Dicembre 2018

IndiaTaj Mahal

Taj Mahal

Dodicesimo giorno

Eccoci arrivati alla fine del nostro viaggio, e chiuderemo in bellezza!

Ingresso
Ingresso

Purtroppo le previsioni del tempo ci scoraggiano dall’alzarci all’alba per vedere il Taj Mahal nel massimo del suo splendore. Senza il sole è inutile, perché non assumerebbe le tonalità meravigliose che solo la luce del primo mattino sa dare. Con rammarico decidiamo, quindi, di andare un po’ più tardi. La giornata, invece, sembra buona, c’è solo un po’ di foschia mattutina, forse ce l’avremmo fatta, mannaggia.

Arriviamo comunque presto, verso le 8, anche perché l’hotel è vicinissimo, e troviamo ancora poca gente, per fortuna.

Man mano che ci avviciniamo sul viale, comincia a scorgersi dietro la porta d’accesso il portale e un pezzo di cupola, e cresce l’emozione di avere quasi di fronte una cosa che si è sempre sognato di vedere.

Arco d'accesso
Arco d’accesso

Poi, sorpassata la porta, una delle 7 meraviglie del mondo moderno, esplode davanti a noi in tutta la sua magnificenza! Non riusciamo a trattenere le lacrime, siamo letteralmente sopraffatti e rimaniamo qualche istante in silenzio, attoniti di fronte a tanto splendore!

Il sole del mattino bagna delicatamente la cupola e i minareti, dando al bianco del marmo un colore rosato, leggermente dorato, sembra un quadro con colori pastello delicatissimi. L’acqua del laghetto longitudinale sotto di noi, fa stagliare l’immagine riflessa come in un doppio perfetto, è un momento magico.

Il vociare dei turisti e la frenesia dei fotografi e dei selfisti, rompono l’incantesimo e anche noi ci uniamo a loro con decine di scatti, come in una compulsione, cercando la prospettiva migliore e cedendo, ahimè, anche all’immancabile foto cretina, unendo pollice e indice, come a tenere la cupola appesa alla nostra mano!

Potevamo risparmiarcela sì, chiediamo venia.

Camminiamo lungo il laghetto, costeggiato da prato verde curatissimo dove lavorano decine di giardinieri, fino ad arrivare all’ingresso del mausoleo.

Costruito dal 5^ imperatore della dinastia moghul in onore della moglie morta di parto dando alla luce il loro 14^ figlio, prende infatti il suo nome e custodisce la sua tomba. Questo figlio, in seguito, per salire al trono, fece uccidere gli altri 3 fratelli e imprigionare il padre nell’Agra Fort, per 8 anni fino alla sua morte, murando tutte le finestre per non permettergli di vedere mai più la sua creazione, dimostrando una crudeltà quasi luciferina.

Sul portale intarsi di marmo nero a lavorazione unica e la volta scolpita a diamante, all’interno un percorso circolare, in senso orario, costeggia le pietre tombali di Mahal e dell’imperatore, finalmente riunitosi all’amatissima moglie nella morte, protette da grate di marmo traforate con incastonate pietre preziose; tutto qui è splendido, maestoso e di abbagliante bellezza.

Tutto il mausoleo è perfettamente simmetrico, se si tagliasse a metà risulterebbe assolutamente speculare, e così anche le costruzioni laterali, identiche.

All’esterno, il paesaggio sul fiume e al di là quelle che, si dice, siano le fondamenta del Taj Mahal nero, che avrebbe dovuto essere il gemello del colore opposto, voluto dall’imperatore ma che non ha potuto realizzare.

Lasciamo il mausoleo percorrendo a ritroso il grande viale che fiancheggia il laghetto voltandoci quasi a ogni passo, per imprimere nella memoria questa visione magica, e ci dirigiamo verso il forte di Agra, uno dei più belli finora visti, anche se sconta il paragone inarrivabile del Taj Mahal.

Infatti, per apprezzarlo come si deve, bisognerebbe visitarlo prima e non dopo, altrimenti ne verrà ingiustamente penalizzato.

In realtà è bellissimo, enorme è molto articolato, con vari edifici e cortili interni che movimentano la struttura.

Affacciato sul fiume, da dove lascia vedere in lontananza il Taj Mahal, custodisce il magnifico Palazzo degli specchi, con le pareti e i soffitti decorati con colori pastello e intarsiati di piccolissimi specchi, davvero meraviglioso!

E poi i giardini curatissimi e lussureggianti, la bellissima torre ottagonale e gli appartamenti dell’imperatore durante la sua prigionia.

