novembre 2018

IndiaRajasthan

Jodhpur

Sesto giorno

Oggi partenza presto per Jodhpur, la città blu, per case colorate della città vecchia, dominata dalla fortezza cinquecentesca di Mehrangarh, che troneggia da un’altura sul sottostante deserto del Thar, il 10^ più vasto del mondo, che si estende per l’80% nel Rajasthan e per il 20% in Pakistan.

Prima di salire, visitiamo il Jaswant Thada, mausoleo in marmo bianco di Makrana, il miglior marmo del mondo dopo quello di Carrara. Le decorazioni e le grate in marmo traforato sono davvero pregevoli. Tutt’intorno, un giardino curatissimo con vari altari di sepoltura del maharaja in onore del quale la moglie lo fece costruire verso la fine dell’800 e di tutta la discendenza.

Come al solito, anche qui veniamo fermati da una famiglia indiana che chiede di fare una foto con noi, tutti ci guardano, ci indicano e ci sorridono entusiasti, siamo considerati molto esotici!

Poco distante, la fortezza ci accoglie con le sue mura e i suoi bastioni imponenti, passiamo per la Jai Pol, dove ci sono gli spuntoni sul portale a tre metri d’altezza, come dissuasori per gli attacchi dei nemici con gli elefanti e i bassorilievi delle impronte delle mani delle mogli dei maharaja che si immolavano compiendo la sari, cioè buttandosi vive nella pira del marito morto. Questa porta immette nelle tortuose stradine medievali, per poi aprirsi in edifici, cortili e chiostri risalenti a epoche diverse.

Jodhpur
Fortezza Mehrangarh

La fortezza, ancora gestita dai discendenti dal fondatore maharaja Rao Johda, sembra l’ambientazione del Trono di Spade o del Signore degli Anelli, con un’atmosfera epica e magica.

Dopo aver visitato ogni angolo e stanza reale fino all’ultima terrazza da dove si gode un fantastico panorama a 360°, scendiamo a piedi verso la città vecchia dove iniziamo a vedere le prime case colorate di blu, azzurro indaco, più o meno scolorito, su edifici quasi fatiscenti. Man mano che scendiamo, la pace e la tranquillità della fortezza, lascia spazio al rumore assordante del traffico caotico della piazza della torre dell’orologio con il Sandar Market, bazar dove si vende di tutto, spezie, stoffe, cibo e artigianato.

È davvero difficile resistere alle sollecitazioni acustiche imposte di continuo dai guidatori locali, che spuntano da ogni parte, anche in mezzo ai banchi del bazar, e dopo poco gettiamo la spugna, e sebbene avremmo voluto girovagare e curiosare un po’ di più e fermarci a comprare qualcosa, desistiamo e ci rifugiamo  in un negozietto di spezie per fare qualche acquisto.

Nel frattempo, si è fatta sera e non ci resta che rientrare in albergo, il Plaza Hotel, apparentemente di buon livello ma che nasconde, invece, qualche pecca non trascurabile, come l’assegnazione di una camera che non era stata pulita! In compenso il  Wi-Fi finalmente funziona e la cena a buffet è molto buona, sempre con le solite pietanze di massima, ma ben cucinate.

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AteneGrecia

Atene

Atene_39Acropoli di notte

14/08/2018

Questa mattina ci è arrivato un messaggio avvisandoci che la nave per Atene sarebbe arrivata con 1 ora di ritardo… quindi ce la prendiamo con calma.

Fatta la colazione cominciamo a raccogliere la nostra roba e a sistemare le valigie. Alle 12:00 dobbiamo lasciare la macchina al porto, come concordato con l’agenzia di noleggio e così facciamo.

Aspettiamo un paio d’ore e alle 14:00, finalmente ci imbarchiamo. Lasciamo Santorini con un pizzico di malinconia. Abbiamo trascorso giorni bellissimi e molto intensi tra lunghe camminate, jacuzzi, cene in riva al mare, panorami, escursioni e tramonto. Ora dedichiamo un giorno ad Atene prima di rientrare in Italia noi e in Spagna Daniel e Ingrid.

Questa volta siamo su una nave veloce, la “Paros Jet” della compagnia SeaJet. All’interno ci dicono di accomodarci dove vogliamo nonostante sui nostri biglietti ci sono i numeri dei posti assegnati. Ci accomodiamo al centro e davanti al bar. 

Il viaggio dura 6 ore con due fermate: Naxos e Mikonos e il mare anche questa volta è parecchio mosso.

