Hanna

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AteneGrecia

Acropoli

15/08/2018

Prima di partire per le vacanze abbiamo cercato on-line i tickets per l’Acropoli ma non siamo riuscite a trovare nulla. Ora, davanti ai cancelli d’accesso, leggiamo che il sito per l’acquisto on-line dei biglietti è: https://etickets.tap.gr. L’entrata costa 20€ a persona. 

Entriamo e cominciamo a salire. Il sito è bellissimo e le parole per descriverlo sono poche e sicuramente non rendono bene l’idea. Abbiamo fatto tante foto che potrete vedere nella galleria delle immagini.

Il giro dell’Acropoli può iniziare dal lato sud o da quello nord (unici accessi al sito archeologico). Noi entriamo dal lato sud e camminiamo verso l’Odeo di Erode Attico. E’ chiuso. Lo vediamo dall’alto, non è molto grande ma sembra ben tenuto e, inoltre, ci sono le attrezzature (luci e palco) che dimostrano che ancor oggi viene utilizzato per manifestazioni di tipo teatrale. 

Proseguiamo il sentiero che porta all’entrata dell’Acropoli con a destra il tempio di Atena. Saliamo sulla scalinata in marmo lucido e splendente che precede l’accesso vero e proprio all’Acropoli e arriviamo al Partenone (in restauro). Giriamo intorno al grande tempio per fotografare il lato senza impalcatura. Il sito è straordinario, grande e con resti di pietre e marmi ovunque.

Continuiamo a camminare fotografando tutto, pietre a terra, colonne cadute, piedistalli messi in fila, capitelli e resti di ogni genere. La cosa che più mi piace è l’antico tempio di Atena Poliàs e l’Eretteo con la loggia e le Cariatidi. 

In realtà tutto è stupefacente, ogni angolo è un motivo per fotografare, persino il panorama. Dall’alto dei 156m s.l.m. la vista su Atene arriva al mare da una parte e alle montagne dall’altra. Case bianche, tempi, teatri, giardini l’Agorà… senza parole…

Scendiamo verso est e giriamo intorno al monte. Passiamo sopra al teatro di Dionisio che è molto più grande dell’Odeo di Erode Attico. Arriviamo alla grotta di Aglaureion e proseguiamo per il Peripatos, percorso circolare intorno alla rocca, verso il santuario di Afrodite ed Eros. Raggiungiamo le pendici della collina dell’Areopago tra l’acropoli e l’Agorà. Per salire sulla collina dobbiamo uscire dall’accesso nord. 

La collina non è molto alta e non sarebbe pericoloso salire se non fosse per le rocce lisce e scivolose, bisogna fare molta attenzione! Da questa altura abbiamo fotografato l’Acropoli, l’Agorà e il tempio di Efesto. 

Osserviamo la scalinata di marmo davanti l’entrata dell’Acropoli e vediamo che si è riempita di turisti, soprattutto da coloro che provengono dalle navi da crociera, riconoscibili dall’adesivo che ognuno di loro ha attaccato alla maglia. 

Meno male siamo entrati presto! 

Comincia a fare parecchio caldo.

Scendiamo dalla collina e ci avviamo lungo la strada del rientro per andare al Museo dell’Acropoli. Lungo tutto il cammino ci sono reperti archeologici sistemati a terra in modo ordinato. Arriviamo al museo.

Sono le 12:00 circa. C’è una breve fila per entrare e l’accesso costa 5€ a persona. 

“La struttura architettonica contempera tre necessità fondamentali: garantire il contatto visivo con i Monumenti dell’Acropoli, consentire l’esposizione completa della decorazione scultorea in marmo del Partenone e assicurare la coesistenza dell’edificio con lo scavo archeologico presente nel livello sottostante.”

Infatti, l’ingresso esterno (coperto da una terrazza molto grande e moderna) alterna pavimentazione in cemento con grandi riquadri in vetro per far vedere i resti della città antica che si trova proprio sotto al museo e probabilmente in tutta la zona.

Un lato dell’ingresso, invece, è aperto e si vede perfettamente che ci sono ancora scavi archeologici, si vedono recinti di abitazioni, pozzi, canali di scolo, stradine… una città! 

“Il museo dell’Acropoli è stato progettato per ospitare i reperti venuti alla luce sulla rocca dell’Acropoli e alle sue pendici. Sorge nel distretto storico di “Makrighianni”, 300 metri a sud dell’Acropoli. All’interno della “Sala Partenone”, per accogliere integralmente il fregio del tempio è stato appositamente progettato un nucleo rettangolare di calcestruzzo, identico nelle dimensioni e nell’orientamento alla cella del Partenone.

Osservando il livello sottostante, il Museo sembra sospeso nell’aria grazie alla presenza di  oltre 100 pilastri di sostegno posti a formare un’imponente struttura di protezione intorno allo scavo archeologico.

Le unità espositive si sviluppano su tre livelli ai quali si aggiunge il livello sottostante, che ospita lo scavo archeologico. https://www.theacropolismuseum.gr

Abbiamo visitato il museo in tutti i suoi livelli, tranne lo scavo archeologico che è chiuso.

Usciamo dopo circa un’ora e mezza e andiamo di nuovo a Plaka. Ci fermiamo a prendere uno yogurt e una bella birra… fa caldo!

Nel frattempo leggiamo che al Parlamento ogni ora in punto c’è il cambio della guardia al milite ignoto e manca poco alle 14:00, così ci avviamo.

Per arrivare al Parlamento, a un centinaio di metri di distanza, passiamo davanti ai resti del tempio di Zeus. 

“Il tempio era costruito in marmo pentelico e misurava 108 metri in lunghezza e 41 in larghezza. Consisteva in 104 colonne corinzie, ognuna alta 17 metri. Solo 15 di queste colonne rimangono tuttora in piedi. La sedicesima colonna venne colpita da un fulmine durante un temporale nel 1852 e cadde sull’antica pavimentazione del tempio, dove è stata lasciata. Dell’imponente tempio rimangono, oltre alle colonne, il crepidoma e alcune porzioni dell’architrave tripartito. Wikipedia

Arriviamo davanti al Parlamento e già ci sono alcune persone in attesa. Aspettiamo anche noi. I due militari “Euzoni”, in uniforme tradizionale, stanno immobili ognuno a fianco del proprio casotto di riparo bianco e azzurro. Un altro soldato, vestito con la mimetica militare classica, passa da una guardia all’altra per asciugarli dal sudore con un fazzoletto e soffia loro il viso per rinfrescarli. Sistema la loro uniforme e il fez rosso con una nappa nera di seta, aggiusta la posizione dei fucili che hanno in mano e ci avvisa che dobbiamo dividerci in due file per far passare gli Euzoni che daranno il cambio e che sono in arrivo dalla strada principale.

Euzoni
Cambio della guardia

Lo spettacolo del cambio della guardia è molto insolito, una cerimonia che non ho mai visto. Le guardie camminano e sbattono al suolo i loro zoccoli tradizionali dando l’impressione del movimento dei cavalli. Il cerimoniale dura quasi 20 minuti ed è molto bello e particolare. Sicuramente da non perdere!

Affamati ce ne andiamo appena finisce “lo spettacolo”. Ci fermiamo davanti ad un ristorante “Marco Aspro Alogo” molto piccolo con tre tavolini sul ballatoio dell’entrata e dall’aspetto poco invitante. Abbiamo dato un’occhiata ai prezzi e presi dai morsi della fame ci accomodiamo.

Ordiniamo gamberi alla griglia, agnello (che è piaciuto molto), insalata e polpo. Birra e acqua, il tutto per 50€! Ci offre anche il cicchetto, un dolcino tipico e una bottiglietta d’acqua ad ognuno di noi, GRATIS!

A dispetto della prima impressione usciamo dal ristorante contenti e rifocillati, ce ne andiamo a L’Agorà, quella che, nell’antichità, fu la piazza principale di Atene. 

Il parco comprende una lunga struttura bianca con colonne su tre file, nell’area proprio di fronte alla struttura un giardino con tre statue, marmi e resti archeologici. Più avanti un sentiero che sale su una piccola altura dove c’è il tempio di Efesto.

