IsraeleMar Morto

Ein Gedi

4 febbraio 2018 – Domenica

Erano le 8:00 quando abbiamo preso l’auto per andare a Ein Gedi e vedere il panorama.

Abbiamo preso ancora una volta la strada n. 31. Di nuovo i colori del deserto che al mattino presto erano ancora più intensi e la foschia era poca.

Ci siamo fermate un’altra volta all’area di sosta a Om s.l.m. per osservare il panorama: il mare e le montagne della Giordania.

L’orizzonte era più nitido e si distinguevano anche gli alberghi sulla costa giordana. Di nuovo foto su foto. Non ci siamo intrattenute molto.

Ein Gedi è un’oasi che dal 1972 è divenuta parco nazionale e, all’interno, ci sono numerosi sentieri che permettono di esplorare l’intero sito. 

Si estende a pochissima distanza dal confine tracciato dei territori palestinesi, e non a caso, evidentemente. Fin lì, solo deserto e roccia, e qui acqua, cascate e vegetazione lussureggiante. Come in tutto il paese, i territori con le risorse sono stati accuratamente selezionati e annessi.

Quando siamo arrivate davanti ai cancelli d’entrata, non c’era ancora nessuno. Mentre stavamo decidendo dove parcheggiare, abbiamo visto una capra che stava mangiando sopra un albero e un’altra stava brucando, indisturbata, sul ciglio della strada, le abbiamo immediatamente fotografate!

Carta geografica di Ein Gedi

Poi, siamo andate all’entrata e abbiamo fatto i biglietti (28 Shekel a persona) quando è arrivato un pullman zeppo di orientali, coreani forse.

Velocemente ci siamo avviate all’interno del parco per poter fotografare senza troppe interferenze. Ma invano, ci hanno raggiunte in men che non si dica… erano tantissimi e come al solito rumorosi e invasivi, ogni tanto ne sbucava uno e dovevamo scansarci per farlo passare.

EIN GEDI (tradotto dall’ebraico vuol dire “sorgente del capretto”). E’ un parco molto grande, un’oasi rigogliosa e ricca d’acqua e di animali selvatici, panorama unico. Sembra incredibile vedere come le piante e gli alberi crescano in quel deserto roccioso. 

E’ il luogo biblico utilizzato nell’antichità come rifugio da Davide, quando era inseguito dal Re Saul. La sorgente più importante è Ein David, una splendida cascata naturale. 

Oltre alle bellezze naturali, il parco è famoso per le numerose grotte dove sono stati ritrovate testimonianze dell’antico testamento insieme a resti di anfore. Ci sono anche resti d’insediamenti come il Tel Goren che risale al VII a.C. e i resti di un’antica sinagoga dove si può ancora vedere un pavimento a mosaico.

All’inizio del cammino ci siamo imbattute in una coppia di marmotte (suppongo), una dormiva sotto l’ombra di una pianta, mentre l’altra girava intorno ad alcune radici annusando curiosa. Abbiamo proseguito per il sentiero principale che cominciava a salire.

Si sentiva il cinguettio degli uccelli.

Ho notato che in Israele ce ne sono tantissimi e di tante specie… alcuni piccolissimi e velocissimi, impossibile da fotografare, almeno per me! 

C’erano anche dei corvi nerissimi (per questo ho pensato che erano corvi) ma non avevano il becco giallo, volavano in coppia.

Ai lati di una scala ricavata dalla roccia c’era una piccola cascata che aveva formato un piscina d’acqua trasparente.

Abbiamo camminato fino ad arrivare all’indicazione per la David waterfall e dopo pochi metri era li. La cascata era alta saranno stati circa 10m e il getto d’acqua sembrava una lunga coda di cavallo che finiva in una piscina naturale.

Mentre le ragazze erano intente a fotografare, mi aveva incuriosito una coppia di “corvi” che entravano e uscivano da una fessura nella roccia. Ho puntato il teleobiettivo sperando di riprenderli.

Avevo capito che stavano costruendo il nido perché entravano con dei ramoscelli nel becco e uscivano senza.

Ho provato a fotografarli ma, la loro velocità (o la mia lentezza) e la forte luce del sole mi hanno ostacolato non poco.

Mentre stavamo tornando indietro ho incontrato la guardia del parco, una ragazza molto gentile, le ho chiesto informazioni su il sentiero che si vedeva salire in alto sulla montagna portava poi all’uscita.

Lei mi confermava che si poteva uscire dal parco anche seguendo quel ripido sentiero e mi ha detto anche che potevamo andare a vedere la Dodim cave che non era distante.

Armate di coraggio abbiamo cominciato a salire i numerosi gradoni di roccia. Tra una sosta e l’altra abbiamo guardato in basso verso il sentiero che avevamo percorso poco prima… si vedevano le persone piccole, piccole… eravamo in alto e la salita non era ancora finita.

