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☀ Tadoussac – Les Escumins

22 agosto

Whale-watching

Ci siamo di nuovo svegliate molto presto, erano le 5:00 del mattino e il cielo era coperto da nuvole. Per prima cosa sono andata a vedere lo zoom… si era asciugato! Bene! Mentre stavamo prendendo il caffè abbiamo aperto il dépliant che ci hanno dato al punto d’osservazione di “Pointe-Noire” a Baie-Sainte-Catherine e abbiamo visto che c’erano altri punti d’osservazione di cetacei lungo la strada che va da Tadoussac a Les Escoumins, non distanti gli uni dagli altri.

Abbiamo anche letto, sempre sul dépliant, che la zona di passaggio delle balene, dei delfini e delle foche è molto ampia e che questi animali generalmente arrivano dall’Atlantico, più precisamente dalle acque sopra Terranova.

Molti cetacei scendono lungo il fiume San Lorenzo fino al fiordo di Saguenay, altri, invece, vanno verso il circolo polare artico a nord del Labrador.

Ci sarebbe piaciuto avere più tempo per arrivare almeno fino alla Réserve de parc national de l’Archipel-de-Mingan, di fronte all’ile d’Anticosti, ma era molto lontano e troppi i chilometri.

Così, una volta deciso quali erano i punti d’osservazione che volevamo visitare, abbiamo cominciato a prepararci.

Come mio solito, la prima cosa che ho fatto è stata quella di controllare se le batterie delle macchine fotografiche fossero cariche, inserire le nuove schede di memoria e caricare il tutto nei due zaini che portavamo sempre con noi.

Una volta pronte, siamo uscite. Era ancora presto, c’erano poche macchine in giro. Di nuovo abbiamo preso la direzione per Sainte-Catherine. Abbiamo oltrepassato il molo dove il giorno prima avevamo preso lo zodiac e siamo arrivate al punto d’osservazione di “Pointe-Noir”.

Siamo scese per vedere se le beluga, a quell’ora, fossero già sveglie, ma una fitta nebbia copriva il fiume.

Si vedeva la scogliera di Tadoussac come se fosse appoggiata su un tappeto d’ovatta grigio, il panorama era spettacolare, la nebbia copriva l’acqua, ma si sentiva il suono delle onde. Siamo rimaste a guardare questo panorama che sembrava un filmato in bianco e nero quando, in lontananza, abbiamo sentito il suono della sirena del Ferry che da Tadoussac stava arrivando a Baie-Sainte-Catherine. Ci siamo rimesse in macchina ancora stregate dall’atmosfera di tranquillità appena vissuta.

Siamo arrivate al molo dove approda il Ferry, eravamo le prime. Questo servizio di “navetta” da Baie Sainte Catherine-Tadoussac è disponibile 24h e completamente gratuito! Quando è arrivata la nave ci hanno fatto entrare e parcheggiare. Chiara è rimasta in macchina mentre io sono scesa per andare a fotografare la nebbia sul fiume.

Sono salita su una scale laterale del ferry e sono arrivata su una piccola piattaforma da dove si vedeva l’entrata del fiordo e il fiume San Lorenzo.

Ho scattato molte foto… cercavo le beluga, ma la nebbia mi impediva di vedere il fiume. Poi ho notato che dal mirino della macchina fotografica non vedevo bene e mi è venuto un brivido… lo zoom! Infatti, si stava appannando ancora una volta. Quindi, sono scesa di nuovo e quando sono arrivata in macchina ho cambiato l’obiettivo e ho posato lo zoom sul sedile posteriore, protetto dai giubbini, in modo che si potesse asciugare, almeno così speravo.

Nel frattempo eravamo arrivate a Tadoussac.

Il viaggio con il ferry era durato circa dieci minuti. Uscite dal porto, siamo andate verso il centro della cittadina per trovare un bar dove fare colazione. Entrate in città abbiamo visto una stazione di rifornimento e abbiamo fatto il pieno di benzina. Subito dopo c’era un bar  dove facevano le crepes.

Ci siamo fermate e abbiamo assaggiato una fetta di torta di mele, una crepe al miele e due “cappuccini”; tutto molto buono, ma il personale molto scortese… era la prima volta che incontravamo gente antipatica! Mah!

