Hanna

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El EscorialSpagna

El Escorial

casita del infante - San Lorenzo El EscorialEl Escorial

In questi giorni delle feste di Natale e fine anno abbiamo avuto un tempo eccezionale. Abbiamo approfittato delle giornate di sole e cielo terso per fare una gita a San Lorenzo El Escorial.

Anche in questo caso abbiamo preso il treno locale “Cercanias”

Situato nel cuore della Sierra de Guadarrama, a soli 50 chilometri da Madrid, San Lorenzo de El Escorial è una delle maggiori città d’interesse turistico e culturale della regione, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 1984.

La stazione di El Escorial è nei pressi dell’entrata del parco che precede il monastero. In questo parco si trova la “Casita del Infante” (casa del principe) edificio costruito  tra il 1771 e il 1773 da Juan Villanueva (lo stesso che che costruì il museo del Prado a Madrid). 

La “Casita del Infante” è stata fatta costruire dal principe delle Asturie Gabriel di Borbone (figlio di Carlo III) futuro Carlo IV, con lo scopo utilizzarla come luogo di riposo nei periodi di caccia.

Dopo una lunga camminata in salita all’interno del parco arriviamo al maestoso e austero Palazzo Reale.

Facciamo i biglietti ed entriamo nel grande Patio de los Reyes (patio dei re). Il nome è stato dato per le sculture dei sei re di Israele che decorano la facciata principale della chiesa situata in fondo al patio. 

Un po’ di storia:

Filippo II, colpito dalla morte del padre Carlo I nel 1558 e con lo scopo di affermare la casa d’Austria in Spagna, ordinò di costruire il monastero (1562-1584), al fine di garantire l’eterna memoria della sua famiglia. 

Nello stesso spazio si incontrano: la chiesa, il palazzo con il suo pantheon reale e il monastero costruito in commemorazione della vittoria nella battaglia di San Quintíno contro le truppe francesi.

Questa battaglia ebbe luogo il 10 agosto, la festa di San Lorenzo, martire cristiano che morì su una graticola e, per questo motivo, fu deciso che la pianta dell’edificio avesse questa forma: di graticola.

Al 23 aprile 1563 si posò la prima pietra della costruzione sotto la guida di Juan Bautista di Toledo. Quando questi morì nel 1567, Juan de Herrera prese il suo posto lasciando l’impronta del particolare stile architettonico chiamato stile “herreriano” caratterizzato dalla preminenza della linea contro ogni abuso di elementi decorativi che potessero distrarre la contemplazione dell’edificio.

Il Palazzo

Il palazzo è di forma rettangolare. All’interno spiccano la Sala dei Borboni con soffitti pompeiani e arazzi spagnoli; la Sala delle Battaglie, una sala lunga 55 m con le pareti affrescate con scene di battaglie, tra le quali la battaglia di San Quintino; il Palazzo degli Austria, del secolo XVI; la Biblioteca Reale con libri in latino, in arabo, in ebraico e in altre lingue, anche se la peculiarità sta nel fatto che i libri sono chiusi in scaffali di legno con il dorso rivolto all’interno secondo la convinzione del tempo in cui si credeva che i libri erano così mantenuti in perfette condizioni.

La chiesa del Monastero

La Basilica è accessibile attraverso il Patio de los Reyes, chiamato così per le sei enormi statue che ne decorano la facciata. Rappresentano i re della Giudea: Iosaphad, Ezechia, Davide, Salomone, Iosias e Manasses.

Le statue sono state scolpite da Monegro e Sebastián Fernández ha creato gli scettri e le corone in bronzo dorato.

La grandiosa basilica occupa il centro dell’edificio. Ha una pianta a croce greca, con una grande cupola sul transetto. L’altare è un capolavoro di Juan de Herrera. Le volte sono state affrescate da Luca Giordano e Luca Cambiaso.

Di particolare interesse turistico è il Pantheon dei Re, una cripta ottagonale situata sotto l’altare maggiore della basilica, costruita da Juan Gomez de la Mora seguendo i piani di Giambattista Crescenzi (1617-1654). 

Uno degli elementi salienti del monastero è la sua Pinacoteca. Nelle sue sale sono esposte le immagini dei più prestigiosi pittori del XV, XVI e XVII secolo, quindi troviamo dipinti di Bosch, Dürer, Coxcie, Tiziano, Bassano, Luca Giordano, Tintoretto, Valdés Leal, Velazquez, Rubens e El Greco.

Oltre a questi edifici, il complesso del Monastero di San Lorenzo de El Escorial ha anche un convento.

Dopo la visita, durata almeno due ore, siamo andati a mangiare al ristorante “meson” La Cueva, nel paese sorto accanto al Monastero.

Si tratta di un’antica taverna costruita nel 1768 sotto il regno di Carlo III originariamente chiamata “Posada de las animas”.

Vi consigliamo di prenotare per tempo! La cucina è la tipica castigliana specializzata in “asados” (carne e pesce cotti al forno a legna).

 

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Alcalà de HenaresSpagna

Alcalà de Henares

UNA GITA FUORI PORTA

Abbiamo deciso di fare una gita fuori Madrid e siamo andati ad Alcalà de Henares con il treno locale “Cercanias”. Il viaggio è di circa 40 minuti e la distanza da Madrid è di 30 km approssimativamente.

Una volta scesi alla stazione di Alcalà ci siamo diretti al centro antico e siamo arrivati alla piazza Cervantes. Una piazza grande con i mercatini di Natale, giostre e uno spettacolo di grandi “marionette” che raffiguravano i re magi d’oriente.

La piazza è molto antica, con i portici da un lato e una chiesa principale in fondo.

Sopra il campanile della chiesa e sopra altre strutture c’erano molti nidi con le cicogne. 

La storia di Alcalá de Henares risale all’epoca pre-romana, sulle fertili rive del fiume Henares.

Nata come città romana, l’antica Complutum si è poi trasformata in una diocesi visigota e, in seguito, in città medievale nonché una delle più importanti città universitarie dell’Umanesimo e del Rinascimento europeo.

Durante il XVI e XVII secolo l’Università di Alcalá de Henares divenne uno dei principali centri umanistici del continente,

avendo come principali studenti i più importanti studiosi del secolo d’oro spagnolo. Inoltre, divenne la sede dei principali ordini religiosi dell’epoca. 

Durante quei secoli cammineranno per le sue strade, fonderanno conventi e monasteri, studieranno e insegneranno nelle loro aule i futuri grandi scrittori, poeti, drammaturghi, santi, vescovi e fondatori di grandi ordini, grandi politici, dottori: come Francisco de Quevedo, Lope de Vega, Santo Tomás de Villanueva, San Ignacio de Loyola, Santa Teresa di Ávila e molti altri.

Abbiamo proseguito la nostra passeggiata sulla calle Mayor, che è la strada principale nel centro della città e vanta, insieme alla sua età (risalente al XII secolo), il titolo di essere la strada con portici lungo il suo percorso più lungo in Spagna e secondo in Europa (dopo il portico di S. Luca di Bologna).

