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☀ Quebec City – Saint-Simeon

Sesto giorno – 19 agosto

Una volta in piedi abbiamo preso il caffè e siamo scese a far colazione (oggi andiamo in un bellissimo parco).

Prima di lasciare il bar abbiamo preparato due panini per il pranzo e dopo siamo risalite in camera. Abbiamo fatto le valigie per partire alla volta di Saint-Simeon che sarebbe stata la nostra meta fissa per almeno 5 giorni e, con i bagagli in spalla, siamo andate alla reception e pagare la stanza (355,44$CAD x 2 notti).

Mentre stavamo caricando la macchina abbiamo fatto un confronto tra Montreal e Quebec City, tenendo conto che non avevamo visitato a fondo nessuna delle due città, arrivando alla conclusione che Quebec City ci era piaciuta di più, forse perché era più antica e ricordava le città europee. Una volta caricate le valigie in macchina, siamo partite.

In Italia, durante l’organizzazione dell’itinerario, mi ero documentata su cosa avremmo potuto visitare lungo la strada per Saint-Simeon (la 138 E).

Avevo visto su GoogleMap che saremmo passate vicino a due siti interessanti La Chute de Montmorency e Le Canyon Sainte-Anne e, leggendo vari articoli e ottime recensioni su tutti e due i luoghi, avevo pensato che dovevamo andarci.

Non avevo detto niente a Chiara per farle una sorpresa e ho cominciato a guidare io. Quando siamo arrivate nei pressi del 15° km e proprio all’altezza del pont de l’Ile d’Orléans, che collega la terraferma con la stessa Ile d’Orléans, ho visto l’insegna che indicava la deviazione per il Parc de la Chute-Montmorency il primo dei due posti da vedere.

Ho seguito i cartelli che ci hanno portato su una strada sterrata a causa dei soliti lavori in corso (i lavori in corso continuavano a perseguitarci ovunque!), finché non siamo arrivate ad un grande parcheggio con un edificio sulla destra. Prima di accedere al parcheggio ci siamo fermate davanti a un box-office per pagare la sosta (10$CAD) e, una volta entrate, abbiamo parcheggiato l’auto.

Quando siamo scese dalla macchina siamo state completamente rapite dal meraviglioso panorama davanti a noi: LE CASCATE DI MONTMORENCY!

Ho visto l’espressione di sorpresa sul volto di Chiara ma, in realtà, ero molto sorpresa anche io! Ci sono sembrate grandiose, molto più alte di quelle del Niagara.

Per arrivare al parco si doveva entrare in un edificio della SEPAQ (Société a pour mandat d’administrer et de développer des territoires publics et des équipements touristiques qui lui sont confiés en vertu de sa loi constitutive), l’azienda che gestisce le attività nei parchi pubblici del Quebec.

All’interno il locale era molto grande e suddiviso in varie zone: a sinistra lo sportello per l’assistenza, il punto d’informazione turistica e la biglietteria; al centro un grande bar con tavolini e sedie; sulla destra, proprio a fianco alla porta d’ingresso, un altro sportello dove si poteva noleggiare gli elmetti di sicurezza e le imbracature da arrampicata.

Andando verso il bar abbiamo visto che c’erano grandi poster con le informazioni pubblicitarie sulle tre attività proposte: la via ferrata, lo zip-line e la funivia che arrivavano direttamente in cima alla cascata dove c’era anche li un ristorante con terrazza.

L’accesso al parco era gratuito.

Non essendo interessate alle attività proposte, abbiamo oltrepassato lo stabile e ci siamo dirette verso le cascate passando su un ponte di legno che s’innalza sopra un piccolo lago, originato dall’incontro dei fiumi San Lorenzo e il Montmorency.

Più andavamo avanti e più la cascata si alzava imponente sopra di noi. Siamo arrivate in un grande spiazzo che si trovava quasi sotto la chute (cascata in francese) dove c’erano alcuni turisti con l’impermeabile che fotografavano la cascata dal basso.

Noi non avevamo nessuna intenzione di bagnarci, anche perché la giornata non era proprio calda, e abbiamo deciso di salire su per la lunga scalinata di legno che porta in cima alla collina. Ogni due rampe di scale c’era un piccolo balcone rotondo con tettoia dove avevano installato un paio di strategici sedili in legno per riposare.

Da queste “aree di sosta” abbiamo fatto le fotografie e abbiamo ripreso fiato. Ogni tanto abbiamo visto sfrecciare, da un lato all’altro della collina, dei ragazzi che si sono lanciati dallo zip-line urlando!

Sul lato destro della cascata c’erano alcune persone che stavano percorrendo la via ferrata.