Il panorama verso il mare era fantastico! Si distinguevano le isole di sale e la costa giordana perfettamente.

Siamo arrivate ad un bivio con un’indicazione: da un lato l’uscita e dall’altro la Dodim cave

Marina e Chiara erano stanche, io ero curiosa di vedere la grotta. Anna Rita non mi ha voluto lasciare da sola e mi ha accompagnata.

Abbiamo percorso un cammino tra piante e strettoie naturali fino ad arrivare ad alcune scale, sempre ricavate dalla roccia, che portavano ad una piccola piscina naturale formata da un ruscello che scendeva a delta dalla roccia oramai levigata dall’acqua.

Per arrivarci avevamo impiegato una ventina di minuti. La Dodim cave la vedevo in lontananza. Abbiamo girato un po’ intorno al ruscello e abbiamo fatto fotografie.

Poi abbiamo deciso di tornare indietro perché per arrivare alla grotta e poi tornare al bivio avremmo impiegato troppo tempo e le ragazze si sarebbero preoccupate.

Abbiamo raggiunto Chiara e Marina che stavano sedute dove le avevamo lasciate e, tutte e 4 siamo andate nella direzione dell’uscita.

Abbiamo superato il Chalcolithic Temple, resti di un antico tempio ridotto in rovina, da lì il panorama è maestoso. 

Era quasi mezzogiorno! Fortunatamente la salita era finita. Faceva caldo. Abbiamo camminato tra i sassi e passando attraverso degli arbusti fino ad arrivare ai resti di un antico mulino.

Da li il sentiero in discesa era meno impervio ma sdrucciolevole. Alla fine, dopo un’ora circa, siamo arrivate in una piantagione di palme, poco lontano dalla nostra macchina.

Erano quasi le 13:30 quando ci siamo rimesse in strada per andare al “Cafè Cafè” consigliatoci dal sig. Cohen e mangiare qualcosa prima di arrivare a Masada prima delle 16:00.

Dalla spiegazione del sig. Cohen, avevamo capito che il “Cafè Cafè” si trovava all’interno di un centro commerciale sul litorale del Mar Morto, proprio di fronte a Masada.

Non è stato così. 

Siamo dovute arrivare fino a Neve Zohar, dove abbiamo trovato il centro commerciale e il Cafè Cafè. Ci siamo sedute e velocemente abbiamo ordinato il pranzo. Il servizio è stato lentissimo.

Abbiamo mangiato bene; un piatto tailandese con le tagliatelle, pesce guarnito con riso e insalata, carne stufata e le solite. Come ci aveva detto il sig. Cohen, abbiamo presentato il bigliettino da visita del B&B e ci hanno fatto uno sconto del 20%. (Speso 112 shk)

Alle 15:30 siamo uscite in fretta e siamo andate subito a Masada.

Ci abbiamo impiegato non più di dieci minuti… ma… non ci hanno fatto passare.

Un’antipatica signora, a guardia del cancello d’entrata, ci ha detto che il sito chiudeva alle 15:30! Anna Rita era diventata paonazza! Ci teneva tantissimo a visitare la fortezza e anche noi volevamo vedere questo posto.

MASADA. È un’antica fortezza costruita a picco su una rocca a 400 metri di altitudine nel bel mezzo del deserto della Giudea. L’antica fortezza era circondata da mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo Aveva una quarantina di torri alte più di 20 metri ed era considerata una fortezza inespugnabile. 

L’unico punto d’accesso a Masada era l’impervio Sentiero del serpente, così chiamato per via dei numerosi tornanti che lo rendevano un difficile ostacolo.

Dopo un lungo assedio da parte dei romani, nel 74 a.C., la comunità ebraica dei Sicarii, rifugiata dentro la fortezza, dopo aver resistito al potere di Roma anche dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Secondo Tempio, preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cadere in mani nemiche.

Sconsolate e deluse siamo tornate a Neve Zohar per fare una passeggiata sulle rive del mar Morto. Abbiamo aspettato il tramonto passeggiando tra il sale e la sabbia.

Dopo il tramonto è arrivato anche il freschetto.

Siamo tornate al B&B e ci siamo riposate. Abbiamo incontrato il sig. Cohen e abbiamo pagato le camere (630 shk a camera).

Verso le 20:30 siamo andate a cenare di nuovo al Muza.

Durante la cena Anna Rita e Marina ci hanno proposto di andare a Masada l’indomani prima dell’alba verso le 5 del mattino, abbiamo risposto che ci sarebbe piaciuto ma eravamo stanche e difficilmente ci saremmo svegliate così presto.

Così dopo un paio di birre e dell’ottimo hummus abbiamo pagato (326 Shekel) e siamo andate a dormire.

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