Lungo il suo percorso siamo arrivati davanti la casa natale di Miguel de Cervantes Saavedra autore di “L’ingegnoso Hidalgo Don Chisciotte della Mancia”, nato nel 1547.

La casa museo si può visitare gratuitamente e siamo entrati dopo una breve attesa.

La porta d’accesso dà sul patio quadrato, dal quale si accede a diverse stanze al pianterreno e a una scala che porta al piano superiore.

E’ stata un visita interessante anche perché abbiamo potuto ascoltare le interessanti spiegazioni di una guida che raccontava come era la vita ai tempi del giovane Cervantes.

Alcalá è anche il luogo di nascita di altri personaggi famosi come Caterina di Aragona, figlia di Isabella la Cattolica, che divenne regina d’Inghilterra e fu sposa di Enrico VIII.

Ancora, nacquero in questa città il principe Don Fernando, figlio dei re Giovanna I e Filippo I “El Hermoso” (il bello) di Castiglia, che in seguito sarà imperatore d’Austria. 

Nel 1998 Alcalá è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO riconoscendola come prima città universitaria del mondo.

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MadridSpagna

Madrid

NATALE A MADRID

La Spagna è la mia seconda terra e Madrid è la città che conosco meglio, ci ho vissuto per alcuni anni. Certo dal 2000, quando me ne sono andata, tante cose sono cambiate, ma Madrid conserva il suo fascino dove l’antico si affianca al moderno.

Mi trovo in un appartamento a Chamberi, un quartiere centrale ma non troppo. In 10 minuti a piedi si arriva al centro: Fuencarral, Gran Via, Puerta del Sol, Palazzo Reale, Plaza Mayor, Opera e le varie vie delle tapas come Malasaña o La Latina.

Insomma, non c’è bisogno della macchina per muoversi anche perché il centro è accessibile solo alle autovetture ibride (hanno il permesso di circolare per il centro per non più di due ore) o quelle elettriche, oltre agli autobus, ai taxi, alle auto Uber e Cabify (simile a Uber).

La Metro arriva ovunque e anche gli autobus sono comodi e puntuali. Ciò nonostante, a me piace camminare e questo è ciò che ho fatto e che sto facendo anche in questi giorni.

Durante il periodo natalizio Madrid si veste di luci colorate, alberi di Natale, ghirlande di ogni genere. Le strade sono affollate da turisti e madrileñi che si aggirano per negozi, nei grandi centri commerciali di El Corte Ingles e soprattutto nei bar de tapas!

Insieme alla mia famiglia vado in giro tutti i giorni.

Gli itinerari sono molti e in questa pagina parlerò di alcuni di loro.

Calle de Fuencarral – Una strada di attività commerciali che arriva fino alla Gran Via attraversando due quartieri centrali Chueca e Malasaña. Chueca è conosciuto come il quartiere gay di Madrid, famoso per i locali e il Mercado de Chueca (mercato al coperto dove convivono bar e punti gastronomici). Il “barrio” (quartiere) è eclettico, passeggiando in queste vie si respira un senso di libertà di tolleranza e di rispetto per il prossimo.

Malasaña è uno dei quartieri storici di Madrid dove si riuniscono residenti moderni e “underground”. In questo “barrio” è esploso il movimento culturale degli anni ’80 chiamato “Movida Madrileña”. Il suo nome è dovuto a Manuela Malasaña, eroina della rivolta del 2 maggio 1808. Manuela, una giovane di 17 anni, morì in queste strade per mano dei francesi perché collaborava con i rivoluzionari per difendere la sua città.  

La Latina – Da Fuencarral andiamo sulla Gran Via e da li arriviamo alla Puerta del Sol. Proseguiamo per l’Opera e il Palazzo Reale, costeggiamo il palazzo in direzione del viadotto de Segovia per arrivare finalmente al quartiere La Latina.

Questo “barrio” è uno dei più vecchi e carismatici di Madrid. Le sue strade conservano il tracciato di secoli fa e alcuni dei loro nomi (Porta Moros, Plaza de la Cebada, Calle de la Morería, Latina stessa) ci portano indietro nel passato nei tempi in cui questa zona era il vero centro della città.

Il nome del quartiere è dovuto alla signora Beatriz Galindo, umanista e precettrice della famiglia dei Re Cattolici chiamata la Latina perché era l’insegnante di latino della regina e delle sue figlie. A lei si deve la fondazione dell’ospedale di La Latina nel luogo in cui oggi si trova il Teatro La Latina.

Passeggiando per la Cava Baja (una via che porta verso la Plaza Mayor) ci sono molti ristoranti e bar de tapas dove si può apprezzare la vera cucina castellana.

Mercado de San Miguel – Situato nel centro della Madrid degli Austria, visitato da oltre 10 milioni di persone all’anno, dal 2009 il mercato di San Miguel è il tempio gastronomico della città. 30 postazioni fisse e 3 mobili offrono dal miglior prosciutto iberico ai freschissimi frutti di mare che arrivano ogni giorno dalla Galizia. Formaggi della Castiglia, delle Asturie e dei paesi Baschi. Vini doc provenienti da ogni angolo della Spagna.

Per vedere la città dall’alto ci sono varie possibilità, una delle più suggestive si trova sul tetto del Circolo de Bellas Artes. Punto di ritrovo per turisti e residenti locali, si possono passare momenti di relax bevendo comodamente qualcosa sulle sedie a sdraio, ammirando il panorama con la possibilità di scattare le migliori foto della giornata.

Per finire, ma solo perché non basterebbe un articolo, visitiamo un pizzico di antico Egitto a Madrid il Tempio di Debod.

Cosa ci fa un tempio dell’antico Egitto a Madrid?

E’ un tempio egizio della bassa Nubia, nella zona meridionale del paese, costruito intorno al 200 a.C. come tributo al dio Amon. La sua presenza in un luogo così lontano è dovuta all’aiuto che lo stato spagnolo ha dato all’Egitto negli anni ’50. Nel 1968 il tempio di Debod fu assegnato alla Spagna e, negli anni successivi, l’edificio fu “smontato”, trasferito qui a Madrid e ricostruito in questo spazio rispettando l’orientamento est-ovest originale. Nel 1972 è stato inaugurato e da allora aperto al pubblico.

Il viaggio continua…

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AteneGrecia

Acropoli

15/08/2018

Prima di partire per le vacanze abbiamo cercato on-line i tickets per l’Acropoli ma non siamo riuscite a trovare nulla. Ora, davanti ai cancelli d’accesso, leggiamo che il sito per l’acquisto on-line dei biglietti è: https://etickets.tap.gr. L’entrata costa 20€ a persona. 

Entriamo e cominciamo a salire. Il sito è bellissimo e le parole per descriverlo sono poche e sicuramente non rendono bene l’idea. Abbiamo fatto tante foto che potrete vedere nella galleria delle immagini.