Da quella distanza sembrava si stessero arrampicando sulla roccia, usando degli scalini naturali e aiutati da una fune collegata alla loro imbracatura di sicurezza. Osservando meglio abbiamo visto che, in realtà, i gradini non erano sporgenze della roccia ma gradini di ferro che si mimetizzavano con la roccia stessa.

Anche per noi salire gli oltre 200 scalini è stata una bella impresa, meno adrenalinica ma sempre un’impresa!

Come ho già detto, le cascate si trovano all’interno di un parco protetto (Parc de la Chute-Montmorency) e la particolarità sta nella conformazione del terreno e dall’erosione del fiume San Lorenzo che hanno creato questo balzo naturale del fiume Montmorency di circa 84m di altezza (30m più alto delle cascate del Niagara) e 46m di larghezza.

Arrivate in cima alla collina ci siamo trovate in una grande spianata con una pendenza verso il fiume San Lorenzo. Al centro della radura il terreno aveva delle piccole trincee in terra che, come poi abbiamo letto, erano state realizzate durante la Battaglia di Beauport nel 1759, tra gli inglesi che attaccarono dal fiume e i francesi trincerati sulla collina.

Andando avanti e sulla sinistra della radura, siamo arrivate al lungo ponte di legno che attraversa la cascata da una sponda all’altra.

La vista da quell’altura era spettacolare, il ponte era situato a più di 80m di altezza sopra la cascata.

Da lì, oltre a vedere tutto il percorso dell’acqua che si rovesciava nel piccolo lago, il panorama si apriva dal ponte de l’Ile d’Orlèans, a sinistra, a Quebec City a destra. Siamo riuscite a vedere anche il castello di Frontenac che spiccava austero sopra le case di Quebec City. Abbiamo passeggiato sul ponte e fatto molte fotografie, come gli altri turisti del resto.

Poi, tornando nella direzione della scalinata di legno, ci siamo fermate in una piazzola attrezzata con panchine e tavoli di legno proprio sulla riva del fiume Montmorency.

Siamo rimaste a contemplare lo scorrere dell’acqua sedute su una panca accanto a due signore orientali con le quali a parte il sorriso convenevole non abbiamo potuto scambiare una parola.

Il parco era immerso nella natura, con il verde degli alberi e il profumo della terra umida… mancavano gli elfi dei boschi! O forse c’erano… Ricordo che mi sentivo in pace con il mondo, la sensazione di serenità e una carica d’energia che mi avrebbe fatto scalare una montagna. Mi sentivo bene.

Abbiamo visto molti sentieri che s’inoltravano all’interno del bosco e ricordo che ho pensato a chi ama il trekking: questo parco era l’ideale per passeggiare e immergersi nella natura.

Si stava facendo tardi e dovevamo ancora andare al secondo sito da visitare, quindi, per paura di trovare chiuso, abbiamo ripreso la via delle scale e siamo scese fino ad arrivare al parcheggio. Quando siamo arrivate alla macchina, abbiamo tirato fuori i nostri panini e li abbiamo divorati.

Siamo ripartite che saranno state le 16:30 circa e abbiamo ripreso la 138 E verso il Canyon Sainte-Anne, il secondo posto da vedere che era distante circa 30 km da dove ci trovavamo; purtroppo, con i lavori sulla strada, ci abbiamo impiegato quasi un’ora per arrivare.

Abbiamo trovato il bivio per il parco del canyon e dopo un paio di chilometri siamo arrivate in un altro grande parcheggio (anch’esso gratuito), abbiamo lasciato la macchina. Ho notato che c’erano solamente due o tre auto parcheggiate e ho pensato che forse eravamo arrivate troppo tardi. Invece era ancora aperto e l’entrata era gratuita grazie al 150° anniversario!

A differenza del parco delle cascate di Montmorency, in quest’altro parco ci si arrivava direttamente attraverso il bosco, percorrendo un sentiero in discesa umido e sotto l’ombra dagli alberi che si ergevano alti e fitti ai lati della via.

Da lontano sentivamo lo scrosciare dell’acqua e, più ci avvicinavamo alla cascata più l’umidità aumentava, creando un ambiente molto umido, quasi soffocante.

Siamo arrivate al ponte che attraversava il canyon e sotto scorreva una piccola cascata. Era diverso dal parco di Montmorency, questo posto era ancor più immerso nella natura. Il ponte di legno che attraversava la cascata era rudimentale, era fatto da piccole assi di legno unite tra loro da attacchi di metallo e da corde. Sembrava di camminare su un ponte antico, simile ai ponti tibetani.

