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Gran Canaria – sud

15 Dicembre 2017

Gran Canaria – verso il sud… la spiaggia

La mattina dopo, si parte per il sud, alla ricerca del sole.

Prendiamo l’autopista GC1, destinazione Maspalomas, località famosa per il deserto con le dune che arrivano alla spiaggia, una Swakopmund della Namibia in miniatura, ma comunque suggestivo.

Il cielo è terso e la temperatura finalmente degna di quest’isola, 27°, caldo ma non troppo, con una leggera brezza piacevolissima. E infatti, la spiaggia è piena di gente che prende il sole in costume (qualcuno pure nudo) ma soprattutto di gente che passeggia, fiumi di gente che cammina avanti e indietro, sulla sabbia della battigia di uno strano colore scuro.

Ci addentriamo nel deserto a ridosso della spiaggia e subito iniziamo a salire e scendere dune, alcune basse e facilmente superabili, altre più alte e impegnative, dove si affonda nella sabbia dove diventa fredda.

Proprio arrivata in cima ad una duna più alta delle altre, mi accorgo di non avere più in tasca il cellulare, deve essermi scivolato proprio per il maggiore impegno richiesto nella salita.

Panico e corsa all’indietro, finché non vedo dall’alto due ragazzi che si sbracciano con il mio cellulare in mano. Li raggiungo e vorrei giurargli gratitudine eterna, un monton de gracias, riesco a dire, con il cuore in gola per la corsa e per l’ansia accumulata.

Riprendo il cammino e arrivo in un punto dove tutt’intorno è sabbia, non si vede più il mare nè le costruzioni intorno, sembra davvero di essere immersi all’interno di un immenso deserto.

Davvero bello.

Tornando indietro, raggiungiamo il faro vicino Meloneras, la zona più esclusiva di Maspalomas, dove c’è un resort che pare Las Vegas, elegante, non kitsch, con parchi, laghetti e cascate, praticamente inavvicinabile, oltre a negozi chiccosissimi, anch’essi inavvicinabili.

Più abbordabili i tanti localini sotto al faro, bruttino per la verità, tutto grigio, ma altissimo e imponente.

Riprendiamo l’auto lasciata in un parcheggio a pagamento, d’obbligo quando non si hanno coperture per i danni.

Visto che si è fatta l’ora di pranzo, proseguiamo per Arguineguin, località poco distante e dove sappiamo esserci un ottimo ristorantino di pesce proprio al centro, alla fine del molo, la Cofradia de pescadores, dove mangiamo un polpo alla galiega tenerissimo e gamberetti all’aglio davvero insuperabili, frittura di pesce, calamari al mojo verde e grigliata di pesce alla plancia,

tutto freschissimo e buonissimo.

Non si sa come, dopo tutto questo cibo, ma proseguiamo il giro e arriviamo a Puerto de Mogan, altra cittadina turistica ma molto carina, con un sinuoso camminamento che costeggia il molo con barche a vela e yacht ormeggiati, negozietti e locali che si susseguono tra ponticelli e edifici bassi con giardini curatissimi adornati da piante di ogni tipo. Molto grazioso.

Poco distante, passiamo per Puerto Rico, luogo meno bello, decisamente, con colline devastate dalla cementificazione selvaggia, con una quantità di alberghi e residence impressionante, dove la necessità ricettiva deve essere stata sicuramente sovrastimata.

Dopo tanto raccapriccio, arriviamo ad Anfi del mar, altra località turistica con giganteschi alberghi, qualcuno decisamente bruttino, ma nel complesso gradevole, con la famosa isoletta a forma di cuore con giardini e piante molto curati.

Vicino una bella spiaggia con acqua bassa e calma, quindi forse anche meno fredda.

Prendiamo un gelato al Capriccio, gelateria italiana ma per turisti che non ne capiscono, e ci rimettiamo in marcia per tornare a Las Palmas.

Sono le sei e il sole comincia ora a tramontare.

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