Il giro dell’Acropoli può iniziare dal lato sud o da quello nord (unici accessi al sito archeologico). Noi entriamo dal lato sud e camminiamo verso l’Odeo di Erode Attico. E’ chiuso. Lo vediamo dall’alto, non è molto grande ma sembra ben tenuto e, inoltre, ci sono le attrezzature (luci e palco) che dimostrano che ancor oggi viene utilizzato per manifestazioni di tipo teatrale. 

Proseguiamo il sentiero che porta all’entrata dell’Acropoli con a destra il tempio di Atena. Saliamo sulla scalinata in marmo lucido e splendente che precede l’accesso vero e proprio all’Acropoli e arriviamo al Partenone (in restauro). Giriamo intorno al grande tempio per fotografare il lato senza impalcatura. Il sito è straordinario, grande e con resti di pietre e marmi ovunque.

Continuiamo a camminare fotografando tutto, pietre a terra, colonne cadute, piedistalli messi in fila, capitelli e resti di ogni genere. La cosa che più mi piace è l’antico tempio di Atena Poliàs e l’Eretteo con la loggia e le Cariatidi. 

In realtà tutto è stupefacente, ogni angolo è un motivo per fotografare, persino il panorama. Dall’alto dei 156m s.l.m. la vista su Atene arriva al mare da una parte e alle montagne dall’altra. Case bianche, tempi, teatri, giardini l’Agorà… senza parole…

Scendiamo verso est e giriamo intorno al monte. Passiamo sopra al teatro di Dionisio che è molto più grande dell’Odeo di Erode Attico. Arriviamo alla grotta di Aglaureion e proseguiamo per il Peripatos, percorso circolare intorno alla rocca, verso il santuario di Afrodite ed Eros. Raggiungiamo le pendici della collina dell’Areopago tra l’acropoli e l’Agorà. Per salire sulla collina dobbiamo uscire dall’accesso nord. 

La collina non è molto alta e non sarebbe pericoloso salire se non fosse per le rocce lisce e scivolose, bisogna fare molta attenzione! Da questa altura abbiamo fotografato l’Acropoli, l’Agorà e il tempio di Efesto. 

Osserviamo la scalinata di marmo davanti l’entrata dell’Acropoli e vediamo che si è riempita di turisti, soprattutto da coloro che provengono dalle navi da crociera, riconoscibili dall’adesivo che ognuno di loro ha attaccato alla maglia. 

Meno male siamo entrati presto! 

Comincia a fare parecchio caldo.

Scendiamo dalla collina e ci avviamo lungo la strada del rientro per andare al Museo dell’Acropoli. Lungo tutto il cammino ci sono reperti archeologici sistemati a terra in modo ordinato. Arriviamo al museo.

Sono le 12:00 circa. C’è una breve fila per entrare e l’accesso costa 5€ a persona. 

“La struttura architettonica contempera tre necessità fondamentali: garantire il contatto visivo con i Monumenti dell’Acropoli, consentire l’esposizione completa della decorazione scultorea in marmo del Partenone e assicurare la coesistenza dell’edificio con lo scavo archeologico presente nel livello sottostante.”

Infatti, l’ingresso esterno (coperto da una terrazza molto grande e moderna) alterna pavimentazione in cemento con grandi riquadri in vetro per far vedere i resti della città antica che si trova proprio sotto al museo e probabilmente in tutta la zona.

Un lato dell’ingresso, invece, è aperto e si vede perfettamente che ci sono ancora scavi archeologici, si vedono recinti di abitazioni, pozzi, canali di scolo, stradine… una città! 

“Il museo dell’Acropoli è stato progettato per ospitare i reperti venuti alla luce sulla rocca dell’Acropoli e alle sue pendici. Sorge nel distretto storico di “Makrighianni”, 300 metri a sud dell’Acropoli. All’interno della “Sala Partenone”, per accogliere integralmente il fregio del tempio è stato appositamente progettato un nucleo rettangolare di calcestruzzo, identico nelle dimensioni e nell’orientamento alla cella del Partenone.

Osservando il livello sottostante, il Museo sembra sospeso nell’aria grazie alla presenza di  oltre 100 pilastri di sostegno posti a formare un’imponente struttura di protezione intorno allo scavo archeologico.

Le unità espositive si sviluppano su tre livelli ai quali si aggiunge il livello sottostante, che ospita lo scavo archeologico. https://www.theacropolismuseum.gr

Abbiamo visitato il museo in tutti i suoi livelli, tranne lo scavo archeologico che è chiuso.

Usciamo dopo circa un’ora e mezza e andiamo di nuovo a Plaka. Ci fermiamo a prendere uno yogurt e una bella birra… fa caldo!

Nel frattempo leggiamo che al Parlamento ogni ora in punto c’è il cambio della guardia al milite ignoto e manca poco alle 14:00, così ci avviamo.

Per arrivare al Parlamento, a un centinaio di metri di distanza, passiamo davanti ai resti del tempio di Zeus. 

“Il tempio era costruito in marmo pentelico e misurava 108 metri in lunghezza e 41 in larghezza. Consisteva in 104 colonne corinzie, ognuna alta 17 metri. Solo 15 di queste colonne rimangono tuttora in piedi. La sedicesima colonna venne colpita da un fulmine durante un temporale nel 1852 e cadde sull’antica pavimentazione del tempio, dove è stata lasciata. Dell’imponente tempio rimangono, oltre alle colonne, il crepidoma e alcune porzioni dell’architrave tripartito. Wikipedia

Arriviamo davanti al Parlamento e già ci sono alcune persone in attesa. Aspettiamo anche noi. I due militari “Euzoni”, in uniforme tradizionale, stanno immobili ognuno a fianco del proprio casotto di riparo bianco e azzurro. Un altro soldato, vestito con la mimetica militare classica, passa da una guardia all’altra per asciugarli dal sudore con un fazzoletto e soffia loro il viso per rinfrescarli. Sistema la loro uniforme e il fez rosso con una nappa nera di seta, aggiusta la posizione dei fucili che hanno in mano e ci avvisa che dobbiamo dividerci in due file per far passare gli Euzoni che daranno il cambio e che sono in arrivo dalla strada principale.

Euzoni
Cambio della guardia

Lo spettacolo del cambio della guardia è molto insolito, una cerimonia che non ho mai visto. Le guardie camminano e sbattono al suolo i loro zoccoli tradizionali dando l’impressione del movimento dei cavalli. Il cerimoniale dura quasi 20 minuti ed è molto bello e particolare. Sicuramente da non perdere!

Affamati ce ne andiamo appena finisce “lo spettacolo”. Ci fermiamo davanti ad un ristorante “Marco Aspro Alogo” molto piccolo con tre tavolini sul ballatoio dell’entrata e dall’aspetto poco invitante. Abbiamo dato un’occhiata ai prezzi e presi dai morsi della fame ci accomodiamo.

