Hanna

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PerùVinicunca

Vinicunca le Montagne arcobaleno

Info Perù

Vinicunca le montagne arcobaleno arriviamo! Prima di tutto voglio spendere due parole sui nostri due accompagnatori un po’ “fuori dal comune”.

Pau il nostro autista con la sua bandana sulla fronte da perfetto inka è una persona molto simpatica e grande amante del caffè.

Per iniziare avevamo scoperto che aveva sempre con se la sua moka, che  tipo straordinario, inoltre aveva la sua macchina fotografica sul cruscotto dell’auto per fermarsi e fotografare qualsiasi cosa o animale o panorama che lo ispirava.

Esmila, una graziosa donna minuta di estrema gentilezza e sensibilità, con un animo che unisce il misticismo incaico con una dolcezza quasi infantile. Di etnia quechua, ha una voce quasi sussurrante e gioiosa.

Per riassumere, la carica d’energia di Esmila ci ha contagiate esortandoci e spronandoci soprattutto nei momenti più difficili della camminata in altitudine. Infatti anche grazie a lei siamo arrivate Vinicunal le montagne arcobaleno.

Perciò ringrazio queste due guide della giornata indimenticabile a Vinicunca le montagne arcobaleno.

Alle 4:30 eravamo giù nella hall dell’hotel e ci stavano aspettando Esmila e Pau di peruresponsabile.

E finalmente siamo partiti con Pau alla guida ed Esmila che spiegava come sarebbe stato il viaggio e, in altre parole, cosa ci dovevamo aspettare durante la giornata.

Abbiamo preso la strada in direzione di Puno e, dopo circa due ore, abbiamo girato verso le montagne e iniziato un tragitto su una via sterrata, dopodiché Pau si è fermato davanti ad una casa per fare colazione.

Era una casa semplice nonché umile (tipica in Perù). Una casa di due piani, come le altre del luogo.

Siamo saliti al secondo piano e siamo entrati in una sala dove c’erano due tavolate imbandite di cornetti al cioccolato, formaggio, uova e, ovviamente, mate de coca.

Successivamente Pau si era organizzato in quattro e quattr’otto in un angolo (evidentemente già a lui noto) con un fornelleto a gas, la sua moka e il caffè… fantastico! A dire la verità abbiamo fatto una ricca colazione.

Eravamo a più di 3500m s.l.m. e dopo la ricca colazione, abbiamo proseguito per Vinicunca le montagne arcobaleno

La via (probabilmente un sentiero inka) proseguiva a zig-zag, sempre sterrata e con qualche alpaca che ogni tanto attraversava la strada, non curante del nostro passaggio. Alla fine, dopo un’altra ora circa siamo arrivati a Quesoyuni, un’area di sosta permanente per le auto per di più l’inizio del percorso a piedi.

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Eravamo a 4200m s.l.m.

Vinicunca le montagne arcobalenoEra una specie di piazzola con un parcheggio per le auto dalla quale si snodava una stretta strada in terra rossa che si perdeva in lontananza verso Vinicunca le montagne arcobaleno.

C’erano molte persone, soprattutto turisti armati di bacchette che si avviavano lungo la mulattiera in direzione di Vinicunca le montagne arcobaleno.

C’erano anche alcuni cavalli scarni, tenuti alle briglie da uomini e donne con i loro variopinti costumi e con degli insoliti cappelli colorati e rotondi, tipo scodella, da cui scendevano piccoli ciondoli di lana rossa.

I poveri cavalli, sebbene era presto (saranno state le 9:00), erano già stanchi a quell’ora del mattino.

Erano piccoli e magri e non solo dovevano sopportare il peso di qualche turista fino a Vinicunca le montagne arcobaleno ma anche  tornare indietro di corsa per non perdere l’opportunità di caricare il turista successivo. 

Così durante tutto il giorno e probabilmente tutti i giorni della settimana.

Devo dire che questo ignobile sfruttamento dei cavalli a Vinicunca le montagne arcobaleno non mi è piaciuto per niente!

Pau non ci ha accompagnato, però ci avrebbe aspettato lì al parcheggio delle auto. Ci ha salutato e si è incamminato, a sua volta, con la sua macchina fotografica, verso una piccola pianura dove pascolavano alpaca e lama.

Vinicunca le montagne arcobaleno
Pau – Peruresponsabile.it

Esmila ci ha sollecitato ad avviarci su per la mulattiera ‘rossa’ dato che la strada da percorrere era lunga (credo almeno 3 km) e soprattutto molto faticosa per l’altitudine.

Abbiamo iniziato a camminare su questa via terrosa che a volte era in salita e altre in pianura.

Vinicunca le Montagne arcobaleno - Camminata a 5000 metriIn realtà c’erano due sentieri paralleli: uno piccolo, più stretto e malconcio per il passaggio dei cavalli mentre l’altro era leggermente più largo e riservato per le persone.

L’altitudine si faceva sentire, si faticava a camminare e per questa ragione a respirare.

Lo ammetto, ci sono stati dei momenti in cui mi sarei fermata, rinunciando alla meta che si vedeva lontano, lontano… troppo lontano!!!

Esmila era sempre al nostro fianco, ci esortava nei momenti di sconforto e ci aspettava se ci fermavamo a riposare. Nello zaino aveva una bomboletta di ossigeno da usare in caso di emergenza tuttavia non ne abbiamo avuto bisogno, fortunatamente!

Comunque camminare a quell’altitudine era molto faticoso tanto che in alcuni momenti il cuore sembrava volesse uscire dal petto!

Dopo più di metà strada, a circa 4700m s.l.m., Esmila si è fermata e ci ha riunite in un lato della strada vicino ad una roccia “Apacheta” (pietre una sopra l’altra).

Qui, si è tolta lo zaino dalle spalle e ha tirato fuori una piccola coperta ricamata e ci ha posato sopra una manciata di foglie di coca e un flaconcino di profumo.

