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Gerusalemme

1 febbraio 2018 – Giovedì

Santo Sepolcro.

Alzate di buon’ora, abbiamo tirato fuori la nostra strategica caffettiera elettrica e con caffè, yogurt e biscotti abbiamo fatto colazione. Verso le 9:00 eravamo già in strada in direzione della città vecchia.

Il tempo era splendido, il sole alto e l’aria era frizzantina ma non faceva freddo. Abbiamo preso la Jaffa road e abbiamo oltrepassato la Porta di Jaffa, una delle 8 porte d’accesso alla vecchia Gerusalemme.

La “old city” dentro Jerusalem map e grandi mura, si suddivide in quattro quartieri: quello cristiano, quello musulmano, quello ebreo e quello armeno.

La porta di Jaffa si trova a sinistra della Torre di Davide che, più che una torre, sembra un antico minareto all’interno di un castello. 

A Gerusalemme la cosa che ci è subito saltata agli occhi (e che poi abbiamo visto in tutte le altre città), è la pietra utilizzata per le costruzioni; tutti gli edifici erano bianchi, le case, i tetti, i camini, le strade… blocchi di pietra bianchi. Ricordava un po’ la nostra pietra leccese. Con tutto questo bianco la luce del giorno era accecante.

Ci siamo dirette all’interno del souk tra il quartiere cristiano e quello musulmano in direzione del Santo Sepolcro, il  vicolo era stretto e coperto e all’entrata c’era una videocamera di sorveglianza.

Era presto e molti negozi erano ancora chiusi. Lungo il vicolo del souk ci siamo fermate davanti ad un forno catturate dal profumo del pane appena cotto. Abbiamo comprato due pite, o pane arabo, che abbiamo divorato lungo il cammino.  

Abbiamo seguito le indicazioni per il Santo Sepolcro che presto abbiamo raggiunto passando sotto un piccolo arco che dava accesso a una piazza (quasi un cortile). 

La piazza di fronte alla basilica è un cubo a cielo aperto e per arrivare alla basilica del Santo Sepolcro si devono scendere alcuni scalini. La facciata della basilica è suddivisa in due livelli. Il livello sulla strada ha, sulla sinistra, due grandi arcate in pietra (un po’ ingiallite dal tempo).

Sotto l’arco di sinistra c’è la porta d’entrata alla basilica (abbiamo letto che la chiave della porta è custodita da una famiglia musulmana dal 1182, per mantenere la pace tra le varie fazioni cristiane), mentre l’arco di destra è murato.

Al secondo livello e, sempre sulla sinistra, ci sono altri due grandi archi in pietra sotto i quali due grandi finestre a vetro chiuse. Sotto alla finestra di destra c’è una scala di legno appoggiata al muro (Scala inamovibile, una scala a pioli di legno in loco dal 1854, simbolo dello Status Quo.- Wikipedia).

A destra della porta murata, altri scalini che portano a una piccola cappella (La cappella della Madonna Addolorata).

La facciata, a sinistra della basilica del Santo Sepolcro, è sovrastata dal campanile quadrato, mentre la facciata di destra (di fronte al campanile) ha una colonna incastrata nella parete e, subito dopo, un altro arco con sotto una porta di legno verde. La porta era chiusa ed era molto bella, intarsiata con disegni di grappoli d’uva.

Non c’era molta gente e siamo entrate nella basilica chiamata anche chiesa della Resurrezione perché la tradizione vuole che questa basilica sia stata costruita sul luogo dove avvenne la crocifissione, l’unzione, la sepoltura e la resurrezione di Gesù.

Appena attraversato l’arco con la porta d’accesso, si trova la lapide dove si dice che Gesù sia stato deposto una volta sceso dalla croce. Su questa grande pietra di colore rosso, è stato lavato e unto il corpo del Cristo prima di chiuderlo nel sepolcro.

Alcune persone si chinavano e toccavano la pietra, altre la baciavano e altre ancora ci passavano sopra sciarpe, foulard, rosari, croci e ogni altra cosa avevano in mano.

Io ho posato la “chicca di sapone”, una creazione di sapone di mia cugina Francesca che mi aveva chiesto di portare con me inIsraele per poterla fotografare in testimonianza della “chicca di sapone nel mondo”.

Dopo alcune fotografie un sacerdote ortodosso ci ha indicato il percorso che dovevamo seguire e siamo entrate nella chiesa. 

L’interno è circolare (chiamata la Rotonda dell’Anastasi), al centro e proprio sotto la cupola principale della basilica c’è l’Edicola del Santo Sepolcro, una struttura in pietra e ferro. A ridosso della struttura, varie cappelle.