Ordiniamo gamberi alla griglia, agnello (che è piaciuto molto), insalata e polpo. Birra e acqua, il tutto per 50€! Ci offre anche il cicchetto, un dolcino tipico e una bottiglietta d’acqua ad ognuno di noi, GRATIS!

A dispetto della prima impressione usciamo dal ristorante contenti e rifocillati, ce ne andiamo a L’Agorà, quella che, nell’antichità, fu la piazza principale di Atene. 

Il parco comprende una lunga struttura bianca con colonne su tre file, nell’area proprio di fronte alla struttura un giardino con tre statue, marmi e resti archeologici. Più avanti un sentiero che sale su una piccola altura dove c’è il tempio di Efesto.

Passeggiamo nell’area esterna e poi entriamo nella struttura bianca con le colonne. Saliamo al piano superiore dove ci sono busti di vari dei e personaggi dell’epoca e riproduzioni in scala dell’evoluzione nel tempo dell’Agorà e dell’Acropoli.

Finito il giro decidiamo di rientrare per rinfrescarci e riposare prima della cena. Abbiamo fatto almeno 15 km sotto al sole e siamo stanchi, ma abbiamo cercato di ottimizzare questa unica giornata ad Atene perché domani si parte. C’è molto da vedere ancora e la promessa è quella di tornare con più giorni a disposizione.

Riposati e rinfrescati ci avviamo alla ricerca di un posto dove cenare. 

Plaka è affollatissima! Ci sono così tante persone che non riusciamo a trovare posto nei ristoranti. Allora ci infiliamo per le vie interne e finalmente troviamo “Estia Tavern” un ristorante con tavoli all’aperto e non così pieno di gente. Dal menù i prezzi sembrano buoni. Abbiamo mangiato un’orata e un salmone alla griglia, un calamaro fritto (durissimo), una grigliata di carne, insalata, 4 birre e acqua. Speso 80€.

Finito di cenare facciamo un ultimo giro a Plaka per poi rientrare e andare a nanna.

Buona notte Grecia!

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AteneGrecia

Atene

Atene_39Acropoli di notte

14/08/2018

Questa mattina ci è arrivato un messaggio avvisandoci che la nave per Atene sarebbe arrivata con 1 ora di ritardo… quindi ce la prendiamo con calma.

Fatta la colazione cominciamo a raccogliere la nostra roba e a sistemare le valigie. Alle 12:00 dobbiamo lasciare la macchina al porto, come concordato con l’agenzia di noleggio e così facciamo.

Aspettiamo un paio d’ore e alle 14:00, finalmente ci imbarchiamo. Lasciamo Santorini con un pizzico di malinconia.

Abbiamo trascorso giorni bellissimi e molto intensi tra lunghe camminate, jacuzzi, cene in riva al mare, panorami, escursioni e tramonto. Ora dedichiamo un giorno ad Atene prima di rientrare in Italia noi e in Spagna Daniel e Ingrid.

Questa volta siamo su una nave veloce, la “Paros Jet” della compagnia SeaJet. All’interno ci dicono di accomodarci dove vogliamo nonostante sui nostri biglietti ci sono i numeri dei posti assegnati. Ci accomodiamo al centro e davanti al bar. 

Il viaggio dura 6 ore con due fermate: Naxos e Mikonos e il mare anche questa volta è parecchio mosso.

Alle 20:00 entriamo al Pireo (porto principale di Atene). Sbarcati dalla nave andiamo a cercare un taxi per l’appartamento preso con AirB&B che si trova a 20 m dal quartiere Plaka. Al secondo tentativo decidiamo per il taxi che chiede 25€ per il tragitto.

L’appartamento è molto semplice, funzionale e molto carino. Ci accolgono i proprietari, marito e moglie gentilissimi e ci danno le informazioni di routine sulla casa. Ci spiegano come raggiungere facilmente Plaka, l’Acropoli e il museo dell’Acropoli e poi ci salutano augurandoci una buona permanenza.

Una volta soli ci sistemiamo nelle stanze e usciamo per andare a cenare. Ci dirigiamo a Plaka, 5 min. a piedi.

Plaka è uno dei quartieri più antichi di Atene e si trova proprio sotto la collina dell’Acropoli. È molto bello, pittoresco e mantiene quasi intatta l’originaria struttura urbanistica costituita quasi completamente da case neoclassiche del XIX secolo. Probabilmente la zona più bella di Plaka è l’insediamento di Anafiotika con il tipico stile delle Cicladi (nome preso dagli operai che l’hanno costruito e che provenivano dall’isola di Anafi). La zona è molto movimentata con numerosi bar e taverne, e molti turisti. Un quartiere che merita di essere visitato.

In 5 minuti siamo all’entrata dell’antico quartiere pedonale molto affollato. Alziamo gli occhi e vediamo l’Acropoli illuminata… è suggestiva e imponente, sovrasta il quartiere come a volerlo osservare. 

Camminiamo pochi metri e arriviamo all’entrata sud dell’Acropoli che a quell’ora, ovviamente, è chiusa. Siamo veramente vicini dall’appartamento!

Proseguiamo e andiamo alla ricerca di un ristorante. Non vogliamo fare troppo tardi questa sera perché domani alle 8 vogliamo stare davanti ai cancelli dell’Acropoli, acquistare i biglietti e visitarla quando ancora non è troppo caldo.

Continuiamo la nostra passeggiata alla ricerca di un ristorante evitando il più possibile la ressa dei turisti (cosa difficile). Arriviamo alla piazza Lysiikratous con un piccolo giardino e il monumento di Lisicrate (Wikipedia: ricco patrono di esibizioni musicali nel Teatro di Dionisio) con intorno alcuni ristoranti. 

Scegliamo il “Diogenes” e ci accomodiamo. Prendiamo gamberi alla griglia, polpette di carne con riso, agnello e insalata. Da bere birra e acqua. 69€. Atene è meno cara di Santorini!

Al rientro ammiriamo di nuovo l’Acropoli… ci affascina!

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GreciaSantorini

White beach

13/08/2018

Le 9:00 la nostra colazione è già a tavola. Oggi vogliamo dedicarci al mare, spiaggia e sole ma siamo indecisi dove andare. Vogliamo cercare un posto con poco o meglio niente vento per far volare il drone e fare qualche ripresa.

Ci mettiamo in macchina e ci dirigiamo su una strada in discesa subito sotto il nostro appartamento. Arriviamo in un piccolo porticciolo dove ci sono alcune persone con indosso una muta e le attrezzature per fare immersione. Ma non c’è spiaggia e il vento, da questo lato dell’isola, è molto forte. Quindi torniamo indietro e andiamo alla Red Beach.

Quando arriviamo vediamo che una moltitudine di gente cammina in fila su un sentiero che porta alla rocciosa spiaggia di Red beach. Troppa gente… 

Cambiamo idea e andiamo alla White beach che sta subito dopo la Red ma che ci si arriva  da un’altra strada. Dopo un impervio percorso di strada sterrata e muli, arriviamo finalmente in questa caletta. Parcheggiamo e cerchiamo un posto tranquillo dove sistemarci.