Ci ha fatte mettere a semicerchio di fronte alla roccia e ha cominciato a recitare una lunga preghiera, parte in quechua, parte in spagnolo e parte in Italiano.

Per farla breve, quello che sono riuscita a capire è stato quando in spagnolo ringraziava la Pachamama, L’Apu Ausangate, gli Inka e noi: la famiglia italiana; dopodiché, quando parlava quechua, va da se che quello che diceva era assolutamente incomprensibile!

E’ stato un momento dapprima ilare, ci sentivamo quasi ridicole, ma poi la spiritualità di questa donna mi ha in qualche modo affascinato.

Infatti ho immaginato di partecipare ad un antico rito inka in cui offrivamo al vento le foglie di coca impregnate di profumo, con la preghiera di una vita serena e con salute.

Durante questa breve pausa spirituale, ho osservato le montagne intorno a noi… erano meravigliose! Sulla sinistra c’era un picco innevato con sotto un piccolo laghetto.

Vinicunca - panoramaAlcuni alpaca bianchi pascolavano lungo i fianchi della montagna. Alla nostra destra c’era una montagna che aveva i colori giallo, verde e rosso.

Eravamo circondate dalle montagne…

Abbiamo ripreso la nostra camminata per raggiungere la nostra meta Vinicunca le montagne arcobaleno… mancava poco!

L’ultima parte che ci separava dalla cima era una salita!!! Non pensavamo di farcela ma con grande fatica ce l’abbiamo fatta!

Finalmente siamo arrivate, 5061m s.l.m.! Più alte del nostro Monte Bianco!

Eravamo proprio di fronte a Vinicunca le montagne arcobaleno

Vinicunca le montagne arcobalenoChe emozione! Mai vista una cosa del genere. I colori si distinguevano perfettamente erano come drappi di cotone ognuno di un colore diverso che scendevano ai fianchi della montagna.

A Vinicunca le montagne arcobaleno fronteggiavano l’Apu Ausangate, un massiccio alto più di 6300 m s.l.m. che si affacciava imponente sulla valle sottostante.

A destra, la mulattiera che avevamo appena percorso sembrava un lungo serpente che si perdeva tra le montagne, a perdita d’occhio.

Un panorama marziano, terra rossa, montagne arcobaleno, ghiacciai e montagne, montagne che non finivano mai! Si vedevano picchi ovunque!

E’ stata un’esperienza unica! Penso sia un’esperienza impossibile da perdere se si viaggia in Perù.

Mentre eravamo sedute per riposare e fotografare riparate dal vento, sono stata rapita da tre falchi che volavano sopra di noi.

Vinicunca le montagne colorate ospitano i falchioloA un certo punto ho capito che sicuramente erano due maschi che rivaleggiavano per l’unica femmina che ogni tanto cercava di atterrare senza avere rompiscatole intorno… fatica inutile.

I falchi maschi si mettevano in mostra alternandosi intorno alla povera femmina cercando di conquistarla.

Avrò fatto centinaia di foto!

Infine Esmila ci ha chiamato a rapporto. Alla fine dovevamo rientrare alla macchina e la strada che dovevamo percorrere era la stessa dell’andata anche se in discesa.

Il ritorno al parcheggio non è stato meno faticoso, per la semplice ragione che avevamo il fiato corto.

In ogni caso ci abbiamo impiegato più di un’ora e finalmente siamo arrivate al parcheggio.

Sebbene era tardi Pau era lì che ci aspettava curioso di sapere quale era stata la nostra impressione su Vinicunca le montagne arcobaleno.

Nonostante abbiamo provato a spiegare  le emozioni provate, non credo che siamo riuscite a trovare le parole giuste.

Siamo rientrate a Cuzco in serata, stanchissime ma contente di aver raggiunto un traguardo così impegnativo: Vinicunca le montagne arcobaleno sopra i 5000m!

Dopodiché, abbiamo ringraziato le nostre due guide e ci siamo salutati con la speranza di incontrarci un’altra volta in un prossimo viaggio.

Il giorno dopo dovevamo prendere un aereo per Lima e poi un altro per Roma.

Questo viaggio nel Tawantisuyo è stato uno dei più bei viaggi che abbia mai fatto. Intendo dire fino ad oggi.

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Machu PicchuPerù

Machu Picchu il Santuario Inka

santuario machupicchu
Info Perù

Machu Picchu il santuario Inka

“Allora sulla scala della terra sono salito, tra gli atroci meandri delle selve perdute, fino a te, Machu Picchu. Alta città di pietra scalinata, dimora degli esseri che il terrestre non poté celare nelle vesti assonnate. In te, come due linee parallele, la culla del tempo e quella dell’uomo si dondolano in un vento di rovi…”

Pablo Neruda

Alle 5:00 ero già in piedi e stavo rispondendo a messaggi preoccupati dall’Italia perché era arrivata la notizia di un forte terremoto in Perù (8.3 gradi), ma del quale noi non ci eravamo accorte, in quanto l’epicentro era stato molto lontano.

Dopo aver tranquillizzato la famiglia e preparato lo zaino per l’escursione, sono scesa a fare colazione dove Anna mi stava aspettando.

Dopodiché siamo uscite subito e siamo andate a prendere il pullman che ci avrebbe portato a Machu Picchu il Santuario Inka. C’era la nebbia tuttavia l’autobus è partito presto.

Poi ha preso una strada fatta di tornanti che si inerpicavano in mezzo alla nebbia. Dal finestrino osservavamo un panorama di montagne coperte da alberi e piante intrecciati tra loro, che creavano un unico paesaggio verde.

Mano a mano che salivamo la nebbia si diradava e, a un certo punto, da lontano, abbiamo visto Machu Picchu il santuario Inka che faceva breccia tra la nebbia.