Passeggiamo nell’area esterna e poi entriamo nella struttura bianca con le colonne. Saliamo al piano superiore dove ci sono busti di vari dei e personaggi dell’epoca e riproduzioni in scala dell’evoluzione nel tempo dell’Agorà e dell’Acropoli.

Finito il giro decidiamo di rientrare per rinfrescarci e riposare prima della cena. Abbiamo fatto almeno 15 km sotto al sole e siamo stanchi, ma abbiamo cercato di ottimizzare questa unica giornata ad Atene perché domani si parte. C’è molto da vedere ancora e la promessa è quella di tornare con più giorni a disposizione.

Riposati e rinfrescati ci avviamo alla ricerca di un posto dove cenare. 

Plaka è affollatissima! Ci sono così tante persone che non riusciamo a trovare posto nei ristoranti. Allora ci infiliamo per le vie interne e finalmente troviamo “Estia Tavern” un ristorante con tavoli all’aperto e non così pieno di gente. Dal menù i prezzi sembrano buoni. Abbiamo mangiato un’orata e un salmone alla griglia, un calamaro fritto (durissimo), una grigliata di carne, insalata, 4 birre e acqua. Speso 80€.

Finito di cenare facciamo un ultimo giro a Plaka per poi rientrare e andare a nanna.

Buona notte Grecia!

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Atene

Atene_39Acropoli di notte

14/08/2018

Questa mattina ci è arrivato un messaggio avvisandoci che la nave per Atene sarebbe arrivata con 1 ora di ritardo… quindi ce la prendiamo con calma.

Fatta la colazione cominciamo a raccogliere la nostra roba e a sistemare le valigie. Alle 12:00 dobbiamo lasciare la macchina al porto, come concordato con l’agenzia di noleggio e così facciamo.

Aspettiamo un paio d’ore e alle 14:00, finalmente ci imbarchiamo. Lasciamo Santorini con un pizzico di malinconia. Abbiamo trascorso giorni bellissimi e molto intensi tra lunghe camminate, jacuzzi, cene in riva al mare, panorami, escursioni e tramonto. Ora dedichiamo un giorno ad Atene prima di rientrare in Italia noi e in Spagna Daniel e Ingrid.

Questa volta siamo su una nave veloce, la “Paros Jet” della compagnia SeaJet. All’interno ci dicono di accomodarci dove vogliamo nonostante sui nostri biglietti ci sono i numeri dei posti assegnati. Ci accomodiamo al centro e davanti al bar. 

Il viaggio dura 6 ore con due fermate: Naxos e Mikonos e il mare anche questa volta è parecchio mosso.

Alle 20:00 entriamo al Pireo (porto principale di Atene). Sbarcati dalla nave andiamo a cercare un taxi per l’appartamento preso con AirB&B che si trova a 20 m dal quartiere Plaka. Al secondo tentativo decidiamo per il taxi che chiede 25€ per il tragitto.

L’appartamento è molto semplice, funzionale e molto carino. Ci accolgono i proprietari, marito e moglie gentilissimi e ci danno le informazioni di routine sulla casa. Ci spiegano come raggiungere facilmente Plaka, l’Acropoli e il museo dell’Acropoli e poi ci salutano augurandoci una buona permanenza.

Una volta soli ci sistemiamo nelle stanze e usciamo per andare a cenare. Ci dirigiamo a Plaka, 5 min. a piedi.

Plaka è uno dei quartieri più antichi di Atene e si trova proprio sotto la collina dell’Acropoli. È molto bello, pittoresco e mantiene quasi intatta l’originaria struttura urbanistica costituita quasi completamente da case neoclassiche del XIX secolo. Probabilmente la zona più bella di Plaka è l’insediamento di Anafiotika con il tipico stile delle Cicladi (nome preso dagli operai che l’hanno costruito e che provenivano dall’isola di Anafi). La zona è molto movimentata con numerosi bar e taverne, e molti turisti. Un quartiere che merita di essere visitato.

In 5 minuti siamo all’entrata dell’antico quartiere pedonale molto affollato. Alziamo gli occhi e vediamo l’Acropoli illuminata… è suggestiva e imponente, sovrasta il quartiere come a volerlo osservare. 

Camminiamo pochi metri e arriviamo all’entrata sud dell’Acropoli che a quell’ora, ovviamente, è chiusa. Siamo veramente vicini dall’appartamento!

Proseguiamo e andiamo alla ricerca di un ristorante. Non vogliamo fare troppo tardi questa sera perché domani alle 8 vogliamo stare davanti ai cancelli dell’Acropoli, acquistare i biglietti e visitarla quando ancora non è troppo caldo.

Continuiamo la nostra passeggiata alla ricerca di un ristorante evitando il più possibile la ressa dei turisti (cosa difficile). Arriviamo alla piazza Lysiikratous con un piccolo giardino e il monumento di Lisicrate (Wikipedia: ricco patrono di esibizioni musicali nel Teatro di Dionisio) con intorno alcuni ristoranti. 

Scegliamo il “Diogenes” e ci accomodiamo. Prendiamo gamberi alla griglia, polpette di carne con riso, agnello e insalata. Da bere birra e acqua. 69€. Atene è meno cara di Santorini!

Al rientro ammiriamo di nuovo l’Acropoli… ci affascina!

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White beach

13/08/2018

Le 9:00 la nostra colazione è già a tavola. Oggi vogliamo dedicarci al mare, spiaggia e sole ma siamo indecisi dove andare. Vogliamo cercare un posto con poco o meglio niente vento per far volare il drone e fare qualche ripresa.

Ci mettiamo in macchina e ci dirigiamo su una strada in discesa subito sotto il nostro appartamento. Arriviamo in un piccolo porticciolo dove ci sono alcune persone con indosso una muta e le attrezzature per fare immersione. Ma non c’è spiaggia e il vento, da questo lato dell’isola, è molto forte. Quindi torniamo indietro e andiamo alla Red Beach.

Quando arriviamo vediamo che una moltitudine di gente cammina in fila su un sentiero che porta alla rocciosa spiaggia di Red beach. Troppa gente… 

Cambiamo idea e andiamo alla White beach che sta subito dopo la Red ma che ci si arriva  da un’altra strada. Dopo un impervio percorso di strada sterrata e muli, arriviamo finalmente in questa caletta. Parcheggiamo e cerchiamo un posto tranquillo dove sistemarci.

Non c’è molta gente, e c’è un lido con ombrelloni e lettini anni 20, un bar ristorante e nient’altro. Mentre io vado a informarmi sui prezzi dell’ombrellone e lettini, Daniel va dal lato opposto, dietro un piccolo promontorio, per vedere se c’è un posticino tranquillo e magari con una zona d’ombra.

Dopo 10 minuti ci riuniamo per decidere cosa fare. Daniel ci dice che c’è un bel posto, isolato e con un bell’albero che garantisce l’ombra. Ci piace l’idea e andiamo li.

Il sentiero è roccioso ma non difficile, superiamo il piccolo promontorio e a 50 metri vediamo una spiaggia di alghe secche e rocce. C’è anche l’albero… il posto ci piace. Lungo il percorso camminiamo su un tratto di spiaggia ricoperto da tante piccole petre pomice, ecco perché White Beach!

Arriviamo e decisamente il posto è tranquillo, forse c’è un po’ di vento ma non è sgradevole. L’acqua del mare è limpida, si vedono i pesciolini dalla riva!

Le alghe secche rendono soffice il terreno. Sistemiamo i teli all’ombra dell’albero e ci sediamo ad osservare il posto. Il mare è calmo. Alla nostra sinistra a circa 300 metri da noi c’è la Red Beach e capiamo perché si chiama così: è un spiaggia ricavata dalla roccia rossa del monte sovrastante, sembra come una cava e ai piedi il lido con gli ombrelloni. Una cava di pietra di colore rosso scuro molto intenso.

Si vede la lunga fila di gente che arriva all’affollatissima Red Beach proveniente dalla strada dove ci eravamo fermati poco prima.

Il sole si fa sentire quindi ci mettiamo in acqua. Daniel e Ingrid hanno una maschera molto particolare: copre tutto il viso e si può respirare con il naso… sembrano due marziani! La temperatura dell’acqua è tiepida, quasi calda. Nuoto per un po’ in mezzo alle rocce vulcaniche insieme a tanti piccoli pesci… minuscoli.. sono quelli che puliscono tutto anche i miei piedi!