Ci sono giornate storte per tutti, ho pensato.

Abbiamo ripreso la macchina e siamo andate a vedere il famoso edificio bianco e rosso, l’ “Hotel Tadoussac”. Si tratta dell’hotel più antico della zona, del 1697. E’ conosciuto perché ha il piano superiore e il tetto di colore rosso acceso, con un gran giardino all’esterno dove c’erano tante sdraio per osservare, seduti e rilassati, il fiume.

Subito dopo l’hotel “rosso” c’era un punto d’osservazione delle balene, ma era ancora molto presto e abbiamo pensato di lasciarlo per ultimo. Siamo tornate indietro verso il bar delle “antipatiche” e abbiamo parcheggiato la macchina per fare due passi lungo l’unico corso principale.

Tadoussac è molto piccola e tutta concentrata sulla baia.

Le case sono villette in legno non molto colorate a parte l’hotel. A dire il vero, i paesetti di questa zona sembrano tutti uguali, le case sono di colore chiaro e molto simili tra loro. Solo alcune si distinguono e solo perché hanno un colore diverso e a volte più acceso.

Siamo entrate in un negozio di souvenir per acquistare qualche ricordo da portare in Italia. Dopo un’oretta di passeggiata, abbiamo ripreso la macchina e ci siamo dirette a Les Escoumins, dove abbiamo raggiunto il punto d’osservazione delle balene “Cap de Bon Desire”, a Les Bergerons. Abbiamo lasciato la macchina in un grande parcheggio.

Ovviamente non abbiamo dovuto pagare l’ingresso per via del 150° anniversario.

Il posto era molto carino e, dopo aver preso la macchinetta fotografica e montato lo zoom che sembrava di nuovo asciutto, ci siamo dirette al centro d’osservazione. Il centro era composto da tre case bianche con il tetto rosso; in una della case era stato allestito una sorta di museo del mare, in un’altra c’erano i bagni e il punto di ristoro, mentre l’ultima, al cui interno era stato allestito un percorso didattico dedicato alle balene, aveva vicino il classico faro canadese: bianco con il tetto rosso, molto bello.

Per arrivare al punto d’osservazione sul fiume abbiamo camminato qualche minuto attraverso uno piccolo bosco di pini. Quando siamo arrivate sul posto, ci siamo ritrovate davanti ad una grande piattaforma formata da scogli lisci, probabilmente levigati dal vento.

Da lì siamo andate verso il fiume, dove alcune persone erano già appostate con le macchine fotografiche pronte. C’era molto silenzio, le poche persone presenti parlavano a bassa voce. Ci siamo avvicinate al fiume mentre la nebbia stava andando via e si cominciava a vedere l’acqua, ma non l’orizzonte.

Eravamo tutti in piedi quando ad un tratto ho sentito “buuuffff”… mi sono girata ed era una balena che stava passando proprio davanti a noi, a pochi metri dagli scogli!

Avevo sentito il suono fatto dalla balena quando ha espirato l’aria dallo sfiatatoio… non lo dimenticherò mai! Ero paralizzata, incantata ad osservare con quale maestosità e senza fare alcun rumore usciva dall’acqua e si immergeva di nuovo mostrando la pinna dorsale.

Ero talmente sorpresa che avevo perfino dimenticato di fotografare. Sono rimasta immobile ad aspettare che uscisse di nuovo. Poi ancora “buuuffff” ed è arrivata un’altra balena dall’altro lato, diretta verso il fiordo. Ho preso la macchina e ho scattato foto su foto.

Il sole stava uscendo da quella coltre di nebbia e finalmente ci riscaldava un pochino. Mentre stavamo aspettando altre balene, ho girato la macchina per controllare lo zoom e mi sono accorta che con il sole si stava di nuovo appannando.

Siamo rimaste a contemplare il passaggio delle balene per circa un’ora circa e, dato che non avrei potuto fare altre fotografie finché l’obiettivo non si fosse asciugato, abbiamo deciso di tornare alla macchina e andare ancora più a nord e cercare un altro punto d’osservazione.

Ci siamo rimesse in macchina e abbiamo ripreso la solita strada 138 E in direzione Les Escoumins.