Ero emozionata, non riuscivo a respirare per non perdere un momento di quella visione… ero estasiata! In una parola è stato come toccare il cielo con un dito. Si era realizzato quel sogno che da tanto tempo aspettavo.
Machu Picchu santuario Inka

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Il pullman finalmente è arrivato a destinazione. Siamo scese e ci siamo dirette di corsa all’entrata. Noi avevamo due biglietti: uno per Waynapicchu e l’altro per le rovine di Machu Picchu il Santuario Inka.

Alla biglietteria ci hanno informato che una volta ridiscese da Waynapicchu dovevamo passare comunque di nuovo da lì per entrare con gli altri biglietti.

Machu Picchu santuario InkaOltrepassato i cancelli abbiamo seguito le indicazioni per Waynapicchu che d’altra parte indicava un sentiero in salita.

Il cammino attraversava la parte bassa del santuario tra rocce e grandi spazi verdi.

Durante il tragitto abbiamo potuto vedere Machu Picchu il Santuario Inka senza turisti, in un silenzio interrotto solo dagli uccelli che volavano a bassa quota.

Eravamo circondate da vari toni di verde, in particolare quello chiaro dei prati, nonché quello scuro degli alberi delle montagne e il verde della selva, con un tono né troppo scuro né troppo chiaro… tutto era verde, a parte le rocce e le pietre degli edifici inka che esaltavano ancora di più quel colore smeraldo che ci avvolgeva.

Siamo arrivate davanti ad altri cancelli chiusi… aprivano alle 7:00 ed era ancora presto. Ci siamo messe in fila ma non eravamo più di dieci persone ancora.

Finalmente hanno aperto i cancelli alle 7:00 in punto e, per oltrepassare i cancelli per Waynapicchu abbiamo dovuto firmare in un libro apportando anche l’ora in cui eravamo entrate.

All’uscita abbiamo dovuto ripetere la stessa cosa, abbiamo scritto l’ora di uscita dai cancelli di Waynapicchu: era il modo per essere sicuri che le persone che erano salite alla montagna ne erano anche ridiscese.

L’entrata per Waynapicchu è limitata a 400 persone al giorno: ogni due ore possono accedere un centinaio di persone e non di più e questo per la semplice ragione che il sentiero e le scale per arrivare alla cima della montagna sono stretti e un ingorgo può essere pericoloso.

Erano le 7:05 e abbiamo iniziato la nostra ‘avventura’.

Waynapicchu è un’altra montagna sacra “Apu” molto importante, dove abbiamo apprezzato le “andenes”, mura di contenimento e abitazioni che non furono mai completate.

Ci siamo arrampicate su oltre 2000 scalini sconnessi per di più rotti, a volte alti oppure bassi, o semplici fori scavati nella roccia.

Il percorso era stretto ma, a differenza dei vari avvertimenti e raccomandazioni di Fanny e di altre persone non era così pericoloso, difatti non c’erano burroni ai lati del sentiero e quasi sempre c’era un passamano d’acciaio che serviva di appoggio e di sostegno tanto in salita quanto in discesa.

Certo per salire e ridiscendere è stato molto faticoso e sicuramente bisogna avere un buon allenamento, ma per il resto è un’avventura che vale la pena fare una volta che si sta a Machu Picchu il Santuario Inka.

Salivamo in mezzo alla foresta con piante selvatiche che in alcuni punti nascondevano il panorama delle montagne e anche il fiume sotto di noi. Ad un certo punto, quasi in cima alla vetta, ci siamo arrampicate su una ventina di scalini alti, stretti e poco profondi, in pratica abbiamo scalato a quattro zampe!

Finalmente, dopo più di un’ora, siamo arrivate in cima alla montagna (circa 2.700 m s.l.m.) e il panorama che si è aperto davanti a noi era immenso, bellissimo!

Machu Picchu santuario Inka

In un attimo erano sparite fatica e aspettative. Lo spettacolo della natura e dell’uomo stavano compensando ogni sacrificio! Eravamo sopra le rovine di Machu Picchu il santuario Inka illuminato dal sole che nel frattempo era sorto.

Abbiamo fatto fotografie alle montagne che si alzavano austere dietro il Machu Picchu il Santuario Inka. Il fiume sembrava un rigagnolo tanto era lontano e piccolo.

Machu Picchu il santuario Inka, nel frattempo si stava affollando dei numerosi i turisti che visti da lassù sembravano tante formiche colorate.

Per quante foto abbia scattato, non credo che ci sia un’immagine che possa rendere l’idea di quello che ho provato nel vedere dall’altura di Waynapicchu quel che ha lasciato, o meglio abbandonato, una popolazione alla fine neanche tanto remota! Ero felice, stanca, ma felice!

Dovevamo rientrare, avevamo appuntamento con le ragazze e Fanny alle 10:00, alla casa del guardiano e si stava facendo tardi.

Machu Picchu santuario Inka
Cincillà

Piano, piano, siamo scese, non con poca difficoltà, fino a oltrepassare in senso contrario i cancelli di Waynapicchu e scrivere, accanto all’ora d’entrata, l’ora di uscita, le 9:30.

Il sito di Machu Picchu il Santuario Inka era già pieno di gente e noi siamo dovute tornare all’entrata, timbrare il passaporto con il timbro di Machu Picchu e accedere di nuovo al santuario passando per gli stessi cancelli che avevamo attraversato prima delle 7:00.

Alle 10:00 abbiamo raggiunto le ragazze alla Casa del Guardiano e, dopo foto, racconti, riposo e tanta acqua, Fanny (di peruresponsabile.it) ci ha guidato nel mondo di Machu Picchu il Santuario Inka.

Il santuario è suddiviso in tre principali settori: Urbano, Agricolo e Fossato Secco.

Il settore Urbano comprende le abitazioni, i templi, le officine, i depositi ecc.

La città ha 8 strade ed è stata costruita in modo di captare la maggior quantità di luce e calore solare.