Non c’è molta gente, e c’è un lido con ombrelloni e lettini anni 20, un bar ristorante e nient’altro. Mentre io vado a informarmi sui prezzi dell’ombrellone e lettini, Daniel va dal lato opposto, dietro un piccolo promontorio, per vedere se c’è un posticino tranquillo e magari con una zona d’ombra.

Dopo 10 minuti ci riuniamo per decidere cosa fare. Daniel ci dice che c’è un bel posto, isolato e con un bell’albero che garantisce l’ombra. Ci piace l’idea e andiamo li.

Il sentiero è roccioso ma non difficile, superiamo il piccolo promontorio e a 50 metri vediamo una spiaggia di alghe secche e rocce. C’è anche l’albero… il posto ci piace. Lungo il percorso camminiamo su un tratto di spiaggia ricoperto da tante piccole petre pomice, ecco perché White Beach!

Arriviamo e decisamente il posto è tranquillo, forse c’è un po’ di vento ma non è sgradevole. L’acqua del mare è limpida, si vedono i pesciolini dalla riva!

Le alghe secche rendono soffice il terreno. Sistemiamo i teli all’ombra dell’albero e ci sediamo ad osservare il posto. Il mare è calmo. Alla nostra sinistra a circa 300 metri da noi c’è la Red Beach e capiamo perché si chiama così: è un spiaggia ricavata dalla roccia rossa del monte sovrastante, sembra come una cava e ai piedi il lido con gli ombrelloni. Una cava di pietra di colore rosso scuro molto intenso.

Si vede la lunga fila di gente che arriva all’affollatissima Red Beach proveniente dalla strada dove ci eravamo fermati poco prima.

Il sole si fa sentire quindi ci mettiamo in acqua. Daniel e Ingrid hanno una maschera molto particolare: copre tutto il viso e si può respirare con il naso… sembrano due marziani! La temperatura dell’acqua è tiepida, quasi calda. Nuoto per un po’ in mezzo alle rocce vulcaniche insieme a tanti piccoli pesci… minuscoli.. sono quelli che puliscono tutto anche i miei piedi!

Quando Ingrid è rientrata a riva mi ha prestato la sua maschera per provare…fantastico! Ho nuotato dieci minuti buoni osservando il fondo e distinguendo perfettamente i pesci e i loro colori! La maschera ti permette di respirare senza difficoltà e se mi immergo il galleggiante chiude lo sfiatatoio e non entra neanche un goccio d’acqua. Bellissimo. L’unico pericolo è che non ti accorgi ne del tempo che passa mentre si osservano i fondali e neanche di quanto ti allontani dalla riva.

Quando rientro a riva contenta della nuotata in mezzo a tanti pesci colorati, mi accorgo che erano arrivati almeno 5 o 6 catamarani di fronte alla Red Beach e decine di persone si stavano tuffando dalla nave.

Ci riscaldiamo al sole passeggiando sulle alghe e cercando qualche pietra pomice da portare con noi. Ma decido di fare un altro bagno portando con me con me la GoPro e fare qualche ripresa.

Ho visto vari tipi di pesce, alcuni verdi uno a strisce rosse e nere e altri con un punto nero prima della pinna caudale. Bellissimi… spero di riprendere tutto per bene!

Quando rientro Dani decide di provare il drone. Comincia a montare il motore e le eliche e prova a farlo volare… il vento però non lo permette. Dopo alcuni tentativi decide di rimettere tutto a posto e buonanotte al secchio… che delusione.

Ci rilassiamo… si sta una meraviglia…

Alle 14:30 circa abbiamo tutti fame e decidiamo di andare al ristorante del lido vicino dove abbiamo parcheggiato la macchina, il ristorante “Kambia”.

Ci portano le cozze (secche e insapori!), insalata con tonno, insalata Santorini, spiedini di pollo, 3 birre e una bottiglia d’acqua. 72,50€ (scadente e costoso!)

Torniamo a casa. Jacuzzi e relax. Passiamo il pomeriggio leggendo e prendendo il sole sui lettini che abbiamo nella terrazza. Alterniamo jacuzzi e sole. Poi una bella doccia e il caffè. 

Isole al tramonto
Isole al tramonto

Decidiamo di andare a vedere il tramonto nei pressi del faro. Alle 19:30 partiamo ma non arriviamo al faro perché poco prima troviamo un’area di sosta tipo belvedere con panchine. Posto perfetto per contemplare il tramonto. Ci fermiamo e non siamo i soli, però una panchina libera la troviamo e comodamente aspettiamo il calar del sole… spettacolo della natura! 

I tramonti sul mare alla fine non sono tanto diversi gli uni dagli altri, ma il Sunset di Santorini fa si che la terra si tinge d’oro e la case bianche dell’isola diventano di colore arancione acceso. Un momento suggestivo che fotografiamo sperando di imprimere anche le sensazioni che stiamo vivendo.

Purtroppo il vento si sta facendo troppo impertinente e fastidioso, quindi riprendiamo la macchina e torniamo indietro per fermarci al ristorante “Aeolos”, indicato  anch’esso sulla cartina della receptionist e che sta proprio a ridosso della strada che porta da Akrotiris al faro. Ordiniamo moussaka tradizionale, gamberoni alla griglia, medaglioni di maiale in salsa di limone e parmigiano, moussaka con pesce, pite e ovviamente tzatziki. Birre e acqua, 86,50€. (non male).

Dopo la succulenta cena, rientriamo a casa e ci sediamo sui lettini ammirando il panorama e concludiamo la serata con un bicchiere di vino Gavalas rimasto della cena di ieri.

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GreciaSantorini

Nea Kameni

12/08/2018

Sveglia alle 8:00 e alle 8:15, come da noi richiesto, arriva la colazione puntualissima!! 

Alle 9:30, dopo il consueto bagno nella jacuzzi, siamo in macchina per andare a Fira e raggiungere a piedi il vecchio porto dove abbiamo l’appuntamento con un vecchio veliero (a motore) e partecipare all’escursione alle isole. 

Dal centro di Fira la strada per il vecchio porto è, ancora una volta, una lunghissima scalinata in discesa, con i soliti gradini scomodi lunghi e bassi. 

E’ presto e lungo la discesa incontriamo poche persone e molti asinelli che seguono il fischio dei proprietari e camminano in fila uno dietro l’altro. Si lasciano accarezzare, animali mansueti e dallo sguardo rassegnato, insopportabile l’idea che devono trasportare turisti pigroni e soprattutto pesanti! Fortunatamente non trasportano più grandi valigie accatastate sul dorso come si vede in qualche cartolina!

Dopo quasi tre quarti d’ora arriviamo al vecchio porto e già ci sono persone in fila, l’appuntamento con il veliero è alle 11:00.

Puntuale come un orologio svizzero arriva la nave e ci imbarchiamo, circa 50 persone.