Alle 20:00 entriamo al Pireo (porto principale di Atene). Sbarcati dalla nave andiamo a cercare un taxi per l’appartamento preso con AirB&B che si trova a 20 m dal quartiere Plaka. Al secondo tentativo decidiamo per il taxi che chiede 25€ per il tragitto.

L’appartamento è molto semplice, funzionale e molto carino. Ci accolgono i proprietari, marito e moglie gentilissimi e ci danno le informazioni di routine sulla casa. Ci spiegano come raggiungere facilmente Plaka, l’Acropoli e il museo dell’Acropoli e poi ci salutano augurandoci una buona permanenza.

Una volta soli ci sistemiamo nelle stanze e usciamo per andare a cenare. Ci dirigiamo a Plaka, 5 min. a piedi.

Plaka è uno dei quartieri più antichi di Atene e si trova proprio sotto la collina dell’Acropoli. È molto bello, pittoresco e mantiene quasi intatta l’originaria struttura urbanistica costituita quasi completamente da case neoclassiche del XIX secolo. Probabilmente la zona più bella di Plaka è l’insediamento di Anafiotika con il tipico stile delle Cicladi (nome preso dagli operai che l’hanno costruito e che provenivano dall’isola di Anafi). La zona è molto movimentata con numerosi bar e taverne, e molti turisti. Un quartiere che merita di essere visitato.

In 5 minuti siamo all’entrata dell’antico quartiere pedonale molto affollato. Alziamo gli occhi e vediamo l’Acropoli illuminata… è suggestiva e imponente, sovrasta il quartiere come a volerlo osservare. 

Camminiamo pochi metri e arriviamo all’entrata sud dell’Acropoli che a quell’ora, ovviamente, è chiusa. Siamo veramente vicini dall’appartamento!

Proseguiamo e andiamo alla ricerca di un ristorante. Non vogliamo fare troppo tardi questa sera perché domani alle 8 vogliamo stare davanti ai cancelli dell’Acropoli, acquistare i biglietti e visitarla quando ancora non è troppo caldo.

Continuiamo la nostra passeggiata alla ricerca di un ristorante evitando il più possibile la ressa dei turisti (cosa difficile). Arriviamo alla piazza Lysiikratous con un piccolo giardino e il monumento di Lisicrate (Wikipedia: ricco patrono di esibizioni musicali nel Teatro di Dionisio) con intorno alcuni ristoranti. 

Scegliamo il “Diogenes” e ci accomodiamo. Prendiamo gamberi alla griglia, polpette di carne con riso, agnello e insalata. Da bere birra e acqua. 69€. Atene è meno cara di Santorini!

Al rientro ammiriamo di nuovo l’Acropoli… ci affascina!

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IndiaRajasthan

Jaisalmer

Quinto giorno

Oggi visitiamo la città di Jaisalmer, che significa sopra la collina, e infatti la fortezza si erge fino a 80 metri dalla pianura desertica sottostante. La sua costruzione risale al XII secolo, e nel tempo è stata la più importante e più ricca dell’India, in quanto città carovaniera situata sulla via della seta.

99 bastioni
Fortezza

Già dalla fine dell’800 e definitivamente dopo l’indipendenza del 1947, perse, però, tutta la sua importanza strategica per essere nuovamente valorizzata dal punto di vista turistico negli anni ottanta, e consacrata poi definitivamente dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Prima però facciamo una sosta al lago Gadi Sare, un lago sacro con delle isolette al centro su cui sorgono dei piccoli templi, un tempo appannaggio del maharaja e delle famiglia reale. Su una sponda, c’è una porta fatta erigere da una prostituta, da cui prende il nome, che, vedendosi negato il permesso dal maharaja ma volendo a tutti i costi lasciare un segno per affrancarsi dalla considerazione negativa che la sua professione comportava, approfittò dell’assenza del sovrano per un lungo viaggio, per farla erigere ricorrendo, però, a uno stratagemma: sulla sommità fece porre un tempio, per cui il maharaja, al suo ritorno, non potè abbatterla. E infatti è ancora lì, ed è anche molto bella.

Ci dirigiamo, quindi, verso la fortezza, a pianta triangolare con 99 bastioni di cui 3 già caduti per incuria, è un dedalo di stradine tortuose che serpeggiano tra edifici di arenaria gialla meravigliosamente intarsiati e una moltitudine di templi giainisti.