La porta d’accesso dell’edicola è in marmo, contornata da tanti piccoli incensieri e piccole iconografie degli apostoli con al centro l’icona di Gesù. Per entrare c’era una fila di persone in abiti tradizionali provenienti da ogni luogo. Ci siamo accodate anche noi.

Qualche minuto dopo, un prete ci ha fatto entrare proibendoci di fare fotografie.

Ci siamo ritrovate nell’anticamera del sepolcro. Al centro c’è una pietra quadrata chiusa in una teca di vetro e illuminata con 4 candele. Poi, passate sotto un piccolo arco sempre in pietra, si arriva davanti al sepolcro. Due lastroni di pietra messi sopra un rialzo, non grandi ma molto suggestivi.

Il sepolcro è illuminato dalla luce di una candela e c’è un quadro con la raffigurazione della Madonna. Dopo appena un paio di minuti ci hanno fatto uscire per far accedere le altre persone che erano in fila. Abbiamo fatto un giro nelle altre cappelle e poi siamo uscite perché si stava riempiendo di gente. 

E’ successo anche a noi quel che si dice accada anche a chi non è credente, che si rimane comunque affascinati dal trovarsi nel luogo dove è nata la Cristianità.

Uscite dal Santo Sepolcro il sole era caldo e abbiamo tolto i giubbini e camminato a maniche corte verso la via Dolorosa, percorrendola in senso inverso fino ad arrivare al muro del pianto. La via Dolorosa attraversava il souk nel quartiere musulmano e lungo il percorso abbiamo incontrato alcune stazioni della via crucis. 

Prima di arrivare alla piazza che precede il muro del pianto, siamo dovute passare per i metal detector controllati da polizia e militari armati fino ai denti. Il muro del pianto è un lungo e alto muro di cinta risalente all’epoca del secondo Tempio di Gerusalemme.

E’ diviso trasversalmente da un separé in ferro forato che separa il piazzale degli uomini, più grande, da quello delle donne.

Quella mattina nel lato degli uomini si tenevano varie cerimonie. Sembrava come la nostra Prima Comunione.

I bambini ebrei indossavano gli indumenti tradizionali e la kippah (la papalina) ed erano affiancati da uomini vestiti con le varie tonache e grandi tube circolari fatti con costosissime piume di rondine.

Il rabbino più anziano aveva aperto una specie di cilindro d’argento dove all’interno si vedeva il grande rotolo della Torah. A quel punto i bambini dovevano leggere un passo della Torah e poi tutti applaudivano e cantavano. Le mamme, dal lato delle donne, tiravano le caramelle!

Un rito molto allegro e festoso… e tante caramelle ovunque!

Erano quasi le due del pomeriggio e, dopo aver ripreso e fotografato per più di un’ora, abbiamo deciso di andare a pranzo.

Marina ha tirato fuori il libro della Lonely Planet e ha trovato un posticino suggerito dalla guida: Abu Shukri Restaurant, più che un ristorante era un’osteria musulmana dove abbiamo mangiato il miglior humus di Gerusalemme, con contorno ceci, felafel, insalata di cetrioli, pomodori e le pite. Il pranzo ci è costato in tutto 110 shekel (meno di 27€ in quattro!).

Dopo il pranzo siamo ritornate al muro del pianto ma questa volta per andare al Monte del Tempio.

Anche qui c’erano i controlli e una lunga fila di turisti per entrare.

Dopo circa 20 minuti abbiamo superato i metal detector e siamo passate sopra un ponte di legno sopraelevato che attraversava il muro del pianto dal lato delle donne per arrivare alla Spianata delle Moschee.

Per accedere ci hanno fatto indossare sopra ai nostri pantaloni, delle lunghe gonne verdi… eravamo tutte ridicole! Ma era l’unico modo per entrare nella spianata e nelle moschee.

Abbiamo provato ad entrare nella Moschea al-Aqsa però non è stato possibile perché era troppo tardi! Allora ci siamo dirette verso la Cupola della Roccia.

Dalla Moschea al-Aqsa per arrivare all’altra moschea c’era un lungo viale con a destra un giardino e al centro una fontana. Dopo la fontana c’erano delle scale e, in cima alle scale, delle piccole arcate.

Abbiamo oltrepassato le arcate e siamo arrivate in un’altra area molto grande, al centro c’è la Cupola della Roccia. Una struttura ottagonale ricoperta di tasselli di ceramica di colore bianco da terra fino a metà altezza e tasselli blu e verdi fino alla base della cupola che era rivestita d’oro. I colori della moschea risaltavano alla luce del sole, molto bella!

Abbiamo fatto molte fotografie e ammirato il panorama verso il Monte degli Ulivi.

Dopo una mezz’ora i guardiani si sono messi a urlare per farci uscire, molto sgarbatamente, e ce ne siamo andate.