Alle 11:00 parte e naviga verso Nea Kameni. Passiamo alle pendici della collina con Skaros, il castello difensivo de Imerovigli, e si vede la piccola chiesa Ekklisia Theoskepasti in bilico sul mare.

Isola
Isola

In mezz’ora arriviamo a Nea Kameni. Poco prima di attraccare una voce all’altoparlante ci avvisa che abbiamo 1 ora per arrivare in cima al cratere, fare un giro e rientrare sulla nave.

Una volta fermi ci mettiamo in fila per sbarcare passando da un veliero all’altro affiancati e ormeggiati all’unico piccolo molo. Arrivati a terra paghiamo 2,50€ a persona per entrare nell’isola.

Il percorso fino al cratere è sterrato e si deve fare attenzione alle numerose rocce da superare. L’ideale è avere le scarpe adatte non come noi che abbiamo gli infradito… scomodi!

L’isola è, ovviamente, vulcanica. Le pietre sono nere o al massimo rossicce. Dal basso sale il calore del terreno. L’itinerario per arrivare al cratere, fare il giro e rientrare è di circa 3 km e la prima metà è in salita (ovviamente).

Arrivati in cima vediamo che oltre a un grande cratere ce ne sono altri più piccoli. In alcuni punti ci sono delle buche da dove esce il fumo e l’odore pungente dello zolfo.

Il vulcano è ancora attivo, l’ultima eruzione è stata nel 1950. Le rocce più antiche datano a 430 anni fa e le più recenti ad appena 50 anni fa.

Le caratteristiche che rendono unico e da cui deriva la particolare importanza di questo luogo sono da ricollegarsi principalmente al fatto che si tratta della più giovane terra emersa di origine vulcanica del Mediterrano orientale.

Dopo l’ultima eruzione del 1950, il vulcano è rimasto quiescente sino ad oggi. La sola testimonianza della presenza delle rocce fuse a profondità di pochi chilometri al di sotto dell’isola, è rappresentata dalle sorgenti calde che sgorgano in vari punti del litorale e dalla presenza di gas caldi (vapore acqueo, anidride carbonica e tracce di altri gas) che fuoriescono dalle fumarole dei crateri centrali alla sommità di Nea Kameni.

Siamo rientrati alla barca e alle 12:30 e puntualmente la nave si è rimessa in viaggio verso Palea Kameni per arrivare in una specie di spiaggia dove le sorgenti calde si riversano in mare. 

Quando siamo arrivati di nuovo la voce all’altoparlante avvisa i partecipanti che hanno 30 min. per tuffarsi in mare, nuotare verso le sorgenti, stare qualche minuto e rientrare in nave.

Questa volta Chiara e io decidiamo di rimanere a bordo, prendere una birra fresca e patatine al bar del veliero e aspettare Dani e Ingrid che, invece, si sono tuffati in acqua.

Dopo precisi 30 min. rientrano tutti… e sono tutti arancioni! Il fango delle sorgenti calde li ha colorati tutti.

Alle 14:00 siamo di nuovo al vecchio porto di Fira e sbarchiamo. Per risalire in città prendiamo la cabinovia. In 5 minuti siamo in cima e passeggiamo per il centro. 

Ci fermiamo davanti un ristorante lungo la via del rientro, il “Daphne Casserole Family Tavern”. Abbiamo mangiato cozze con salsa di pomodoro e feta, moussaka, polpette tipiche del posto, uno spiedino di pollo con patate, tzatziki, tre birre e 1 bottiglia d’acqua. Il tutto per 54€. Ottimo!

Rientriamo, stanchi e un po’ abbrustoliti dal sole e ci infiliamo nella jacuzzi (mi viene da pensare che è la cosa più gradita di Santorini).

Daniel e Ingrid vanno a fare la spesa perché abbiamo voglia di cenare a casa.

Al loro rientro ci mettiamo a tavola davanti ad una vasta scelta tra insalata, tzatziki, feta, cetrioli, un pacco di “pite greche” (tipo di pane), prosciutto, salame, tonno e olive. Il tutto accompagnato da due bottiglie di vino: Gavalas e un altro da provare (non ricordo il nome).

Ottima cena e relax

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GreciaSantorini

Fira

11/08/2018

Svegliata alle 6:20 esco sulla terrazza, vista meravigliosa. Il sole dell’alba illumina l’isola con colori tenui, il panorama sul mare è limpido, non c’è foschia anche perché c’è molto vento. In lontananza si vede Fira con le sue case bianche. 

In mare c’è una nave da crociera da dove i turisti stanno sbarcando traghettati da piccole imbarcazioni al vecchio porto di Fira. 

Mi immergo nella jacuzzi in attesa della la colazione.

Gattino
Gatto ospite

Alle 9:30 siamo tutti a tavola sulla terrazza e facciamo la nostra succulenta colazione: succo d’arance, uova, prosciutto, pane, marmellata yogurt greco (buonissimo), muesli, olive, feta… e non so che altro!

Ci prepariamo e prendiamo la macchina, direzione Fira. In parte facciamo la strada che aveva fatto il taxi collettivo ieri fino all’incrocio che a sinistra scende al porto e dritto, invece, si va verso la città di Fira, la capitale di Santorini. 

Lungo la strada incrociamo numerosi scooter e soprattutto quad che corrono da una parte all’altra. La strada è stretta, superiamo bellissimi resort.

Il terreno è secco e l’unica vegetazione è data dai vigneti bassi e ricchi d’uva.

Le case che si vedono sono quasi esclusivamente bianche e ogni tanto incontriamo alcune piccole chiesette con la tipica cupola blu e con il campanile a tre campane.

Da quanto abbiamo capito, Fira ha una strada per entrare e un’altra per uscire dalla città. Lasciamo la macchina in un grande parcheggio gratuito e ci addentriamo nella città bianca. 

Le vie principali sono completamente dedicate ai negozi di ogni genere, abbigliamento, souvenirs, supermarket, bar, ristoranti, Pub e locali di ogni genere. Il centro è pedonale e le vie sono in pendenza.

Arriviamo in una via panoramica con vista a 180° da Akrotiri in fondo a sinistra a Oia a destra. Al centro ci sono le isole di  Nea Kameni, Palea Kameni e dietro Therasia, l’isola che anticamente era unita a Santorini.

Sotto di noi ci sono resort e appartamenti con ognuno, o quasi, la loro jacuzzi. Usciamo da Fira in direzione di Oia per arrivare a “Imerovigli” dove le case sono costruite ad anfiteatro attorno alla caldera e le vie sono pavimentate e molto strette.

Ad Imerovigli sono state edificate chiese con stile cicladico, tra cui la chiesa di Ai-Stratis, nel centro del paese, il monastero di San Nicola lungo la via che collega Imerovigli a Fira.

Presso la zona di Skaros, si trovano i resti di un castello veneziano del 1207 voluto da Marco Senudo, il governatore veneziano delle Cicladi a quei tempi”.