Anche se nasce come un forte, nel tempo è stato ampliato e abbellito come un  palazzo reale e vale la pena di visitarlo con l’attenzione che merita.

La nostra visita ad Agra finisce qui, e così anche il nostro viaggio in Rajasthan, che si è rivelato sorprendente per tutte le bellezze naturali e architettoniche che custodisce.

Giusto il tempo di fare qualche ultima spesa e tornare in albergo per sistemare le valigie e stanotte si parte.

Ci rimarrà nel cuore, ne siamo certi.

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AgraIndia

Agra

Undicesimo giorno

Stamattina partiamo presto per Agra, che si trova in un’altra regione, il Uttar Pradesh.

strada
mucche in strada

È molto più popolosa del Rajasthan, ed è anche molto più arretrata, sporca, caotica e pericolosa. Un’alta percentuale di tutti i reati commessi in India proviene da questa regione. L’alfabetizzazione delle donne è intorno al 50%, più bassa che in altre parti, e anche la considerazione delle donne è inferiore, infatti la stragrande maggioranza degli stupri e uccisioni di donne avviene qui.

La considerazione sociale delle donne in India è controversa, legalmente c’è la parità, ma per come è strutturata la società in base a religione e usi, sono ritenute un problema.

In India ci sono più uomini che donne, e questo perché fino all’inizio degli anni 2000, se il feto era femmina la madre veniva fatta abortire. Ora non è più consentito a un medico far conoscere il sesso del nascituro ai genitori, pena il carcere, e non è più consentito partorire in casa, è obbligatorio farlo in ospedale proprio per evitare che le bambine possano essere uccise.

Avere una figlia femmina è un problema perché la tradizione vuole che dopo il matrimonio la moglie si trasferisca a vivere in casa della famiglia del marito e che non possa occuparsi più della sua famiglia di origine. Per cui se i genitori o i famigliari avessero bisogno di aiuto economico, non potrebbero avere alcuna assistenza, perché nè il marito nè i suoceri lo permetterebbero.

Ora nelle città questa usanza sta lentamente scemando, come la rigidità sui matrimoni combinati, ma nei villaggi queste sono regole ferree. Piano piano, nei grandi centri, gli sposi vivono per conto loro e c’è una certa apertura anche verso i matrimoni per amore e non stabiliti dalle famiglie, ma nella stragrande maggioranza dei casi ancora non è così.

Comunque, il viaggio verso Agra è piuttosto lungo, per cui decidiamo di fare qualche tappa di avvicinamento per stemperarlo un po’.

La prima è in un tempio hindù dedicato a Krishna, estremamente colorato e pieno di statue più o meno grandi delle varie divinità, con un interno molto semplice, con tre statue sui lati raffiguranti le sue manifestazioni.

Sempre lungo la strada, ci fermiamo al pozzo Chad Baori, costruito nel IX secolo e rimasto in uso fino a pochi decenni fa, è grandissimo e completamente scavato nel terreno fino alla profondità di 30 m., con scale incrociate sulle mura perimetrali, come in un quadro di Escher.

Era di acqua sorgiva e non piovana, e al suo interno conserva le vestigia dell’antico palazzo dove viveva il re con la famiglia e la corte. Semplicemente spettacolare!

Dopo esserci fermati i per il pranzo, facciamo un’altra tappa al Fatehpur Sikri, la città fantasma, palazzo reale costruito nel XVI sec. dal 3^ imperatore della dinastia moghul. La storia di questa costruzione è particolare: Akbar era un sovrano che ambiva alla pace, per questo aveva tre mogli, una musulmana, una cristiana e una indù, per affermare l’armonia tra le varie religioni e culture; così anche i suoi ministri erano ugualmente rappresentativi. Non riusciva, però, ad avere un figlio maschio per perpetuare la dinastia; si rivolse, quindi, a un santone che lo benedì consentendogli di concepirlo. Per la felicità, fece costruire questa imponente residenza in onore del figlio maschio, riservando alla moglie indù gli appartamenti più belli. Dopo pochi decenni, però i pozzi d’acqua si prosciugarono, e la residenza reale fu riportata ad Agra, alla Fortezza Rossa.

Verso l’imbrunire arriviamo finalmente ad Agra, detta la città dei matti, e infatti veniamo accolti da un caos infernale e da varie auto e motorini completamente in contromano sulle nostra corsia e a un certo punto pure un trattore nella nostra corsia di sorpasso.

Qua pure un vietnamita (o un napoletano) dovrebbe cedere lo scettro e riconoscere che hanno vinto. La città in effetti si presenta brutta e molto più sporca di quelle finora viste, ed è tutto dire!

