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Terzo giorno – 16 agosto

Ci siamo alzate presto. Abbiamo tirato fuori dalla valigia la nostra cara amica caffettiera elettrica e il nostro caffè preferito (ci accompagnano in ogni viaggio) e ci siamo preparate un ottimo caffè. Dopo una doccia e pronte per la nostra escursione, siamo scese a fare la colazione “canadese” inclusa nella prenotazione della camera.

Il breakfast lo abbiamo fatto nello stesso ristorante tailandese della sera prima e abbiamo anche scoperto che ci si arrivava da una scala interna a due passi dalla nostra camera.

Prima di entrare nel ristorante si doveva passare per un salotto dove c’era la tv che trasmetteva il tg del mattino, ovviamente in francese, due divani marroni, un po’ retro’, messi uno di fronte all’altro con un tavolino basso al centro, due mobili a vetrina dove si potevano vedere le molte scatole dei giochi di società e, vicino alla porta di passaggio per il ristorante, un altro tavolo alto con quattro sgabelli.

Abbiamo oltrepassato la sala tv e siamo entrate nel ristorante.

I tavoli erano tutti occupati. Senza pensarci su abbiamo preso due bicchieri con la spremuta d’arancio, le tazze per il caffè e le abbiamo portate nella salotto, occupando il tavolo alto ancora libero. Mentre Chiara aspettava il cameriere per il caffè, io sono rientrata nel ristorante e ho dato uno sguardo alle varie proposte culinarie.

Ho preso due croissant appena usciti dal forno, un paio di confezioni piccole di marmellata di arance amare e ho portato tutto di la dove ci eravamo accomodate. Abbiamo fatto colazione e divorato i croissant… buonissimi!

Allora sono tornata di nuovo al ristorante per prenderne altri due con l’idea di portarli con noi come spezza-fame durante la giornata, ma… una ragazza cinese che stava davanti a me in fila per i croissant, ha preso un pinza per il pane e, uno ad uno ha preso i croissant e li ha messi nel suo piatto… ne ha presi quattro… gli ultimi!!!!

Sono rimasta scioccata e incredula… ma come ha potuto accaparrarsi tutto senza pensare che magari qualcuno stava aspettando di mangiarne almeno uno? E quel qualcuno ero io!!!

Quando mi sono ripresa dal brutto colpo sono andata verso la cucina per vedere se stavano uscendo altri croissant dal forno… ma il cuoco mi ha detto che avrei dovuto aspettare almeno una decina di minuti. Allora sono tornata da Chiara e le ho raccontato l’accaduto… ancora ride! Abbiamo deciso di non aspettare i croissant e, passando dal ristorante, siamo tornate in strada.

Pronte per la visita della città e con le macchine fotografiche appese al collo, ci siamo incamminate, volevamo vedere la Biosfera, tra le altre cose.

Montreal si divide in due aree: la Vieux Montreal che si trova in basso sulle rive del fiume San Lorenzo e l’area più moderna situata dove si trova l’hotel, nella zona alta.

Munite di cartina, ci siamo addentrate per le vie che portano giù al Vieux-Port de Montreal per poi andare verso le vie centrali.

Raggiunto il vecchio porto abbiamo deciso di prendere una barca per fare un giro turistico e vedere lo skyline di Montreal dal fiume. Abbiamo deciso per la compagnia “Le petit navire” e scelto il percorso “Balade du Vieux-Port”.

Il costo di due biglietti è stato di 45,99$CAD comprensivo delle tasse (la tassa del Quebec e un’altra che immagino sia comunale)

Il giro è durato 45’ circa in compagnia di due coppie francesi e alcuni canadesi. Abbiamo navigato verso l’isola Sant’Helene di fronte al porto, dove spiccava la “Biosfera de Montreal”, ci ha tanto incuriosito che abbiamo deciso di andarci in giornata. Siamo passati sotto la “Tour de l’Horologe”, un campanile bianco con vista sulla città.

In cima alla cupola c’è un orologio meccanico.

Da quel punto si vede il “Pont Jacques-Cartier”. Dopo una capatina tra i vari yacht ormeggiati nei pressi de la Tour de l’Horologe il timoniere ci ha riportati indietro e ci siamo avvicinati al quartiere prefabbricato  “Habitat 67” che fu la più grande mostra a tema dell’Esposizione Mondiale di Montreal del 1967.

Siamo rientrati in porto e l’escursione è finita.

Rimesso piede a terra ci siamo rese conto che eravamo affamate! Abbiamo cercato un posto tra i vari locali del porto, dove fare uno spuntino ma, non trovando nulla d’interessante, ci siamo dirette al centro.