Vogliamo andare ai resti del castello di Skaros che raggiungiamo attraverso un percorso sterrato.

Fa molto caldo ma noi siamo decisi ad arrivare ai ruderi di Skaros che sembra una grande roccia posta sulla cima di una collina di pietra scura e circondata dal mare.

Dalla deviazione per arrivare ai resti del castello ci sono scale scomode: lunghe e lo scalino basso.

Non so quanti gradini scendiamo ma i polpacci li stiamo mettendo a dura prova. Il pensiero peggiore é il ritorno!! Gli stessi scalini li dovremo rifare in salita!

Dopo almeno un milione di scalini arriviamo alla grande roccia che di castello non ha alcuna sembianza, ma da li la vista è da togliere il fiato. Continuiamo lungo il sentiero sterrato che porta dietro il rudere e arriviamo davanti ad altri scalini da scendere!

Ma ne vale la pena perché si arriva alla “Ekklisia Theoskepasti” una piccola chiesa che si affaccia sul mare, bianca con la cupola blu e il suo tipico campanile a tre campane. 

Fino a li saranno almeno 3,5 Km! 

Dopo un breve giro e 100 fotografie risaliamo, piano, piano fino alla strada pavimentata principale.

Con la lingua per terra, ci fermiamo al primo bar per riprendere fiato, mangiare qualcosa e bere almeno una birra.

Durante il breve aperitivo decidiamo di prendere i biglietti per l’escursione a Nea Kameni e alla Hot Springs (acque sulfuree) di Palea Kameni. 

Torniamo verso Fira. Passiamo sopra al vecchio porto e, guardando verso il basso, si vede la lunga strada pedonale a zig e zag che scende verso il molo e gli asinelli che portano in sella alcuni turisti. 

Oltre alla discesa a zig e zag c’è anche una cabinovia che per 6€ ti porta da Fira al vecchio porto e viceversa.

Arriviamo al centro e ci fermiamo a prendere i biglietti per l’escursione in barca, prevista domani, a Nea Kameni e Hot Springs. Il giro avrà una durata di tre ore e il prezzo a persona è di 20€.

Sfiniti, arriviamo alla macchina e, ancora con una buona dose di energia a disposizione, andiamo ad Oia con l’intenzione di vedere il famoso Sunset di Santorini.

La strada per Oia è sull’altro versante dell’isola molto più pianeggiante, anche se il tratto prima di raggiungere Oia, costeggia una collina rocciosa di colore rosso rame, molto intenso.

Nascosta dalla foschia sul mare si intravede un’isola lontana probabilmente Anafi.

Arriviamo a Oia e parcheggiamo la macchina in un altro parcheggio gratuito. Andiamo verso il centro per una via pedonale e arriviamo in un una piccola piazza affollata.

La città si sta riempiendo di persone, forse il motivo è che, come noi, molti vorranno assistere al famoso tramonto di Santorini.

La via principale che arriva ai resti del castello bizantino è talmente popolata che non riusciamo a camminare tanta è la gente. 

Finalmente arriviamo ai resti del castello tra uno spintone e l’altro e ci fermiamo a guardare il panorama.

Si vede l’intera isola si Santorini così come anche le altre isole circostanti. Il sole è ancora alto e per il tramonto c’è ancora molto d’aspettare. Ci guardiamo intorno e vediamo sopra il piccolo porto di Oia, sono i famosi mulini a vento… mi ricordano quelli de La Mancha in Spagna.

Tra i ruderi del castello (tenuti meglio di Skaros) non troviamo un posto dove sederci e aspettare che il sole cali, tutto occupato, allora pensiamo bene che il tramonto lo vedremo domani da un’altro punto panoramico. Rientriamo.

Dopo una giornata di almeno 10 Km di cammino e milioni di scale, arrivare a “casa” e buttarsi nella jacuzzi è l’unico pensiero per tutti. Relax!

Infatti, ci rilassiamo e ci riposiamo a “bagnomaria” per almeno un’ora, poi doccia e usciamo per cenare e festeggiare l’onomastico di Chiara.

Torniamo vicino alla Red Beach ma vogliamo provare un nuovo ristorante e scegliamo il “Melina’s Tavern” a pochi metri di distanza dal locale di ieri. Ordiniamo: gamberi, cozze in salsa di pomodoro e feta, melanzane triturate, polpo, calamaro enorme fritto, tzatziki (salsa greca a base di cetriolo, aglio e yogurt), 1 bottiglia di vino Gavalas, il tutto per 96€ un prezzo giusto e una cena ottima.

Entusiasti della giornata e contenti della ricca cena, torniamo all’appartamento e andiamo a dormire.

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GreciaSantorini

Akrotiri

10/08/2018

Sveglia dalle 5:00 a causa del forte vento che si sente dalla finestra del balcone. Alle 6:00 ci prendiamo il caffè preparato con la nostra fedele compagna: la moka elettrica e caffè rigorosamente italiano. 

Ci organizziamo con calma e verso le 6:45 scendiamo alla reception, paghiamo la permanenza compresa la tassa di soggiorno per due persone (80€ + 2€ tax) e usciamo.

La nostra nave parte alle 7:20 e il porto è proprio sotto l’hotel a pochi metri di distanza.

barca a vela
barca a vela

La Golden Jet parte puntuale. Purtroppo il mare è molto mosso e non ci permettono di stare sul ponte tranne quando si ferma per gli scali previsti (Mikonos, Naxos, Paros e Ios) con una sosta di circa 10 minuti.

Ci sistemiamo a poppa, in un divano con tavolino, comodo.

Arriviamo a Paros che sono le 12:00 e finalmente dopo mesi vedo Dani e Ingrid dal grande finestrone di poppa. Pochi minuti e salgono anche loro a bordo. Tra saluti e abbracci la Golden Jet riparte. Ci sediamo tutti insieme e tra chiacchiere e qualche sonnellino trascorrono le altre due ore fino a Santorini.

Il viaggio in nave è molto lungo ed estenuante, si perdono due giorni tra andata e ritorno e non ne vale la pena anche perché il prezzo del biglietto non è poi così economico: A/R 200€ a persona (alta stagione)!

Certo, è confortevole e devo dire che i posti sono anche comodi, c’è il bar molto fornito, i bagni abbastanza puliti… ma stare sempre in coperta per otto ore è molto stancante. 

La prossima volta in aereo!

Finalmente arriviamo a Santorini! Alle 14:30 prendiamo un taxi collettivo che per 30€ (tariffa per 4 persone) ci accompagna ad Akrotiris dove Dani ha prenotato un appartamento.

La strada per uscire dal porto è stretta a due corsie e in salita. Dal molo si vedono i tornanti che salgono a zig e zag fino alla cima della montagna e si vede la fila di macchine, moto, pullman e taxi che percorrono a passo d’uomo quell’unica strada… 

Arriviamo alla reception del nostro aparthotel “Earino Suites & Villa” dopo una mezz’ora circa. Il posto è molto bello, con una veduta panoramica sul mare e su Fira.