Quando Ingrid è rientrata a riva mi ha prestato la sua maschera per provare…fantastico! Ho nuotato dieci minuti buoni osservando il fondo e distinguendo perfettamente i pesci e i loro colori! La maschera ti permette di respirare senza difficoltà e se mi immergo il galleggiante chiude lo sfiatatoio e non entra neanche un goccio d’acqua. Bellissimo. L’unico pericolo è che non ti accorgi ne del tempo che passa mentre si osservano i fondali e neanche di quanto ti allontani dalla riva.

Quando rientro a riva contenta della nuotata in mezzo a tanti pesci colorati, mi accorgo che erano arrivati almeno 5 o 6 catamarani di fronte alla Red Beach e decine di persone si stavano tuffando dalla nave.

Ci riscaldiamo al sole passeggiando sulle alghe e cercando qualche pietra pomice da portare con noi. Ma decido di fare un altro bagno portando con me con me la GoPro e fare qualche ripresa. Ho visto vari tipi di pesce, alcuni verdi uno a strisce rosse e nere e altri con un punto nero prima della pinna caudale. Bellissimi… spero di riprendere tutto per bene!

Quando rientro Dani decide di provare il drone. Comincia a montare il motore e le eliche e prova a farlo volare… il vento però non lo permette. Dopo alcuni tentativi decide di rimettere tutto a posto e buonanotte al secchio… che delusione.

Ci rilassiamo… si sta una meraviglia…

Alle 14:30 circa abbiamo tutti fame e decidiamo di andare al ristorante del lido vicino dove abbiamo parcheggiato la macchina, il ristorante “Kambia”. Ci portano le cozze (secche e insapori!), insalata con tonno, insalata Santorini, spiedini di pollo, 3 birre e una bottiglia d’acqua. 72,50€ (scadente e costoso!)

Torniamo a casa. Jacuzzi e relax. Passiamo il pomeriggio leggendo e prendendo il sole sui lettini che abbiamo nella terrazza. Alterniamo jacuzzi e sole. Poi una bella doccia e il caffè. 

Isole al tramonto
Isole al tramonto

Decidiamo di andare a vedere il tramonto nei pressi del faro. Alle 19:30 partiamo ma non arriviamo al faro perché poco prima troviamo un’area di sosta tipo belvedere con panchine. Posto perfetto per contemplare il tramonto. Ci fermiamo e non siamo i soli, però una panchina libera la troviamo e comodamente aspettiamo il calar del sole… spettacolo della natura! 

I tramonti sul mare alla fine non sono tanto diversi gli uni dagli altri, ma il Sunset di Santorini fa si che la terra si tinge d’oro e la case bianche dell’isola diventano di colore arancione acceso. Un momento suggestivo che fotografiamo sperando di imprimere anche le sensazioni che stiamo vivendo.

Purtroppo il vento si sta facendo troppo impertinente e fastidioso, quindi riprendiamo la macchina e torniamo indietro per fermarci al ristorante “Aeolos”, indicato  anch’esso sulla cartina della receptionist e che sta proprio a ridosso della strada che porta da Akrotiris al faro. Ordiniamo moussaka tradizionale, gamberoni alla griglia, medaglioni di maiale in salsa di limone e parmigiano, moussaka con pesce, pite e ovviamente tzatziki. Birre e acqua, 86,50€. (non male).

Dopo la succulenta cena, rientriamo a casa e ci sediamo sui lettini ammirando il panorama e concludiamo la serata con un bicchiere di vino Gavalas rimasto della cena di ieri.

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Nea Kameni

12/08/2018

Sveglia alle 8:00 e alle 8:15, come da noi richiesto, arriva la colazione puntualissima!! 

Alle 9:30, dopo il consueto bagno nella jacuzzi, siamo in macchina per andare a Fira e raggiungere a piedi il vecchio porto dove abbiamo l’appuntamento con un vecchio veliero (a motore) e partecipare all’escursione alle isole. 

Dal centro di Fira la strada per il vecchio porto è, ancora una volta, una lunghissima scalinata in discesa, con i soliti gradini scomodi lunghi e bassi. 

E’ presto e lungo la discesa incontriamo poche persone e molti asinelli che seguono il fischio dei proprietari e camminano in fila uno dietro l’altro. Si lasciano accarezzare, animali mansueti e dallo sguardo rassegnato, insopportabile l’idea che devono trasportare turisti pigroni e soprattutto pesanti! Fortunatamente non trasportano più grandi valigie accatastate sul dorso come si vede in qualche cartolina!

Dopo quasi tre quarti d’ora arriviamo al vecchio porto e già ci sono persone in fila, l’appuntamento con il veliero è alle 11:00.

Puntuale come un orologio svizzero arriva la nave e ci imbarchiamo, circa 50 persone. Alle 11:00 parte e naviga verso Nea Kameni. Passiamo alle pendici della collino con Skaros, il castello difensivo de Imerovigli, e si vede la piccola chiesa Ekklisia Theoskepasti in bilico sul mare.

Isola
Isola

In mezz’ora arriviamo a Nea Kameni. Poco prima di attraccare una voce all’altoparlante ci avvisa che abbiamo 1 ora per arrivare in cima al cratere, fare un giro e rientrare sulla nave.

Una volta fermi ci mettiamo in fila per sbarcare passando da un veliero all’altro affiancati e ormeggiati all’unico piccolo molo. Arrivati a terra paghiamo 2,50€ a persona per entrare nell’isola. Il percorso fino al cratere è sterrato e si deve fare attenzione alle numerose rocce da superare. L’ideale è avere le scarpe adatte non come noi che abbiamo gli infradito… scomodi!

L’isola è, ovviamente, vulcanica. Le pietre sono nere o al massimo rossicce. Dal basso sale il calore del terreno. L’itinerario per arrivare al cratere, fare il giro e rientrare è di circa 3 km e la prima metà è in salita (ovviamente).

Arrivati in cima vediamo che oltre a un grande cratere ce ne sono altri più piccoli. In alcuni punti ci sono delle buche da dove esce il fumo e l’odore pungente dello zolfo. Il vulcano è ancora attivo, l’ultima eruzione è stata nel 1950. Le rocce più antiche datano a 430 anni fa e le più recenti ad appena 50 anni fa.

Le caratteristiche che rendono unico e da cui deriva la particolare importanza di questo luogo sono da ricollegarsi principalmente al fatto che si tratta della più giovane terra emersa di origine vulcanica del Mediterrano orientale.

Dopo l’ultima eruzione del 1950, il vulcano è rimasto quiescente sino ad oggi. La sola testimonianza della presenza delle rocce fuse a profondità di pochi chilometri al di sotto dell’isola, è rappresentata dalle sorgenti calde che sgorgano in vari punti del litorale e dalla presenza di gas caldi (vapore acqueo, anidride carbonica e tracce di altri gas) che fuoriescono dalle fumarole dei crateri centrali alla sommità di Nea Kameni.

Siamo rientrati alla barca e alle 12:30 e puntualmente la nave si è rimessa in viaggio verso Palea Kameni per arrivare in una specie di spiaggia dove le sorgenti calde si riversano in mare. 

Quando siamo arrivati di nuovo la voce all’altoparlante avvisa i partecipanti che hanno 30 min. per tuffarsi in mare, nuotare verso le sorgenti, stare qualche minuto e rientrare in nave. Questa volta Chiara e io decidiamo di rimanere a bordo, prendere una birra fresca e patatine al bar del veliero e aspettare Dani e Ingrid che, invece, si sono tuffati in acqua.

Dopo precisi 30 min. rientrano tutti… e sono tutti arancioni! Il fango delle sorgenti calde li ha colorati tutti.

Alle 14:00 siamo di nuovo al vecchio porto di Fira e sbarchiamo. Per risalire in città prendiamo la cabinovia. In 5 minuti siamo in cima e passeggiamo per il centro.  Ci fermiamo davanti un ristorante lungo la via del rientro, il “Daphne Casserole Family Tavern”. Abbiamo mangiato cozze con salsa di pomodoro e feta, moussaka, polpette tipiche del posto, uno spiedino di pollo con patate, tzatziki, tre birre e 1 bottiglia d’acqua. Il tutto per 54€. Ottimo!

