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Tel Aviv

6 febbraio 2018 – Martedì

Ultimo giorno in Israele, domani si parte.

Ci siamo svegliate verso le 8:30. Chiara, purtroppo, alle 6:00 ha dovuto mettere i tappi che ci avevano lasciato in un cesto di vimini. In effetti i rumori dei lavori per la metropolitana si sono sentiti.

Comunque dopo il caffè e una buona doccia calda, siamo uscite per andare a vedere il Lewinsky Market prima e il Carmel Market dopo… mattinata al mercato!

La giornata era fresca e il cielo era un po’ coperto.

Il Lewinsky Market in realtà non era altro che una strada di negozi dove vendevano principalmente frutta secca, spezie, legumi e cereali.

Abbiamo passeggiato da un negozio all’altro e poi ci siamo dirette al Carmel Market. Siamo arrivate all’entrata del mercato sulla Kalischer St. e lo abbiamo percorso fino al Magen David square sulla Allenby St.

Il Carmel Market è un suk, un mercato dove c’è di tutto.

Abbiamo visto un’anziana signora che faceva il pane azimo, lo abbiamo comprato, era molto buono. Il mercato era molto affollato. Abbiamo visto delle melagranate enormi, arance, pompelmi e addirittura fragole.

Quando siamo arrivate alla fine del mercato sulla Magen David square, un ragazzo stava cantando e si era formato un cerchio di gente che ascoltava la musica, così ci siamo fermate anche noi e mentre ascoltavamo la musica ci siamo guardate intorno.

Tel Aviv è un contrasto tra lo “sgarrupato” e il moderno, abbiamo visto un centro commerciale moderno con accanto un edificio cadente, non decadente… proprio cadente!

Ricordava una città appena uscita dalla guerra o dal medioevo, non saprei come descriverla. Non posso dire che non mi piaccia, ma neanche il contrario.

Marina cercava di orientarsi per trovare la via per arrivare al posto che Anna Rita aveva trovato sulla Lonely e che lo consigliava per i migliori felafel di Tel Aviv. Mi sono avvicinata per aiutarla con il navigatore off-line del cellulare ma non si riusciva a capire dove stava questa via.

Due signore che ci hanno visto in difficoltà, si sono avvicinate chiedendoci se avevamo bisogno di aiuto. Marina, allora, ha spiegato loro che stavamo cercando questo famoso posto (non ricordo il nome) per i felafel, mostrando loro l’indirizzo.

Le due signore, probabilmente madre e figlia, si sono guardate meravigliate e ci hanno detto che in 25 anni a Tel Aviv non avevano mai sentito parlare di questo locale.

Siamo state almeno 20 minuti cercando sulla cartina finché la donna più giovane ha preso il suo smartphone e ha cercato il locale… TROVATO!!! Stava a 100 Km da Tel Aviv, ad Haifa!

Ci siamo fatte un sacco di risate prendendo in giro Anna Rita e ringraziando le due donne che sono state molto gentili e carine e, sempre la donna più giovane, ci ha consigliato di provare i felafel al Hakosem che non era molto distante da dove ci trovavamo.

Ci siamo congedate dalle due donne ringraziandole ancora una volta.

Quando siamo arrivate al Hakosem c’era una lunga fila, Marina ed io e ci siamo accodate mentre Anna R. e Chiara hanno preso un tavolino.

Quando è stato il nostro turno abbiamo ordinato tre felafel con insalata e per Chiara un Kebab. In Israele i kebab non sono come da noi, ma sono delle polpette con molto aglio. I felafel erano veramente molto buoni li hanno portati con i contorni di humus, riso con cereali e insalata.

Anche il kebab aveva gli stessi contorni ed era buono, ma non era il kebab che si aspettava Chiara!

Dopo aver pranzato e con la pancia piena siamo andate verso il lungomare.

Camminando lungo un viale pedonale in direzione del mare e proprio in mezzo al viale, troviamo una lunga fila di verdi biciclette in noleggio.