La strada saliva e scendeva su alcune piccole colline; ogni tanto si intravedeva il fiume in lontananza. Abbiamo incrociato il bivio che portava ad un altro punto d’osservazione, il “Centre de découverte du Milieu Marin”, ma era ora di pranzo e, soprattutto, avevamo fame. Quindi, abbiamo deciso di andare a Les Escoumins e trovare un posticino dove mangiare e poi, al ritorno, ci saremmo fermate in questo punto d’osservazione.

Quando siamo arrivate a destinazione, dopo un’altra ora circa, aveva quasi smesso di piovere. Les Escoumins è un altro piccolo paesetto simile a Saint-Simeon, forse anche più piccolo. Il territorio forma una baia naturale che prende il nome dal paese: la Baie des Escoumins. La strada principale costeggia per meno di un chilometro il fiume e, in quel momento, c’era la bassa marea.

Lungo la strada abbiamo visto qualche negozio e un paio di bar.

Ci siamo fermate davanti ad un risto-bar-pub-albergo, non si capiva bene quale fosse l’attività principale, e sono scesa per chiedere se potevamo pranzare lì.

Quando sono entrata ho avuto l’impressione di stare in un pub vero e proprio; un ragazzo si è avvicinato dandomi il benvenuto in francese e subito dopo mi ha detto, dispiaciuto, che era chiuso. Allora ho provato a chiedergli, con il mio italo-francese, dove potevamo trovare un ristorante possibilmente di pesce; incredibilmente mi aveva capito e, portandomi fuori in strada, mi ha indicato la migliore Poissonerie della zona, distante un centinaio di metri da lì.

L’ho ringraziato per la sua gentilezza e sono rientrata in macchina.

Ci siamo dirette alla “Poissonnerie Les Escoumins” (152 Rue Saint Marcellin O, Les Escoumins, QC) un bel locale che consiglio vivamente, ubicato proprio sulla punta sud della baia, in una posizione strategica per la vista panoramica sul fiume.

Quando siamo entrate abbiamo visto che il ristorante era suddiviso in due zone: sulla sinistra una sala da pranzo enorme, con quasi tutti i tavoli vicino alle grandi vetrate, che offrivano una vista spettacolare; sulla destra una specie di mini-market con frigo-surgelatori pieni di aragoste e granchi vari; c’era anche un grande acquario con enormi aragoste (mai viste così grandi) e altri pesci; sugli scaffali erano disposti in modo ordinato numerosi barattoli di vetro con tonno, salmone e quant’altro sott’olio o aceto.

Ci hanno dato un tavolo vicino a una delle grandi finestre.

Abbiamo mangiato molto bene: una pentola con le cozze cotte al vapore, un piatto con un filetto di tonno e verdurine varie, due birre piccole (dovevamo guidare!) e una torta di zucchero per chiudere in bellezza! (Speso….) Mentre aspettavamo le varie portate, abbiamo osservato come la marea si alzava e come il fiume prendeva il sopravvento sulle rocce che piano piano sparivano.

Alcuni cormorani sorvolavano la zona ammarando poi sull’acqua. La nebbia si era diradata e il sole era di nuovo fuori a riscaldare l’ambiente.

Quando siamo uscite ci siamo fermate fuori a guardare la baia.

Poi abbiamo deciso di tornare indietro e fermarci al punto d’osservazione “Centre de découverte du Milieu Marin che avevamo incrociato qualche ora prima.

Dopo qualche chilometro abbiamo trovato il bivio e l’indicazione per il Centre, abbiamo girato e siamo entrate. Quando abbiamo parcheggiato la macchina, stava cominciando a piovere. Questo centro d’osservazione era un po’ diverso dagli altri, aveva solamente una struttura, sempre di legno, ed era di colore bianco, con il tetto stranamente azzurro.

Siamo entrate, c’erano molti bambini, probabilmente una gita scolastica o roba del genere.

Il posto era abbastanza grande, si entrava direttamente in una sala che aveva una terrazza di fronte alla porta d’accesso e un’altra sulla sinistra, entrambe allestite con cannocchiali per l’avvistamento delle balene. Sulla destra della porta c’era una sala per le conferenze, con uno schermo grande che trasmetteva un documentario sulle attività dei centri d’osservazione e interpretazione delle balene.