Rientriamo, stanchi e un po’ abbrustoliti dal sole e ci infiliamo nella jacuzzi (mi viene da pensare che è la cosa più gradita di Santorini).

Daniel e Ingrid vanno a fare la spesa perché abbiamo voglia di cenare a casa. Al loro rientro ci mettiamo a tavola davanti ad una vasta scelta tra insalata, tzatziki, feta, cetrioli, un pacco di “pite greche” (tipo di pane), prosciutto, salame, tonno e olive. Il tutto accompagnato da due bottiglie di vino: Gavalas e un altro da provare (non ricordo il nome).

Ottima cena e relax

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Fira

11/08/2018

Svegliata alle 6:20 esco sulla terrazza, vista meravigliosa. Il sole dell’alba illumina l’isola con colori tenui, il panorama sul mare è limpido, non c’è foschia anche perché c’è molto vento. In lontananza si vede Fira con le sue case bianche. 

In mare c’è una nave da crociera da dove i turisti stanno sbarcando traghettati da piccole imbarcazioni al vecchio porto di Fira. 

Mi immergo nella jacuzzi in attesa della la colazione.

Gattino
Gatto ospite

Alle 9:30 siamo tutti a tavola sulla terrazza e facciamo la nostra succulenta colazione: succo d’arance, uova, prosciutto, pane, marmellata yogurt greco (buonissimo), muesli, olive, feta… e non so che altro!

Ci prepariamo e prendiamo la macchina, direzione Fira. In parte facciamo la strada che aveva fatto il taxi collettivo ieri fino all’incrocio che a sinistra scende al porto e dritto, invece, si va verso la città di Fira, la capitale di Santorini. 

Lungo la strada incrociamo numerosi scooter e soprattutto quad che corrono da una parte all’altra. La strada è stretta, superiamo bellissimi resort. Il terreno è secco e l’unica vegetazione è data dai vigneti bassi e ricchi d’uva. Le case che si vedono sono quasi esclusivamente bianche e ogni tanto incontriamo alcune piccole chiesette con la tipica cupola blu e con il campanile a tre campane.

Da quanto abbiamo capito, Fira ha una strada per entrare e un’altra per uscire dalla città. Lasciamo la macchina in un grande parcheggio gratuito e ci addentriamo nella città bianca. 

Le vie principali sono completamente dedicate ai negozi di ogni genere, abbigliamento, souvenirs, supermarket, bar, ristoranti, Pub e locali di ogni genere. Il centro è pedonale e le vie sono in pendenza. Arriviamo in una via panoramica con vista a 180° da Akrotiri in fondo a sinistra a Oia a destra. Al centro ci sono le isole di  Nea Kameni, Palea Kameni e dietro Therasia, l’isola che anticamente era unita a Santorini.

Sotto di noi ci sono resort e appartamenti con ognuno, o quasi, la loro jacuzzi. Usciamo da Fira in direzione di Oia per arrivare a “Imerovigli” dove le case sono costruite ad anfiteatro attorno alla caldera e le vie sono pavimentate e molto strette.

Ad Imerovigli sono state edificate chiese con stile cicladico, tra cui la chiesa di Ai-Stratis, nel centro del paese, il monastero di San Nicola lungo la via che collega Imerovigli a Fira.

Presso la zona di Skaros, si trovano i resti di un castello veneziano del 1207 voluto da Marco Senudo, il governatore veneziano delle Cicladi a quei tempi”.

Vogliamo andare ai resti del castello di Skaros che raggiungiamo attraverso un percorso sterrato. Fa molto caldo ma noi siamo decisi ad arrivare ai ruderi di Skaros che sembra una grande roccia posta sulla cima di una collina di pietra scura e circondata dal mare. Dalla deviazione per arrivare ai resti del castello ci sono scale scomode: lunghe e lo scalino basso. Non so quanti gradini scendiamo ma i polpacci li stiamo mettendo a dura prova. Il pensiero peggiore é il ritorno!! Gli stessi scalini li dovremo rifare in salita!

Dopo almeno un milione di scalini arriviamo alla grande roccia che di castello non ha alcuna sembianza, ma da li la vista è da togliere il fiato. Continuiamo lungo il sentiero sterrato che porta dietro il rudere e arriviamo davanti ad altri scalini da scendere!

Ma ne vale la pena perché si arriva alla “Ekklisia Theoskepasti” una piccola chiesa che si affaccia sul mare, bianca con la cupola blu e il suo tipico campanile a tre campane. 

Fino a li saranno almeno 3,5 Km! 

Dopo un breve giro e 100 fotografie risaliamo, piano, piano fino alla strada pavimentata principale. Con la lingua per terra, ci fermiamo al primo bar per riprendere fiato, mangiare qualcosa e bere almeno una birra.

Durante il breve aperitivo decidiamo di prendere i biglietti per l’escursione a Nea Kameni e alla Hot Springs (acque sulfuree) di Palea Kameni. 

Torniamo verso Fira. Passiamo sopra al vecchio porto e, guardando verso il basso, si vede la lunga strada pedonale a zig e zag che scende verso il molo e gli asinelli che portano in sella alcuni turisti. 

Oltre alla discesa a zig e zag c’è anche una cabinovia che per 6€ ti porta da Fira al vecchio porto e viceversa.

Arriviamo al centro e ci fermiamo a prendere i biglietti per l’escursione in barca, prevista domani, a Nea Kameni e Hot Springs. Il giro avrà una durata di tre ore e il prezzo a persona è di 20€.

Sfiniti, arriviamo alla macchina e, ancora con una buona dose di energia a disposizione, andiamo ad Oia con l’intenzione di vedere il famoso Sunset di Santorini. La strada per Oia è sull’altro versante dell’isola molto più pianeggiante, anche se il tratto prima di raggiungere Oia, costeggia una collina rocciosa di colore rosso rame, molto intenso. Nascosta dalla foschia sul mare si intravede un’isola lontana probabilmente Anafi.

Arriviamo a Oia e parcheggiamo la macchina in un altro parcheggio gratuito. Andiamo verso il centro per una via pedonale e arriviamo in un una piccola piazza affollata. La città si sta riempiendo di persone, forse il motivo è che, come noi, molti vorranno assistere al famoso tramonto di Santorini. La via principale che arriva ai resti del castello bizantino è talmente popolata che non riusciamo a camminare tanta è la gente. 

Finalmente arriviamo ai resti del castello tra uno spintone e l’altro e ci fermiamo a guardare il panorama. Si vede l’intera isola si Santorini così come anche le altre isole circostanti. Il sole è ancora alto e per il tramonto c’è ancora molto d’aspettare. Ci guardiamo intorno e vediamo sopra il piccolo porto di Oia, sono i famosi mulini a vento… mi ricordano quelli de La Mancha in Spagna.

Tra i ruderi del castello (tenuti meglio di Skaros) non troviamo un posto dove sederci e aspettare che il sole cali, tutto occupato, allora pensiamo bene che il tramonto lo vedremo domani da un’altro punto panoramico. Rientriamo.

Dopo una giornata di almeno 10 Km di cammino e milioni di scale, arrivare a “casa” e buttarsi nella jacuzzi è l’unico pensiero per tutti. Relax!

Infatti, ci rilassiamo e ci riposiamo a “bagnomaria” per almeno un’ora, poi doccia e usciamo per cenare e festeggiare l’onomastico di Chiara.

Torniamo vicino alla Red Beach ma vogliamo provare un nuovo ristorante e scegliamo il “Melina’s Tavern” a pochi metri di distanza dal locale di ieri. Ordiniamo: gamberi, cozze in salsa di pomodoro e feta, melanzane triturate, polpo, calamaro enorme fritto, tzatziki (salsa greca a base di cetriolo, aglio e yogurt), 1 bottiglia di vino Gavalas, il tutto per 96€ un prezzo giusto e una cena ottima.

Entusiasti della giornata e contenti della ricca cena, torniamo all’appartamento e andiamo a dormire.

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Akrotiri

10/08/2018

Sveglia dalle 5:00 a causa del forte vento che si sente dalla finestra del balcone. Alle 6:00 ci prendiamo il caffè preparato con la nostra fedele compagna: la moka elettrica e caffè rigorosamente italiano. 