La religione giainista, è una derivazione dell’induismo, che non è una religione in sè, bensì una filosofia, non ha un fondatore, non ha un testo sacro da seguire ma solo precetti morali e comportamentali, ed è antichissima, risale a 5000 anni fa. Dall’induismo sono derivate tre religioni: chi voleva nutrirsi senza mangiare animali e prodotti della terra a contatto con animali, è giainista (una sorta di veganesimo esasperato), chi voleva dedicarsi alla meditazione è buddhista (e queste due religioni sono più o meno coeve, circa 800 anni dopo cristo), e chi voleva, invece, combattere i musulmani, è sikh.

Questi templi sono un capolavoro di cesello, con figure che rappresentano dei ma anche scene di vita quotidiana, e sono per questo testimonianze scolpite nella pietra. In un tempio, per esempio, sono raffigurate posizioni del kamasutra (kama = sesso, sutra = tecnica), e la ragione è molto pratica. In quel determinato periodo la popolazione stava diminuendo per le guerre, e pensarono di incoraggiare così la riproduzione per porre rimedio al calo demografico.

Dopo aver girovagato per le stradine piene di botteghe e di assillanti venditori, ci dirigiamo in città, al ristorante Trio, che si affaccia sul palazzo reale. La cucina è pressoché sempre la stessa, con solo qualche variazione nella preparazione dei piatti, si inizia sempre con una zuppa, poi noodles con vegetali saltati, ceci o lenticchie in salsa, verdure miste stufate o in salsa di pomodoro, pollo tandori o al curry, qualche volta filetti di pesce saltato nel burro chiarificato, riso bianco d’accompagnamento. Le spezie e le erbe all’interno delle preparazioni sono la nota distintiva della cucina indiana, che personalmente apprezzo molto.

Dopo pranzo, facciamo una breve sosta in hotel per rifocillarci, e poi ripartiamo alla volta del deserto del Than per una camminata sul dorso di un dromedario e per vedere il tramonto sulle dune.

Quando ormai è sera, rientriamo in hotel e assistitiamo a uno spettacolo folkloristico, con suonatori, danzatrici e una specie di “puparo”.

Questa sera per cena ci sono anche gli sconosciuti ker sangri, “fagioli del deserto”, che assomigliano nella forma ai cucunci, frutti del cappero, buonissimi!

Domani prevista sveglia presto per raggiungere Jodhpur. Buonanotte.

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GreciaSantorini

White beach

13/08/2018

Le 9:00 la nostra colazione è già a tavola. Oggi vogliamo dedicarci al mare, spiaggia e sole ma siamo indecisi dove andare. Vogliamo cercare un posto con poco o meglio niente vento per far volare il drone e fare qualche ripresa.

Ci mettiamo in macchina e ci dirigiamo su una strada in discesa subito sotto il nostro appartamento. Arriviamo in un piccolo porticciolo dove ci sono alcune persone con indosso una muta e le attrezzature per fare immersione. Ma non c’è spiaggia e il vento, da questo lato dell’isola, è molto forte. Quindi torniamo indietro e andiamo alla Red Beach.

Quando arriviamo vediamo che una moltitudine di gente cammina in fila su un sentiero che porta alla rocciosa spiaggia di Red beach. Troppa gente… 

Cambiamo idea e andiamo alla White beach che sta subito dopo la Red ma che ci si arriva  da un’altra strada. Dopo un impervio percorso di strada sterrata e muli, arriviamo finalmente in questa caletta. Parcheggiamo e cerchiamo un posto tranquillo dove sistemarci.

Non c’è molta gente, e c’è un lido con ombrelloni e lettini anni 20, un bar ristorante e nient’altro. Mentre io vado a informarmi sui prezzi dell’ombrellone e lettini, Daniel va dal lato opposto, dietro un piccolo promontorio, per vedere se c’è un posticino tranquillo e magari con una zona d’ombra.

Dopo 10 minuti ci riuniamo per decidere cosa fare. Daniel ci dice che c’è un bel posto, isolato e con un bell’albero che garantisce l’ombra. Ci piace l’idea e andiamo li.

Il sentiero è roccioso ma non difficile, superiamo il piccolo promontorio e a 50 metri vediamo una spiaggia di alghe secche e rocce. C’è anche l’albero… il posto ci piace. Lungo il percorso camminiamo su un tratto di spiaggia ricoperto da tante piccole petre pomice, ecco perché White Beach!

Arriviamo e decisamente il posto è tranquillo, forse c’è un po’ di vento ma non è sgradevole. L’acqua del mare è limpida, si vedono i pesciolini dalla riva!

