Cruz del Condor

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Cruz del Condor dove i maestosi condor solcano i cieli.

Alle 5 del mattino, puntualissime, eravamo già fuori dall’hotel e i bagagli caricati sul pulmino.

Dopo aver atteso un turista che, per problemi con l’altitudine e per questa ragione aveva dovuto portare con se la bombola d’ossigeno, alle 6, finalmente, siamo partiti per la “Cruz del Condor”.

In un’altura della valle del Colca dove i Condor hanno i loro nidi e da dove si possono osservare mentre volano in cerca di cibo c’è questo punto d’osservazione chiamato la Cruz del Condor.

Abbiamo fatto il giro di un paio di hotel lungo la strada per recuperare il resto dell’equipaggio sparso nella valle e ci siamo fermati a Yaque, un villaggio ex colonia spagnola.

Nella plaza de Armas abbiamo assistito al ballo dell’amore “Huititi”.

Proprio davanti alla piazza d’armi, c’è una chiesa del 1650 la “Iglesia Virgen del Rosario”, che nel 1995 è stata distrutta dal terremoto e per questa ragione ancora è in fase di restauro.

All’interno si riconosce lo stile barocco tipicamente spagnolo in particolare l’altare e le pareti erano dorate e anche piccoli specchi rettangolari ai lati dell’entrata avevano la cornice dorata.

Nella piazza finalmente sono riuscita a trovare il “sombrero” e così ci siamo rimessi in viaggio.

Successivamente siamo ripartiti in direzione della valle del Colca, che ha una lunghezza di 100 km e più precisamente nel punto d’osservazione la Cruz del Condor.

Le alte montagne della valle, ai lati del fiume Colca, formano il secondo canyon più alto del mondo con 3400 m circa di profondità, dietro al canyon di Catahuasi, tra Lima e Paracas.

valle del colcaArrivati al punto d’osservazione, la Cruz del Condor, siamo scesi con le macchine fotografiche. Ronald, la nostra guida, ci ha dato come tempistica più di un’ora per fotografare, perciò abbiamo cercato subito un buon punto dove appostarci per immortalare i maestosi Condor.

Durante il viaggio per raggiungere la Cruz del Condor, Ronald ci aveva spiegato che i nidi dei condor si trovano a metà della valle. Più precisamente in punti non troppo alti delle montagne.

I nidi sono nascosti tra le rocce per proteggere i cuccioli e le uova da altri predatori.

I condor depongono un uovo (raramente due) ogni due anni circa cioè, il tempo necessario al nuovo nato di imparare a volare. Sono monogami e vivono 60/70 anni. I maschi adulti possono raggiungere un’altezza di 120 cm e un’apertura alare di 280 cm, le femmine sono più piccole.

Inoltre, i maschi adulti hanno un collarino di piume bianche al collo e piume bianche anche nella parte superiore delle ali e anche una cresta sulla fronte. Le femmine sono di colore marrone, sono più piccole di taglia e non hanno la cresta. I cuccioli condor sono anch’essi marroni ma con la cresta.

condorAbbiamo assistito a una sorta di danza di condor che volavano da un lato all’altro proprio davanti a noi.

Il punto d’osservazione della Cruz del Condor è composto da due postazioni distanti tra loro una decina di metri. Permettono di visualizzare la valle e, quindi, i condor in volo.

Non solo il fruscio delle ali è stata la cosa che più mi ha colpito. anche la maestosità dei loro movimenti in volo. Soprattutto il modo di girare la testa, guardinghi, in cerca di prede.

Non sembravano affatto preoccupati della gente che li osservava e li fotografava con insistenza.

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L’esperienza nella Cruz del Condor è stato uno dei momenti più belli del viaggio che non dimenticherò mai.

volo del condorIl panorama con le alte montagne tagliate da mulattiere (probabilmente del periodo inka), i condor che volavano in alto e poi scendevano a picco, il fiume Colca che scorreva in fondo alla valle, in lontananza i terrazzamenti agricoli che sembravano scale sulle montagne, il sole alto nel cielo.

Tutto in un’emozione unica!

cruz del condorPassate un paio d’ore tra avvistamenti e fotografie siamo stati chiamati da Ronald e ci siamo rimessi in auto per ritornare a Chivay.

Lasciata la Cruz del Condor, siamo arrivate al terminal della 4M (compagnia di pullman) dove abbiamo preso un autobus che ci avrebbe portato a Puno in sei ore.

A parte una fermata per vedere le “Lagunillas”, lagune dove si fermano alcuni uccelli migratori, siamo arrivati a Puno alle 19:30. Al capolinea ci stava aspettando Cesar, di peruresponsabile, che ci ha accompagnato al nostro nuovo hotel, “Tierra Viva Puno”.

La stanchezza si era iniziata a far sentire tanto da non andare neanche a cena ma direttamente a dormire in previsione della levataccia del giorno dopo.

Consigliato:

Alzarsi molto presto (i condor escono dal nido all’alba).

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