Ci organizziamo con calma e verso le 6:45 scendiamo alla reception, paghiamo la permanenza compresa la tassa di soggiorno per due persone (80€ + 2€ tax) e usciamo. La nostra nave parte alle 7:20 e il porto è proprio sotto l’hotel a pochi metri di distanza.

barca a vela
barca a vela

La Golden Jet parte puntuale. Purtroppo il mare è molto mosso e non ci permettono di stare sul ponte tranne quando si ferma per gli scali previsti (Mikonos, Naxos, Paros e Ios) con una sosta di circa 10 minuti.

Ci sistemiamo a poppa, in un divano con tavolino, comodo.

Arriviamo a Paros che sono le 12:00 e finalmente dopo mesi vedo Dani e Ingrid dal grande finestrone di poppa. Pochi minuti e salgono anche loro a bordo. Tra saluti e abbracci la Golden Jet riparte. Ci sediamo tutti insieme e tra chiacchiere e qualche sonnellino trascorrono le altre due ore fino a Santorini.

Il viaggio in nave è molto lungo ed estenuante, si perdono due giorni tra andata e ritorno e non ne vale la pena anche perché il prezzo del biglietto non è poi così economico: A/R 200€ a persona (alta stagione)! Certo, è confortevole e devo dire che i posti sono anche comodi, c’è il bar molto fornito, i bagni abbastanza puliti… ma stare sempre in coperta per otto ore è molto stancante. 

La prossima volta in aereo!

Finalmente arriviamo a Santorini! Alle 14:30 prendiamo un taxi collettivo che per 30€ (tariffa per 4 persone) ci accompagna ad Akrotiris dove Dani ha prenotato un appartamento.

La strada per uscire dal porto è stretta a due corsie e in salita. Dal molo si vedono i tornanti che salgono a zig e zag fino alla cima della montagna e si vede la fila di macchine, moto, pullman e taxi che percorrono a passo d’uomo quell’unica strada… 

Arriviamo alla reception del nostro aparthotel “Earino Suites & Villa” dopo una mezz’ora circa. Il posto è molto bello, con una veduta panoramica sul mare e su Fira. Si vedono anche l’isola Nea Kameni e dietro quella più piccola Palea Kameni. In lontananza s’intravede la città di Oia. 

Una signora molto gentile e con un ottimo inglese, ci da tutte le informazioni sull’appartamento, sull’auto da noleggiare e, su una piccola cartina dell’isola, ci evidenzia cosa vedere, dove mangiare e le “spiagge” più belle.

Ci intrattiene un bel po’ tra indicazioni e raccomandazioni culinarie. Alla fine ci accompagna al nostro appartamento… bellissimo! Due stanze e ognuna con il proprio bagno. L’entrata all’appartamento è attraverso una bella e grande terrazza con due lettini da mare, un tavolo con quattro sedie e, la cosa più bella, una grande jacuzzi da starci in 4 o più! 

Ci lascia le chiavi e i fogli per la colazione (con vasta scelta di pietanze) da compilare ogni giorno per il giorno successivo.

Il tempo di aprire le valigie, indossare il costume che ci lasciamo cadere nella jacuzzi! Meraviglioso! Fuori dall’acqua si sente il vento fresco, ma immersi in quell’acqua calda si sta splendidamente!

Durante il bagno decidiamo di prendere a noleggio una macchina per tutto il tempo di permanenza a Santorini. Esco dalla piscina, faccio una doccia e torno alla reception per scegliere una Nissan Micra a benzina, 240€ per 4 giorni, compreso di assicurazione con una franchigia di 300€ in caso di incidente. Inoltre la lasceremo al porto il giorno della nostra partenza.

Dopo mezz’ora ci portano l’auto. Molto efficienti.

Verso le 20:00 decidiamo di andare in uno dei ristoranti indicati sulla cartina che si trova vicino la spiaggia “Red Beach”. Prima, però, lasciamo il foglio compilato per la colazione di domani.

Scendiamo sul versante opposto al porto da dove siamo arrivati, alle pendici di Akrotiri. Il ristorante “Asteria” è molto carino e i tavolini sono sistemati su un piccolo imbarcadero. Intorno ci sono delle vecchie case di pescatori da un lato e altri ristoranti simili dall’altro.

La cena è tutto a base di pesce, molto buono. Il vino, consigliato dal cameriere, “Gavalas” è molto buono ma anche parecchio caro, 38€ a bottiglia. Spendiamo 172€ (carissimo).

Dopo cena, ormai buio, ci dirigiamo al faro passando per un mini market dove troviamo il Gavalas a 17€ (vino comunque costoso) e decidiamo di comprarne una bottiglia insieme a qualche oliva e patatine per un probabile aperitivo da fare in piscina domani. 

Il faro si trova all’estremità dell’isola e da li si vedono le luci di Akrotiris e molto più avanti quelle di Fira. C’è molto vento e dopo pochi minuti, presi dalla stanchezza, torniamo all’appartamento.

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AteneGrecia

Rafina

9/08/2018

Finalmente in ferie: una settimana in Grecia! 

Partenza alle 14:05 con EasyJet. Arriviamo con 15 min. di anticipo dopo 1 ora e 30 min di volo.

Abbiamo prenotato (tramite Booking.com) una camera per la prima notte in un hotel a Rafina (porto a sud-est di Atene). Il resto della vacanza sarà a Santorini e Atene.

All’aeroporto di Atene non troviamo l’autista che, come concordato con l’hotel, doveva venire a prenderci. Dopo 15 min. di attesa chiamiamo la reception dell’albergo di Rafina e ci dicono che la navetta ci sta aspettando fuori al parcheggio… meno male!

Il tragitto in navetta dall’aeroporto è di 20 minuti. Dopo un breve tratto di autostrada, l’autista si infila per le vie strette di una cittadina di mare (non sono riuscita a leggere il nome) da dove si vedono lunghe spiagge affollate da bagnanti.

Abbiamo scelto il porto di Rafina perché domani dobbiamo prendere la nave diretta a Santorini. Un viaggio di 8 ore circa, con vari scali tra cui Paros da dove s’imbarcano anche mio figlio e la compagna per trascorrere insieme le vacanze greche.

Grecia - Hotel Avra a Rafina
Hotel Avra

L’hotel a Rafina, “Avra” (3 stelle), è una struttura non molto grande che si trova proprio di fronte al porto. L’atrio è moderno con in fondo il bar ristorante che affaccia sul molo. Anche la stanza non è male, al terzo piano con un balconcino con vista panoramica. Ma dall’ascensore alla stanza sembra di stare in un palazzo anni 50, mai pulito e pieno di crepe sui muri…  

Verso le 19:00 usciamo per fare un giro al porto per avere informazioni sull’imbarco del giorno successivo. Camminiamo lungo il molo dove ci sono molti ristoranti e dal menù esposto esternamente leggiamo che il pesce è l’alimento dominante e, infatti, tra un ristorante e l’altro c’è una pescheria dove addirittura ci fanno scegliere quale pesce vogliamo! 

I camerieri ci invitano ad entrare ma è ancora presto per cenare e quindi decidiamo di proseguire con la passeggiata. 

Superati i ristoranti arriviamo all’agenzia dove ci forniscono di tutte le informazioni necessarie per l’imbarco: l’orario, il molo e il nome della nave che dobbiamo prendere.

C’è vento. Il porto è piccolino, pulito e con un pontile a forma di prua. 

Andiamo sul pontile e ci sediamo ad osservare la costa. Il mare è molto mosso, a causa del forte vento. Osserviamo il panorama che si estende a sinistra con la costa orientale formata da colline che scendono a picco sull’Egeo (Kolpos Petalion) e a destra il porto peschereccio con dietro alcuni edifici tra i quali il nostro hotel.

Poco dopo arriva una nave che attracca sul molo e dalla quale escono molti passeggeri e numerose auto. In un attimo il molo si affolla di gente, macchine, moto e taxi. Poi, piano piano, il porto si è di nuovo sgomberato e, con un certo languorino, decidiamo di andare a cenare.

Ci lasciamo convincere dal cameriere del ristorante “Le Sirene” (consigliato anche da Trip Advisor). 

