IndiaRajasthan

Mandawa

Secondo giorno

Oggi partenza per il Rajashan, che significa terra dei Raja, dei re. Destinazione Mandawa, piccola cittadina famosa per i suoi Haveli, edifici affrescati nella provincia di Ariana, che significa migliore, da qui l’origine della nostra etnia, quella indioeuropea, e da qui probabilmente il delirio della rivendicazione della razza pura, eletta, migliore delle altre appunto.

Rajashan
Hotel

L’India ha varie etnie, ognuna delle quali si differenzia per le varie gradazioni del colore della pelle, al nord è più chiara e via via che si scende al sud diventa più scura, scendendo anche nella considerazione sociale. Sembra assurdo, ma è così.

 

Dobbiamo percorrere circa 200 km. di strade molto disagiate, a due corsie, con le macchine che continuamente arrivano di fronte in sorpasso e fino all’ultimo sembrano venirti addosso e poi all’improvviso ti evitano, uno spavento continuo a cui non siamo abituati, insieme a persone e animali che attraversano o sostano in mezzo alla strada. Tutti suonano all’impazzata e questo sembra essere l’unico deterrente al caos.

Lungo la strada, passiamo per vari villaggi e prendiamo anche un acquazzone pomeridiano tipico del periodo monsonico. Ma dopo una pioggia torrenziale che riduce la strada a una specie di palude piena di buche impossibili da evitare, torna il sole e riusciamo ad arrivare a Mandawa senza pioggia per poterla visitare in pace.

L’hotel si trova all’interno di un forte del XVII secolo di una bellezza decadente davvero unica. Sembra un immenso labirinto di scale e terrazze, con un meraviglioso giardino e una grande piscina. Lasciamo i bagagli e andiamo subito a fare un giro per la cittadina, famosa per i suoi haveli, edifici nobiliari e della ricca borghesia della regione, alcuni restaurati e adibiti a Guest House e ristoranti, altri lasciati andare in rovina.

L’Haveli è un edificio decorato con affreschi raffiguranti scene di vita quotidiana e divinità indù ( e c’è l’imbarazzo della scelta, visto che sono 365 milioni),  con portali di legno tech intarsiato e chiostri verdeggianti.

Sono presenti qui perché l’ariana è stata la regione più ricca dell’India per più di 8 secoli, trovandosi sulla via della seta, tra l’europa e l’oriente, era al centro del commercio e del traffico delle merci e qui i ricchi mercanti edificarono questi edifici magnifici, dove viveva tutta la famiglia al completo, a volte composta anche di 50 persone. Poi, verso la fine del XIX tutto cambiò. Inizialmente gli inglesi imposero delle tasse altissime, proprio in virtù della ricchezza della regione, per cui i mercanti si spostarono a Mombay, poi, dopo l’indipendenzia del 1947 e la costituzione dello stato del Pakistan in territori prima appartenenti all’india, la frontiera tra gli stati fece il resto. La regione perse ogni sua prerogativa e finì nell’oblio. Rimane comunque, proprio per la questa sua decadenza, molto suggestiva. 

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