La cascata era molto più piccola e non era ripida ma stretta e lunga e ostacolata da rocce molto grandi. In effetti la bellezza del posto non era tanto la cascata quanto la natura tutt’intorno, il canyon. Abbiamo camminato lungo il sentiero fino ad arrivare a un secondo ponte più in basso che abbiamo attraversato per tornare sulla sponda da dove siamo entrate.

Da questo secondo ponte si vedeva un terzo ponte ancora più in basso alla fine della cascata. Ci ha sorpreso piacevolmente questo luogo ma era tardi e dovevamo fare ancora 140 km per arrivare a Saint-Simeon e trovare il nostro hotel.

Così, mentre risalivamo il sentiero dell’andata, abbiamo scattato le nostre fotografie per immortalare anche questo luogo così suggestivo.

Siamo tornate al parcheggio, rimesse in macchina e abbiamo ripreso il nostro viaggio.

Lungo la strada abbiamo attraversato molti paesetti caratteristici, posizionati sulla costa del fiume San Lorenzo, con le solite case basse, alcuni avevano anche il proprio faro bianco e rosso tipico di queste zone. Verso le 20:00 siamo arrivate Saint-Simeon e abbiamo trovato subito l’hotel, anche perché il paese era veramente piccolo e i pochi hotel del posto erano tutti raggruppati vicino al porto, così come l’hotel “Vue Belvedere” dove avevamo prenotato una camera con Booking.com qualche mese prima dall’Italia.

Alla reception ci stavano già aspettando e dopo aver consegnato i documenti per la registrazione ci hanno mostrato dove si trovava la nostra stanza e ci hanno dato le chiavi.

Abbiamo parcheggiato la macchina proprio davanti alla porta della stanza che ci avevano riservato.

Era un hotel tipico americano con le porte d’accesso alle camere davanti al parcheggio delle auro.

Siamo entrate in stanza e ci ha preso un accidente! Non credo di aver mai visto una camera così piccola! Il frigorifero sopra al tavolo, il mini-bagno con la doccia e il vaso, mentre il lavandino era davanti al letto, all’interno della stanza! Era un motel! Ci potevamo muovere una per volta altrimenti non potevamo passare né in bagno né uscire dalla porta. Non c’era posto per due valigie! Un incubo! Non solo, la porta d’entrata era con il vetro e una persiana rotta faceva da “oscurante”.

Chiara, paonazza in volto, ha preso subito l’ipad per reclamare con booking, ma… non c’era internet!

Dove era la camera che abbiamo visto in foto quando abbiamo fatto la prenotazione?

Siamo di nuovo scese alla reception per lamentarci e chiedere di cambiarci assolutamente camera. Il tizio alla reception ci ha detto che non c’erano altre camere fino all’indomani e che comunque avremmo dovuto pagare la differenza.

Abbiamo deciso che il giorno dopo avremmo visto un’altra camera e, se era di nostro gradimento, saremmo passate a quella, nonostante la differenza di prezzo, altrimenti avremmo cercato un altro hotel. Sostare 3 giorni in quella stanza così piccola non era possibile. Prima di rientrare in camera e, visto che alla reception c’era il wi-fi, abbiamo subito mandato una e-mail di reclamo a booking.com, spiegando l’accaduto e chiedendo spiegazioni.

Più tardi, siamo rientrate in camera per uscire di nuovo per andare a cenare.

Nervose e arrabbiate per l’imprevisto, siamo andate nella locanda “Chez Laurie” suggeritaci sempre dal “tizio” alla reception. Un locale brutto e sporco, ma ci siamo comunque sedute anche perché dopo le 21:00 sarebbe stato difficile trovare un posto dove mangiare e, inoltre, ancora non avevamo girato Saint-Simeon e non avevamo idea se avremo trovato facilmente ristoranti o pub!

Penso sia stata l’unica giornata nera della vacanza, a parte un’altra che doveva ancora venire e che racconterò in seguito.

Quando è arrivato il cameriere, abbiamo chiesto il menù… inesistente, allora gli abbiamo domandato cosa potevamo mangiare e bere. Gli alcolici non si vendevano in questo locale per via delle tasse da pagare e che, a quanto pare, loro non pagavano.

Per farla breve, ci hanno portato alcuni mini-sandwich al formaggio per me e uno pseudo hamburger per Chiara, patatine fritte e acqua del rubinetto che è la prima cosa che portano nei ristoranti in Canada. Abbiamo mangiato i sandwich e l’hamburger mentre le patatine le abbiamo lasciate perché erano vecchie e bruciacchiate e siamo scappate da quel pessimo posto che sconsigliamo vivamente.

Rientrate in stanza abbiamo scherzato un po’ su chi si doveva passare prima per andare in bagno e chi dopo… abbiamo cercato di chiudere la giornata con ironia e così è stato.

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