Siamo andate verso la terrazza di fronte all’entrata e abbiamo incontrato un gruppo di bambini che seguivano le spiegazioni di una biologa sulle balene… ovviamente!

Ci siamo affacciate e ho visto che c’era un sentiero che portava al fiume, però la pioggia si stava facendo intensa e quindi non siamo scese. Siamo rimaste qualche minuto ad osservare dalla terrazza ma non si vedeva un gran ché. Anche i bambini erano delusi!

Allora siamo andate sull’altra terrazza, più piccolina, ma purtroppo stava piovendo parecchio e ovviamente non potevamo vedere nulla. Un po’ deluse, a causa della pioggia, siamo ritornate in macchina e abbiamo deciso di rientrare a Tadoussac e infine a Saint-Simeon.

Siamo arrivate a Tadoussac e ci siamo messe in fila per prendere il ferry per Baie Sainte-Catherine. Il ferry non ha tardato molto, appena 10 min. circa.

Ci siamo imbarcate e abbiamo fatto la “traversata” ammirando un grande arcobaleno, che iniziava a Tadoussac e finiva sul fiume! Bellissimo.

Da Baie Sainte-Catherine siamo arrivate a Saint-Simeon e ci siamo dirette ancora una volta al supermercato per fare un po’ di spesa per la cena e per il giorno dopo, giacché avevamo deciso di fare il giro del fiordo di Saguenay.

Avevamo comprato delle salse e una confezione di straccetti di pollo pre-cotti, una specie di insalata russa a base di tonno, la nostre patatine fritte, pane ai cereali, del  prosciutto per i panini del giorno dopo e le immancabili birre! Eravamo stanche, siamo rientrate in hotel e abbiamo organizzato la cena sul terrazzino perché non era freddo e si stava ancora bene.

Avevo comprato una salsa barbecue da mettere sugli straccetti di pollo, ma, inaspettatamente, la salsa dentro la confezione era in polvere e quindi ho pensato bene di rovesciare la polvere in una delle due tazze dell’hotel, per poi mettere il tutto nel forno a microonde, pensando diventasse liquida.

Mentre stavo preparando gli straccetti di pollo da mettere al microonde una volta fatta la salsa barbecue, Chiara mi ha chiesto cos’era quello strano odore che si sentiva.

Odore? Era terribile! Sembrava che un’intera bancarella araba di spezie stesse evaporando nella stanza! Ho aperto il microonde… è uscita una fumata bianca e una puzza tremenda! Ho preso la tazza e guardato dentro con il naso tappato… la salsa si era solidificata con la tazza!

Non sono stata capace di staccare neanche un briciolo di polvere… e la puzza aveva invaso la stanza e sicuramente anche tutto l’hotel!

Abbiamo aperto la porta e la finestra della terrazza per fare corrente, ma non passava un filo d’aria! Che serata… puzzavamo di un misto di curcuma e curry bruciati! I cuscini, quanto era dentro le valigie… la puzza arrivava anche fuori sul balcone!

Allora ho messo un po’ d’acqua nella tazza e ho detto a Chiara che forse se la riscaldavo nel microonde si sarebbe sciolta e potevamo buttare tutto nel water… così ho fatto!

Non mi era bastato il guaio che avevo combinato poco prima, ora ci avevo messo il carico da 12!

La puzza si era espansa, la salsa non solo era sempre solidificata, ma era anche aumentata! Insomma, non potevo mettere la tazza fuori dal balcone perché gli altri ospiti a fianco e sopra di noi dormivano con le finestre aperte, allora l’ho messa fuori dalla porta… molto fuori dalla porta, al parcheggio delle auto, un po’ nascosta e lontana!

Ci siamo messe a mangiare fuori, ma qualsiasi cosa mangiavamo sapeva di curry bruciato, anche la birra!!! Siamo rimaste fuori, con la porta e la finestra aperte tutto il tempo possibile, perché non si poteva dormire in camera!

Alla fine, sfinite e inebriate dal curry bruciato, ci siamo arrese e abbiamo chiuso la porta d’entrata e lasciato la finestra un po’ aperta, sperando che, durante la notte, la puzza andasse via.

Siamo andate a dormire, mentre fuori stava riprendendo a piovere…

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