L’area edificata della città è di 530m di lunghezza e 200m di larghezza.

Machu Picchu santuario Inka

La nostra visita si è svolta soprattutto nel settore urbano.

Siamo entrate dalla strada principale, passando per la porta d’accesso, e abbiamo girato tra le vie.

Abbiamo visitato il Tempio del Sole, una struttura semicircolare costruita sopra una roccia che serviva da altare, il Tempio della Pachamama, le fontane, la casa dell’Inka, la piazza Sacra, il tempio delle Tre Finestre, il Tempio del Condor e il Tempio Principale, dove abbiamo visto una parete in parte rovinata dalle infiltrazioni pluviali. Siamo salite su una collina dove c’era l’Intiwatana, conosciuto anche come Orologio Solare.

Infine siamo arrivate alla Roccia Sacra, una roccia naturale che aveva funzioni rituali perché il suo profilo somigliava alla montagna Yanatin.

Machu Picchu santuario Inka

Insomma, abbiamo visitato la maggior parte del sito archeologico durante il resto della mattinata e ci siamo trattenute fino a quando il cielo si è coperto di nuvole e minacciava pioggia.

Machu Picchu santuario Inka

Alla fine abbiamo salutato Fanny e abbiamo deciso di rientrare ad Aguas Calientes, mangiare un boccone e riprendere il nostro treno, come programmato, per Ollantaytambo, alle 16:00.

Alle 18:00 Roberto ci aspettava alla stazione e ci ha riportato all’hotel “Andenes al cielo”, a Cuzco.

Dopo aver salutato Roberto e lasciati gli zaini in camera, siamo andate a cenare in una pizzeria di fronte all’hotel, della quale proprio non ne voglio parlare…!

Dirò solo che siamo andate a dormire pentite della scelta. Domani mattina sveglia alle 3:20 per Vinicunca le montagne arcobaleno!
 

Consigliato:

  Informarsi sugli orari di apertura dei vari settori del santuario – Essere in forma per la salita a Waynapicchu – Portare bottiglie di metallo per l’acqua

Sconsigliato:

 Portare bacchette per camminare (proibito) – Portare bottiglie d’acqua di plastica (proibito) – La salita a Waynapicchu non è indicata per chi soffre di vertigini o ha problemi cardiaci

 

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OllantaytamboPerù

Valle Sacra degli Inkas

Info Perù

La valle Sacra degli Inkas è anche conosciuta con il nome di “Valle Sagrado de los Inkas” e in pratica comprende lo spazio geografico con le località di San Salvador, Pisaq, Urubamba e Ollantaytambo.

Il questo “paradiso”, inoltre, scorre il fiume Vilcanota o Urubamba.

Valle Sacra degli Inkas

Ovviamente, prima dell’arrivo dei Conquistadores queste località erano uno dei luoghi favoriti degli Inkas e non solo per il clima temperato ma anche per il fertile terreno e lo splendido paesaggio.

Queste terre erano state sfruttate in modo intelligente in particolare attraverso la realizzazione delle strutture chiamate “andenes” ovvero i terrazzamenti agricoli.

I terrazzamenti erano dotati di un sistema d’irrigazione che permettevano, principalmente in queste zone, la coltivazione quasi esclusiva di una qualità di mais ottima, chiamata Paraqay (mais bianco gigante).

La porta verso Machu Picchu: Ollantaytambo

Come già detto, Ollantaytambo è uno dei villaggi della valle sacra degli Inkas. Naturalmente, nell’epoca incaica, era un villaggio multifunzionale della valle sacra degli Inkas, in particolare fu un centro amministrativo, militare, sociale, economico e religioso.

L’unica via d’acceso alla piazza principale del villaggio era un ponte molto trafficato dai pullman e da turisti. Ovviamente nella piazza c’era l’entrata al sito archeologico.

Valle Sacra degli Inkas - sito archeologico

Roberto ci aveva lasciati subito dopo il ponte, mentre lui ed era andato a parcheggiare la macchina fuori dal centro urbano. Luis, invece, ci ha accompagnato e abbiamo iniziato la visita alle rovine.

Ollantaytambo era un centro militare, agricolo e religioso della valle sacra degli Inkas.

Questo villaggio era chiaramente in una posizione strategica e quindi molto importante per amministrare a controllare tutta la valle.

Certo, questi aspetti sono stati dedotti dalle costruzioni che si presume siano servite come depositi agricoli e anche per uso militare come le mura e le torri di vigilanza.

Valle Sacra degli Inkas - Resti di Ollantaytambo

Ci sono 150 scalini che separano la cima dell’area archeologica dalla parte bassa dove si trova l’entrata al sito.

Proprio vicino le porte d’accesso alle rovine avviamo visto varie pietre tagliate e levigate pronte per essere incastonate e invece lasciate lì abbandonate.

Valle Sacra degli Inkas - Pietra lavorataOltrepassato quest’area con le pietre a terra siamo arrivati in una zona di Ollantaytambo dove c’erano i templi dove, probabilmente, si tenevano i riti dedicati al culto dell’acqua.

Questa parte della città è stata interpretata come centro cerimoniale di purificazione.

Il sito archeologico della valle sacra degli Inkas, comprende una serie di grandi spazi sovrapposti.

In una superficie della parte più alta di Ollantaytambo, spiccava una parete di 6 blocchi di granito ben tagliati e levigati che faceva parte mai concluso “Tempio del Sole”.

Valle Sacra degli Inkas - Ollantaytambo - Tempio in granito

Le antiche rovine di Ollantaytambo erano i resti del villaggio che fece costruire Pachacutek dopo aver conquistato queste terre e sottomesso i loro abitanti.

Fece costruire centinaia d’imponenti “andenes”, canali d’irrigazione, abitazioni e aree cerimoniali.

Realizzò un ponte per collegare il villaggio con il Camino Inka e altri villaggi satelliti, lungo la strada che portava al santuario di Machu Picchu.