Prendiamo due menù, uno da 15€ e l’altro da 9€. Il primo consiste in un’orata (minuscola) con contorno un’insalata verde e una bibita; il secondo in un piatto di alici fritte con insalata e bibita. 

Di extra chiediamo qualche oliva come aperitivo, un altro piatto di alici e un’altra birra locale (Alfa). Purtroppo, però, il secondo piatto di alici non è buono come quello precedente (alici piccole e troppo fritte!). Il conto è stato di 41€! 

Rientriamo in hotel e prima di andare a dormire ci fermiamo al bar per prendere un amaro nella sala che affaccia sul molo. Due bicchierini di amaro 12€ (Jägermeister) più un terzo che ce  lo hanno offerto i camerieri!

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IsraeleTel Aviv

Tel Aviv

6 febbraio 2018 – Martedì

Ultimo giorno in Israele, domani si parte.

Ci siamo svegliate verso le 8:30. Chiara, purtroppo, alle 6:00 ha dovuto mettere i tappi che ci avevano lasciato in un cesto di vimini. In effetti i rumori dei lavori per la metropolitana si sono sentiti.

Comunque dopo il caffè e una buona doccia calda, siamo uscite per andare a vedere il Lewinsky Market prima e il Carmel Market dopo… mattinata al mercato!

La giornata era fresca e il cielo era un po’ coperto.

Il Lewinsky Market in realtà non era altro che una strada di negozi dove vendevano principalmente frutta secca, spezie, legumi e cereali.

Abbiamo passeggiato da un negozio all’altro e poi ci siamo dirette al Carmel Market. Siamo arrivate all’entrata del mercato sulla Kalischer St. e lo abbiamo percorso fino al Magen David square sulla Allenby St.

Il Carmel Market è un suk, un mercato dove c’è di tutto.

Abbiamo visto un’anziana signora che faceva il pane azimo, lo abbiamo comprato, era molto buono. Il mercato era molto affollato. Abbiamo visto delle melagranate enormi, arance, pompelmi e addirittura fragole.

Quando siamo arrivate alla fine del mercato sulla Magen David square, un ragazzo stava cantando e si era formato un cerchio di gente che ascoltava la musica, così ci siamo fermate anche noi e mentre ascoltavamo la musica ci siamo guardate intorno.

Tel Aviv è un contrasto tra lo “sgarrupato” e il moderno, abbiamo visto un centro commerciale moderno con accanto un edificio cadente, non decadente… proprio cadente!

Ricordava una città appena uscita dalla guerra o dal medioevo, non saprei come descriverla. Non posso dire che non mi piaccia, ma neanche il contrario.

Marina cercava di orientarsi per trovare la via per arrivare al posto che Anna Rita aveva trovato sulla Lonely e che lo consigliava per i migliori felafel di Tel Aviv. Mi sono avvicinata per aiutarla con il navigatore off-line del cellulare ma non si riusciva a capire dove stava questa via.

Due signore che ci hanno visto in difficoltà, si sono avvicinate chiedendoci se avevamo bisogno di aiuto. Marina, allora, ha spiegato loro che stavamo cercando questo famoso posto (non ricordo il nome) per i felafel, mostrando loro l’indirizzo.

Le due signore, probabilmente madre e figlia, si sono guardate meravigliate e ci hanno detto che in 25 anni a Tel Aviv non avevano mai sentito parlare di questo locale.

Siamo state almeno 20 minuti cercando sulla cartina finché la donna più giovane ha preso il suo smartphone e ha cercato il locale… TROVATO!!! Stava a 100 Km da Tel Aviv, ad Haifa!

Ci siamo fatte un sacco di risate prendendo in giro Anna Rita e ringraziando le due donne che sono state molto gentili e carine e, sempre la donna più giovane, ci ha consigliato di provare i felafel al Hakosem che non era molto distante da dove ci trovavamo.

Ci siamo congedate dalle due donne ringraziandole ancora una volta.

Quando siamo arrivate al Hakosem c’era una lunga fila, Marina ed io e ci siamo accodate mentre Anna R. e Chiara hanno preso un tavolino.

Quando è stato il nostro turno abbiamo ordinato tre felafel con insalata e per Chiara un Kebab. In Israele i kebab non sono come da noi, ma sono delle polpette con molto aglio. I felafel erano veramente molto buoni li hanno portati con i contorni di humus, riso con cereali e insalata.

Anche il kebab aveva gli stessi contorni ed era buono, ma non era il kebab che si aspettava Chiara!

Dopo aver pranzato e con la pancia piena siamo andate verso il lungomare.

Camminando lungo un viale pedonale in direzione del mare e proprio in mezzo al viale, troviamo una lunga fila di verdi biciclette in noleggio.

Marina cerca di capire come poter affittare due biciclette (Chiara e io preferiamo camminare). Dopo aver provato a usare la carta di credito, e non esserci riuscita, lascia stare e ci rimettiamo in cammino fino ad arrivare davanti al porto turistico che la sera prima avevamo visto da Giaffa.

Lì c’era un’altra batteria di biciclette verdi e una ragazza che ne stava prendendo una.

Marina è corsa subito dalla ragazza per chiederle come doveva fare per noleggiare, anche lei, due biciclette. E così, mentre io stavo fotografando un cormorano su uno scoglio, è arrivata Anna R. tutta soddisfatta sulla bicicletta con un sorriso a 32 denti!

L’ho fotografata e mentre loro proseguivano verso nord, noi ce ne siamo andate verso sud.

Ci siamo date appuntamento all’entrata di Giaffa. Con Chiara abbiamo fatto una lunghissima passeggiata fermandoci a fare fotografie e video.

Abbiamo notato la quantità di uccelli che popolavano il lungomare.

C’era anche un numeroso passaggio di elicotteri e aerei militari che venivano da sud e atterravano in un aeroporto più a nord.

La spiaggia era popolata da bagnanti e ragazzi che giocavano a beach volley.

In mare si vedevano le vele dei windsurf e delle piccole imbarcazioni utilizzate per i corsi.

Abbiamo camminato a lungo.

Parte della riviera era in costruzione. In altre zone c’erano attrezzi ginnici. Tante persone facevano jogging. Insomma un litorale pieno di vita. Locali uno attaccato all’altro e ognuno con i tavolini fuori e con gente che prendeva l’aperitivo o la birra.

La musica si è sentita durante tutta la passeggiata. Siamo state bene.

Alle 17:30 siamo arrivate davanti a Giaffa dove ci stavano aspettando Marina e Anna Rita. Loro sono rientrate al B&B perché dovevano risolvere un problema con internet e noi abbiamo proseguito per Giaffa.

Da lì si vedevano una serie di scogli  e oltre questi scogli, un pochino più distante, una roccia nera.

Ho letto che la roccia nera è chiamata la Roccia di Andromeda.

La mitologia greca racconta che qui Perseo salvò Andromeda, incatenata alle rocce come vittima sacrificale offerta ad un mostro marino.

Mentre stavamo aspettando che il sole sparisse da dietro il campanile della chiesa di san Pietro, abbiamo sentito il muezzin che iniziava la preghiera com’era successo a Gerusalemme.

Anche questa volta è stato un momento molto suggestivo. Mentre si sentiva la preghiera il sole si nascondeva dietro Giaffa… ho fotografato il tramonto.

Poi siamo andate a cercare il Ponte dei Desideri, Chiara voleva vederlo. Stava proprio vicino il parco Ha’Pisga.

Il Ponte dei Desideri è un piccolo ponte di legno dove sui due passamano ci sono dei bassi rilievo in ottone raffiguranti i segni zodiacali. Ci siamo fotografate. Era già buio. Abbiamo fatto un ultimo giro per il parco e poi siamo rientrate.

Siamo state molto bene. Tel Aviv è tranquilla, la gente è disponibile e gentile. Sono pronti ad aiutarti se ti vedono in difficoltà.

Anche se non è bella come Gerusalemme, devo dire che ha il suo fascino e questo è, tra le altre cose, sicuramente il mare.

Siamo rientrate alle 19:00 e le ragazze ci stavano aspettando.

Era ancora presto per andare a cenare, quindi abbiamo deciso di prenderci una birra in camera e poi uscire.

Siamo uscite e abbiamo cercato un ristorante consigliato da Trip Advisor… era chiuso.