Marina cerca di capire come poter affittare due biciclette (Chiara e io preferiamo camminare). Dopo aver provato a usare la carta di credito, e non esserci riuscita, lascia stare e ci rimettiamo in cammino fino ad arrivare davanti al porto turistico che la sera prima avevamo visto da Giaffa.

Lì c’era un’altra batteria di biciclette verdi e una ragazza che ne stava prendendo una.

Marina è corsa subito dalla ragazza per chiederle come doveva fare per noleggiare, anche lei, due biciclette. E così, mentre io stavo fotografando un cormorano su uno scoglio, è arrivata Anna R. tutta soddisfatta sulla bicicletta con un sorriso a 32 denti!

L’ho fotografata e mentre loro proseguivano verso nord, noi ce ne siamo andate verso sud.

Ci siamo date appuntamento all’entrata di Giaffa. Con Chiara abbiamo fatto una lunghissima passeggiata fermandoci a fare fotografie e video.

Abbiamo notato la quantità di uccelli che popolavano il lungomare.

C’era anche un numeroso passaggio di elicotteri e aerei militari che venivano da sud e atterravano in un aeroporto più a nord.

La spiaggia era popolata da bagnanti e ragazzi che giocavano a beach volley.

In mare si vedevano le vele dei windsurf e delle piccole imbarcazioni utilizzate per i corsi.

Abbiamo camminato a lungo.

Parte della riviera era in costruzione. In altre zone c’erano attrezzi ginnici. Tante persone facevano jogging. Insomma un litorale pieno di vita. Locali uno attaccato all’altro e ognuno con i tavolini fuori e con gente che prendeva l’aperitivo o la birra.

La musica si è sentita durante tutta la passeggiata. Siamo state bene.

Alle 17:30 siamo arrivate davanti a Giaffa dove ci stavano aspettando Marina e Anna Rita. Loro sono rientrate al B&B perché dovevano risolvere un problema con internet e noi abbiamo proseguito per Giaffa.

Da lì si vedevano una serie di scogli  e oltre questi scogli, un pochino più distante, una roccia nera.

Ho letto che la roccia nera è chiamata la Roccia di Andromeda.

La mitologia greca racconta che qui Perseo salvò Andromeda, incatenata alle rocce come vittima sacrificale offerta ad un mostro marino.

Mentre stavamo aspettando che il sole sparisse da dietro il campanile della chiesa di san Pietro, abbiamo sentito il muezzin che iniziava la preghiera com’era successo a Gerusalemme.

Anche questa volta è stato un momento molto suggestivo. Mentre si sentiva la preghiera il sole si nascondeva dietro Giaffa… ho fotografato il tramonto.

Poi siamo andate a cercare il Ponte dei Desideri, Chiara voleva vederlo. Stava proprio vicino il parco Ha’Pisga.

Il Ponte dei Desideri è un piccolo ponte di legno dove sui due passamano ci sono dei bassi rilievo in ottone raffiguranti i segni zodiacali. Ci siamo fotografate. Era già buio. Abbiamo fatto un ultimo giro per il parco e poi siamo rientrate.

Siamo state molto bene. Tel Aviv è tranquilla, la gente è disponibile e gentile. Sono pronti ad aiutarti se ti vedono in difficoltà.

Anche se non è bella come Gerusalemme, devo dire che ha il suo fascino e questo è, tra le altre cose, sicuramente il mare.

Siamo rientrate alle 19:00 e le ragazze ci stavano aspettando.

Era ancora presto per andare a cenare, quindi abbiamo deciso di prenderci una birra in camera e poi uscire.

Siamo uscite e abbiamo cercato un ristorante consigliato da Trip Advisor… era chiuso.

Stanche e distrutte dalla lunga passeggiata della giornata e della settimana, abbiamo ripiegato su un messicano “Tapachula”che stava proprio dietro l’angolo del Rena’s House.

Dopo tacos e burritos che non erano nulla di eccezionale e accompagnate da un paio di birre per salutare Israele (318 Shekel) siamo andate a dormire.

Buona notte Israele. 
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