Ollantaytambo è ancora oggi chiamata “Ciudad Inca Viviente” (Città vivente Inca) perché i suoi abitanti vivono ancora osservando usi e i costumi ereditati dai loro antenati che già vivevano nella valle sacra degli Inkas.

Un volta girato e visitato tutto il sito archeologico abbiamo salutato e ringraziato Luis che ci ha accompagnato in questi due giorni.

Valle Sacra degli Inkas - Ollantaytambo

Grazie anche per le spiegazioni, le numerose storie e aneddoti che ci ha raccontato durante le visite ai vari siti archeologici e nella città di Cuzco.

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Abbiamo lasciato la valle sacra degli Inkas e Roberto ci ha dato appuntamento per il giorno dopo, cioè al nostro rientro da Machu Picchu.

Ci siamo fermate a mangiare “unas empanadas” in una trattoria vicino al fiume Urubamba che attraversa la valle sacra degli inkas, dopodiché siamo andate alla stazione dei treni per prendere il nostro treno per Aguas Calientes.

Due ore di viaggio durante le quali la vegetazione mutava da arida a verde fino a diventare… la selva amazzonica!

Arrivate ad Aguas Calientes era già buio. Quando siamo scese dal treno, un ragazzo che ci stava aspettando ci ha fatto attraversare i binari davanti al treno treno.

Ci siamo accorte, così, che proprio di fronte ai binari cioè a meno di dieci passi, c’era l’hotel Hatun Inti Boutique dove dovevamo pernottare.

Fanny, di Peruresponsabile, ci stava aspettando per darci i ticket d’entrata al Santuario di Machu Picchu per il giorno successivo.

Sapeva che due di noi volevano salire sula montagna di Waynapicchu e, quindi, oltre all’estensione del biglietto di accesso alla montagna, ci ha fornito altre importanti informazioni per la nostra avventura.

INFORMAZIONI UTILI

– Prima di tutto bisogna prendere l’autobus che porta a Machu Picchu non più tardi delle 5:30 del mattino, se si vuole visitare tutto il santuario rispettando i vari orari di entrata nei settori della città.
– Non si possono portare le bacchette da trekking, le fanno lasciare nel deposito.
– E’ vietato entrare con le bottiglie d’acqua di plastica, munirsi “Thermos”.
– La salita a Waynapicchu è sconsigliata a chi soffre di vertigini, oppure a chi ha problemi di resistenza (non è una passeggiata!) e infine, a chi non ha una minima preparazione atletica perché la salita è molto impegnativa

L’hotel ad Aguas Calientes era spettacolare. Avevamo una suite con un piccolo salottino con caminetto, frigo bar completo di ogni tipo di bevanda finanche lo champagne e un bagno enorme con vasca jacuzzi per due persone! Peccato che ci siamo fermate solo per quella notte…

(Raccomando quest’Hotel!)

Dopo una scarsissima cena in una birreria (credo Mapocha), pochi metri più avanti l’hotel, siamo rientrate e andate a dormire subito.

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MorayPerù

Moray

Info Perù

Moray

Anche qui a Moray, siamo rimaste sorprese dall’ingegno degli inkas e, soprattutto, delle popolazioni pre-inka.

Moray è un complesso di terrazzamenti circolari e concentrici costruiti sfruttando le discese naturali dei “crateri” e l’azione dell’acqua sulla roccia calcarea che si trova nel sottosuolo (alcuni credono che questi crateri siano stati creati da impatti di meteoriti).

Moray - Andenes pre-incaiche

I terrazzamenti incaici agricoli di Moray avevano la peculiarità di formare dei micro-climi che permettevano l’adattamento e la coltivazione di specie vegetali in base alla loro posizione: in alto, a mezza costa o in fondo al cratere.

MorayDopo aver girato tra i vari “crateri” di Moray e, soprattutto, dopo aver fatto tante fotografie, abbiamo ripreso la macchina che era parcheggiata su un lato della strada. Roberto di Peruresponsabile ci stava aspettando, e poi abbiamo proseguito per il nostro itinerario.

Lasciato Moray ci siamo immessi in una mulattiera che scendeva tra le montagne. La strada era sterrata e con numerose buche. Una strada stretta con tornanti e curve, il tutto in una interminabile discesa.

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Dopo almeno una mezz’ora di sballottamenti siamo arrivati alla Valle Sacra degli Inkas.

Moray - Valle Sacra degli InkasLa Valle Sacra degli inkas in “peruano” si conosce con il nome di “Valle Sagrado de los Inkas”, si riferisce allo spazio geografico che comprende le località di San Salvador, Pisaq, Urubamba e Ollantaytambo e dove scorre il fiume Vilcanota o Urubamba.

Ci  incamminiamo per le salinas de Maras.

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MarasPerù

Salinas de Maras

Info Perù

Le Salinas de Maras sono spettacolari saline incaiche  ubicate sul pendio di una montagna, realizzate già in epoca pre-inka e ancora oggi sono utilizzate dagli abitanti del villaggio di Maras per l’estrazione del sale.

Lasciato Chinchero, la strada sembrava fosse in pianura.

Ad un certo punto Roberto (peruresponsabile.it) si è fermato in uno spazio recintato da dove si vedeva in lontananza la Valle Sacra degli Inkas attraversata dal fiume Urubamba. 

Le salinas de Maras erano proprio sotto di noi, un fondovalle costituito da tantissime vasche che da quell’altezza sembravano piccoli fazzoletti bianchi e gialli.

Salinas de Maras - valle sacra inkaSorprese da quella vista inaspettata abbiamo fatto fotografie e video fino a quando Luis e Roberto ci hanno chiamate per tornare all’auto e andare alle salinas de Maras prima che si riempisse di turisti.