Abbiamo preso un’altra via del souk e siamo arrivate alla Porta di Damasco, porta nord della vecchia città.  Volevamo andare a vedere il tramonto dal Monte degli Ulivi e dovevamo fare il giro delle mura da Nord verso Est. E’ stata una bella passeggiata. 

La vecchia Gerusalemme è situata su un monte a circa 760 m s.l.m. e quindi la strada era inizialmente in discesa per poi risalire verso il Monte degli Ulivi. Siamo passate davanti alla porta di Erode sempre a Nord delle mura e poi la Porta dei Leoni andando verso Est. 

Il Monte degli Ulivi si riconosceva, ovviamente, per gli ulivi che dominavano un lato della collina, mentre, nell’altro lato c’era il cimitero ebraico. 

Nel libro di Zaccaria il monte degli Ulivi è identificato come il luogo da cui Dio comincerà a far rinascere i morti alla fine dei secoli. Per questo motivo, gli ebrei hanno sempre cercato di essere sepolti sulla montagna; dai periodi biblici ad oggi il monte è stato usato come cimitero per gli ebrei di Gerusalemme. Si valuta che vi siano 150.000 tombe. (wikipedia)

Le tombe a sarcofago erano tutte uguali e tutte di pietra, bianca. La caratteristica di queste tombe erano i sassi che quasi tutte avevano sopra la lapide di chiusura del sarcofago. 

Siamo arrivate davanti alla Chiesa di tutte le Nazioni costruita in quello che la tradizione riconosce come il Getsemani. A sinistra della facciata della chiesa c’era l’orto degli ulivi: il Getsemani e siamo entrate.

L’orto era piccolino, non ci saranno stati più di dieci ulivi e abbiamo letto che, ovviamente, non erano quelli del tempo di Gesù, ma erano comunque molto vecchi e molto belli.

Da lì volevamo risalire il monte fino alla cima da dove ammirare il tramonto su Gerusalemme. Fortunatamente un taxi ci ha proposto di portarci per 50 shekel… ci è sembrato un prezzo non eccessivo e abbiamo accettato.

Il taxi è arrivato fino all’Edicola dell’Ascensione, e li ci ha lasciate. L’Edicola era una specie di cappella completamente vuota a parte una pietra, isolata nel pavimento, sulla quale ci sarebbe l’impronta del piede sinistro di Gesù.

Abbiamo continuato a camminare sulla strada fino ad arrivare vicino a un hotel e a un belvedere fatto a forma di teatro romano con sedili in pietra rivolti verso Gerusalemme. Eravamo arrivate! Il panorama era stupendo.

Il sole era ancora alto quindi ci siamo accomodate e ci siamo riposate. Avevamo fatto molta strada e molta ancora dovevamo farne per rientrare in hotel.

La vista su Gerusalemme dentro le mura era eccezionale. Si distinguevano la spianata delle moschee, la Sinagoga, la cupola del Santo Sepolcro e anche la Torre di Davide. Sotto la nostra postazione c’era il cimitero ebraico.

Alcuni rabbini stavano tra i sarcofagi che pregavano con un libro in mano e facevano quel movimento in avanti e indietro con il busto. Dietro di noi un cammello era “parcheggiato” sopra un tappeto a un lato della strada. Sembrava in attesa di un cliente da trasportare. Si sentivano gli uccelli cantare. C’era un’atmosfera magica.

A un certo punto, quando il sole stava tramontando, un muezzin ha cominciato a cantare dalla vecchia città. Si sentiva il canto che echeggiava da ogni parte. E’ stata la cornice di quel quadro incantevole che avevamo di fonte. E’ stato emozionante, ho ancora la pelle d’oca! 

Abbiamo scattato tante fotografie e fatto riprese fino a che ha iniziato ad oscurare e abbiamo cominciato a sentire un certo freschetto.

Abbiamo ripreso la via del ritorno, scendendo lungo una ripida stradina che costeggiava il cimitero. Siamo arrivate nei pressi delle mura est di Gerusalemme e abbiamo deciso di passare per la porta dei Leoni, poi andare alla porta di Jaffa e infine in hotel.

Era già buio e le strade interne della vecchia città erano desolate e poco illuminate, ma non abbiamo mai avuto la percezione del pericolo.

Arrivate in camera ci siamo riposate un’oretta prima di uscire di nuovo per andare a cena. 

Quando siamo uscite abbiamo provato a cercare un ristorante sulla Jaffa road e dopo aver girato un’ora ci siamo fermate al “Hill Cafè” e abbiamo mangiato riso con salmone e insalata di cetrioli, pomodori, cipolle rosse e tonno. Abbiamo bevuto 5 birre piccole e speso 330 shekel (caro!). 

Era ora di andare a dormire.

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