Le alghe secche rendono soffice il terreno. Sistemiamo i teli all’ombra dell’albero e ci sediamo ad osservare il posto. Il mare è calmo. Alla nostra sinistra a circa 300 metri da noi c’è la Red Beach e capiamo perché si chiama così: è un spiaggia ricavata dalla roccia rossa del monte sovrastante, sembra come una cava e ai piedi il lido con gli ombrelloni. Una cava di pietra di colore rosso scuro molto intenso.

Si vede la lunga fila di gente che arriva all’affollatissima Red Beach proveniente dalla strada dove ci eravamo fermati poco prima.

Il sole si fa sentire quindi ci mettiamo in acqua. Daniel e Ingrid hanno una maschera molto particolare: copre tutto il viso e si può respirare con il naso… sembrano due marziani! La temperatura dell’acqua è tiepida, quasi calda. Nuoto per un po’ in mezzo alle rocce vulcaniche insieme a tanti piccoli pesci… minuscoli.. sono quelli che puliscono tutto anche i miei piedi!

Quando Ingrid è rientrata a riva mi ha prestato la sua maschera per provare…fantastico! Ho nuotato dieci minuti buoni osservando il fondo e distinguendo perfettamente i pesci e i loro colori! La maschera ti permette di respirare senza difficoltà e se mi immergo il galleggiante chiude lo sfiatatoio e non entra neanche un goccio d’acqua. Bellissimo. L’unico pericolo è che non ti accorgi ne del tempo che passa mentre si osservano i fondali e neanche di quanto ti allontani dalla riva.

Quando rientro a riva contenta della nuotata in mezzo a tanti pesci colorati, mi accorgo che erano arrivati almeno 5 o 6 catamarani di fronte alla Red Beach e decine di persone si stavano tuffando dalla nave.

Ci riscaldiamo al sole passeggiando sulle alghe e cercando qualche pietra pomice da portare con noi. Ma decido di fare un altro bagno portando con me con me la GoPro e fare qualche ripresa. Ho visto vari tipi di pesce, alcuni verdi uno a strisce rosse e nere e altri con un punto nero prima della pinna caudale. Bellissimi… spero di riprendere tutto per bene!

Quando rientro Dani decide di provare il drone. Comincia a montare il motore e le eliche e prova a farlo volare… il vento però non lo permette. Dopo alcuni tentativi decide di rimettere tutto a posto e buonanotte al secchio… che delusione.

Ci rilassiamo… si sta una meraviglia…

Alle 14:30 circa abbiamo tutti fame e decidiamo di andare al ristorante del lido vicino dove abbiamo parcheggiato la macchina, il ristorante “Kambia”. Ci portano le cozze (secche e insapori!), insalata con tonno, insalata Santorini, spiedini di pollo, 3 birre e una bottiglia d’acqua. 72,50€ (scadente e costoso!)

Torniamo a casa. Jacuzzi e relax. Passiamo il pomeriggio leggendo e prendendo il sole sui lettini che abbiamo nella terrazza. Alterniamo jacuzzi e sole. Poi una bella doccia e il caffè. 

Isole al tramonto
Isole al tramonto

Decidiamo di andare a vedere il tramonto nei pressi del faro. Alle 19:30 partiamo ma non arriviamo al faro perché poco prima troviamo un’area di sosta tipo belvedere con panchine. Posto perfetto per contemplare il tramonto. Ci fermiamo e non siamo i soli, però una panchina libera la troviamo e comodamente aspettiamo il calar del sole… spettacolo della natura! 

I tramonti sul mare alla fine non sono tanto diversi gli uni dagli altri, ma il Sunset di Santorini fa si che la terra si tinge d’oro e la case bianche dell’isola diventano di colore arancione acceso. Un momento suggestivo che fotografiamo sperando di imprimere anche le sensazioni che stiamo vivendo.

Purtroppo il vento si sta facendo troppo impertinente e fastidioso, quindi riprendiamo la macchina e torniamo indietro per fermarci al ristorante “Aeolos”, indicato  anch’esso sulla cartina della receptionist e che sta proprio a ridosso della strada che porta da Akrotiris al faro. Ordiniamo moussaka tradizionale, gamberoni alla griglia, medaglioni di maiale in salsa di limone e parmigiano, moussaka con pesce, pite e ovviamente tzatziki. Birre e acqua, 86,50€. (non male).

Dopo la succulenta cena, rientriamo a casa e ci sediamo sui lettini ammirando il panorama e concludiamo la serata con un bicchiere di vino Gavalas rimasto della cena di ieri.

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