Le Salinas de Maras sono un complesso di oltre tremila vasche non molto profonde che appartengono a trecentottanta famiglie. Il loro utilizzo avviene riempiendo le vasche ogni tre o quattro giorni con l’acqua salata che proviene da fonti naturali che hanno origine da una zona chiamata Qoripukyu o Fonte dell’oro. L’acqua evapora in un mese circa e, quindi, viene estratto il sale per trattarlo per il consumo alimentare.

Salinas de Maras - vasche di saleDato che le salinas di Maras erano state edificate nella valle prediletta dagli inkas, il sale era di uso esclusivo dell’élite cusqueña.

Mentre seguivamo il percorso tra le vasche, abbiamo visto alcuni uomini che immergevano i piedi nell’acqua salata fino ai polpacci e pestavano il sale cantando (come quando una volta si pigiava l’uva per fare il vino), altri, invece, con un bastone molto grande schiacciavano il sale ai bordi delle vasche.

Salinas de Maras - vasche di sale C’erano anche alcune ragazze che trasportavano sacchi di sale sulle spalle fino all’entrata delle saline.

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Il percorso nelle salinas di maras non è molto lungo anche perché, alla fine, le vasche di sale sono tutte simili.

Camminavamo e fotografavamo il sale, le acque rosse, i lavoratori e nel frattempo ascoltavamo la loro storia da Luis.

Salinas de Maras - Fiocchi di saleDopo poco più di un’ora, abbiamo lasciato le salinas de Maras e ripreso il nostro tour verso Moray.

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ChincheroPerù

Chinchero

Info Perù

Chinchero fue el lugar elegido por el inca Túpac Inca Yupanqui para establecer su residencia (wikipedia).

Partenza alle 7:30 con il nostro autista Roberto e con Luis, di peruresponsabile.it, per la Valle Sacra degli Incas.

La prima tappa è stata Chinchero, un paesino dove le culture incaica e spagnola dei conquistadores si sono sovrapposte senza contrastarsi.

Camminando lungo una via con negozi di abbigliamento artigianale tipico della zona, siamo arrivate in un grande piazzale sterrato dove era stato allestito un mercato tessile.

Chinchero strada con negozi

Davanti al piazzale c’era la chiesa Nuestra Señora de Monserrat de Chinchero e una torre costruite sopra ai resti di un tempio inka.

L’ingegneria inka era riconoscibile dalle pietre ben levigate e perfettamente incastonate.

Eravamo in mezzo alle montagne.

Le poche edificazioni di Chinchero erano bianche e risaltavano in mezzo al verde e le montagne della zona.
Chinchero

Sotto la chiesa di e la torre  di Chinchero c’erano dei maestosi terrazzamenti agricoli disposti su tre versanti della valle, est sud e ovest, che scendevano vari metri sotto il paese.

Questi terrazzamenti erano squadrati, a forma di ] (semi rettangolo) ed erano enormi che scendevano a forma di grandi pioli di scale.

Chinchero terrazzamenti

Le pareti dei terrazzamenti erano le mura di sostegno e tra le varie pietre delle mura ne spiccavano alcune che erano messe appositamente a formare le scale per salire o scendere da un terrazzamento all’altro.

Lungo le mura di sostegno si vedevano i canali per l’irrigazione dei piccoli campi delle terrazze.

Luis ha detto che Chinchero era una zona agricola molto importante dovuto al micro-clima che permetteva la coltivazione di cereali e ortaggi.

Curiosità
A Chinchero, ogni domenica mattina si tiene uno dei più tipici mercati indigeni della regione, dove si può acquistare frutta tropicale, foglie di coca, sale di Maras, patate, fave ecc. ancora oggi in questo mercato tra gli indigeni viene praticato il trueque cioè il baratto.

Tornate alla macchina, siamo ripartite alla volta delle saline incaiche di Maras.

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CuzcoPerù

Cosa vedere a Cuzco?

Info Perù

Cosa vedere a Cuzco?

Tornate da Sacsayhuaman, siamo rientrate in città.

Abbiamo chiesto alla nostra guida: cosa vedere a Cuzco? Luis ha risposto che non basterebbe una settimana intensa per conoscere Cuzco! E ci ha accompagnate al monastero di Santo Domingo, o Qorikancha, il “tempio del sole” più importante, ricco e sacro di tutto il Tawantisuyo (impero Inka).

Il nome originale era “Intikancha” o Recinto del Sole, poi Pachakuteq (il nono Inka) gli diede il nome di Qorikancha che significa Recinto d’oro, probabilmente per i riflessi del sole e per la ricchezza che conteneva.

Cosa vedere a Cuzco? - Monastero de Santo Domingo

All’interno della struttura c’erano vari templi dedicati a varie divinità non solo il dio sole, ma anche la dea luna, le stelle, il fulmine, la madre terra, l’acqua, l’arcobaleno e il dio Viraqocha (il dio più importante, creatore del sole, della luna e delle stelle e che aveva plasmato gli uomini dall’argilla).

Inoltre dentro il Qorikancha risiedevano anche le mummie degli Inka precedenti e delle loro spose, così come tutte le ricche offerte portate dai quattro “Suyos” (regioni inka) dell’impero.

Cosa vedere a Cuzco? - Qorikancha

Per non parlare del giardino dedicato al sole (Inti) nel quale si ritiene che c’erano statue di piante e di animali a grandezza naturale erano fatti d’oro e d’argento.

Quando gli spagnoli conquistarono Cuzco, si divisero i templi e i palazzi inkas.

Di conseguenza Juan Pizarro (fratello di Francisco Pizarro) prese possesso del Qorikancha che poi donò all’ordine dominicano.

D’altra parte i frati domenicani edificarono subito la chiesa e il convento di Santo Domingo più antichi del Sud America. I resti del Qorikancha si possono visitare all’interno del convento ai lati del chiostro principale.

Luis ci ha raccontato che gli spagnoli non sono riusciti a “smontare” i templi di Cuzco per riutilizzare le pietre e quindi costruirono il loro edifici sopra le rovine. Anche qui abbiamo visto le pietre levigate e incastonate in modo perfetto.

