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Udaipur

Settimo giorno

Oggi si parte per Udaipur, la città bianca che per i suoi tanti laghi e canali, viene chiamata anche pretenziosamente la Venezia d’Oriente.

Ma prima di lasciare la città, decidiamo di fare una sosta in un immenso negozio dove si trovano pezzi d’antiquariato, stoffe, pashmine, abbigliamento, di tutto di più e infatti veniamo sopraffatti da una quantità di oggetti impressionante. Avremmo dovuto passarci una giornata intera per vedere tutto. Nel poco tempo a disposizione, riusciamo comunque a spendere una sfacciata somma di denaro, ma con il rimpianto di aver forse lasciato il meglio!

Sulla strada per Udaipur, c’è un meraviglioso tempio giainista di Ranakpur.

Il culto giainista si basa su 5 regole: non uccidere e non nuocere a nessun essere vivente, dal più piccolo al più grande sono tutti interdipendenti e hanno lo stesso diritto di esistere; dire sempre il vero, non mentire; non rubare; non cedere alla lussuria; opera il distacco dalle cose terrene. Solo attraverso il rispetto di queste regole si può vivere in armonia e compiere una karma (azione) tale da poter accedere al Moksha, concludere, cioè, il ciclo trovando la liberazione dalle reincarnazioni terrene e giungere all’illuminazione.

tempio giainista
Ranakpur

Il tempio è semplicemente stupendo, imponente, in marmo bianco con all’interno 1444 colonne intarsiate una diversa dall’altra e un susseguirsi di templi e chiostri senza soluzione di continuità (qualsiasi cosa voglia dire…).

Tutt’intorno nel giardino, scimmie che volano tra i rami degli alberi e uccelli che parlano tra loro. Un posto davvero spettacolare.

Sulla strada di avvicinamento a Udaipur, ci fermiamo al tempio della motocicletta, di recente istituzione, da quando, cioè, un ragazzo ubriaco alla guida della sua moto, perse la vita in un incidente. Da allora, non si sa bene come e perché, si è alimentato il culto di questa motocicletta che da sola e senza benzina, sarebbe tornata più volte sul luogo. Ora è custodita in una teca, con la foto del ragazzo accanto, e la gente qui si reca in pellegrinaggio per pregare e rendere omaggio. In India chiunque può inventarsi un dio che può essere qualsiasi cosa, animale o persona. Ecco perché nei millenni gli dei sono diventati 365 milioni!

Ripartiamo per Udaipur, altra città del triangolo d’oro del Rajasthan, fondata nel XV secolo da un maharaja che riuscì a fuggire dopo l’invasione dei musulmani, e dopo essersi rifugiato nella giungla per 10 anni con la sua famiglia, decise di erigere qui la sua nuova città. Da allora la sua dinastia ha regnato su questo territorio ed è l’unica presente nei libri di scuola poiché un suo discendente è stato il solo sovrano nel XVIII secolo a non piegarsi alla dominazione inglese, rifiutandosi di pagare le tasse agli emissari di sua maestà e per questo considerato un vero eroe nazionale.

Questa città è forse la più occidentalizzata, le strade sono più pulite, la gente usa le pattumiere invece di gettare i rifiuti per la strada (!) e si sentono in effetti meno strombazzamenti furiosi di clacson. Il nostro albergo è il Ramada Resort & spa, enorme struttura in pietra scura, che risulta però un po’ troppo pesante e si trova su un’altura poco distante dal centro . Il livello è sicuramente più alto, con giardini terrazzati, viottoli tra un corpo e l’altro su più livelli, piscina a sfioro con cascata, anche se il complesso avrebbe bisogno di un leggero restyling, circondato da case molto modeste, perché questo è un quartiere abitato dagli intoccabili, la casta più bassa del sistema sociale indiano.

Le caste sono quattro e hanno avuto origine dal lavoro svolto: la più alta, i bràhmini, è quella dei sacerdoti, tutti i sacerdoti devono appartenere a questa casta anche se non tutti i bràhmini sono sacerdoti, possono anche svolgere altri lavori. La seconda è quella dei kshatriya, guerrieri, sono coloro che hanno imposto per primi la non interscambiabilità delle caste, che inizialmente era possibile, per salvaguardare la loro posizione sociale, ritenendola superiore. Poi tutte le altre di sono adeguate. La terza è quella dei vaishya, mercanti, che svolgono tutti gli altri mestieri, contadini, commercianti, artigiani ecc. La quarta  e ultima è quella degli shudra o pària, intoccabili, che svolgono tutti i lavori più umili, come spazzare le strade, raccogliere e cremare le carcasse degli animali morti ecc.

La casta d’appartenenza è per discendenza patriarcale e non si può cambiare. Se il padre è bràhmino anche i figli lo saranno, se è intoccabile anche i figli lo saranno, senza possibilità di salire o scendere nella gerarchia sociale. Ora il governo ha stabilito per legge una quota del 12% dell’impiego pubblico, dalle università agli uffici, riservato agli intoccabili, che possono avere quindi anche ruoli di rilievo, e infatti un intoccabile è deputato in parlamento, ma nonostante gli sforzi per favorire l’integrazione, socialmente la rigidissima separazione tra caste resiste, è molto sentita e praticata e sarà molto difficile da superare.

Comunque, tornando al nostro albergo, la cena è a buffet, e contrariamente alle aspettative, si rivela deludente.

Ha pure iniziato a piovere e quindi non ci resta che andare a dormire.

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