Durante la passeggiata per le vie principali abbiamo osservato gli edifici della zona… ci è sembrato un mix tra vecchio e nuovo. Ci sono grandi edifici moderni con grandi finestre a vetro anti riflesso e dall’architettura lineare, affiancati da vecchi palazzi in stile europeo.

Affascinante il connubio Europa-America. Nelle vie del centro e vicino alla basilica di Notre-Dame de Montreal abbiamo trovato un ristorantino vegetariano, “Le Bourlingueur” (363, Saint Francois Xavier) e siamo riuscite ad entrare giusto un minuto prima di un numeroso gruppo di turisti!

Abbiamo mangiato un piatto di salmone grigliato con l’insalata e polpettine di verdura. Da bere abbiamo preso due birre e come dessert una crema catalana. Il salmone era molto buono e anche le polpette di verdure.

La crema catalana non era eccezionale ma l’abbiamo gradita. Il servizio è stato veloce e le cameriere molto cordiali, abbiamo speso 57,81$CAD.

Finito di pranzare ci siamo dirette verso la Metro per raggiungere la Biosfera.

Siamo entrate in un palazzo con l’insegna classica di accesso alla Metropolitane e una volta dentro abbiamo trovato le scale che portavano ai tornelli… ma questi tornelli non arrivavano mai!

Ci siamo addentrate nella città sotterranea, illuminata a giorno da enormi lucernai laterali posti nelle pareti dei palazzi sovrastanti. Eravamo nella città sotto la città. Negozi chiusi perché probabilmente era estate. Corridoi immensi e lunghi.

Ad un certo punto abbiamo avuto il dubbio che stessimo andando alla Biosfera a piedi passando sotto le strade popolate di turisti e dove anche noi eravamo passate poco prima. Finalmente arriviamo ai tornelli! Abbiamo utilizzato i biglietti acquistati in aeroporto e abbiamo atteso la Metro, che quando è arrivata era piena di gente.

Giunte sull’isola di Sant’Helene siamo andate verso la “Biosfera”.

Si tratta di una struttura geodetica realizzata con travi di acciaio. E’ un Museo dedicato allo sviluppo delle tecnologie e situato nel Parc Jean-Drapeau. È stato il padiglione degli Stati Uniti durante l’Esposizione Universale del 1967.

Prima di entrare e mentre stavamo scattando fotografie, ci siamo imbattute in una marmotta.

Probabilmente era di casa e stava girando con tutta tranquillità nel parco vicino alla piscina della Biosfera. Alcuni bambini hanno provato a rincorrerla, ma subito sono stati ripresi da una ragazza. La marmotta, una volta visto che nessuno badava più a lei, si è avvicinata di nuovo e ha ripreso a girare in cerca di cibo.

Siamo entrate nella Biosfera e abbiamo fatto i biglietti per la visita, 15$CAD a persona, incluse le tasse.

All’interno della Biosfera le varie sale e laboratori sono stati allestiti seguendo un percorso didattico il cui tema centrale è il cambiamento climatico, osservato da sotto vari aspetti. In una sala sono stati esposti “animali” conservati in piccole teche trasparenti che mostravano evidenti mutamenti, tipo teste più grandi o con arti deformati, a causa del clima.

Abbiamo visto i batteri (visibili con i microscopi messi a disposizione) gli invertebrati di piccole dimensioni, i crostacei e i pesci.

In un’altra ci sono schermi che trasmettono documentari sulla glaciazione, sull’innalzamento delle temperature, sulla desertificazione, sui tornado, sulla migrazione degli uccelli… insomma il problema è stato affrontato in modo che chiunque possa capire, dal bambino al turista. Sembra che il problema del cambiamento climatico sia molto sentito in Canada.

La visita alla Biosfera mi ha fatto riflettere molto.

Durante la nostra permanenza, ho visto che l’uso esagerato dell’aria condizionata ovunque, pur non facendo caldo, le piscine riscaldate di giorno e di notte anche quando sono inutilizzate… insomma… credo che un po’ si contraddicano.

Finita la visita, dopo qualche ora, eravamo sfinite. Abbiamo deciso di tornare alla metropolitane ma, questa volta, per tornare in albergo.

Alla fine tra il fuso orario, le poche ore di sonno e tutti questi viaggi in soli due giorni, hanno preso il sopravvento e ci siamo andate a riposare con l’intenzione di uscire in serata per cenare… ci siamo risvegliate all’alba del giorno dopo!

Ci è rimasto il rammarico di non aver visitato gran parte della città…

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