Le mura erano a forma piramidale per resistere ai frequenti terremoti della zona. In particolare abbiamo visto una pietra con 14 angoli posizionata e perfettamente unita alle pietre circostanti.

Cosa vedere a Cuzco? - Qorikancha

Abbiamo visitato il monastero insieme a molti turisti come noi. Luis ci raccontava i vari eventi avvenuti nel tempo durante la costruzione e la ricostruzione dei dominicani e, dopo più di un’ora, siamo usciti.

Abbiamo fatto un giro per cosa vedere a Cuzco.

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Siamo arrivate alla “plaza de Armas” passando per la via posteriore al monastero e da dove i poteva apprezzare la costruzione inka sovrastata da quella spagnola.

Alla piazza Luis ci ha salutato dandoci appuntamento per il giorno dopo.

Cosa vedere a Cuzco? - QorikanchaDopo un pranzo veloce in un bar della zona, abbiamo ripreso a camminare per cosa vedere a Cuzco.

Un pizzico di storia
Gli inkas diedero il nome di Qosqo alla città che significava “ombellico o centro del mondo”. Qosqo fu la capitale del Tawantisuyo e la città sacra più importante del mondo andino. Pachakuteq ristrutturò Cuzco dandogli la forma di un puma e la divise in due parti il Cuzco di sopra (Hanan Qosqo) e il Cuzco di sotto (Urin Qosqo): il centro della città era l’attuale plaza de Armas.

In seguito siamo andate alla calle del Sol dove abbiamo assistito ad una manifestazione danzante di studenti universitari che avevano vinto qualcosa che non avevo ben capito.

Cosa vedere a Cuzco…?

Successivamente siamo entrate nel “mercado de San Pedro”, un enorme mercato generale al coperto, diviso in zone tessili e souvenirs, piante, frutta, bar e cibarie varie, molto folkloristico!

Cosa vedere a Cuzco? - Mercato San Pietro - CuzcoPoi siamo ritornate verso il centro lungo le vie fiancheggiate da palazzi coloniali costruiti allo stesso modo sopra le mura levigate realizzate dagli inkas.

Cosa vedere a Cuzco?

Gli edifici! Infatti quasi tutti gli edifici di Cuzco avevano balconi chiusi da verande in legno, colorate alcune blu, altre verde e altre invece, mantenevano il colore originale del legno.

Ci siamo fermate in vari negozi per fare acquisti e alla fine siamo tornate alla plaza de Armas.

La piazza è di forma rettangolare con al centro una zona pedonale con piccoli giardini, ma ancora più importante c’era al centro la statua di bronzo dell’ultimo Inka, Atahualpa.

Di fronte c’è la cattedrale “Nuestra Señora de la Asuncion” costruita in modo analogo al resto delle costruzioni coloniali, sopra i resti di un palazzo inka (Kiswarkancha) nel 1560 e terminata nel 1654 con pietre “prese” a Sacsayhuaman.

Cosa vedere a Cuzco? la chiesa della Compagnia di Gesù costruita tra il 1651 e il 1668 sopra le rovine del palazzo dell’inka (Amarukancha) di Wayna Qhapaq (padre di Atahualpa), si trova a destra della cattedrale.

Cosa vedere a Cuzco? - Plaza de Armas - Cuzco

Davanti alla la cattedrale, dall’altro lato dei giardini c’è un loggiato con negozi e ristoranti.

Finalmente, alle 20:30 siamo rientrate in hotel, stanche della camminata.

Dovevamo organizzarci perché i giorni successivi sarebbero stati impegnativi. Abbiamo preparato lo zaino per due giorni e siamo andate a dormire.

Gli Inkas dividevano l’universo in tre ambiti interconnessi tra loro e generati da un dualismo:

Hanan Pacha, il mondo celeste o mondo di sopra (futuro), luogo dove abitavano gli dei;
Kay Pacha, il mondo terreno (presente), dove risiedevano gli esseri viventi e, nello stesso tempo, era il punto unione con gli altri due mondi;
Uku Pacha, il mondo dei morti o mondo sotterraneo (passato), dove abitavano gli antenati e la forza della fertilità.

Questi tre mondi erano raffigurati da i tre animali più importanti degli Inkas:

condor, simbolo del buon senso, della saggezza e messaggero degli dei oltre ad essere il nesso tra i tre mondi;
puma, rappresenta la forza, il potere, il valore, qualità associate alla terra e che possono essere intermediarie tra le forze terrene e quelle soprannaturali;
serpente (Amaru), considerato simbolo dell’acqua e associato alle qualità fertilizzanti e al fulmine che annuncia la pioggia.

Il concetto di dualismo è un altro parametro importante nella visione “andina”, fu il principio per l’ordine e per l’organizzazione delle norme nelle relazioni sia tra gli uomini che con il mondo esterno.

Hanan – mondo di sopra, la mano destra, maschile, positivo, etc.
Urin – mondo sotterraneo, la mano sinistra, femminile, negativo, etc.

 

Consigliato:

  Ristorante “Marcelo Batata”.
  Visita guidata al Qorikancha e ai musei archeologici.

Storia del Sud America

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PerùSacsayhuaman

Sacsayhuaman

Info Perù
 
Infine siamo andati a Sacsayhuaman. Comunemente chiamata fortezza perché i “conquistadores” quando la videro, la trovarono simile alle fortezze europee e, soprattutto, perché è stata la sede di conflitti bellici come la deposizione di Manko Inka nel 1536.

Sacsayhuaman - MuraQuesta architettura megalitica fu pianificata e iniziata a costruire dall’Inka Pachakutec e conclusa poi dal nipote Huayna Qhapaq.

Ci sono voluti più di 20.000 uomini e più di 70 anni per la costruzione di Sacsayhaman.

