un’area di sosta tipo belvedere con panchine. Posto perfetto per contemplare il tramonto. Ci fermiamo e non siamo i soli, però una panchina libera la troviamo e comodamente aspettiamo il calar del sole… spettacolo della natura! 

I tramonti sul mare alla fine non sono tanto diversi gli uni dagli altri, ma il Sunset di Santorini fa si che la terra si tinge d’oro e la case bianche dell’isola diventano di colore arancione acceso. Un momento suggestivo che fotografiamo sperando di imprimere anche le sensazioni che stiamo vivendo.

Purtroppo il vento si sta facendo troppo impertinente e fastidioso, quindi riprendiamo la macchina e torniamo indietro per fermarci al ristorante “Aeolos”, indicato  anch’esso sulla cartina della receptionist e che sta proprio a ridosso della strada che porta da Akrotiris al faro. Ordiniamo moussaka tradizionale, gamberoni alla griglia, medaglioni di maiale in salsa di limone e parmigiano, moussaka con pesce, pite e ovviamente tzatziki. Birre e acqua, 86,50€. (non male).

Dopo la succulenta cena, rientriamo a casa e ci sediamo sui lettini ammirando il panorama e concludiamo la serata con un bicchiere di vino Gavalas rimasto della cena di ieri.

0