L’hotel Radison Blu, in compenso, è bello, anche se non nuovissimo e comunque in ristrutturazione. Piscina in terrazza, palestra e spa, oltre a un ristorante all’altezza del 5^ stelle e camere confortevoli.

Domani sarà il grande giorno, il Taj Mahal ci aspetta. 

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IndiaJaipur

Jaipur

Decimo giorno

Oggi visita a Jaipur, la città rosa, fondata nel XVII secolo da Jai Singh II da cui prende appunto il nome.

palazzo reale
palazzo reale

Oltre a essere un valido guerriero, questo maharaja fu un sovrano illuminato che fece delle cose straordinarie. Era molto colto e intelligente, ottenne per questo l’epiteto “sawai” da parte dell’imperatore, tramandato poi alla dinastia, che significa “più”, quindi il migliore dei 500 maharaja dell’india. Conosceva 17 lingue e decise di cosmopolitazzare la città facendo affluire studiosi, artigiani e mercanti da ogni parte, attirandoli non facendo pagar loro le tasse.

In questo modo la città divenne un centro nevralgico del commercio, soprattutto delle pietre preziose, che si sviluppò con una pianta urbanistica sui generis, con strade molto ampie e  perpendicolari tra loro, contrariamente alle altre, solitamente fatte di vicoli e strade strette.

Inoltre, essendo anche uno studioso di astronomia, mandò in Persia dei suoi collaboratori per capire e approfondire degli studi, ma non essendo soddisfatto delle nozioni da loro acquisite, andò personalmente e al suo ritorno, costruì 5 osservatori astronomici in varie parti, di cui uno e meglio conservato tutt’ora presente in città.

La nostra visita inizia con l’Amber Fort, qualche km. fuori città, costruito alla fine del XVI secolo in arenaria gialla, assolutamente imperdibile.

Si trova su un’altura circondata da una cinta muraria lunga 10 Km. che serpeggia tutt’intorno sulle colline circostanti. La salita alla fortezza avviene cavalcando degli elefanti femmine, più docili e quindi più indicate.

Saliamo dondolando dolcemente sulla stradina che si inerpica fino all’entrata dell’usuale Suraj Pol (porta del sole) presente in tutti i forti, che  si apre nel cortile principale. Attraverso una scalinata si arriva al secondo cortile, delle udienze pubbliche e poi al terzo, dove erano gli appartamenti reali con chiostri decorati con affreschi e specchi, di una bellezza ineguagliabile.

Dai bastioni circostanti si gode una vista spettacolare sulle colline orlate dalla muraglia con il lago e giardini sottostanti. Dal quarto cortile si accede agli appartamenti donne, dove il maharaja accedeva alla compagnia di mogli e concubine.

È molto ben conservato e per questo risultano particolarmente apprezzabili affreschi, bassorilievi e decorazioni. Scendendo, costeggiamo il lago al centro del quale c’è il Palazzo dell’acqua, residenza dei maharaja fino al trasferimento nel palazzo reale in città.

Rientrando, percorriamo le ampie strade costeggiate da palazzine basse, di color ocra, sotto cui una serie infinita di negozietti e botteghe artigiane mostrano la loro merce invadendo i marciapiedi. La città fu fatta dipingere in realtà tutta di color miele verso la fine dell ‘800 in occasione della visita del principe di Galles, il quale, però, essendo daltonico, si compiacque del bel color “rosa” delle costruzioni. Nessuno osò contraddirlo, e Jaipur rimase, quindi, nota come la città rosa.

Passiamo davanti la bellissima facciata del Palazzo del vento e dopo la sosta per il pranzo, andiamo a visitare il Palazzo reale, con cortili, giardini, archi e colonne in architettura indio-musulmana. Veramente bello. In cima al pennone sventola una grande bandiera indiana con sotto una più piccola, a simboleggiare, appunto, che il Palazzo è della dinastia Sawai Jai Singh, un po’ di più delle dinastie degli altri maharaja.

Al termine, facciamo sosta al Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico a cielo aperto, perfettamente conservato, anche perché recentemente restaurato, e funzionante, frutto della fervida mente del maharaja Jai Singh II, dichiarato anch’esso patrimonio dell’umanita.

La nostra giornata a Jaipur si conclude con una passeggiata per lo shopping per le strade della città, dove purtroppo per le nostre tasche, facciamo tappa in una gioielleria, dove non resistiamo al fascino delle tante, tantissime varietà di pietre preziose. Ma in questa città, la più famosa al mondo per questo commercio, è impossibile non pagare pegno.