Si vedono anche l’isola Nea Kameni e dietro quella più piccola Palea Kameni. In lontananza s’intravede la città di Oia. 

Una signora molto gentile e con un ottimo inglese, ci da tutte le informazioni sull’appartamento, sull’auto da noleggiare e, su una piccola cartina dell’isola, ci evidenzia cosa vedere, dove mangiare e le “spiagge” più belle.

Ci intrattiene un bel po’ tra indicazioni e raccomandazioni culinarie. Alla fine ci accompagna al nostro appartamento… bellissimo! Due stanze e ognuna con il proprio bagno.

L’entrata all’appartamento è attraverso una bella e grande terrazza con due lettini da mare, un tavolo con quattro sedie e, la cosa più bella, una grande jacuzzi da starci in 4 o più! 

Ci lascia le chiavi e i fogli per la colazione (con vasta scelta di pietanze) da compilare ogni giorno per il giorno successivo.

Il tempo di aprire le valigie, indossare il costume che ci lasciamo cadere nella jacuzzi! Meraviglioso! Fuori dall’acqua si sente il vento fresco, ma immersi in quell’acqua calda si sta splendidamente!

Durante il bagno decidiamo di prendere a noleggio una macchina per tutto il tempo di permanenza a Santorini.

Esco dalla piscina, faccio una doccia e torno alla reception per scegliere una Nissan Micra a benzina, 240€ per 4 giorni, compreso di assicurazione con una franchigia di 300€ in caso di incidente. Inoltre la lasceremo al porto il giorno della nostra partenza.

Dopo mezz’ora ci portano l’auto. Molto efficienti.

Verso le 20:00 decidiamo di andare in uno dei ristoranti indicati sulla cartina che si trova vicino la spiaggia “Red Beach”. Prima, però, lasciamo il foglio compilato per la colazione di domani.

Scendiamo sul versante opposto al porto da dove siamo arrivati, alle pendici di Akrotiri.

Il ristorante “Asteria” è molto carino e i tavolini sono sistemati su un piccolo imbarcadero. Intorno ci sono delle vecchie case di pescatori da un lato e altri ristoranti simili dall’altro.

La cena è tutto a base di pesce, molto buono. Il vino, consigliato dal cameriere, “Gavalas” è molto buono ma anche parecchio caro, 38€ a bottiglia. Spendiamo 172€ (carissimo).

Dopo cena, ormai buio, ci dirigiamo al faro passando per un mini market dove troviamo il Gavalas a 17€ (vino comunque costoso) e decidiamo di comprarne una bottiglia insieme a qualche oliva e patatine per un probabile aperitivo da fare in piscina domani. 

Il faro si trova all’estremità dell’isola e da li si vedono le luci di Akrotiris e molto più avanti quelle di Fira.

C’è molto vento e dopo pochi minuti, presi dalla stanchezza, torniamo all’appartamento.

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AteneGrecia

Rafina

9/08/2018

Finalmente in ferie: una settimana in Grecia! 

Partenza alle 14:05 con EasyJet. Arriviamo con 15 min. di anticipo dopo 1 ora e 30 min di volo.

Abbiamo prenotato (tramite Booking.com) una camera per la prima notte in un hotel a Rafina (porto a sud-est di Atene). Il resto della vacanza sarà a Santorini e Atene.

All’aeroporto di Atene non troviamo l’autista che, come concordato con l’hotel, doveva venire a prenderci. Dopo 15 min. di attesa chiamiamo la reception dell’albergo di Rafina e ci dicono che la navetta ci sta aspettando fuori al parcheggio… meno male!

Il tragitto in navetta dall’aeroporto è di 20 minuti.

Dopo un breve tratto di autostrada, l’autista si infila per le vie strette di una cittadina di mare (non sono riuscita a leggere il nome) da dove si vedono lunghe spiagge affollate da bagnanti.

Abbiamo scelto il porto di Rafina perché domani dobbiamo prendere la nave diretta a Santorini.

Un viaggio di 8 ore circa, con vari scali tra cui Paros da dove s’imbarcano anche mio figlio e la compagna per trascorrere insieme le vacanze greche.

Grecia - Hotel Avra a Rafina
Hotel Avra

L’hotel a Rafina, “Avra” (3 stelle), è una struttura non molto grande che si trova proprio di fronte al porto. L’atrio è moderno con in fondo il bar ristorante che affaccia sul molo. Anche la stanza non è male, al terzo piano con un balconcino con vista panoramica. Ma dall’ascensore alla stanza sembra di stare in un palazzo anni 50, mai pulito e pieno di crepe sui muri…  

Verso le 19:00 usciamo per fare un giro al porto per avere informazioni sull’imbarco del giorno successivo.

Camminiamo lungo il molo dove ci sono molti ristoranti e dal menù esposto esternamente leggiamo che il pesce è l’alimento dominante e, infatti, tra un ristorante e l’altro c’è una pescheria dove addirittura ci fanno scegliere quale pesce vogliamo! 

I camerieri ci invitano ad entrare ma è ancora presto per cenare e quindi decidiamo di proseguire con la passeggiata. 

Superati i ristoranti arriviamo all’agenzia dove ci forniscono di tutte le informazioni necessarie per l’imbarco: l’orario, il molo e il nome della nave che dobbiamo prendere.

C’è vento. Il porto è piccolino, pulito e con un pontile a forma di prua. 

Andiamo sul pontile e ci sediamo ad osservare la costa. Il mare è molto mosso, a causa del forte vento.

Osserviamo il panorama che si estende a sinistra con la costa orientale formata da colline che scendono a picco sull’Egeo (Kolpos Petalion) e a destra il porto peschereccio con dietro alcuni edifici tra i quali il nostro hotel.

Poco dopo arriva una nave che attracca sul molo e dalla quale escono molti passeggeri e numerose auto.

In un attimo il molo si affolla di gente, macchine, moto e taxi. Poi, piano piano, il porto si è di nuovo sgomberato e, con un certo languorino, decidiamo di andare a cenare.

Ci lasciamo convincere dal cameriere del ristorante “Le Sirene” (consigliato anche da Trip Advisor). 

Prendiamo due menù, uno da 15€ e l’altro da 9€. Il primo consiste in un’orata (minuscola) con contorno un’insalata verde e una bibita; il secondo in un piatto di alici fritte con insalata e bibita. 

Di extra chiediamo qualche oliva come aperitivo, un altro piatto di alici e un’altra birra locale (Alfa).

Purtroppo, però, il secondo piatto di alici non è buono come quello precedente (alici piccole e troppo fritte!). Il conto è stato di 41€! 

Rientriamo in hotel e prima di andare a dormire ci fermiamo al bar per prendere un amaro nella sala che affaccia sul molo.

Due bicchierini di amaro 12€ (Jägermeister) più un terzo che ce  lo hanno offerto i camerieri!

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