Sacsayhuaman è situata a 3500 m s.l.m. su tre “terrazzamenti” a forma di zig-zag che gli studiosi hanno associato ai tre “tempi” del temporale: il fulmine, il lampo e il tuono. Nello stesso tempo poteva essere la rappresentazione del loro concetto di divisione dell’universo (mondo di sopra, mondo terreno e mondo di sotto).

Sacsayhuaman - Divisione dell'universoAbbiamo camminato seguendo Luis (peruresponsabile.it) che ci spiegava dove si trovava il tempio, i depositi e i canali d’irrigazione; le cinta murarie lunghe 300m sono state edificate con enormi pietre unite tra loro con una precisone impressionante. Siamo passate vicino a enormi blocchi di pietra alti 9 metri, uniti anch’essi perfettamente.

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E’ stupefacente pensare come sia stato possibile per gli Inkas trascinare le pietre da cave limitrofe (non conoscevano la ruota), levigarle e incastonarle in quel modo così perfetto!

Sacsayhuaman mi è piaciuta moltissimo! Abbiamo passeggiato tra queste mura, molte delle quali in ottimo stato.

Sacsayhuaman - FortezzaSiamo rientrati a Cuzco entusiaste dalle visite fatte e soprattutto di Sacsayhuaman che, sicuramente, è stato il sito archeologico più grande e più bello, dal quale abbiamo visto e fotografato la città di Cuzco dall’alto.

Cose da vedere a Cuzco? Il Tempio del Sole “Qorikancha” nel monastero di “Santo Domingo”.

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ArticoliPerùQenqo

Qenqo

Info Perù

Qenqo è una parola quechua che vuol dire “zig zag” oppure “labirinto”.

QenqoSiamo entrati nel sito archeologico di Qenqo e subito abbiamo notato una roccia calcarea a forma di ‘piramide’ che, probabilmente, deve essere stato il motivo della realizzazione di questo centro cerimoniale.

Secondo alcuni studi archeologici effettuati sul posto sembra che Qenqo sia stato dedicato dagli Inkas alla dea “Pachamama” (Madre Terra). Questo perché si è ritenuto che qui si tenevano funzioni rivolte ai culti agrari e astronomici.

Nella piazza con al centro l’affioramento calcareo, c’è un piccolo anfiteatro con 19 nicchie. Particolarmente usate durante le funzioni pubbliche perché, all’interno, venivano inserite le mummie degli Inka affinché, secondo la loro credenza, potessero partecipare ai riti.

Qenqo - Affioramento calcareoDietro la piazza inizia un percorso tra rocce inclinate che si toccano in alto a formare un tetto. Il sentiero arriva in un grande spazio aperto per poi continuare dentro una caverna con all’interno un altare in pietra.
Qenqo - Sedute inkas

Il nome Qenqo è stato dato perché sopra le rocce che sovrastano la caverna con l’altare, c’è uno stretto canale di scolo che ha un percorso a zig-zag e finisce con un foro proprio sopra l’altare nella caverna.

Le ricerche archeologiche realizzate hanno ipotizzato che questo canale venisse utilizzato per far scorrere la “chicha”, bevanda a base di mais fermentato, o similmente per lo scorrimento del sangue di esseri umani sacrificati durante i riti religiosi.

Luis di peruresponsabile.it, ci ha anche detto che la roccia a forma di piramide di Qenqo potrebbe raffigurare un fallo simbolo dell’intermediario tra il mondo celeste e il mondo terreno, quindi il “mezzo” per la nascita di un essere vivente.

Qenqo - Sentiero tra le rocceIl lungo sentiero tra le rocce, invece, potrebbe rappresentare l’utero e quindi il “percorso” dal quale nasce un essere umano. Infine la caverna, sempre simbolicamente, rappresenterebbe la tomba ovvero il luogo dove va l’essere umano quando muore.

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La visita è durata parecchio anche perché Qenqo è abbastanza grande e ricco di storia e di storie.

E’ stata un’esperienza molto bella e in particolare è stato interessante visitare queste rovine per scoprire gli aspetti rituali del mondo degli Inkas!

Riprendiamo la macchina per andare a Sacsayhuaman.

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PerùPuka Pukara

Puka Pukara

Info Perù

Puka Pukara si trova poco più avanti di Tombomachay, ci si arriva a piedi in pochi minuti. Anche questo ci è sembrato un piccolo insediamento non proprio come Tombomachay ma neanche tanto più grande.

Entrata a Puka Pukara

Puka Pukara, tradotto dal quechua, vuol dire “Fortino rosso” probabilmente questo nome è stato dato dagli inkas perché il colore della terra circostante è rosso scuro.

Dopo che siamo scese dall’auto abbiamo percorso un sentiero fino ad un piccolo ingresso di pietre da dove si accedeva al sito e ai resti degli edifici distaccati lateralmente dal centro nevralgico.

Panorama Puka PukaraAnche il “Fortino rosso”, come molti altri villaggi inkas, fu un centro con diverse funzioni: religiose, sociali, economiche ecc.

Questo villaggio probabilmente fungeva da “tambo” o da deposito “statale” e centro di supporto per la corte che seguiva l’Inka ai bagni purificatori.

Rovine di Puka PukaraAll’interno del sito archeologico, abbiamo visto recinti fatti con pietre non levigate, così come i resti delle mura di cinta e delle piccole abitazioni. Abbiamo camminato seguendo un sentiero che gira intorno al luogo.

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Siamo passate dentro piazze, resti di abitazioni o magazzini, inoltre, in particolare erano evidenti piccoli canali per l’acqua.

Probabilmente, dovuto alla sua ubicazione, Puka Pukara fu anche un posto di vigilanza e controllo del transito da e per Cuzco.

Abbiamo lasciato Puka Pukara dopo un’ora circa. Luis (peruresponsabile.it) ci ha riportato in auto per andare al seguente sito archeologico  e siamo andati a Qenqo.

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