Passando davanti a uno degli innumerevoli banchetti che cucinano qualsiasi cosa, e mangiamo i tradizionali pakòra, buonissime piccole palline fritte con farina di ceci, spezie, cipolle e patate, che ci vengono date in mano avvolte nella carta di giornale (!) per assorbire l’olio, di un colore davvero poco raccomandabile, ma meglio non pensarci e gustarle a cuor leggero.

Per rientrare, prendiamo un tuctuc che ci catapulta nel solito delirante traffico indiano ma che ci porta, anche stavolta incredibilmente, in albergo sani e salvi. 

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IndiaPushkar

Pushkar

Nono giorno

strada
autostrada

Oggi sveglia presto perché ci attende una tappa di 400 km per raggiungere Jaipur, e su queste strade significa tutto il giorno. In realtà facciamo l’autostrada, ma qui, non si capisce perché, il manto stradale risulta ovunque gibboso e per questo estremamente fastidioso. Inoltre il limite è a 80 km/h che inevitabilmente bisogna ridurre perché ci sono motorini, vecchi furgoncini, camion stracarichi e mucche, tante mucche, che bivaccano sulle corsie oppure attraversano tranquillamente o ti vengono incontro in gruppi di 4-5.

Vedere le macchine fare sorpassi e trovarsele improvvisamente davanti e riuscire a evitarle con una gimkana all’ultimo istante, è da cardiopalmo.

Se disgraziatamente venissero investite, l’autista rischierebbe la pelle, perché verrebbe aggredito e malmenato per giorni dalla gente, prima che perseguito dalla legge.

Qui le mucche, come noto, sono sacre perché ritenute la casa degli dei, al loro interno si crede risiedano TUTTI i 365 milioni degli dei venerati dagli hindù.

Per pranzo ci fermiamo sulla strada al ristorante vegetariano del Jagat Palace, residenza d’epoca davvero bellissima, per proseguire per la nostra tappa intermedia, la città di Pushkar, con il lago sacro e con l’unico tempio al mondo dedicato a Brahma, il dio creatore. 

A Pushkar, tra ottobre e novembre, si tiene la più grande fiera di dromedari dell’india del nord; in quei giorni affluiscono qui più di 50.000 dromedari di ogni eta, grandezza e colore con una gara finale di velocità.

La città è piccola, con un bazar che si snoda per le vie di avvicinamento al lago, ed è una città vegetariana, dove non si beve alcol, ma dove, in compenso, è abbastanza facile trovare dell’oppio.

In questo lago, per un induista, è obbligatorio gettare le ceneri dei defunti, in alternativa alle acque del Gange, ed è obbligatorio venire in pellegrinaggio almeno una volta nella vita.

Arrivati all’ingresso, ci togliamo le scarpe e scendiamo la scalinata fin quasi sulla riva dove un sacerdote, o sedicente tale, ci fa sedere in fila e inizia la preghiera. Ci mette in mano dei petali di rosa, appone il bindi (segno colorato sulla fronte) rosso, e inizia a dire parole in sanscrito (?), lingua antica dei riti religiosi tipo il nostro latino, che noi dovevamo ripetere, ovviamente per assonanza. Poi queste parole sono diventate in inglese, e father, mather e robe simili sono state più comprensibili. Quindi ci ha legato al polso un braccialetto di stoffa rosso e giallo e ci ha fatto avvicinare all’acqua e gettare i petali che avevamo in mano, concludendo così la preghiera.

In teoria, vista la sacralità del luogo, non si potrebbero fare foto, in pratica basta pagare e il sacerdote non solo lo consente, ma ti chiede proprio i soldi per fartelo fare!

Facciamo un breve giro su una sponda del lago, dove ci sono persone che fanno il bagno di purificazione, esattamente come nel Gange, e poi torniamo sui nostri passi, ripassando per il bazar, dove immancabilmente troviamo qualcosa da comprare e dove, altrettanto immancabilmente, veniamo fermati da persone che ci chiedono di fare selfie insieme a noi.

Bah!

Ci rimettiamo in marcia e dopo altre quasi 3 ore di strada, arriviamo finalmente a Jaipur, capitale del Rajasthan con 5 milioni di abitanti, che sembrano essere tutti sulla strada insieme a noi! Traffico caotico e assordante ci accompagnano fino all’hotel, sempre della catena Ramada, di livello però inferiore a quello di Udaipur.

In compenso la cena, seppure a buffet, è stata invece molto soddisfacente.

Domani anche sveglia presto per una giornata molto intensa, e quindi buonanotte.

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