Stanche e distrutte dalla lunga passeggiata della giornata e della settimana, abbiamo ripiegato su un messicano “Tapachula”che stava proprio dietro l’angolo del Rena’s House.

Dopo tacos e burritos che non erano nulla di eccezionale e accompagnate da un paio di birre per salutare Israele (318 Shekel) siamo andate a dormire.

Buona notte Israele. 
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GiaffaIsraele

Giaffa

5 febbraio 2018 – lunedì

Chiara e io ci siamo svegliate alle 8:00, abbiamo preso il caffè e abbiamo cominciato a prepararci per la partenza.

Altra giornata splendida e calda.

Marina e Anna Rita saranno andate a Masada, soprattutto, avranno travato aperto?

Alle 5,30, dopo che la sveglia era suonata alle 4 della notte e dopo 20 minuti di macchina nel buio più totale, avevano temuto il peggio… il cancello era chiuso e non c’era nessuno nei paraggi!

Dopo poco, sopraggiungeva un’altra macchina con un signore, armato, e suo figlio che avevano avuto la stessa indicazione sull’orario d’apertura.

Fortunatamente non era un turista straniero ma israeliano, per cui ha suonato e parlato con qualcuno all’interno del gabbiotto, che li ha tranquillizzati sull’effettiva possibilità di visitare il luogo, dovevano solo aspettare le prime luci dell’alba, non aprono se c’è ancora buio, per una questione di sicurezza.

Dopo aver acquistato i biglietto, sono entrate, hanno parcheggiato in un piazzale e hanno cominciato l’ascesa alle rovine, che si trovano sulla sommità e a cui si accede prima da un breve sentiero e poi da una impegnativa scala di legno sul fianco della collina.

Arrivate in cima, lo spettacolo ripaga della fatica e dell’alzataccia!

Il cielo, completamente sgombro di nuvole, inizia a colorarsi di tutte le sfumature dell’arcobaleno, in una progressione mozzafiato.

Sistemate le macchine fotografiche proprio sul dirupo. Il Sentiero del Serpente si delineava in basso, seguito dal Mar Morto e, infine, dalle coste della Giordania con la roccia che si tingeva dei raggi del sole che spuntavano da dietro le montagne.

All’orizzonte l’evolversi dell’aurora e poi l’alba…

Uno spettacolo indimenticabile!

Dopo un milione di foto, con il sole ormai alto e dopo aver visitato il sito archeologico, hanno deciso di prendere la strada del ritorno, in tempo per fare una breve colazione e ripartire per Tel Aviv.

Verso le 9:30 abbiamo caricato la macchina e siamo partite. Abbiamo preso, di nuovo la strada n. 6 per rientrare a Tel Aviv.

Il viaggio è stato molto tranquillo.

Nei pressi della città abbiamo impostato il navigatore con l’indirizzo del Rena’s House (3, Simtat Beit Habad) dove, da Roma, avevamo prenotato due camere.

Quando siamo arrivate era troppo presto e le camere non erano ancora disponibili. La ragazza alla reception ci ha mostrato su una cartina come arrivare a Giaffa (Yafo in ebraico) e dove parcheggiare.

Ci ha anche detto che si mangiava bene un po’ ovunque in quella zona.

Abbiamo deciso di lasciare le valigie alla reception e andare a Yafo a pranzare. Abbiamo seguito le indicazioni della receptionist e, lasciata la macchina in un parcheggio vicino al porto (20shk per tre ore), ci siamo incamminate sulla riviera.

Ci siamo fermate al Goldman Sea-Food-Bar Abbiamo preso degli aperitivi a base di pesce, buoni ma cari! Abbiamo speso 455,60 Shekel

A Tel Aviv non era caldo come in Giudea e dopo pranzo il giubbino ci stava proprio bene.

Siamo arrivate a Yafo e ci siamo infilate in un vicolo che saliva verso il centro. Era molto carino, antico ma ben tenuto, le vie pulite, le porte e finestre delle case erano di colore blu o marrone.

Abbiamo camminato fino in cima alla collina al parco Ha’Pisga da dove si può contemplare la città sottostante e dove c’era un arco bianco costituito da tre grandi pietre ognuna delle quali rappresentava: la caduta di Gerico, il sogno di Giacobbe e il sacrificio di Isacco.

Da quel punto si vedeva tutta la riviera di Tel Aviv, lunghe spiagge a semicerchio, e in fondo il porto turistico con le barche ormeggiate.

Si era fatta l’ora di rientrare per vedere le camere prenotate.

La nostra stanza era in offerta, non avevamo capito perché quando era stata prenotata da Roma, ma una volta alla reception, ci hanno spiegato che nell’isolato proprio attaccato al Rena’s House dal lato dove ci avevano assegnato la camera, stavano facendo i lavori per la metropolitana.

La perforatrice lavorava giorno e notte senza mai fermarsi. Siamo andate in stanza a sentire se il rumore era veramente insopportabile e devo dire che almeno a quell’ora (le 18:00) non sembrava si sentisse tanto frastuono o addirittura vibrazioni.

Chiara e io abbiamo accettato quella camera che, tra l’altro, era molto grande, pulita, curata nei dettagli e giovanile… ci piaceva.

Marina e Anna Rita invece hanno avuto dei problemi con la loro e hanno deciso di cambiare e sono state spostate al piano superiore in una camera un pochino più piccola.

Dopo aver salutato la receptionist, che ci ha accompagnato a vedere tutte e tre le sistemazioni disponibili, abbiamo, per l’ennesima volta, aperto le valigie, ci siamo rilassate e organizzate per la cena.

L’appuntamento per la cena era alle 8:30, abbiamo avuto tutto il tempo di rilassarci. La struttura aveva il wifi e durante queste due ore di relax ho curiosato su internet a proposito dei vini in Israele.

Avrei voluto provare un vino ebraico, della zona.

Finalmente le 20:30. Marina e Anna Rita sono scese a chiamarci e siamo uscite. Avevano trovato un posto, sempre consigliato dalla Lonely, di cucina Yemenita, non avendo mai provato questa cucina ci siamo dette perché no.

Il locale il Saluf & Sons era vicino al Rena’s House e fortunatamente era rimasto un tavolo vuoto.

Anzi era mezzo vuoto. A quanto pare è usanza, in Yemen credo, che si condivida il tavolo con il resto dei commensali.

Ci siamo sedute e abbiamo ordinato 4 zuppe: tre con la carne e una con i fagioli. Molto buone! Ci hanno portato il pane yemenita, era come un frisbee di gomma morbida, e 4 gustose birre. Per ultimo abbiamo diviso un dessert a base di yogurt che era eccezionale.

La cena è costata 274 Shekel, economica in confronto al pranzo!

Mentre rientravamo al B&B abbiamo visto molti locali e tantissimi giovani, ovunque c’erano ragazzi e ragazzi seduti nei pub o nei tavolini all’esterno. Anche qui alcuni avevano il mitra a tracolla.

Decisamente Israele è un paese di giovani.

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IsraeleMar Morto

Ein Gedi

4 febbraio 2018 – Domenica

Erano le 8:00 quando abbiamo preso l’auto per andare a Ein Gedi e vedere il panorama.

Abbiamo preso ancora una volta la strada n. 31. Di nuovo i colori del deserto che al mattino presto erano ancora più intensi e la foschia era poca.

Ci siamo fermate un’altra volta all’area di sosta a Om s.l.m. per osservare il panorama: il mare e le montagne della Giordania.

L’orizzonte era più nitido e si distinguevano anche gli alberghi sulla costa giordana. Di nuovo foto su foto. Non ci siamo intrattenute molto.

Ein Gedi è un’oasi che dal 1972 è divenuta parco nazionale e, all’interno, ci sono numerosi sentieri che permettono di esplorare l’intero sito. 

Si estende a pochissima distanza dal confine tracciato dei territori palestinesi, e non a caso, evidentemente. Fin lì, solo deserto e roccia, e qui acqua, cascate e vegetazione lussureggiante. Come in tutto il paese, i territori con le risorse sono stati accuratamente selezionati e annessi.

Quando siamo arrivate davanti ai cancelli d’entrata, non c’era ancora nessuno. Mentre stavamo decidendo dove parcheggiare, abbiamo visto una capra che stava mangiando sopra un albero e un’altra stava brucando, indisturbata, sul ciglio della strada, le abbiamo immediatamente fotografate!

Carta geografica di Ein Gedi

Poi, siamo andate all’entrata e abbiamo fatto i biglietti (28 Shekel a persona) quando è arrivato un pullman zeppo di orientali, coreani forse.

Velocemente ci siamo avviate all’interno del parco per poter fotografare senza troppe interferenze. Ma invano, ci hanno raggiunte in men che non si dica… erano tantissimi e come al solito rumorosi e invasivi, ogni tanto ne sbucava uno e dovevamo scansarci per farlo passare.

EIN GEDI (tradotto dall’ebraico vuol dire “sorgente del capretto”). E’ un parco molto grande, un’oasi rigogliosa e ricca d’acqua e di animali selvatici, panorama unico. Sembra incredibile vedere come le piante e gli alberi crescano in quel deserto roccioso. 

E’ il luogo biblico utilizzato nell’antichità come rifugio da Davide, quando era inseguito dal Re Saul. La sorgente più importante è Ein David, una splendida cascata naturale. 

Oltre alle bellezze naturali, il parco è famoso per le numerose grotte dove sono stati ritrovate testimonianze dell’antico testamento insieme a resti di anfore. Ci sono anche resti d’insediamenti come il Tel Goren che risale al VII a.C. e i resti di un’antica sinagoga dove si può ancora vedere un pavimento a mosaico.

All’inizio del cammino ci siamo imbattute in una coppia di marmotte (suppongo), una dormiva sotto l’ombra di una pianta, mentre l’altra girava intorno ad alcune radici annusando curiosa. Abbiamo proseguito per il sentiero principale che cominciava a salire.

Si sentiva il cinguettio degli uccelli.

Ho notato che in Israele ce ne sono tantissimi e di tante specie… alcuni piccolissimi e velocissimi, impossibile da fotografare, almeno per me! 

C’erano anche dei corvi nerissimi (per questo ho pensato che erano corvi) ma non avevano il becco giallo, volavano in coppia.

Ai lati di una scala ricavata dalla roccia c’era una piccola cascata che aveva formato un piscina d’acqua trasparente.

Abbiamo camminato fino ad arrivare all’indicazione per la David waterfall e dopo pochi metri era li. La cascata era alta saranno stati circa 10m e il getto d’acqua sembrava una lunga coda di cavallo che finiva in una piscina naturale.

Mentre le ragazze erano intente a fotografare, mi aveva incuriosito una coppia di “corvi” che entravano e uscivano da una fessura nella roccia. Ho puntato il teleobiettivo sperando di riprenderli.

Avevo capito che stavano costruendo il nido perché entravano con dei ramoscelli nel becco e uscivano senza.

Ho provato a fotografarli ma, la loro velocità (o la mia lentezza) e la forte luce del sole mi hanno ostacolato non poco.

Mentre stavamo tornando indietro ho incontrato la guardia del parco, una ragazza molto gentile, le ho chiesto informazioni su il sentiero che si vedeva salire in alto sulla montagna portava poi all’uscita.

Lei mi confermava che si poteva uscire dal parco anche seguendo quel ripido sentiero e mi ha detto anche che potevamo andare a vedere la Dodim cave che non era distante.

Armate di coraggio abbiamo cominciato a salire i numerosi gradoni di roccia. Tra una sosta e l’altra abbiamo guardato in basso verso il sentiero che avevamo percorso poco prima… si vedevano le persone piccole, piccole… eravamo in alto e la salita non era ancora finita.

Il panorama verso il mare era fantastico! Si distinguevano le isole di sale e la costa giordana perfettamente.

Siamo arrivate ad un bivio con un’indicazione: da un lato l’uscita e dall’altro la Dodim cave

Marina e Chiara erano stanche, io ero curiosa di vedere la grotta. Anna Rita non mi ha voluto lasciare da sola e mi ha accompagnata.

Abbiamo percorso un cammino tra piante e strettoie naturali fino ad arrivare ad alcune scale, sempre ricavate dalla roccia, che portavano ad una piccola piscina naturale formata da un ruscello che scendeva a delta dalla roccia oramai levigata dall’acqua.

Per arrivarci avevamo impiegato una ventina di minuti. La Dodim cave la vedevo in lontananza. Abbiamo girato un po’ intorno al ruscello e abbiamo fatto fotografie.

Poi abbiamo deciso di tornare indietro perché per arrivare alla grotta e poi tornare al bivio avremmo impiegato troppo tempo e le ragazze si sarebbero preoccupate.

Abbiamo raggiunto Chiara e Marina che stavano sedute dove le avevamo lasciate e, tutte e 4 siamo andate nella direzione dell’uscita.

Abbiamo superato il Chalcolithic Temple, resti di un antico tempio ridotto in rovina, da lì il panorama è maestoso. 

Era quasi mezzogiorno! Fortunatamente la salita era finita. Faceva caldo. Abbiamo camminato tra i sassi e passando attraverso degli arbusti fino ad arrivare ai resti di un antico mulino.

Da li il sentiero in discesa era meno impervio ma sdrucciolevole. Alla fine, dopo un’ora circa, siamo arrivate in una piantagione di palme, poco lontano dalla nostra macchina.

Erano quasi le 13:30 quando ci siamo rimesse in strada per andare al “Cafè Cafè” consigliatoci dal sig. Cohen e mangiare qualcosa prima di arrivare a Masada prima delle 16:00.

Dalla spiegazione del sig. Cohen, avevamo capito che il “Cafè Cafè” si trovava all’interno di un centro commerciale sul litorale del Mar Morto, proprio di fronte a Masada.

Non è stato così. 

Siamo dovute arrivare fino a Neve Zohar, dove abbiamo trovato il centro commerciale e il Cafè Cafè. Ci siamo sedute e velocemente abbiamo ordinato il pranzo. Il servizio è stato lentissimo.

Abbiamo mangiato bene; un piatto tailandese con le tagliatelle, pesce guarnito con riso e insalata, carne stufata e le solite. Come ci aveva detto il sig. Cohen, abbiamo presentato il bigliettino da visita del B&B e ci hanno fatto uno sconto del 20%. (Speso 112 shk)

Alle 15:30 siamo uscite in fretta e siamo andate subito a Masada.

Ci abbiamo impiegato non più di dieci minuti… ma… non ci hanno fatto passare.

Un’antipatica signora, a guardia del cancello d’entrata, ci ha detto che il sito chiudeva alle 15:30! Anna Rita era diventata paonazza! Ci teneva tantissimo a visitare la fortezza e anche noi volevamo vedere questo posto.

MASADA. È un’antica fortezza costruita a picco su una rocca a 400 metri di altitudine nel bel mezzo del deserto della Giudea. L’antica fortezza era circondata da mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo Aveva una quarantina di torri alte più di 20 metri ed era considerata una fortezza inespugnabile. 

L’unico punto d’accesso a Masada era l’impervio Sentiero del serpente, così chiamato per via dei numerosi tornanti che lo rendevano un difficile ostacolo.

Dopo un lungo assedio da parte dei romani, nel 74 a.C., la comunità ebraica dei Sicarii, rifugiata dentro la fortezza, dopo aver resistito al potere di Roma anche dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Secondo Tempio, preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cadere in mani nemiche.

Sconsolate e deluse siamo tornate a Neve Zohar per fare una passeggiata sulle rive del mar Morto. Abbiamo aspettato il tramonto passeggiando tra il sale e la sabbia.

Dopo il tramonto è arrivato anche il freschetto.

Siamo tornate al B&B e ci siamo riposate. Abbiamo incontrato il sig. Cohen e abbiamo pagato le camere (630 shk a camera).

Verso le 20:30 siamo andate a cenare di nuovo al Muza.

Durante la cena Anna Rita e Marina ci hanno proposto di andare a Masada l’indomani prima dell’alba verso le 5 del mattino, abbiamo risposto che ci sarebbe piaciuto ma eravamo stanche e difficilmente ci saremmo svegliate così presto.

Così dopo un paio di birre e dell’ottimo hummus abbiamo pagato (326 Shekel) e siamo andate a dormire.

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